Somalia – Ancora morti a Mogadiscio

Pubblicato: giugno 11, 2007 in Politica
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Almeno una persona è morta e un’altra è rimasta ferita in una sparatoria avvenuta questa mattina nella zona nord di Mogadiscio, dopo che ignoti hanno aperto il fuoco contro una pattuglia della polizia nel quartiere di Shibis. Lo riferiscono fonti locali, precisando che tre uomini armati hanno aperto il fuoco contro alcuni agenti impegnati a riscuotere le ‘tasse’ dai commercianti del mercato del quartiere. Secondo le informazioni in circolazione, la vittima sarebbe uno dei tre aggressori. Per il resto la situazione sembra abbastanza calma oggi a Mogadiscio, dove scuole e uffici pubblici sono stati chiusi per onorare la memoria del primo presidente della Somalia, Aden Abdulle Osman, la cui salma è arrivata oggi nella capitale. Osman, nato a Beledwyne (principale città della provincia centrale somala dell’Hiran) nel 1908, è morto l’8 giugno scorso a Nairobi per motivi di salute. Aveva 99 anni d’età. Resta invece tesa la situazione a Qoryoley (Koryoley, secondo un’altra dizione), teatro nel fine settimana di intensi combattimenti tra gruppi di miliziani nei quali sarebbero morte, secondo i bilanci forniti oggi dai media locali, almeno cinque persone e una decina sarebbero rimaste ferite. Il governatore della regione della Bassa Shabelle, dove si trova Qoryoley, ieri ha detto che a sferrare l’attacco contro le milizie a lui fedeli sarebbero stati combattenti legati alle deposte Corti Islamiche, inclusi alcuni “stranieri”. “Arabi, eritrei e Oromo hanno combattuto a fianco degli islamisti somali che hanno attaccato le nostre truppe” ha detto Abdulkadir Sheikh Mohamed, governatore della Bassa Shabelle. Tuttavia, gli stessi media somali accompagnano con un certo scetticismo le dichiarazioni del governatore. Intervistato dall’emittente radiofonica ‘Radio Shabelle’, Ali Ganey, sedicente comandante delle milizie che nel fine settimana hanno preso il controllo di Qoryoley, ha negato si appartenere alle deposte Corti Islamiche, confermando il suo sostegno al governo di transizione e spiegando che lo scontro col governatore è legato solo a questioni politiche locali relative al delicato rapporto tra nuove nomine amministrative e gli equilibri dei clan che vivono nell’area.

Fonte: MISNA

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