Who am I?
NOMEPUNTATOCOGNOME: EMILIO F.TORSELLO

Giornalista professionista, nato nel 1980, dal febbraio 2011 Direttore responsabile della rivista Diritto di critica. Mi sono laureato in Lettere Moderne presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano nel 2006. Mi occupo di tematiche inerenti la legalità, la cronaca giudiziaria (imparando dal “maestro” Roberto Martinelli), l’immigrazione e la politica. Collaboro con il mensile Narcomafie, con alcune testate del Gruppo Sole 24 Ore, con Il Fatto quotidiano e con Roma Sette (Avvenire). In passato ho lavorato (stage) presso la redazione Ansa di Bruxelles e ho collaborato con la redazione aquilana dell’AGI e con il portale del Sole 24 Ore, Salute24.
Nel 2004 ho curato anche l’editing delle guide turistiche Mondadori & GeoMondadori. Durante gli anni universitari mi sono occupato del giornale studentesco Universitas, voce del Gruppo F.U.C.I. “Giuseppe Lazzati” dell’UCSC di Milano. Mi trovi anche su Facebook e Twitter.
- Vedi anche la pagina Incontri e conferenze e il mio profilo su LINKEDIN
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Journalist. Graduated in Italian Literature – with honours – at the Catholic University of Sacred Heart.
I write for Roma Sette (L’Avvenire), Narcomafie, Il Sole 24 Ore, L’Osservatore Romano, L’Astronomia.
I’ve worked as writer for Travel Quotidiano, Firma and also in the editorial staff of the magazine Weekend&Viaggi.
What will you find in this blog?
News from the world, especially news you usually don’t hear on television. I think that a big part of the world is in silence just because we’re not able – and don’t really want – to hear it.







Ciao,
sono capitata sul tuo blog per caso, volevo farti i complimenti, sia per questo spazio che per tutto il resto..la laurea..il tuo impegno verso il sociale…complimenti davvero!!
Un abbraccio e un grande in bocca al lupo
Letizia (ricordi la tua compagna di scuola elementare con i capelli rossi??!!)
…cerco sempre di leggere il tuo blog, anche se il tempo a disposizione è sempre meno (rigraziamo coloro che vivono “troppo” bene nel Paese Basco),
ciao ciao
Luca
eccomi! Ti terrò d’occhio…
Ciao, sono capitata anche io per caso sul tuo blog e mi ci son fermata un po’…un posto interessante. Sto per iniziare a scrivere la mia tesi sull’informazione di guerra negli Stati Uniti e mi piacerebbe farti alcune domande a riguardo. Se ti va mandami un segnale all’indirizzo che ti lascio. Grazie e buon lavoro!
Anch’io sono capitata per caso, mentre cercavo notizie su Simone Gbagbo, la moglie del presidente della Costa d’Avorio. L’ho intervistata l’altro ieri e adesso sto scrivendo un articolo su di lei. Se hai tempo e voglia vieni a visitare il mio blog (www.stefaniaragusa.com). Io mi occupo soprattutto di Bangladesh e Africa. Complimenti per il tuo blog. Tornerò. Ciao
Dà retta, metti un bel paesaggio, radioso, sereno … (non so) …
Caro EF,
ho trovato il tuo blog, da informatore professionale vero, non da penniculivendolo italiota, specie ingigantita a dismisura, per caso, come le cose migliori.
Se vuoi trovare.
Credo che il giornalismo che, come saprai meglio di me, non è nato nella parte ‘latina’ dell’Europa, o se vuoi, dell’occidente, ma in quella germanica (Germania, 1609, Augsburg o Augusta, il periodico, e Inghilterra, Londra, 1750 e rotti, non ricordo esattamente, quello quotidiano), da noi, sia stato ucciso già nel 1925, con L’albo di regime voluto dal duce, quindi non per qualificare seriamente dei professionisti, ma per piegarli al fare solo propaganda oppure a scrivere di quisquilie.
Nel 1963, caduto il fascio, non è caduto parimenti l’albo.
Fatto ancor più grave, perché era ed è, sempre più, come da te ben descritto, greppia a uso dei troppi politicanti (non politici) e padroni (non imprenditori) delle ferriere mediatiche più o meno cibernautiche “d’alto” bordo, di quella che dovrebbe essere una Repubblica Costituzionale fondata sul lavoro (? nero, con morti bianche giornaliere, evasione fiscale, falso in bilancio ecc…).
E’ Mediopoli, che vuoi, a Italiopoli non è più o ancora possibile, come in paesi, a questo riguardo, civili, fare del vero giornalismo.
Ti ricordi del progetto di ingabbiamento dei blogger, di qualche anno fa, che qualche furbone voleva far approvare in parlamento?
Alla faccia dell’articolo 21?
E il ciberspazio, nonostante l’ottimo manuale, magari un po’ striminzito, di informazione civica online (che TU e pochi altri, da professionisti vocazionali fanno), quanto al blogging, o, meglio, ai blogger, è più che altro sprecato da tanti, troppi grafomani autoreferenziali, sgrammaticati, velinari.
