Aprile 30, 2009
Su cento, di sessanta non si hanno più notizie. Spariti, svaniti nel nulla come fossero fantasmi. Invece sono bambini. Piccoli migranti passati per il Centro di Identificazione ed Espulsione di Lampedusa e poi smistati nelle case di accoglienza per minori della Sicilia. Comunità che potrebbero ospitarne poche decine ma che ne hanno gestiti oltre 400 in meno di 10 mesi.
Tra il maggio 2008 e il febbraio 2009, secondo i dati diffusi ieri da Save The Children, a Lampedusa sono sbarcati 1994 minori stranieri «non accompagnati», un eufemismo per dire che avevano attraversato il Mediterraneo da soli. Oltre il 91% di sesso maschile e poco meno dell’11% di sesso femminile. Ma il dato che colpisce si riferisce soprattutto ai bambini ospitati nelle case di accoglienza siciliane: su 1860 minori stranieri trasferiti sull’isola, ben 119 si sono successivamente allontanati, sono spariti per andare a perdersi chissà dove. «Per ognuno di loro gli enti gestori delle comunità hanno ricevuto per mesi circa 70 euro al giorno, adesso – mi spiega una fonte interna al Cie di Lampedusa che vuole restare anonima – grazie anche ai primi controlli da parte della Prefettura di Agrigento, il compenso si sarebbe ridotto quasi della metà e la situazione sarebbe migliorata. Ma è una questione ancora poco chiara, mancano uomini e mezzi per i controlli».
Nel silenzio dei media, dunque, negli ultimi dieci mesi solo 741 bambini sono rimasti nelle comunità cui erano stati assegnati, gli latri sono scomparsi. Si tratta in maggioranza di egiziani, eritrei e somali. In base alle comunicazioni ricevute da Save the Children, inoltre, sul totale di 1119 minori fuggiti dalle comunità alloggio, risulta che solo 65 avessero già ottenuto l’apertura della tutela e solo 12 fossero già in possesso del permesso di soggiorno.
Alla base di queste fughe di massa, denuncia Save The Children, ci sarebbero scarse condizioni igienico-sanitarie all’interno delle comunità e la mancanza di una concreta informazione legale sulle tutele offerte dalla legge italiana. Ogni posto letto lasciato libero da chi è fuggito, infine, rappresenta un’ulteriore possibilità di guadagno per le comunità che possono così accogliere altri minori e chiedere ulteriori rimborsi.
EF
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Aprile 26, 2009
Le persone affette dalla sindrome di Down possono votare? La legge italiana gli assicura questo diritto ma fin’ora pochi lo esercitano. Telecamera in spalla (operatore: Luciano Fontana), con i colleghi della Scuola di Giornalismo siamo andati a chiedere delucidazioni all’Associazione Italiana Persone Down. Spesso, vedrete, dietro al mancato esercizio del voto ci sono proprio le famiglie che non considerano i figli affetti dalla sindrome in grado di scegliere. Cliccate sull’immagine sottostante per accedere al video

EF
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Aprile 24, 2009
Il G8 si farà a L’Aquila. A comunicare la decisione è stato ieri il premier Silvio Berlusconi. Alla Maddalena si ferma tutto: operai, cantieri, investimenti e progetti. E le penali? ci saranno – immagino – alcune penali che lo Stato dovrà pagare per l’abbandono dei lavori. Oppure si deciderà di continuare a spendere in Sardegna e di iniziare a spendere a L’Aquila? Una spesa doppia pur di far bella figura. Nessuno fin’ora ha chiarito che fine faranno i cantieri sulla Maddalena.
Punto numero due: «i no global non arriveranno a L’Aquila, avranno rispetto di quei luoghi e dei terremotati». Ma come mi ha raccontato un ragazzo che si trova sul posto «i no global sono già qui. E si tratta dei volontari che proprio per lo spirito di solidarietà verso il prossimo hanno dato la loro disponibilità a servire in Protezione Civile». Gli stessi esaltati da tutte le istituzioni per il loro spirito di abnegazione. Forse Berlusconi confonde (e forse vuole che si confondano) i black block con i no global. Sono due “entità” ben diverse.
Vi immaginate poi Berlusconi che porta tutti i grandi del mondo in “visita” tra le rovine? E poi magari arriveranno anche rinnovate offerte di aiuti economici per la ricostruzione che lo stesso premier in un primo momento ha italianamente e patriotticamente rifiutato.
Ma la mia è solo una riflessione. Sono sicuro che – come dice il premier – non ci saranno scontri, tutto andrà benissimo e la volontà di strumentalizzare il dolore del terremoto è ben lontana dai pensieri del Silvionazionale!
