In 600 sbarcano in Sicilia. Ecco quanto vale il business dell’immigrazione clandestina

Marzo 30, 2009

Lampedusa pullula di forze dell’ordine ma mancano i medici. E lo si è visto ieri quando una motovedetta ha soccorso circa 250 migranti, ridotti in condizioni critiche dalla traversata. “C’era una donna con la flebo attaccata al braccio che era stata lasciata per strada in attesa di un trasferimento”, ha dichiarato il sindaco dell’isola, Dino De Rubeis, mentre il questore di Agrigento, Girolamo Di Fazio, ha precisato che sono scattati “soccorsi immediati”.

I migranti arrivati a Lampedusa “sono stati soccorsi sulla banchina del porto dai medici della Croce Rossa italiana e dalle ambulanze. A tutti – ha aggiunto Di Fazio – sono state prestate le cure necessarie, in particolare chi, stremato dal viaggio, si è accasciato a terra, è stato soccorso e trasportato in ambulanza al pronto soccorso”. Da Lampedusa, spiega ancora il questore, ieri “sono stati trasferiti 100 immigrati con un volo aereo, e alcuni di loro saranno subito rimpatriati, mentre gli altri 122, tra cui alcune donne, saranno trasferiti domani in nave verso la Sicilia e da qui in altri centri”. La domanda adesso è quale sarà il futuro dell’isola: si tornerà al modello Cspa (Centro di Soccorso e Prima Accoglienza) o si continuerà ad operare nell’ambito di un Cie (Centro di Identificazione ed Espulsione), che non permette trasferimenti? Ad oggi sembrerebbe farsi strada la prima ipotesi. Si sta dimostrando intanto una mancanza pesante quella del posto di Primo Soccorso presso il porto, prima gestito da Medici Senza Frontiere: “E’ necessario ripristinare a Lampedusa un servizio medico di pronto intervento – ha dichiarato il sindaco di Lampedusa – da utilizzare per i migranti che sbarcano come quello di Medici senza Frontiere cui non è stata rinnovata la convenzione”. Dal Viminale la risposta secca: “Sono falsità”.

Altre 250 persone, invece, sono state soccorse a largo di Portopalo e 165 sono arrivate su un barcone nel ragusano.

Calcolatrice alla mano, infine, dal solo viaggio di ieri verso Lampedusa, i trafficanti hanno guadagnato almeno 485mila euro. Considerando che un’imbarcazione per la traversata può costare fino a un massimo di 15mila euro e calcolando una soglia media di spesa per il viaggio di duemila euro per ciascun migrante, è subito evidente il guadagno delle organizzazioni criminali che gestiscono partenze e arrivi. Maroni ha annunciato che a maggio inizieranno i pattugliamenti italo-libici lungo il tratto di mare che divide Lampedusa dal Paese di Gheddafi, ci si chiede però se il leader libico avrà davvero la forza – in onore al patto siglato con Berlusconi – di stroncare un buniess milionario.
EF


Genchi sospeso dal servizio in Polizia. Il bluff dell’archivio e la mancata inchiesta

Marzo 28, 2009

Pochi ne hanno dato notizia ma Gioacchino Genchi è stato sospeso dal servizio attivo nella Polizia di Stato. Per l’inchiesta che lo riguarda? No. Stando a quanto riportano le agenzie, Genchi è stato sospeso per aver ribattuto a un giornalista di Panorama attraverso la sua pagina Facebook, contravvenendo alle disoposizioni di non rilasciare dichiarazioni. Ritirati distintivo, manette e pistola. Ma non è tutto. Anzi, forse questa è soltanto la minore delle sventure che sta colpendo l’ex consulente di Luigi De Magistris. Stando a quanto scrive il sito Antimafia2000, infatti, durante le ultime perquisizioni effettuale negli uffici e nell’appartamento di Gioacchino Genchi, i carabinieri dei Ros avrebbero sequestrato tutti i dati delle indagini giudiziarie a cui l’ex vicequestore ha partecipato. Da quelle relative al fallito attentato dell’Addaura ai danni di Giovanni Falcone (1989), fino ai più recenti incarichi per gravi omicidi di mafia e fatti che coinvolgevano anche i magistrati della procura di Roma. Gli stessi che hanno ordinato il sequestro di cui parliamo. Ci sarebbe però ben poco relativo all’inchiesta Why Not. Ma un’altra ancora è la notizia taciuta da diversi organi di stampa: quei 13 milioni di dati del fantomatico dossier Genchi, non sarebbero altro in realtà che cd rom contenenti diversi elenchi telefonici risalenti agli anni Novanta. Una bufala mediatica mai sanata da alcuna rettifica. Ma c’è dell’altro. Pochissimi, infatti, hanno fatto notare che, ai fini delle indagini, tutti gli elementi sui presunti archivi di Genchi sono “informazioni riservate” e facenti parte di un’inchiesta. Si tratterebbe quindi di una fuga di notizie – bollata ad esempio dall’Agi con l’innocente perifrasi “a quanto risulta dagli ambienti investigativi” - per cui qualcuno dovrebbe essere condannato. E invece il silenzio. Si continua a non fare i nomi e i cognomi di quanti sono indagati nell’inchiesta Why Not – caduta nel dimenticatoio – e si continua a parlare di Genchi senza raccontare correttamente quale sia stata la sua attività al servizio delle procure e, più di recente, di Luigi De Magistris.

Chiudo con l’ultima gasparrata a proposito di Genchi: “Il provvedimento disciplinare del dipartimento della pubblica sicurezza a carico di Gioacchino Genchi, finalmente sospeso dal servizio, ci auguriamo sia solo una delle prime misure prese nei confronti di una persona pericolosa. La sua azione è stata devastante. Ha accumulato, mentre era dirigente della polizia, milioni e milioni di dati illegalmente. Protetto e strapagato con i soldi dello Stato per un’azione scandalosa ai danni dei servizi di sicurezza e delle forze di polizia”. Non aggiungo altro. Si commenta da sola.

EF

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35°30′N 12°36′E

Marzo 22, 2009

35°30′N 12°36′E. Sono queste le coordinate dell’isoletta che ormai da un paio di settimane sta occupando il mio tempo libero e quello di Paolo Ribichini, amico e collega con cui domani mattina quasi all’alba partirò alla volta di Lampedusa. L’intento è capire quale sia la reale situazione di un luogo che agli italiani appare fuori dal mondo, una delle frontiere d’Europa. A guardarla sulla cartina, infatti, si stenta a capire per quale motivo Lampedusa faccia parte della provincia di Agrigento e soprattutto del territorio italiano: è più vicina alla Tunisia e alla Libia che non alla Sicilia.

