Strage di Erba: l’assurdo di una docufiction.

Pubblicato: giugno 19, 2007 in Senza categoria
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L’hanno chiamata docufiction, un qualcosa che sta a metà tra la parvenza di un documentario ma con il sollievo che a recitare sono ‘attori veri’ (come scrive oggi Maria Volpe su Corriere.it), si tratta dello speciale sulla strage di Erba andato in onda ieri sera durante la trasmissione Matrix. Il teatrino dell’assurdo. Mentre si parla tanto di una violenza sociale che aumenta, noi realizziamo docufictions sulle stragi familiari. Vengono pagati attori, scritto un copione, si parla di ‘mostri’, viene persino mimanto il gesto di come è stato sgozzato il piccolo Jussuf di 2 anni, e poi ancora urla, sangue e la tragedia che si compie. Sembrano ricostruzioni alla Piero Angela ma purtroppo qui non si tratta di filmati sull’impero romano, siamo davanti alla cinematografizzazione di un orrore reale, la follia umana riprodotta sugli schermi di tutta Italia. Violenza e dolore si tramutano in spettacolo.
Per quanto discutibile sia, si può dire ‘uno a zero per Bruno Vespa’, lui sicuramente non si sarebbe mai azzardato a produrre una simile assurdità (sebbene ci propini speciali su Cogne quasi ogni sera). Cosa dobbiamo attenderci adesso? Un altro lungometraggio di due ore su Erika e Omar o su un qualche altro figlio che ha trucidato i genitori? Possibile. Il dolore fa audience, l’audience alza il prezzo delle pubblicità, la pubblicità significa soldi. E’ un discorso vecchio come il mondo. Sorprende però la leggerezza nello spettacolarizzare e banalizzare una tragedia, una follia, quasi si stesse trasmettendo uno di quei programmi soporiferi che danno su Rai due al pomeriggio, quando ‘attori veri’ ripropongono sempre uguali questioni d’amore, storielle adolescenziali che, è innegabile, divengono modelli sociali e comportamentali. Mandare in onda una docufiction come quella trasmessa ieri da Matrix è dunque pericoloso. Chi ci dice che un domani un folle non trucidi la famiglia e poi si metta a urlare da dietro le sbarre di volere anche lui la sua bella docufiction di due ore? O che, peggio ancora, non ci venga a dire di aver tratto spunto da quanto ha visto sullo schermo? Avendo ormai acquisito una funzione legittimatrice per azioni, fatti e persone (‘se lo dice la televisione….’), la televisione è un contenitore pericoloso, gli autori dovrebbero saperlo e comportarsi di conseguenza.

Come diceva Lubrano, allora, ‘la domanda sorge spontanea’: a che pro realizzare una fiction su una strage orribile come quella di Erba? Quale necessità sociale spinge a buttare nelle case di tutti gli italiani simili scene di follia e dolore (come se non ce ne fosse già abbastanza)? Per audience? Soldi? Per dar vita a un po’ di ‘chiacchiera’ sul programma di Mentana? Forse tutte insieme e nessuna valida. Forse è stata solo una trovata tanto banalotta quanto assurda, decisa con evidente superficialità, o si sarà forse preso spunto da Channel4: adesso anche noi abbiamo avuto la nostra ‘strage televisiva’, non era Lady D., ma ci va bene lo stesso.

EF

commenti
  1. Fata Morgana scrive:

    Sono d’accordo, la domanda sorge spontanea. Ed è una domanda molto semplice: PERCHè? Perchè girare e poi trasmettere una cosa del genere? Le risposte che hai dato sono tanto sensate quanto sottintese: audience, soldi che entramo dagli spazi pubblicitari, “popolarità” (ma di che tipo?) per il programma… Non mi ci soffermo oltre.

    Ma c’è un’altra domanda, ancora più inquietante… Perchè GUARDARE un prodotto del genere? Trovo una sola risposta: per soddisfare una MORBOSA CURIOSITà. Viviamo in un mondo in cui non ci accorgiamo del nostro vicino di casa che muore in solitudine… eppure non perdiamo tempo quando si tratta di mettere sotto il microscopio le disgrazie, le miserie, il dolore altrui, senza curarci di calpestare la dignità di chi non può più difendersi.
    Si è parlato tanto di Cogne, una storia amara, brutta, insensata, schifosa, in cui Vespa & CO hanno sguazzato senza ritegno… Ma chi si è ricordato che dietro a tutto questo c’era un bsmbino che non è arrivato a compiere tre anni, che ancora attende gisutizia???

    “CESSATE D’UCCIDERE I MORTI,
    NON GRIDATE PIù, NON GRIDATE
    SE LI VOLETE ANCORA UDIRE
    Se sperate di non perire.

    Hanno l’impercettibile sussurro,
    NON FANNO PIù RUMORE
    DEL CRESCERE DELL’ERBA,
    LIETA DOVE NON PASSA L’UOMO”

    Non so scrivere parole belle come queste di Ungaretti.
    Ma voglio dire comunque una cosa: facciamo un passo indietro, chiudiamo la bocca, per una volta! Rispettiamo la memoria di chi non c’è più e il dolore di chi è rimasto…

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