EF
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Aprile 19, 2009
Berlusconi, trattando la questione del terremoto in Abruzzo, ha fatto chiaramente capire che le inchieste in Italia danno fastidio. Un po’ come la magistratura, le intercettazioni e il quasi dimenticato senso di giustizia. Il procuratore generale dell’Aquila gli ha risposto per le rime. E ha fatto bene. Purtroppo però non ricordo di aver sentito altre sollevazioni di popolo davanti a frasi che esaltano la ricostruzione e minimizzano le inchieste a rumors fastidiosi. Il tutto rientra in un preciso progetto mediatico secondo cui bisogna guardare ai fatti concreti e andare avanti, ubriacando l’uditorio con la malsana idea che ciò che c’era prima e ciò che è avvenuto non è prioritario rispetto alla ricostruzione. Andatelo a raccontare a chi ha perso la casa o ha avuto morti nei crolli. Fosse accaduto a me, vorrei sapere chi mi ha troncato di netto il futuro e gli affetti.
Ma l’Italia guarda avanti, perché è più comodo scansare i problemi invece di affrontarli (ma alla fine i nodi vengono al pettine e l’Abruzzo ne è un clamoroso esempio). Se questa legittimazione viene addirittura dal Governo, allora tutti gli italiani si sentiranno in “potere” di considerare le inchieste come un fastidio, l’impunità come un’occasione.
EF
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Aprile 18, 2009
A bordo c’è anche un cadavere. Sul mercantile Pinar, che due giorni fa ha salvato 154 migranti alla deriva nel Canale di Sicilia, la situazione è critica. Mancano acqua e cibo e diverse sarebbero le persone in gravi condizioni di salute, tra queste alcune donne incinta. A trattenerlo in mezzo al mare, però, è la burocrazia e l’ostinazione cieca di due governi, quello italiano e quello maltese, che hanno di fatto vietato al Pinar di attraccare nei loro porti appellandosi alla non competenza marittima.
Carte, leggi e burocrazia, mentre a bordo del mercantile la gente inizia a morire di fame e di sete. Attualmente il Pinar si trova a 28 miglia nautiche da Lampedusa, in acque maltesi.
Il comandante, via radio, ha chiesto l’immediato intervento dei soccorsi in quanto diversi migranti sarebbero in pericolo di vita. Nella tarda mattinata di oggi, un elicottero della Marina Militare italiana ha prelevato due persone gravemente malate e le ha portate a Lampedusa, per le altre però la situazione resta critica. I militari della Marina avrebbero portato a bordo acqua e cibo ma per adesso la situazione è in stallo. Il ministro Frattini, intervenuto sulla vicenda, ha invitato le autorità maltesi a farsi carico dei migranti e avrebbe rivolto all’Unione Europea un appello «affinché l’ Agenzia Europea per la gestione ed il controllo delle frontiere esterne (Frontex) assolva con la necessaria rapidità ed efficacia agli impegni che le sono propri, ed assicuri una soluzione urgente ad una dolorosa questione che non può che travalicare l’ambito bilaterale italo-maltese, e piuttosto investe in pieno le competenze e le responsabilità dell’ intera Unione». Mentre la portavoce dell’Unhcr, Laura Boldrini, ha riferito che «da quanto riportato dall’armatore della Pinar a bordo la situazione è sempre più difficile: secondo la loro valutazione alcuni migranti stanno male e moltissimi, poiché la nave è piena di cereali, continuano a dormire all’aperto».
In Sicilia, intanto, gli sbarchi non accennano a diminuire. A Torre di Gaffe, a Licata, sono sbarcate almeno 54 persone – tutti uomini – trovate in un casolare abbandonato nei pressi della spiaggia. Mentre a Pozzallo, sono approdati altri 302 migranti, tra cui 61 donne – cinque delle quali incinta – e 15 minori.
EF
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Aprile 15, 2009

Fuori dalla tenda verde militare, adattata a chiesa da campo, un’animatrice della Croce Rossa gioca con un bambino ospite della tendopoli di Collemaggio, alle spalle dell’omonima basilica sfondata dalla scossa della notte tra domenica 5 e lunedì 6 aprile. Le tende blu e bianche sono state montate in poco meno di una giornata. «Siamo partiti lunedì mattina dalla Toscana e quando siamo arrivati il piazzale era completamente invaso dalle automobili dove le famiglie si erano rifugiate dopo la scossa – racconta la coordinatrice Anna Matteoni –, adesso possiamo ospitare circa 600 persone, più altri 100 volontari».
Tra gli operatori anche alcuni laici, sacerdoti e suore francescane, giunte all’Aquila per il sostegno spirituale ai terremotati. Indaffarato tra le tende, ecco Leonardo Becchetti, presidente nazionale delle Comunità di Vita Cristiana (CVX): «Siamo qui per dare un conforto agli aquilani – spiega – ed è sorprendente vedere come nella tragedia le persone riscoprano un sentimento comunitario, prima probabilmente ritenuto marginale. È un valore che tiene uniti quanti hanno perso tutto. Tra poco – conclude – partiamo per celebrare Messa a Onna. Sono questi i momenti in cui le persone vivono maggiormente la fede». Verso l’uscita del campo, intanto, in cucina i volontari preparano il pranzo e la mensa inizia a popolarsi.