Dopo un periodo in cui non si parlava se non di sbarchi e clandestini – specie dopo l’incendio del Cie – adesso tutto tace. Eppure gli sbarchi continuano. Solo nell’ultima settimana sono arrivate quasi 300 persone. Per non leggere tutto sempre e solo dalle agenzie quindi, andremo di persona a vedere quale sia la situazione… Alla faccia di tutti quei “giornalisti telefonici” che si considerano grandi penne del giornalismo solo perché sanno alzare una cornetta o leggere una mail, spesso infatti è questa la loro unica fatica per scrivere un articolo…

Lacio drom, come cantava qualcuno…ci si sente giovedì.

EF


Dopo la morte di Joy Johnson, a Bari si teme il contagio per Tbc

Marzo 20, 2009

A Bari è terrore per una possibile, probabile, quasi certa, epidemia di Tbc. Una malattia ormai dimenticata nella nostra civilizzata Italia, di cui potrebbero essere rimasti vittima tutti quegli uomini che non sanno amare e hanno pagato per avere le carezze e l’amore di Joy Johnson, prostituta nigeriana clandestina. Da mesi, infatti, probabilmente Joy sospettava di essere malata ma non sapeva neanche lei esattamente di cosa. Pochi erano i suoi punti fermi, uno di questi: “se ti identificano come clandestina, ti rispediscono a casa, via Cpt”. O, peggio, se nel Cpt ci sei già stata – ed era il caso di Joy – se ti beccano di nuovo sul territorio italiano, per la legge Bossi-Fini con molta probabilità finisci in carcere. L’effetto dell’annuncio ripetuto centinaia di volte dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni, sulla possibilità per i medici di denunciare i clandestini, ha fatto il resto. Il provvedimento non è ancora stato approvato in Parlamento ma loro, gli stranded senza permesso di soggiorno, già hanno paura. E se la Tbc non ha un nome, se non fa paura perché non si sa bene cosa sia, meglio tenersela sperando che passi (i medici di base di Bari denunciano una riduzione del 30% dei pazienti stranieri). Sempre meglio del carcere, sempre meglio del Cpt. Joy Johnson per questo è morta, l’hanno trovata ai margini di una strada agonizzante che vomitava sangue.
E proprio da Joy adesso la malattia potrebbe essersi diffusa a macchia d’olio. Un primo contagiato già c’è, si tratta di un’interprete marocchina che era stata a contatto con la nigeriana qualche mese prima, quando Joy aveva chiesto asilo politico in prefettura. Ma a tremare sono soprattutto i clienti, quelli di cui sopra, quelli che non sanno amare e quindi pagano. Loro sono anche i più pericolosi. Per la vergogna di essere scoperti nella loro meschinità – andare con una nigeriana, clandestina, ai margini di una statale – potrebbero inizialmente tacere e diffondere il contagio.
EF

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Uomini o carnefici?

Marzo 19, 2009

(AGI) – Roma, 18 mar – Centouno deputati del Pdl – Alessandra Mussolini in testa – scrivono a Silvio Berlusconi per chiedergli di non porre la fiducia sul disegno di legge sulla sicurezza “In esso sono contenute norme a nostro giudizio inaccettabili, che necessitano di indispensabili correzioni. Siamo certi che ne converrai anche tu, quando potrai renderti conto di come questo dettato legislativo vada contro i piu’ elementari diritti umani e in particolare dell’infanzia e della maternita’”. Nella lettera si legge anche: “tutto questo va contro la nostra e crediamo la tua coscienza. Porre la fiducia mantenendo queste gravissime disposizioni sarebbe un errore imperdonabile. Ti chiediamo di dare la possibilita’ a noi parlamentari di rimettere mano a queste norme offensive per i valori che anche tu professi”. La lettera dei cento parlamentari del Pdl spiega, tra l’altro, che l’obbligo di denuncia da parte dei medici di segnalare gli immigrati irregolari, “potra’ riguardare anche gli insegnanti e chiuque eserciti incarichi pubblici. Infatti, l’introduzione in sede penale del reato di clandestinita’, come previsto dal ddl sicurezza, impone a medici e insegnanti l’obbligo di denuncia, cosi’ che il loro comportamento non ricada sotto i rigori degli articoli 361 e 362 del codice penale, trattanti il reato di omessa denuncia da parte del pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio”. Sarebbe una “vera e propria trappola per bambini, da attirare con l’obbligo dell’istruzione, cosi’ da individuarli e colpirli proprio con la mano del medico o dell’educatore. Il risultato sarebbe l’esclusione da qualsiasi rapporto educativo e da qualsiasi cura medica soprattutto di bambini e donne in gravidanza, con conseguente rischio sanitario non solo per loro ma per tutti noi, e un regresso spaventoso in fatto di civilta’ del nostro paese”. “La presa di posizione dei cento parlamentari della Pdl “e’ giusta e pienamente condivisibile”. Afferma il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi. Di parere contrario il presidente del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri: “In materia di immigrazione clandestina, la posizione del Pdl e’ molto chiara ed e’ stata espressa in un convinto ed unanime voto al Senato. L’introduzione del reato di immigrazione clandestina e’ sempre stato un caposaldo di tutto il centrodestra, nel passato di An, quindi dell’intero Pdl. Il Governo ritiri quella barbara norma. Lo chiede Anna Finocchiaro, presidente del gruppo Pd a Palazzo Madama: “Berlusconi e la maggioranza non continuino ad essere sordi di fronte alle richieste che vengono dal mondo medico e dall’opposizione. La lettera dei 100 parlamentari dimostra che le nostre osservazioni e i nostri no avevano senso. Ora e’ ancora piu’ necessario e doveroso – conclude la Presidente – che governo e maggioranza ritirino quella barbara norma’.

