mwsmall.jpg 

Continuano le Giornate Mondiali, perché l’uomo ne ha bisogno. Vengono dichiarate Giornate Mondiali su tutto, oggi è quella del rifugiato. Il tema scelto dall’UNHCR per il 2007 è la ‘tolleranza’. E quindi conferenze, numeri, statistiche. Riporto anche io qualche dato.

Secondo quanto dichiarato dal direttore del Jesuit Refugee Service Inernational, Lluis Magrinà, dal 1993 sono almeno 8000 i migranti morti durante il lungo viaggio verso quella che non a torto è stata chiamata Fortezza Europa. A mio avviso la stima è per difetto.

C’è da notare che raramente noi definiamo queste persone ‘rifugiati’, la cantilena che ci viene propinata da radio e televisioni è che si tratta di ‘clandestini’ a bordo di ‘barconi’. Parlare di ‘clandestini’, nell’immaginario collettivo, significa descriverli come persone subdole, che vivono nell’ombra, infiltrate tra chi clandestino non è. Parlare di ‘clandestini’ e di ‘rifugiati’, è evidente, non è affermare lo stesso concetto. Un rifugiato è clandestino ma un clandestino non per forza è un rifugiato. Ma siamo in Italia, e si fa di tutta l’erba un fascio. Si butta tutto nel calderone subdolo di un razzismo semantico velato e lo si lascia agire.

La dicitura generica ‘clandestino’ viene poi, come scrivevo poco sopra, spesso affiancata al termine ‘barcone’. Badate bene, non peschereccio o mercantile, barcone! Quasi sempre si sente addirittura dire: ‘avvistato un barcone’, senza alcun riferimento a chi vi sta sopra, quasi che quei poveretti che trasporta siano un tutt’uno con quel legno. Ed effettivamente, in fondo è così. La sopravvivenza del loro ‘barcone’ rappresenta la linea tra la vita e l’essere ripescati gonfi e galleggianti, morti, proprio quando si era a un passo dalla meta finale, la Fortezza Europa.

Personalmente non sono a favore di un’integrazione incontrollata di chi giunge in Italia, quello dell’essere tutti un unico popolo è un discorso pericoloso di cui mai mi sono fidato troppo. Non bisogna però neanche banalizzare e generalizzare, chiamare tutti quanti ‘clandestini’ con un’accezione che è ben lontana dal semplice riferirsi all’esser privi del permesso di soggiorno. In Occidente oggi clandestino è sinonimo di ladro, impostore, di uno che approda sul nostro paese e inizia a trafficare nell’ombra. Io dico che è anche questo, ma non solo. Il discorso è allora lo stesso di chi dice che in Sicilia c’è solo il potere mafioso. La mafia purtroppo esiste, ma si è ben lontani dal ritenere realmente che tutti i siciliani siano mafiosi, fortunatamente sono ben più numerose le persone oneste.

In questa Giornata Mondiale del Rifugiato (ormai mi rendo conto di avere una specie di allergia alle Giornate Mondiali), dovremmo quindi ricordarci del significato primo della parola ‘rifugiato’, un’accezione troppo sepsso semplicisticamente sostituita dalla generalizzazione poco-semantica ‘clandestino’.

(Questo è il link di Fortress Europe, un blog che da anni tiene l’amaro conteggio dei migranti vittime del loro stesso viaggio. Nella sezione APPROFONDIMENTI trovate anche la DICHIARAZIONE INTERNAZIONALE SULLA PROTEZIONE DEI DIRITTI DEI LAVORATORI MIGRANTI E DEI MEMBRI DELLE LORO FAMIGLIE).

EF

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...