Fuori la città è deserta. Interi palazzi con le pareti esplose in pochi attimi al passaggio della scossa, finestre mute, sconocchiate e vuote. Le anime di ferro del cemento armato piegate verso l’esterno, le travi storte o collassate sul pavimento. In diversi punti della città si riesce perfino a distinguere l’interno delle stanze, sbucciate delle pareti: una libreria con i volumi rimasti in bilico sullo scaffale, un letto con la coperta rossa, una sedia impagliata su cui è crollato un enorme mattone arancione, incrostato di cemento.
È la vita quotidiana di una famiglia fotografata e resa immobile dal passaggio della scossa. A L’Aquila il tempo lo vedi, lo tocchi, lo avverti. Il passato e il futuro si misurano nell’immobilità di ciò che resta delle abitazioni, del vissuto che contenevano e del silenzio che adesso le governa. La vita, per chi si è salvato, si è spostata ai margini, fuori città.
Uno dei campi più attrezzati è stato allestito alla stazione ferroviaria dell’Aquila. Ci si arriva costeggiando quelle che fino alle 3,32 di lunedì 6 aprile erano le mura di cinta della cittadella medioevale e che adesso giacciono sbriciolate lungo il terrapieno. Nei vagoni messi a disposizione da Trenitalia i volontari dell’Associazione Nazionale Carabinieri hanno allestito un ricovero di fortuna. C’è una mensa al chiuso e i bagni sono quelli della stazione. «I Vigili del Fuoco hanno confermato l’agibilità di questi locali e così ci siamo attrezzati – racconta un ex-carabiniere venuto da Torino –; c’è un punto medico e circa 800 posti disponibili nei vagoni». Peccato che di giorno le carrozze siano roventi e durante la notte i sensori del riscaldamento attivino di conseguenza l’aria condizionata. «È un problema che stiamo cercando di risolvere con l’aiuto dei tecnici – spiega il carabiniere mentre mi accompagna a vedere il campo –. L’ideale sarebbe lasciar raffreddare i vagoni e accendere il riscaldamento a notte inoltrata». Negli scompartimenti, le tracce di un sonno recente. Qualche bottiglia d’acqua, cuscini sparsi e le coperte ammassate ai piedi del “letto”. I vagoni sono puliti, i bagni disinfettati. «Nelle prime ore successive al terremoto – continua il carabiniere – ci siamo trovati davanti al dramma nel dramma: abbiamo sorpreso alcune persone in un negozio che riempivano bottiglie con l’acqua del rubinetto e poi andavano in giro per i parcheggi a venderle a quanti si erano rifugiati nelle automobili».
A pranzo la fila è composta e silenziosa. I volontari di Legambiente offrono pasta al sugo, pomodori, mozzarella o tonno. E la frutta si può scegliere: arance o mele. A tavola quasi nessuno parla. «Per ora i rifornimenti arrivano con regolarità e i volontari pure – spiega il carabiniere salutandomi –. Si spera solo che tra qualche mese gli italiani si ricorderanno ancora delle vittime e degli sfollati provocati da questo terremoto».
EF
Pubblicato su Roma Sette.it (Avvenire)
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Aprile 13, 2009

Si chiamano “lotti” e sono le diverse parti di una struttura. L’ospedale de L’Aquila, quando venne progettato, di lotti ne aveva 13 ed era il 1972. Secondo quanto scrive Mariano Maugeri (da considerarsi fonte di molte informazioni contenute in questo pezzo), del Sole 24 Ore, l’architetto che progettò l’intera struttura fu tale Marcello Vittorini, mentre i calcoli li fece Giangaspare Squadrilli.
Ma iniziamo a sciogliere la tela delle società che, a turno, si occuparono del San Salvatore. Il primo appalto lo vinse la ditta Pascali di Lecce, che però fallì dopo aver ultimato solo i primi cinque lotti. Alla Pascali subentrò la Edilirti dell’Aquila, a cui venne delegato il lavoro di rifinitura: infissi, piastrelle, impianti elettrici, etc. Dopo pochi mesi – che caso! – fallì anche la ditta aquilana e i lavori per la costruzione dell’ospedale restarono fermi fino al 1991, quando un’associazione temporanea d’impresa guidata da Co.Ge.Far Impresit, l’attuale Impregilo, completò le finiture, arredò l’ospedale, attrezzò le sale operatorie delle singole isole, aggiunse un asilo nido e la scuola per infermieri. E’ curioso notare che l’architetto Venturini si dimette: è consulente di Cogefar. Secondo l’Archivio Storico dell’Agi, inoltre, nel 1993 la procura dell’Aquila aprì un’inchiesta proprio sulla costruzione del sesto lotto dell’ospedale (valore: 23 miliardi di lire), che venne poi ampliata all’appalto per le forniture sanitarie (valore: 78 miliardi di lire). E nell’aprile del 1994, quando la Cogefar si fuse con Impregilo, a libro soci della Cogefar Impresit risultavano Fiatimpresit con il 32,44%, Fiat Engineering con il 4,69%, e poi una serie di banche che, dopo l’aumento di capitale, hanno il 4,04% ciascuna: sono Credit, Banca di Roma, Comit, Cariplo e Crediop; infine, Girola con il 2,58% e Lodigiani con il 2,36%.