Il PdL discrimina. Ormai se ne sono accorti anche i suoi (di lui, di Silvio) deputati. Quella che leggete sopra è la clamorosa presa di posizione di un centinaio di onorevoli che forse hanno aperto gli occhi sulla barbarie che silenziosamente – italiani “non sentientes”, come scriveva Seneca – stava per essere approvata dal Parlamento. L’unico ostinato è, ovviamente, un berlusconiano (che non è un insulto, non se la prenda!) come Gasparri. E non aggiungo altro. Cicchitto, invece, ha dichiarato che “il problema non sussiste, perché c’è libertà di parola”. Vero. Ma Cicchitto forse non ricorda che meno spesso c’è libertà di voto nel Pdl, sopratutto in sede di FIDUCIA. Decisamente più ragionevole, Italo Bocchino, che assicura “ne avremmo discusso anche senza la lettera della Mussolini”. Chissà poi se è vero. Vista la moda berlusconiana c’è da dubitarne. E proprio da chi non te l’aspetti, invece, arriva un pensiero di apertura. Da Gaetano Pecorella: “Credo che su un voto di coscienza come questo ognuno debba essere libero. Come in altre occasione ha detto Berlusconi, su alcune questioni deve valere il principio della libertà di coscienza”. E bravo. Peccato che, a mio avviso, i diritti umani non dovrebbero essere una questione di coscienza ma di umanità. O si è uomini o si è carnefici. Non c’è poi molto da discutere. Il nostro Governo – mentre gli italiani dormono – scelga da che parte stare…

EF


Lotta alla mafia. Sonia Alfano: “Alcune procure da commissariare”

Marzo 18, 2009

Sonia AlfanoAll’indomani delle intimidazioni ricevute dalla mafia, ho intervistato Sonia Alfano, presidente della Associazione Nazionale Vittime della Mafia. Dal Ponte sullo Stretto – “non lo vuole nessuno, bisognerebbe fare un referendum in Sicilia” – fino al caso Genchi, la Alfano racconta come la lotta alla mafia nella regione sia stata negli anni sempre più depotenziata e, sottolinea, “sarebbe necessario commissariare diverse procure”.

Sonia Alfano, lei è presidente dell’Associazione nazionale vittime della mafia, a che punto è in Sicilia, oggi, la lotta alla mafia?

 

La lotta alla mafia in Sicilia la fanno sul campo le Forze dell’Ordine insieme a qualche magistrato. Per il resto tutti ne parlano ma pochi davvero hanno intenzione di portarla avanti. Le complicità tra politica, istituzioni e mafia, infatti, sono all’ordine del giorno. Lo stesso panorama dell’antimafia è nebuloso e ne fanno parte persone che remano contro e mirano a confondere i fatti. Numerose procure, infine, sarebbero da commissariare. So che questa espressione è forte ma a Catania e a Messina, ad esempio, la situazione dell’organico è drammatica, i magistrati non hanno i mezzi per fare le indagini. In questo modo non si potrà mai fare una concreta lotta alla mafia.

Prima parlava di un’antimafia nebulosa…

Esattamente. L’antimafia è una holding con le sue luci e le sue ombre e c’è un mito che vive attorno alla lotta alla criminalità organizzata che in realtà non esiste. Non basta scagliarsi contro Bernardo Provenzano e dire che la mafia fa schifo, è necessario fare anche nomi e cognomi di tutti quei politici che sono collusi o vicini ai mafiosi. Oggi molti si nascondono dietro la denuncia del pizzo richiesto dalle organizzazioni mafiose, pochi invece dicono che questo tipo di estorsione rappresenta appena il 6-7% delle entrate della mafia e che il resto dei proventi derivano dagli appalti. Chi fa nomi e cognomi di politici e membri delle istituzioni collusi, nell’antimafia di oggi rimane inevitabilmente isolato.

Ha citato gli appalti. Quali sono le prospettive del Ponte sullo Stretto?

Il Ponte sullo Stretto non si farà mai. Credo se ne sia reso conto anche il Governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, che fino a poco tempo fa mirava ad ottenere l’inizio dei lavori. Nei giorni scorsi Lombardo ha dichiarato “Alla Sicilia serve altro”. E si tratta di infrastrutture, ferrovie, e strade. Il Ponte da solo non ha senso. E che dire delle considizoni in cui versa la Salerno-Reggio Calabria? La risposta è sotto gli occhi di tutti. Dal punto di vista degli appalti, inoltre, il Ponte sullo Stretto è un’occasione enorme per la mafia. D’altronde, di recente la Corte dei Conti ha dichiarato che l’Italia è uno dei Paesi più corrotti d’Europa, un dato che dovrebbe mettere in allarme quanti dovranno vigilare su un investimento come quello previsto per il Ponte sullo Stretto.

Si è fatta un’idea sul perché non sia stata chiusa la società Ponte sullo Stretto quando, durante il Governo Prodi, si poteva rinunciare al progetto?

Sinceramente non so perché la società non sia stata chiusa. E’ una delle questioni che ho intenzione di approfondire se sarò eletta alle prossime Europee (con l’Italia dei Valori, ndr). Come viene visto dai siciliani il Ponte sullo Stretto? In Sicilia quasi nessuno lo vuole. Come ho già detto, alla nostra regione mancano le infrastrutture. Si dovrebbe avere il coraggio di fare un referendum sul Ponte e invece si dà il progetto per acquisito. Vorrei aggiungere che quello siciliano è un problema anche di informazione.

Cioè?

La trasmissione Report sul caso Catania, ad esempio, dovrebbe essere trasmessa ogni sera in modo martellante. E invece programmi di questo genere sono rari. Siamo sempre al punto precedente: in pochi hanno il coraggio di fare nomi e cognomi.

Cambiando discorso. Che idea si è fatta del caso Genchi?

Per rispondere a questa domanda vorrei premettere che in Italia c’è un gruppo minimo di persone che sta cercando di sovvertire la democrazia in modo molto sottile e subdolo. Nel considerare la vicenda di cui è protagonista Genchi, infatti, bisogna ricordarsi che le prove che ha in mano Gioacchino Genchi le hanno anche le procure e gli avvocati della controparte, perché nessuno sottolinea questo dato?

E in merito alle intercettazioni?

Sono convinta che non esista nessun archivio. Genchi, che conosco personalmente da anni, non ha mai fatto intercettazioni in senso stretto. I tabulati, infatti, sono una cosa diversa dalle intercettazioni e se un parlamentare telefona a un mafioso, automaticamente il suo numero di telefono entra a far parte della documentazione agli atti delle indagini. Contro Genchi è stato montato ad arte un caso. Aggiungo che le perquisizioni eseguite nei giorni scorsi negli uffici e nell’appartamento di Gioacchino, a mio avviso, non cercavano soltanto i documenti relativi alle inchieste recenti ma miravano al materiale sulla strage di via D’Amelio. Qualcuno dev’essersi ricordato che Genchi sa molto sulla morte di Paolo Borsellino per aver partecipato all’inchiesta. Ma fortunatamente la testa e la memoria di Gioacchino, nessuno può sequestrarli.

