1757, ONU e Libano

Pubblicato: giugno 11, 2007 in Politica
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Il 30 maggio il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha approvato la risoluzione n° 1757, stabilendo la creazione di un Tribunale Internazionale per processare gli assassini di Rafiq Hariri. I morti causati dal terrorismo in Libano, da febbraio del 2005 a oggi, sono almeno una ventina.

Rami Khouri, columnist del Daily Star di Beirut, dalle pagine di Internazionale (8/6/’07-14/6/’07) afferma che la decisione dell’ONU è una medaglia dalla doppia faccia, da un lato si fa portavoce di un’esigenza di giustizia, dall’altro va a violare la sovranità dello stato libanese. A mio avviso il problema è però un altro e va ricercato alla base della concezione di Stato nel Libano attuale. Bisognerebbe insomma chiedersi: esiste uno Stato sovrano in Libano?

Il 12 luglio 2006 Hizbullah e Israele hanno dato il via all’ennesima guerra che si sarebbe svolta sul territorio libanese, destinato così ad esser scena di destini altrui e mai del proprio. Israele aveva come obiettivo Hizbullah, Hizbullah voleva minare l’invincibilità di Israele, la Siria mirava a ricondurre il Libano sotto la sua ala protettiva e l’Iran, infine, sperava di poter alzare la posta negoziale con gli Stati Uniti. Lo Stato libanese latitava.

Nell’autunno del 2007 si terranno le elezioni presidenziali, i blocchi contrapposti sono genericamente due, divisi in prosiriani e antisiriani. Accanto a Hizbullah si sono riunite le formazioni sciite vicine alla Siria, di Amal (Speranza), di Nabih Birri e il partito del generale cristiano Michel’ Awn. In funzione antisirana, invece, ci sono i leader del movimento ’14 marzo’, riunitisi attorno alla famiglia al-Hariri, al druso Walid Gumblatt ed ai capiclan ultrà delle Falangi e delle Forze libanesi. Eppure risulta chiaro come in questo limbo politico il vero assente sia lo Stato e le sue istituzioni: la guerra contro l’invasore israeliano è stata condotta prevalentemente da Hizbullah, l’esercito regolare ha fatto ben poco; il Paese lo sta ricostruendo il Partito di Dio (ancora Hizbullah); dei soldati israeliani rapiti il governo di Beirut ammette di non saperne nulla, sebbene sia a tutti noto che furono rapiti da Hizbullah. Lo Stato come si concepisce in Europa, in Libano non esiste. Il potere è instabile, i centri decisionali sono molteplici e rispondono ad esigenze di volta in volta diverse. In questo scenaio il Partitio di Dio ha avuto gioco facile nell’affermarsi come unico interlocutore possibile a livello internazionale e come unico vero nemico contro cui combattere. Oggi il Libano viene identificato molto più facilmente con Hizbullah che non con il governo di Beirut.

Affermare allora che la risoluzione 1757 va a ledere l’autorità libanese è corretto ma bisogna tener conto ancor prima della debolezza dell’ente statale e della difficoltà di rintracciare nel governo di Beirut un interlocutore forte. Se lo scopo più immediato, inoltre, è quello di assicurare dei criminali alla giustizia, il fine politico reale è accusare la Siria (che rifiuta la risoluzione ONU) di un diretto coinvolgimento nelle azioni di morte. Si tenta di fare con la diplomazia ciò che in Iraq è stato fatto con le armi, far cadere il regime siriano, il tutto, ancora una volta, ai danni del Libano.

EF

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