Ma procediamo e passiamo al passato prossimo. Nel 1996 (ministro della Sanità è Rosy Bindi) la Commissione parlamentare sulle incompiute sanitarie ha dato un giudizio pesantissimo sull’ospedale San Salvatore dell’Aquila: «Impianto costruttivo irrazionale e obsoleto [...] I materiali impiegati sono di scarsa qualità». Eppure quattro anni più tardi, nel 2000, sono entrati in funzione i primi reparti: dal vecchio ospedale, sito in un convento che sopravvissuto al sisma del 1703 e tutt’oggi aibile, sono stati trasferiti nel nuovo ospedale macchinari, sale operatorie e personale. Il resto lo sapete. Questi, però, sembrano essere i primi nomi a cui fare riferimento per capire la “storia” di un ospedale costruito secondo criteri propri di una “zona sismica 2″ e che nessuno ha adeguato quando, appena due anni fa, L’Aquila è stata catalogata “zona sismica a rischio 1″. Una leggerezza, per essere gentili. Secondo le ultime notizie, infine, l’ospedale non ha mai ottenuto il certificato di agibilità, non risultava al catasto e non doveva essere aperto. Anche qui una leggerezza, per essere gentili.
Questo post non vuole essere esaustivo ma semplicemente una “traccia”, basata su un articolo ben scritto e documentato del Sole 24 Ore. Non facciamo la caccia all’uomo quindi, fino alla conclusione delle diverse inchieste, infatti, tutti sono da considerarsi innocenti. Si spera però che la magistratura sia capace di accertare la o le responsabilità dei cedimenti della struttura perché i processi “all’italiana” sono i peggiori.
Fonti: Sole24Ore, Repubblica, Archivio storico AGI-Agenzia Giornalistica Italia
Per approfondire: il reportage dall’Aquila (A cura del blogger di EF’s Blog)
EF
P.S.: se anche questa volta Beppe Grillo e il suo staff avessero intenzione di usare questo materiale per il loro sito, nulla vieta ma per lo meno citassero la fonte. A farmi notare la scopiazzatura è stato un pingback del blogger “Ottopassi“, che ringrazio.
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Aprile 12, 2009
A L’Aquila non si scava più da ieri sera. Si sono fermate le ruspe e le sonde, dopo che due giorni fa un allarme dato dalla Protezione Civile aveva fatto tornare soccorritori e Vigili del Fuoco in via Gabriele D’Annunzio, sopra le macerie di una palazzina crollata. Alcuni rumori, avvertiti dagli strumenti, avevano fatto sperare che qualcuno, lì sotto, fosse sopravvissuto. Le ricerche si sono concluse senza esito.
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Aprile 11, 2009
Giova fare un appunto su un post, quello relativo all’ospedale dell’Aquila, che scrissi alcuni giorni fa. Come potete leggere, avevo pubblicato la lista delle opere a cui aveva partecipato Impregilo ed avevo evidenziato, tra le altre, l’ospedale San Salvatore dell’Aquila. Tutto vero. Avevo poi pubblicato la smentita di Impregilo relativa al fatto che loro non avevano costruito la struttura portante dell’ospedale. Ed è vero anche questo. C’è però da aggiungere un “ma”. Parlando con un giornalista abruzzese durante il mio viaggio a L’Aquila, infatti, ho avuto l’occasione di chiarirmi alcuni particolari, primo tra tutti quello relativo a CHI abbia materialmente costruito lo scheletro dell’ospedale: tutti e nessuno. A quanto mi è stato detto il San Salvatore è stato costruito “a blocchi” in almeno 30 anni da diverse società. Appalti e subappalti avrebbero dato il via a una serie infinita di lavori che dal 1972 sono stati conclusi solo nel 2000, quando Impregilo sarebbe stata chiamata – in un tale caos il condizionale è d’obbligo – a giudicare la “funzionalità” dell’ospedale già costruito. Il problema adesso è venire a capo della miriade di società che hanno edificato la struttura del San Salvatore e Impregilo sarebbe stata solo l’ultima della serie. Se non sono stati fatti i dovuti controlli, lo decideranno i magiastrati.