EF

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Luigi De Magistris entra in politica. Ecco le sue motivazioni

Marzo 18, 2009

Ognuno si faccia la propria opinione…chi vi scrive è rimasto scioccato…devo ancora meditare e capire questa scelta…

EF


Razzismo capitale

Marzo 17, 2009

Un cartello bianco, plastificato, con un’unica scritta BULGARO. Anche l’elemosina ormai è divenuta una questione di razza e i clochard si attrezzano. Come gli ebrei portavano la stella di Davide durante la seconda guerra mondiale, al contrario oggi per farsi dare qualche spicciolo in Italia bisogna dichiarare di non essere rumeni. A vagolare lungo la via Laurentina, a Roma, con il cartello al collo – BULGARO, che si legga bene – è un clochard che racconta: “Per noi che veniamo da quelle zone adesso è tutto più difficile. Gli italiani pensano che siamo tutti della Romania, che siamo tutti dei delinquenti e ci trattano di conseguenza”. Ed anche se non vive la politica giorno per giorno, il “bulgaro” il razzismo deve averlo patito sulla propria pelle perché lo racconta senza mezzi termini: “Ci chiamano stupratori, ci dicono di tornare a casa. Ma tanti di noi – continua – sono qui per cercare un lavoro onesto e, se non lo trovano subito, chiedono l’elemosina, come faccio io”. Non è questione di parassitismo sociale, è questione di sopravvivenza. Eppure – forse – non tutto è perduto e negli italiani cova ancora un barlume di ragionevolezza: “E’ triste – dichiara un automobilista – che qualcuno debba pensare di dover mettere in chiaro a quale nazionalità appartiene per avere la carità. La povertà – conclude – non ha colore o Paese”. Ma è questione di acceleratore. Una pedata a fondo e la povertà sfila via, non si vede più.

EF


Il Ros perquisisce casa e uffici di Gioacchino Genchi

Marzo 13, 2009

Mentre vi scrivo i carabinieri del ROS di Palermo stanno perquisendo l’abitazione e gli uffici di Gioacchino Genchi. L’operazione sarebbe nata dopo una denuncia per accesso abusivo nell’anagrafe tributaria di due persone residenti a Parma e Milano, la cui identità non è stata ancora resa nota. A denunciare la violazione, una segnalazione pervenuta ai magistrati di Roma da parte della procura di Marsala, la stessa con cui proprio Gioacchino Genchi collaborò durante le ricerche di Denise Pipitone.

Per anni al servizio delle procure di mezza Italia, Gioacchino Genchi sta passando le stesse traversie subite da Luigi De Magistris, per aver indagato nelle inchieste Why Not e Poseidon.

Le persone oneste e i funzionari dello Stato (Genchi è un vicequestore della Polizia) vengono messe sotto inchiesta, i corrotti invece, dall’alto dei loro scranni, osservano indisturbati. E impuniti.

EF


Teme la denuncia, nigeriana clandestina muore di Tbc ai margini di una statale. La prima vittima del pacchetto-sicurezza

Marzo 13, 2009

Quando i soccorritori sono scesi dall’ambulanza l’hanno trovata che vomitava sangue. Tubercolosi polmonare acuta. E’ morta così, ai margini di una statale vicino Bari, Joy Johnson, una prostituta nigeriana che da alcuni mesi era divenuta clandestina. Per timore di essere denunciata e di finire in un Cie – come previsto dal pacchetto sicurezza, alla faccia dell’effetto annuncio – non si è rivolta a un ospedale ed è morta di tubercolosi, una malattia altamente contagiosa di cui potrebbero adesso ammalarsi anche i suoi clienti. E proprio uno di loro, allarmato dalle condizioni della ragazza, ha allertato la polizia e il 118.

E’ questa una delle conseguenze dell’effetto-annuncio del nuovo pacchetto sicurezza in disucssione in Parlamento, secondo cui i medici degli ospedali saranno autorizzati a denunciare i clandestini. Una norma, questa, che continua a far discutere. E’ stato lo stesso presidente della Camera, Gianfranco Fini, a sottolineare ieri che “il medico ha il diritto di curare le persone non di guardare se è un clandestino o meno”. Il rischio, ha proseguito Fini è che si crei “un circuito di medicina alternativo”. La norma, secondo il presidente della Camera “potrebbe portare rischi per la società con il diffondersi di patologie pericolose. Ragioniamo – ha concluso – prima di dar vita a provvedimenti che possono ledere il diritto della persona perché ogni clandestino è sempre una persona umana”. Sulla stessa linea anche Margherita Boniver (Pdl), presidente del Comitato interparlamentare di Schengen: “quella dei medici delatori la trovo francamente una norma ripugnante”.

A Bari, intanto, si teme l’epidemia.

EF


A Montalto di Castro nucleare da 4 miliardi

Marzo 11, 2009

Dopo il rilancio del Governo il comune viterbese potrebbe ospitare una delle nuove centrali. Investimenti per un reattore di terza generazione su modello francese.

Un investimento da quattro miliardi di euro. Tanto potrebbe costare la costruzione di una centrale nucleare di terza generazione a Montalto di Castro. Ovviamente si tratta di ipotesi ma il nome della cittadina laziale è già stato fatto in più di un’occasione. A fornire le referenze e la possibile candidatura del comune viterbese ad ospitare un reattore, sono i precedenti e la natura geomorfologica del territorio. Dal Governo fanno però sapere che i criteri per la localizzazione dei siti saranno definiti solo dopo l’approvazione del disegno di legge “Sviluppo” prevista «in primavera» – ha assicurato il ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola – e la creazione di un’apposita Agenzia per la Sicurezza Nucleare.
Secondo quanto è emerso nei giorni successivi alla firma dell’accordo tra Italia e Francia per lo sviluppo del nucleare, il modello di centrale che verrebbe adottato nel nostro Paese per un primo “lotto” di quattro centrali è l’Epr (European Pressurizzed water Reactor), identico a quello che Enel sta costruendo insieme ad Edf in Francia, a Flamanville. Si tratta di una centrale di terza generazione che, secondo i dati comunicati dall’Enel, avrà una potenza di 1.600 Megawatt e costerà complessivamente almeno 4 miliardi di euro.
Attualmente alla costruzione del reattore di Flamanville lavorano oltre 1300 addetti. E se al termine del’iter legislativo si dovesse scegliere ancora una volta Montalto di Castro tra i quattro siti per costruire uno degli impianti previsti dall’accordo Berlusconi-Sarkozy, quanto visto per Flamanville potrebbe replicarsi nel Lazio. Proprio Montalto di Castro, infatti, può già vantare un reattore mai completato e l’impianto termoelettrico più potente del Paese. Nel 1981 il suo territorio venne scelto per la costruzione di quello che doveva diventare il più moderno impianto nucleare italiano, con due reattori da 1000 megawatt ciascuno.
L’appalto per costruzione delle strutture civili venne vinto dal consorzio Costruzioni Centrali Nucleari (Ccn). Il disegno dell’edificio principale era dell’americana Gibbs&Hill, mentre le strutture minori erano di progettazione Ansaldo. Come è noto, nel 1987, un anno dopo il disastro di Chernobyl, un referendum fece uscire l’Italia dai Paesi produttori di energia dall’atomo. La centrale di Montalto di Castro venne abbandonata e i cantieri smobilitati, proprio quando circa l’80% delle opere civili erano state completate.
Chiuso il capitolo nucleare, a Montalto di Castro si decise di costruire, proprio accanto a ciò che restava del reattore, una centrale termoelettrica. I lavori partirono nel 1990 e portarono in pochi anni venne mesa in funzione l’”Alessandro Volta”, il più grande impianto termoelettrico italiano. Con una capacità energetica di 3600 Megawatt, oggi dà lavoro complessivamente a circa 260 persone, compreso l’indotto.
Tra le candidature possibili per la costruzione di un nuovo reattore, quindi, Montalto di Castro sembra avere le referenze migliori. Ci sono poi i siti di Latina, dove era stato costruito un reattore di tipo Gas cooled reactor (Gcr), cioè raffreddato a gas e, tra Lazio e Campania, Garigliano, dove esisteva una centrale di tipo Boiling water reactor (Bwr), ad acqua bollente.
Le difficoltà però sembrano, ancora un volta, di natura politica. All’indomani della firma dell’accordo Italia-Francia, infatti, il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, si è detto favorevole a sviluppare la produzione di energia da fonti rinnovabili ma non a riprendere la costruzione di centrali nucleari nel territorio regionale. E proprio a Montalto di Castro, il 26 febbraio scorso, il Governatore ha inaugurato il cantiere per il più grande impianto fotovoltaico d’Italia, con una potenza di 24 Megawatt.
Un sistema che, secondo l’Assessore regionale all’Ambiente, Filippo Zaratti, «rappresenta la risposta del Lazio agli accordi italo-francesi voluti dal Governo per la ripresa del nucleare». Secondo l’assessore l’impianto fotovoltaico di Montalto dovrebbe essere operativo entro il novembre prossimo e dovrebbe portare alla produzione di 600 Megawatt a livello regionale entro il 2010.