E’ il paese, la nazione, la patria, anzi, la comunità di comunità, che non c’è più, se mai c’è davvero stata, oppure, se c’è, ci sono, sono localiste, campaniliste.
Siamo stati e siamo, purtroppo, un popolo, tutto sommato, di servi vocazionali molto furbi ed egoisti.
Che si bea, che dorme sugli allori d’antan, con il fatto che abitiamo un paese fra i più belli del mondo (che stiamo rovinando, che usiamo sempre meno e sempre peggio come vera, grande risorsa – quinti adesso nel turismo, primi negli anni Sessanta -, che ha la moda più in del mondo, la cucina idem, la Ferrari e ora la Toro Rosso, il Colosseo, Venezia, Piazza della Signoria a Firenze, il mare e le coste di Sardegna e del sud, in mano alle mafie, alle quali si affidano troppi politicanti per avere voti e lucrare, se eletti…
E questo mi dà un dolore sempre più grande, non sempre più piccolo.
Ma continuo, nel mio piccolo, a fare, progettare, studiare, scrivere, tentare di tessere relazioni significanti, stabili, per andare oltre.
Verso Metànya, l’ImMagiNazione GLocale, con la mia italianità credo bella…
Salviamoci, cazzo, e salviamo chi merita…
Carpe diem,
ALB.
Emilio continua così! I tuoi articoli sono le pillole digitali per questo popolo malato. Serve collaborazione tra i blogger per sbugiardare i malfattori. Ciao
Alla tua sorte.
è bello nella nebbia trovare scampoli di realtà…
Ho letto con molto interesse parecchi dei tuoi articoli. Sei sulla strada giusta, e cerchi di portare con te più gente che puoi. Bene!
Caro Cristiano,
ti ringrazio per le tue parole di incoraggiamento. Ma non è facile percorrere quella che tu chiami la “strada giusta”, costellata di raccomandati e “spintonati”…non so ancora quanto tempo mi darò ma sicuramente non si può vivere d’aria e se il sistema giornalistico italiano resta questo – l’hanno soprannominato “precariato” – un bel giorno o espatrio o cambio mestiere…chissà. Per ora a testa bassa tento di percorrere la strada che spero davvero sia quella giusta.
A presto!
Emilio
non trovi che sia paradossale che il precariato o il lavoro gratuito giornalistico non sia un argomento mai trattato. cioè, non trovi che sia un controsenso che il giornalismo parli degli altri e non di se stesso? io sono sulla tua stessa strada, ma molto più indietro di te. il problema in questo mondo che bisogna essere per forza organici: a qualcosa a qualcuno o a qualche interesse. io sono organico a me stesso, e cerco la verità. (ho messo il tuo link nel mio blog)
Ciao, complimenti per il sito ed i tuoi post… creo che ti leggerò spesso.
Francesco
Ciao Francesco, ti ringrazio, sei il benvenuto!
Emilio
caro ef,
trovo il tuo blog uno squarcio di luce nelle malate tenebre dell’atavica italiota ignoranza. ogni giorno grazie al tuo blog vengo
a conoscenza di fatti altrimenti irreperibili nel mare magnum della mediocrità mediatica.
ti ringrazio per il lavoro che alacramente compi ogni giorno.
luigi
@ Luigi…che dirti…GRAZIEEEEEEEEEE!!! parole preziose le tue!
ciao, blog interessante, rinuncia al giornalismo come mestiere se vuoi rimanere libero.
saluti!
E invece bisogna cercare di restare liberi pur facendo questo lavoro. Il sistema va cambiato, è vero, ma dall’interno.
Grazie per il tuo commento!
Emilio
Caro Emilio,
Io sono un “CattoKomunista” che si vergogna di vivere in questo paese preda di mafiosi,piduisti,ladri,mentitori e quant’altro. Sono capitato per caso sul tuo blog e mi fa piacere scoprire che ci sono giovani,come te, con la testa sulle spalle che ragionano sui fatti e non solo sulle idee. Nella mia vita ho girato un bel pò del mondo e, ripeto, oggi mi vergogno di essere italiano e di essere governato da una classe politica (quasi tutta) che si preoccupa di pochi e maltratta,insulta ed impoverisce i più. Sono giunto all’amara conclusione che non avendo vissuto un vero Risorgimento e non avendo avuto una vera rivoluzione,nè reale nè culturale, siamo un popolo imbelle e che abbiamo la classe politica che ci meritiamo.
Io continuerò a visitare il tuo blog nella speranza (“ultima dea…”) che il futuro ci riservi un positivo cambiamento generale.
Caro Pino,
GRAZIE per le tue parole
servono anche a chi fa una professione come la mia (o per lo meno la tenta, in questa giungla) dove l’onestà intellettuale spesso conosce troppi compromessi.
che dirti
Sull’Italia, posso dirti che non me ne vergogno. Non mi piace, questo sì. Ma la vergogna no. Da questo moto di repulsione, però, deve nascere un lavoro di cesello tutto interno, e soprattutto individuale, per cambiare dal di dentro il sistema. Un’utopia? Forse. Ma per ora voglio crederci.
A presto,
Emilio