EF
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Abruzzo, Impregilo, L'Aquila, Politica, sisma, terremoto | Messo il tag: Abruzzo, appalti, Impregilo, L'Aquila, ospedale, Politica, Salvatore, San Salvatore, sisma, terremoto |
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Aprile 11, 2009
Miei cari amici di blog, sono appena rientrato dall’Aquila e a breve vi prometto un post in cui non troverete – ed è voluto – nemmeno mezza intervista a una vittima del sisma, per il semplice fatto che non mi piace piazzare un microfono davanti a una persona che ha perso tutto e chiedergli “Come sta?” oppure “Cosa ha provato?” oppure ancora “Quali prospettive ha?”. Vi racconterò ciò che ho visto, i fatti. Ed anche la bravura di altrettanti colleghi che non fanno chiacchiere ma giornalismo. Il numero dei morti, intanto, è tremendamente salito a 293.
EF
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Abruzzo, L'Aquila, Politica | Messo il tag: Abruzzo, L'Aquila, Politica, scossa, sisma, terremoto |
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Aprile 9, 2009
Quattro scosse, fortissime, a breve distanza l’una dall’altra. La prima verso l’una di questa notte, di magnitudo 4.3, la seconda, circa due ore dopo, ha raggiunto i 5,1 gradi sulla scala Richter. E la terra ha tremato anche alle 06,29 di mattina (magnitudo 3.2) e pochi minuti più tardi, alle 06,32 (magnitudo 4). Tutte le scosse hanno avuto come epicentro la zona del Gran Sasso. A confermare questi dati l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Roma.
Per domani, intanto, sono previsti i funerali di Stato per le vittime del sisma e saranno officiati dal segretario di Stato vaticano, Tarcisio Bertone. Dal governo assicurano però che si continuerà a scavare senza sosta almeno per altre 24 ore. Con provvedimento d’emergenza sono poi state sospese le rate dei mutui e il pagamento delle bollette per tutti gli abitanti dei paesi colpiti dal sisma. Gli sfollati sono oltre 29mila e oggi hanno ricevuto la visita del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che ha voluto dimostrare la sua vicinanza a quanti hanno perso tutto in pochi attimi e ha percorso le strade dei cosiddetti “paesi fantasma”, i piccoli centri dell’aquilano quasi completamente distrutti dal sisma. La ricostruzione – si stima - costerà almeno un miliardo di euro.
E il capo della Protezione Civile del Lazio, Maurizio Pucci, ha intanto lanciato un appello ai cittadini a non inviare cibo e vestiti in modo autonomo ma di coordinarsi con le istituzioni e contribuire con versamenti in denaro: “Raccogliere fondi sui conti correnti della Provincia di Roma e farli affluire è l’unico metodo per fare qualcosa di utile per le popolazioni terremotate – ha dichiarato Pucci – Non bisogna portare né derrate alimentari né vestiti ma coordinarsi con le istituzioni”.
Per aiutare l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia a valutare il terremoto, infine, è possibile compilare il questionario Hai sentito il terremoto: http://www.haisentitoilterremoto.it/
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Aprile 8, 2009

L’applicazione dei più elevati standard, la fornitura delle attrezzature più complete e sofisticate per la cura delle diverse patologie, la realizzazione di strutture secondo i più esigenti parametri di confort ed igiene, fanno di IMPREGILO EDILIZIA e SERVIZI un punto di riferimento nell’ambito dell’edilizia sanitaria. In questo settore la società ha realizzato sia in Italia che all’estero importanti e moderni complessi ospedalieri che vengono di seguito dettagliati.
In Italia
- Ospedale di Lecco: 137.000 m², 500.000 m³, 950 posti letto, 21 camere operatorie.
- Istituto Oncologico Europeo di Milano, struttura specialistica all’avanguardia per la diagnosi e cura dei tumori: 29.000 m², 90.000 m³, 210 posti letto, 7 camere operatorie.
- Ospedale di Modena: 230.000 m², 445.000 m³, 800 posti letto, 12 camere operatorie.
- Ospedale di Careggi, specialistico per la diagnosi e cura delle infezioni da HIV.
- Ospedale di Poggibonsi: 12.000 m², 175.000 m³, 200 posti letto.
- Ospedale della Versilia: 80.000 m², 600 posti letto.
- Ospedale Destra Secchia: 28.000 m², 450 posti letto.
Inoltre, ospedali a L’Aquila, Cerignola e Menaggio.
Quella che leggete sopra è la pagina che compare nel sito della società IMPREGILO S.p.a., quando si cerca nel relativo spazio SEARCH il nome “L’Aquila”. E di ospedali, nel capoluogo abruzzese, se non sbaglio ce n’è uno solo: quello regionale di San Salvatore, crollato per il 90% alle 3.32 di lunedì scorso, in seguito ad una scossa di magnitudo 5.8 sulla scala Richter. Per la cronaca, Impregilo è la stessa società (fa attualmente capo ai gruppi Benetton, Gavio e Ligresti attraverso Igli) che si è aggiudicata anche la gara per il Ponte sullo Stretto di Messina. Che se crolla con un terremoto sono guai.