EF

Pubblicato sul Sole 24 Ore del Lazio del 11.03.09

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Caso Genchi. Alfano annuncia nuove norme per proteggere gli 007. Accuse a Rutelli

Marzo 11, 2009

“Per garantire maggiori tutele ai soggetti appartenenti alle forze dell’ordine e ai servizi di sicurezza, il governo ha predisposto un intervento normativo – presto all’attenzione del Parlamento – con il quale saranno apportate significative modifiche all’articolo 270 del codice di procedura penale”.

Con queste parole il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, è intervenuto ieri a margine della relazione sul “caso Genchi”, presentata dal presidente del Copasir, Francesco Rutelli. Sotto il focus della politica è infatti finita la mole di tabulati registrati dal consulente Gioacchino Genchi, da anni al servizio di numerose procure italiane, acquisiti durante le inchieste Poseidon e Why Not, condotte dall’ex pm Luigi De Magistris. Secondo le nuove norme annunciate dal Guardasigilli, “la richiesta di autorizzazione a disporre le intercettazioni, ovvero acquisire i dati del traffico telefonico” di utenze riconducibili a membri del Dis, dell’Aise o dell’Aisi, saranno di esclusiva competenza del Procuratore della Repubblica, pena la nullità del provvedimento.

L’annuncio dell’imminente modifica dell’articolo che regola l’acquisizione dei dati telefonici è venuta dopo che Francesco Rutelli in serata aveva messo in evidenza come “attraversi i tabulati è stato verosimilmente tracciato” nel periodo che va “dal 10 marzo 2005 al 15 dicembre 2006″, l’ex capo dei Servizi Segreti militari, Niccolò Pollari. Rutelli ha poi continuato sottolineando come “non è stato illustrato alcun legame fra questa attività invasiva e l’indagine giudiziaria che – ha continuato il presidente del Copasir – riguardava presunte corruzioni relative a fondi regionali e comunitari in Calabria”. Sono poi stati acquisiti anche i dati “di altre 17 utenze telefoniche e 11 utenze fisse utilizzate da appartenenti ai Servizi, per i quali l’accertamento è stato parimenti invasivo”. Mentre non sarebbe stato fornito alcun riscontro sul coinvolgimento di agenti segreti italiani nelle indagini calabresi. In tutto, secondo un dato del Ros citato dal presidente del Copasir, sarebbero state acquisite tra i 14 e i 18 milioni di righe di traffico telefonico.

Rutelli è poi passato all’attacco della società di Gioacchino Genchi: “ancorché si sia trattato di un vicequestore della polizia di Stato in prolungato permesso sindacale, si è provveduto ad attribuirgli incarichi professionali retribuiti a beneficio di una società privata da lui controllata. Moltiplicando tale attività per le decine di incarichi assegnati da diversi uffici giudiziari – ha continuato Rutelli – essa ha fatturato diversi milioni di euro. Non è chiaro – ha concluso – perché le molteplici strutture tecniche dello Stato siano state spogliate di tali attività e perché siano state sostenute tali spese”. Per le indagini, quindi, è necessario risparmiare. Peccato che se inizialmente erano proprio gli apparati dello Stato a dover predisporre le intercettazioni, da anni ormai questo servizio viene appaltato all’esterno. A società simili in tutto a quella tramite cui operava Gioacchino Genchi.

Numerose le reazioni politiche. Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente del Senato, Renato Schifani, che ha sottolineato come sia indispensabile “colmare un vuoto legislativo”, messo in evidenza da una vicenda “estremamente emblematica e piena di risvolti delicati”. Mentre per Gasparri “occorre una commissione d’inchiesta parlamentare su questa vicenda” che il capogruppo al Senato definisce “vergognosa”. “Come ci si può fidare – ha chiesto provocatoriamente Gasparri – di una magistratura che lascia ancora operare De Magistris?” E ha incalzato: “Il Capo della Polizia a quali compiti ha ora adibito Genchi?” e ha chiesto a Manganelli “di fare il suo dovere. Allontanando stasera stessa chi va cacciato”.

Ma una violenta stoccata proprio al presidente del Copasir è venuta dal senatore dell’Italia dei Valori, Luigi Li Gotti. Facendo riferimento al dato riportato nella relazione dallo stesso Rutelli, secondo cui 13 parlamentari (di cui non si fa il nome) sarebbero stati coinvolti nelle intercettazioni, Li gotti ha citato alcune interviste rilasciate dallo stesso Genchi, in cui Rutelli verrebbe enumerato proprio tra i 13 intercettati: “Non si può indagare – ha incalzato il senatore Idv – su una vicenda che ha per oggetto se stessi”. E Rutelli: “E’ una cosa non vera, non so chi gliel’abbia detta”. Dopodiché la discussione si è chiusa. All’orizzonte, dunque, un’ulteriore stretta sulle intercettazioni. La domanda è: cosa resterà da ascoltare che possa definirsi come “utile alle indagini”? All’onestà politica la risposta.
EF


Ulster: è morto il poliziotto ferito ieri

Marzo 10, 2009

Un agente di polizia e’ stato ucciso in serata nell’Ulster, colpito a morte da sconosciuti mentre si trovava di pattuglia a Craigavon nella contea di Armagh. Lo ha riferito la polizia. L’evento si e’ verificato a appena 48 ore dall’attacco rivendicato dall’ala dissidente dei terroristi nordirlandesi della ‘Real Ira’ che sabato sera hanno ucciso due soldati, ne hanno ferito altri due insieme a due civili davanti alla caserma di Massereene a Antrim, a nordovest di Belfast.
Secondo la prima ricostruzione si sarebbe trattato di un vero proprio agguato. L’agente e’ stato freddato con un colpo alla testa mentre stava perlustrando in auto con un collega la zona di Lismore Manor, un’area repubblicana di Craigavon, dopo aver ricevuto una chiamata.
Fonte: AGI, ore 00.11 del 10.03.09


Trentamila coinvolti ogni anno. Contro la «tratta» una banca dati con Procure e Dda

Marzo 9, 2009

È un mercato che non conosce crisi quello del traffico di esseri umani e in Italia si stima possa coinvolgere tra le 25 e le 3omila persone. In prevalenza donne e minori da avviare alla prostituzione, al lavoro nero, all`accattonaggio o utilizzati come corrieri della droga. Sebbene numeri sul fenomeno -per definizione sommerso – non siano facilmente rilevabili, attraverso i dati raccolti dal Dipartimento per le pari opportunità (Dpo) è possibile avere una stima di quanti hanno deciso di affidarsi ai programmi di protezione previsti dall`articolo i8 del Testo unico sull`immigrazione:

13.517 persone dal 2000 al 2007. Di queste ben 938 avevano meno di 18 anni. Nel 2007, invece, sono stati 859 i casi di sfruttamento sessuale e 76 quelli di sfruttamento lavorativo.

Un fenomeno, quello del lavoro paraschiavistico, in crescita, come conferma uno studio che sta realizzando il Dpo, anti cipato al Sole-24 Ore del Lune- dì: nel 2008 sono stati registrati„ circa 400 casi di articolo i8 per lavoro forzato. È della scorsa settimana l`operazione che ha portato a diversi arresti in Puglia per la scoperta di un gruppo criminale dedito al favoreggiamento dell`immigrazione clandestina di cittadini extracomunitari dalle coste libiche a quelle italiane e al successivo sfruttamento delle vittime. Ma una delle maggiori difficoltà nel perseguire il reato di tratta finalizzata al lavoro paraschiavistico deriva dalla necessità di accertare nella vittima «uno stato di soggezione continuativa» (articolo 6oo Codice penale).

«Dai pomodori del Tavoliere delle Puglie alle mele delTrentino, passando per i campi di Castelvolturno (Caserta), Livorno, Crotone, Vittoria (Ragusa) o Rossano Calabro – spiega Francesco Carchedi, docente della facoltà di Sociologia;

dell`università la Sapienza e consulente del Dpo ì trafficanti di esseri umani forniscono perso- nale a molte realtà. Difficile però dimostrare-lo sfruttamento continuato delle vittime».

Della stessa opinione anche David Mancini, sostituto procuratore a Teramo, che da anni si occupa del fenomeno: «I datori di lavoro dichiarano che i braccianti sono liberi di lasciare i campi, mentre alle prostitute viene corrisposta una percentuale dei compensi che le spinge spesso a non denunciare situazioni di grave sfruttamento. In questo modo – spiega Mancini potendo venire meno la continuatività dello stato di soggezione, non si può applicare l`articolo 600 del Codice penale che prevede una pena da 8 a 20 anni. A seconda dei casi, quindi, l`accusa è di maltrattamenti (articolo 572 Codice penale), lesioni personali (articolo 58z), violenza privata (articolo 61o), favoreggiamento della permanenza del migrante clandestino (articolo 12 Testo unico) o impiego di lavoratori senza permesso di soggiorno (articolo 22Tu oppure ar- ticolo i8 “legge Biagi”), con pene molto inferiori se non addirittura semplici sanzioni amministrative».

Si spiega così anche il numero minore dei relativi di programmi di recupero. Il disegno di legge 2784, inoltre, già approvato in Senato e contenente l`articolo 603-bis che prevede il reato di «grave sfruttamento dell`attività lavorativa», giace nei cassetti della commissione Giustizia della Camera.

Presso il Dipartimento per le pari opportunità è invia di costituzione l`Osservatorio sulla tratta (istituito nel marzo del 2007), come spiega Isabella Rauti, a capo del Dipartimento del ministero per le Pari opportunità:

«Avrà il compito di organizzare una banca dati nazionale ed è allo studio un protocollo di intesa tra il Dipartimento e le Procure della Repubblica delle Direzioni distrettuali Antimafia, le forze dell`ordine e le Ong, per la formazione congiunta di operatori di diversa provenienza al fine di rafforzare le sinergie messe in campo».

EF

Pubblicato sul Sole 24 Ore del 09.03.09

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Duro colpo alla Sacra Corona Unita: arrestato Caramuscio. Era tra i 100 latitanti più pericolosi

Marzo 8, 2009

ArrestoEra tra i 100 latitanti più pericolosi d’Italia ed è stato catturato oggi a Cassano Murge, in provincia di Bari, durante un’operazione congiunta delle questure di Bari e Lecce. Oltre cinquanta poliziotti hanno circondato l’appartamento in cui Salvatore Caramuscio, 40 anni, originario di Surbo (Lecce) si era rifugiato e poi hanno eseguito l’arresto.

Ricercato da oltre sei mesi per omicidio e associazione a delinquere di tipo mafioso, Caramuscio è ritenuto un esponente di spicco della Sacra Corona Unita salentina, una mafia che in poche occasioni occupa le pagine dei giornali e vive nel sottobosco silenzioso dell’estorsione. «Bravi – avrebbe detto il boss agli agenti - siete stati scientifici».

Caramuscio era tornato in libertà nel settembre scorso per scadenza dei termini con un provvedimento adottato dai giudici dell’Aquila che aveva fatto molto discutere. Fino a quel momento era detenuto per l’omicidio – compiuto il 6 marzo 2003 – di Antonio Fiorentino, nel bar ‘Papaya’ di Lecce. Una volta uscito di galera, però, Caramuscio non si presentò in questura e si diede alla clandestinità. Oggi l’arresto. Un riconoscimento istituzionale per l’operazione, infine, è venuto dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni, che ha chiamato il capo della Polizia, Antonio Manganelli, per complimentarsi dell’arresto.