Sempre dal sito Impregilo, inoltre (digitando sul SEARCH la stringa “San Salvatore”), è possibile leggere che “il primo semestre del 2000 si chiude con i seguenti risultati”:
Tra le acquisizioni effettuate giova ricordare:
Autopista Oriente Poniente (Cile), RSU Campania, Rio Chillon (Perù), Ospedale St. David’s (Inghilterra), Chattahoochee tunnel e Laboratorio Fermi (Stati Uniti), Strada Ebocha-Ndoni (Nigeria), Ospedale San Salvatore (L’Aquila) e ristrutturazione Hyatt Hotel (Milano)
A margine “giova ricordare” che Impregilo fu coinvolta nell’inchiesta sui rifiuti di Napoli. Giusto per completezza.
Da Impregilo però il capo ufficio stampa, Gianpaolo Frant, smentisce e ”non ricorda”: «L’ospedale ha iniziato la costruzione nel 1972, mentre noi abbiamo vinto una gara nel 1991, quando l’intera struttura era già stata tirata su. Il nostro compito, con diversi stralci durato fino al 2002, è stato quello di realizzare gli impianti sussidiari: pavimenti, bagni, impianti elettrici e meccanici, mobili, opere di cintura. Ma non ho idea di chi abbia precedentemente realizzato la struttura».
Non vedo, non sento e se sognavo non ricordo.
EF
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Aprile 7, 2009

La terra continua a tremare in tutto il centro Italia. Oggi, alle ore 19.47, è stata registrata l’ennesima scossa di terremoto, partita dalla stessa faglia che alle 03.32 di lunedì scorso ha raso al suolo numerosi palazzi dell’aquilano, tra cui la cupola della basilica del capoluogo abruzzese, e causato almeno 228 morti e una ventina di dispersi . La zona tra L’Aquila, Collimento e Villa Grande è stata la più colpita e in diverse zone si continua a scavare alla luce delle fotoelettriche. Come la prima, anche la scossa di questa sera è stata avvertita fin nella Capitale, interrompendo la seduta Parlamentare sul pacchetto sicurezza.
La potenza del sisma che si è scatenato questa sera è stata di 5,3 gradi Richter (dati INGV), leggermente inferiore a quella di lunedì (5,8 gradi sulla scala Richter, dati Protezione Civile). Ed oggi è arrivata anche una drammatica notizia da parte dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia: “L’Aquila si trova proprio sulla faglia che ha dato origine ai violenti terremoti di questi giorni, localizzati tutti ad una profondità di 10-12 chilometri dalla crosta terrestre superiore”. La faglia responsabile della scossa principale si estende per circa 15 km lungo la catena appenninica e attraversa il capoluogo abruzzese.
Nel paese di Onna, letteralmente “scomparso” dopo le violente scosse di terremoto, le ricerche sono state sospese. I corpi degli ultimi dispersi sono stati estratti poco fa. I morti sono in tutto 40, su una popolazione totale di circa 350 persone. Secondo la Protezione Civile, infine, nel solo capoluogo gli sfollati potrebbero superare le 17mila persone mentre oltre 15mila sarebbero gli edifici inagibili. E il premier Silvio Berlusconi ha annunciato poco fa che le ricerche dei superstiti proseguiranno per altre 24 ore. In due giorni oltre settemila volontari sono arrivati all’Aquila ma all’appello, secondo i dati comunicati dal premier, Silvio Berlusconi, mancherebbero altrettanti soccorritori e almeno 1200 Vigili del Fuoco, necessari per dare il cambio a quanti hanno lavorato fino ad ora.
Dal Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, sono stati messi a disposizione mille militari: “Ci sarà la disponibilità assoluta delle forze armate. Arriveremo ad esaudire la richiesta di avere mille militari operativi che, con i necessari ricambi, vuol dire lo sforzo grande di tremila militari. Ma – ha proseguito La Russa – in casi come questi non ci si tira indietro”. Mentre intervenendo alla trasmissione Porta a Porta, Silvio Berlusconi ha precisato che “Abbiamo iniziato a fare una stima dei danni, ma ancora non possiamo dirlo: saranno diversi miliardi di euro, somme importanti. Stasera con Tremonti abbiamo iniziato a pensare a come reperire queste risorse, abbiamo già qualche idea, forse potremo essere più precisi nel Cdm di giovedì”. Per ora sono stati stanziati 30 milioni di euro ed il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso (che nei giorni scorsi aveva denunciato un ricercatore per procurato allarme, dopo che questi aveva ipotizzato un violento sisma), è stato nominato Commissario Straordinario all’Emergenza dell’Aquila.