EF

© Periscopio

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Ponte sullo Stretto: il Governo stanzia 1,3 miliardi. Tutte le società del maxiappalto

Marzo 7, 2009

Un miliardo e trecento milioni di euro. A tanto ammonta lo stanziamento che il Governo italiano ha varato per riavviare i lavori del ponte sullo Stretto di Messina, un’opera che complessivamente costerà oltre 6 miliardi di euro. Ma chi c’è dietro al ponte? Ho provato a scomporre e ricomporre il mosaico di società che parteciperanno a questa opera mastodontica.

La quota di maggioranza della Società Stretto di Messina (costituita nel lontano 11 giugno 1981, a seguito della legge 1158 del 1971) è dell’Anas, ne possiede ben l’81,8%, mentre Rfi partecipa per il 13% e Regione Sicilia e Calabria del 2,6% ciascuna. La capofila gestisce anche altre opere del cosidetto Corridoio1, di cui fa parte il ponte sullo Stretto e la Salerno-Reggio Calabria. È superfluo ricordare che l’attuale presidente di Anas, Pietro Ciucci, prima era amministratore delegato proprio della Società Stretto di Messina.

Il General Contractor, cioè il soggetto che realizza l’opera, è costituito da un consorzio di imprese riunito nell’Associazione Temporanea di Imprese, formata dalla capogruppo mandataria Impregilo Spa e da altri soggetti quali: la spagnola Sacyr S.A., Società Italiana per Condotte d’Acqua Spa,la Cooperativa Muratori e Cementisti CMC di Ravenna, la giapponese Ishikawajima-Harima Heavy Industries CO Ltd e l’ACI scpa – Consorzio stabile. Mentre i soggetti incaricati della progettazione sono le società danesi CowiA/S e Sund&Baelt A/S, insieme alla canadese Buckland&Taylor Ltd.

Il Project Managment Consultant, cioè il soggetto che svolge attività di controllo e verifica della progettazione definitiva, esecutiva e della realizzazione del Ponte, assicurandone il rispetto degli standard di qualità, dei tempi e dei costi, è la società statunitense Parsons Transportation Group, leader mondiale nella progettazione di ponti sospesi. Con il Raggruppamento Temporaneo d’Imprese, guidato dalla Fenice spa, è invece stato firmato nel 2006 il contratto per Monitore Ambientale. Il broker assicurativo, infine, è Marsh spa.

È curioso notare come tra i maggiori azionisti di Impregilo ci sia anche Marcellino Gavio (insieme a Ligresti e Benetton), lo stesso che, attraverso la holding Argo Spa (dell’omonimo gruppo Gavio), fa parte della cordata Alitalia. Ad Impregilo, Gavio partecipa attraverso la Igli Spa (a sua volta partecipata da Argo Fin), che possiede il 29,4% di Impregilo. Mentre la società Condotte D’Acqua spa ha avuto recenti guai con la giustizia in relazione alla certificazione antimafia.

Il ponte e le mafie

E proprio gli interessi della mafia sul futuro Ponte sullo Stretto, sono emersi già nel febbraio 2005, quando la stampa dava notizia di cinque provvedimenti di custodia cautelare per associazione a delinquere di stampo mafioso. I provvedimenti venivano eseguiti a Parigi, Londra e Montreal e notificati al boss Vito Rizzuto, capo dell’organizzazione legata ai clan calabresi Cuntrera-Caruana e sospettato di rappresentare in Canada la “famiglia” Bonanno di New York, all’ingegnere Giuseppe Zappia (residente in Canada ma arrestato a Roma), al broker Filippo Ranieri (originario di Lanciano in Abruzzo), all’imprenditore cingalese Savilingam Sivabavanandan e all’algerino Hakim Hammoudi. Secondo i magistrati della DDA di Roma, Zappia, apparentemente un imprenditore “pulito”, con l’aiuto del broker e degli imprenditori Sivabavanandan e Hammoudi, avrebbe dovuto reinvestire capitali mafiosi nella realizzazione del Ponte sullo Stretto, opera a cui lo stesso Zappia, nel 2004, partecipò con la Zappia srl, proponendosi – ma venendo poi escluso – durante la gara di prequalifica tecnica. Venendo ai giorni nostri, invece, sempre nell’ambito di questa inchiesta, il 26 novembre scorso, è stato messo a segno un sequestro da 5 milioni di euro che ha coinvolto società, aziende, terreni, ville, conti correnti bancari e autovetture riconducibili ai clan italo-canadesi individuati nel 2004 e interessati proprio alla Società Ponte sullo Stretto.

EF
©Periscopio

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Nucleare: opportunità o grande bluff?

Marzo 5, 2009


In tempo di crisi economica, il nostro Governo fa un gran parlare di rilancio, di occasioni per risalire la china. Tra queste ci sarebbe – stando all’accordo siglato tra Berlusconi e Sarkozy – anche il ritorno al nucleare. Una possibilità che chi vi scrive considera assai remota. Non perché non sia fattibile ma per la politica del “no” a cui è abituata l’Italia e per gli inevitabili ritardi e i prevedbili aumenti nel costo di costruzione, tipici di tutti i grandi appalti nostrani: si parte con 5 e si finisce con 15, sia per quel che riguarda i pagamenti che per i tempi.
Detto questo, dal mio punto di vista penso che il nucleare sia un’occasione che il nostro Paese dovrebbe saper cogliere. Decidemmo di abbandonare i cantieri quando il disastro di Chernobyl spaventò il pianeta. Ma l’Italia fu tra i pochi a prendere questa decisione. In Europa, infatti, continuarono a costruire reattori. Per citare qualche numero, ad oggi la Francia ne ha 59 (uno è in costruzione), il Belgio 7, il Regno Unito 19. Da noi invece la politica aveva ormai preso la china dell’interpretazione degli umori popolari e non più della proposta costruttiva e quindi si decise di chiudere tutto per compiacere l’elettorato terrorizzato. Fu uno dei pochi referendum votati e poi rispettati dalla politica. Chissà perché, nel mare magnum dei referendum ignorati.
Ad oggi tutti di nuovo preparano palette e fischietti per urlare contro il ritorno dell’atomo nel nostro Paese. Ma chi fischia e fischia e fischia si è mai reso conto che questa sarebbe un’occasione unica sia per creare lavoro che per attrarre investimenti? “Ma ci sono le scorie” direte voi. Lo so benissimo ma se i progetti si affronteranno in modo serio e responsabile, anche le scorie verranno stoccate nel miglior modo possibile. E si tratta di un problema non solo dell’Italia ma dell’Europa e del mondo. Tutti i siti di stoccaggio ad oggi esistenti, infatti, sulla carta sono di natura “temporanea”.
Le basi per dire di no al nucleare, insomma, sono troppo fragili.
Il problema semmai è un altro: non buttarsi nell’avventura dell’atomo “all’italiana”. Quindi con aziende poco serie o in odore di mafia, gare a trattativa privata in nome di una qualche emergenza, costi e prezzi che si quintuplicano e tempi di costruzione dilatati nel tempo all’infinito. Per una volta, insomma, cerchiamo di essere seri. Per noi stessi, per il nostro futuro.