Il presidente del Consiglio Berlusconi ha poi dichiarato di essersi rivolto “al fondo catastrofi dell’Unione Europea, a cui abbiamo subito inviato la richiesta di intervento, che potrà mettere a disposizione alcune centinaia di milioni di euro”, utili alla ricostruzione. Un’offerta di aiuto è poi venuta direttamente dal presidente americano, Barack Obama, e dall’Unione Europea. All’Aquila, intanto, si continua a scavare.
EF
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Aprile 7, 2009
Sono oltre un centinaio le persone salvate dai soccorritori durante le prime 24 ore dal terremoto. Tra queste alcuni bambini e diversi giovani, alcuni estratti vivi dalle macerie della Casa dello Studente, uno dei primi edifici a crollare. Dalla mattinata di eri sono stati oltre quattromila i volontari che da tutta Italia sono arrivati a L’Aquila ma all’appello, secondo i dati comunicati dal premier, Silvio Berlusconi, mancherebbero altrettanti soccorritori e almeno 1200 Vigili del Fuoco, necessari per dare il cambio a quanti hanno lavorato fino ad ora.
Dal Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, sono stati messi a disposizione mille militari: “Ci sarà la disponibilità assoluta delle forze armate. Arriveremo ad esaudire la richiesta di avere mille militari operativi che, con i necessari ricambi, vuol dire lo sforzo grande di tremila militari. Ma – ha proseguito La Russa – in casi come questi non ci si tira indietro”. Mentre intervenendo alla trasmissione Porta a Porta, Silvio Berlusconi ha precisato che “Abbiamo iniziato a fare una stima dei danni, ma ancora non possiamo dirlo: saranno diversi miliardi di euro, somme importanti. Stasera con Tremonti abbiamo iniziato a pensare a come reperire queste risorse, abbiamo già qualche idea, forse potremo essere più precisi nel Cdm di giovedì”. Per ora sono stati stanziati 30 milioni di euro ed il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso (che nei giorni scorsi aveva denunciato un ricercatore per procurato allarme, dopo che questi aveva ipotizzato un violento sisma), è stato nominato Commissario Straordinario all’Emergenza dell’Aquila. Il presidente del Consiglio Berlusconi ha poi dichiarato in serata di essersi rivolto “al fondo catastrofi dell’Unione Europea, a cui abbiamo subito inviato la richiesta di intervento, che potrà mettere a disposizione alcune centinaia di milioni di euro”, utili alla ricostruzione.
Intanto sono oltre 80mila gli sfollati, contro i 15mila i posti letto reperiti in tutta fretta dalle autorità. E ai morti si sommano le polemiche di quanti sottolineano come da diversi giorni, nel territorio abruzzese, si susseguissero scosse di terremoto. Nessuno però aveva approntato alcun piano di emergenza o evacuazione. L’ultima scossa proprio adesso, mentre sto terminando l’articolo. I sismografi segnano l’ultimo della serie di valori che potrebbero decidere la vita o la morte di molte persone ancora sepolte sotto le macerie: Magnitudo 4.8 sulla scala Richter, a 8.600 metri di profondità, nella zona del Gran Sasso. A L’Aquila, intanto, si continua a scavare.
EF
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Aprile 6, 2009
“Quando ci siamo svegliate tremava tutto, i cassetti si aprivano e dagli scaffali sono caduti anche alcuni oggetti. Ci siamo subito precipitate in strada e con noi vedevamo scendere molta gente spaventata. Alla fine eravamo oltre 400 persone”. E’ drammatico il racconto di una ragazza che abita nel quartiere San Paolo a Roma, una delle tante studentesse in affitto nelle case costruite oltre cinquant’anni fa per ospitare i dipendenti tipografi dello Stato, in via Alessandro Severo, e che stanotte è stata svegliata dal terremoto con epicentro a 85 chilometri a nord di Roma. Edifici vecchi, quelli nella parte alta del quartiere San Paolo, dove da mesi si stanno eseguendo lavori di puntellamento delle fondamenta e che stanotte hanno oscillato come pericolosi fuscelli. “Quando siamo scesi in strada – continua la ragazza – qualcuno deve aver chiamato i Vigili del Fuoco, sono arrivati quasi subito. Dopo poco è arrivata anche l’Italgas perché in giro si sentiva un forte odore di gas e tutti temevamo esplosioni. Quello che ci preoccupa – conclude – è la struttura del palazzo, qui vengono giù pezzi di intonaco ed è tutto fradicio”.
E nei racconti delle persone ferme, in attesa fuori dal portone, si scopre una verità inquietante: “Questi palazzi dovevano essere abbattuti tanti anni fa ma qualche condomino non ha voluto e quindi adesso si cerca di salvare il salvabile puntellando e rinforzando le fondamenta. C’è andata bene, altrimenti sarebbe stata una strage”. E gli edifici pericolanti a Roma non si contano, case spesso vecchie risalenti a prima della guerra che stanotte, probabilmente, si sono salvate solo grazie alla distanza di un sisma tra i più devastanti degli ultimi anni.
EF
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Aprile 6, 2009

Ore 03.32, la terra trema a 85 chilometri dalla Capitale, al confine tra Lazio e Abruzzo. Epicentro: la zona tra L’Aquila, Collimento e Villa Grande. Nel capoluogo abruzzese sono crollati alcuni edifici e ci sarebbero alcune persone rimaste intrappolate sotto le macerie, mentre a Roma migliaia di persone sono scese in strada. In città e nelle località vicine si calcolano almeno 40 morti, tra cui 5 bambini, e una trentina di dispersi. Scuole chiuse in tutta la regione, l’autostrada A-24 non è percorribile da mezzi privati e si sta controllando la tenuta dei viadotti.
Secondo le prime fonti, la potenza del sisma sarebbe di 5,8 gradi sulla scala Richter (dati Protezione Civile), ben più distruttiva di quella fatta registrare alle 22.20 circa di ieri sera (4,6). Secondo quanto riportato dalla Centrale dei Vigili Urbani della Capitale, però, la scossa avrebbe raggiunto addirittura i 6,7 gradi/Richter, tra l’ottavo e il nono grado della scala Mercalli.
Il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, ha intanto convocato il Comitato Operativo per fare la stima delle vittime e dei danni ed è in costante contatto con il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e con il premier, Silvio Berlusconi, che ha annullato il viaggio di oggi a Mosca per recarsi nel capoluogo abruzzese. Il sindaco dell’Aquila, intanto, avrebbe confermato alla Protezione Civile i primi crolli di edifici. L’intera palazzina della Casa dello Studente, in via XX settembre, è stata rasa al suolo dal sisma e i soccorritori stanno già scavando per estrarre alcune persone da sotto le macerie: ci sarebbe almeno un morto. All’ospedale de L’Aquila, intanto, è caos e l’intera ala di Medicina risulta inagibile.
Nei paesi di Onna e Paganica la situazione sarebbe ancora più drammatica. Stando a quanto riferito dai primi soccorritori, almeno il 50 per cento delle case sarebbe crollata.
Secondo la Protezione Civile, infine, gli sfollati potrebbero superare le 45mila persone mentre oltre 15mila sarebbero gli edifici inagibili.
Per aiutare l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia a valutare il terremoto, è possibile compilare il questionario Hai sentito il terremoto: http://www.haisentitoilterremoto.it/
EF












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Aprile 5, 2009
A gambe incrociate, seduto per terra nell’affollatissima sala stampa del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, vi racconto l’onestà di un premio, quello dedicato a Giancarlo Siani, che si è concluso poco fa. A rivelare il marcio e a relegarlo in un angolo è stato Lirio Abbate, giornalista dell’Ansa di Palermo e collaboratore de La Stampa. “Alcuni contributi si sono rivelati ‘taroccati’ – ha dichiarato Abbate – le interviste non erano state realizzate da chi ha proposto il servizio. Ce ne siamo purtroppo accorti ieri sera e questo ha penalizzato quanti avevano invece partecipato con lavori orginali e sono stati esclusi”. In un’altra occasione, probabilmente, non si sarebbe detto nulla, sarebbero stati premiati i vincitori e stop. E invece è stata anche questa una lezione di giornalismo: il copia-incolla è facile e veloce ma inutile. Per essere giornalisti ci vuole impegno, dedizione e capacità di fare e raccogliere informazioni. Una ‘fatica’ che spesso si rifiutano di sostenere anche i numerosissimi “giornalisti telefonici” e/o “telematici” nostrani che non si alzano dalla sedia del desk per fare i servizi e usano l’amatissima cornetta. La cosa triste è che gli stessi “giornalisti telefonici” si reputano anche giornalisti tout court. Bravo Abbate, insomma, ha lanciato una provocazione che dovrebbe riecheggiare nelle redazioni di tutta Italia, soprattutto in un periodo delicatissimo come questo, quando un presidente del Consiglio si dice tentato dal prendere misure drastiche contro la stampa. Finiremo come la Russia?
EF












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Aprile 3, 2009

Una fotografia a dir poco geniale.
EF
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Aprile 3, 2009
Senza aggiungere una sola parola a quanto scrive Anna, leggete le sue parole e pensate alla nostra Italia:
«Voglio che conosciate la verità. Poi, se vorrete, potrete sempre optare per il cinismo e per il razzismo in cui si sta impaludando la nostra società»
(Anna Politkovskaja)
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