EF

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Chi ha ucciso Paolo Borsellino…e chi sta affossando Gioacchino Genchi?

Marzo 4, 2009

Il pingback è d’obbligo. Le riflessioni anche. La rabbia, quella, tenetevela stretta. Ché in questa Italia è ormai un bene raro.
Vi copio/incollo un testo un po’ lungo, preso a prestito dal sito di un mio caro amico, è un discorso del fratello di Paolo Borsellino, Salvatore. Leggete tutto, fino in fondo, e meditate. Aprite gli occhi sulla realtà e sul nostro Paese. Che non è molto diverso da trent’anni fa.

“Grazie a tutti.
Ringrazio soprattutto quei tanti ragazzi, quelle tante persone che ho incontrato oggi qui e che vengono da tutte le parti d’Italia. Sono quei ragazzi che incontro quando vado in giro per l’Italia a gridare la mia rabbia e a cercare di suscitare nella gente quella indignazione che ritengo che tutti dovrebbero avere nel vedere il baratro nel quale stanno facendo precipitare il nostro Paese.
Vedete, ieri Sonia Alfano mi ha telefonato e mi ha detto: “dobbiamo proiettare un video nel quale si vedranno delle immagini crude, delle immagini della strage di Paolo”.
Mi ha chiesto se poteva farlo, se sarei stato in qualche maniera colpito, sconvolto. Quelle immagini non mi sconvolgono affatto, vorrei che venissero proiettate ogni giorno in televisione, perché la gente si rendesse conto di quello che è stato fatto. Si rendesse conto di qual è il sangue sul quale si fonda questa disgraziata Seconda Repubblica, che capisse che è fondata sul sangue di quei morti. Vedere quelle immagini non mi sconvolge. Una cosa mi sconvolge: vedere le immagini di quelle stragi dopo aver visto quelle due persone che prima parlavano di Dell’Utri, delle bombe che metteva Mangano, e ridevano.
Ridevano, ghignavano rispetto a quelle cose: questo mi sconvolge.

Come Arancia Meccanica
Vorrei che quelle due persone venissero messe in una cella come mettevano quegli assassini di Arancia Meccanica, aprirgli gli occhi e costringerli a vedere, vedere, vedere, vedere in continuazione quelle stragi. Ecco quello che vorrei.
Io ho visto oggi quelle stragi e mi sono ricordato di una cosa che mi ha detto Gioacchino Genchi, che è arrivato sul luogo della strage due ore dopo il fatto. Io ci misi cinque ore a sapere che mio fratello era morto perché la televisione dava notizie contraddittorie: forse è stato ferito un giudice, forse sono stati feriti uomini della scorta. Fu mia mamma che, cinque ore dopo, mi telefonò dall’ospedale e mi disse: “tuo fratello è morto”.
C’era qualcuno, però, che si chiamava Contrada che lo seppe ottanta secondi dopo che mio fratello era stato ucciso e io vorrei, io chiedo, io grido: voglio che queste cose vadano a finire nelle aule di giustizia!
Che ci siano processi per queste complicità che ci sono state all’interno dello Stato!
L’avete sentito di cosa parlavano Berlusconi e Dell’Utri: ecco perché vogliono impedire le intercettazioni, perché quelle cose non possiamo, non dobbiamo sentirle.
Non dobbiamo sentirle se no ci rendiamo conto di quella che è la classe politica che ci governa, ci rendiamo conto di chi oggi ha occupato le istituzioni.Il più grande vilipendio alle istituzioni è che queste persone indegne di occupare quei posti occupino le istituzioni. Questo è il vilipendio alle Istituzioni e allo Stato.
E’ il fatto che una persona che è stata chiamata “Alfa”, in un processo che non è potuto andare avanti perché è stato bloccato, come tutti gli altri processi che riguardano i mandanti occulti e esterni, possa occupare un posto così alto all’interno delle nostre Istituzioni.
Genchi arrivò in quella piazza due ore dopo la strage, mi ha raccontato che aveva conosciuto Emanuela Loi un mese prima perché faceva da piantone alla Barbera.
Era una ragazza che non era stata addestrata per fare il piantone, per fare la scorta a un giudice in alto pericolo di vita come Paolo Borsellino. Eppure quel giorno era lì a difendere con il suo corpo, e nient’altro che con quello, Paolo Borsellino. Questi sono gli eroi, non quelli di cui parlano Berlusconi e Dell’Utri, dicendo che Vittorio Mangano è un eroe.

Eroi in fila per andare a morire
Gli eroi sono questi ragazzi che il giorno dopo la morte di Falcone, ce n’erano cento tra poliziotti e Carabinieri, si misero in fila dietro la porta di Paolo per chiedergli di far parte della sua scorta.
Se erano messi in fila per andare a morire, perché Paolo sapeva che sarebbe morto. Quei ragazzi, mettendosi in fila dietro la porta di Paolo, sapevano che sarebbero morti anche loro.
Gioacchino Genchi mi raccontò che due ore dopo la strage, arrivando in via D’Amelio vide i pezzi di Emanuela Loi che ancora si staccavano dall’intonaco del numero 19 di via D’Amelio.La riconobbe perché c’erano dei capelli biondi insieme a quei pezzi.
I pezzi di quella ragazza vennero messi in una bara, vennero riconosciuti perché era l’unica donna che faceva parte della scorta, vennero mandati a Cagliari.Sapete cosa venne fatto? Quello che chiamiamo Stato ha mandato ai genitori di Emanuela Loi la fattura del trasporto di una bara quasi vuota da Palermo a Cagliari. Questo è il nostro Stato. Questo è lo Stato che ha contribuito ad ammazzare Paolo Borsellino e io vi racconto queste cose non per farvi commuovere, non per farvi piangere. Non è il tempo di piangere.
E’ il tempo di reagire, di lottare, è il tempo di resistenza! Il tempo di opporsi a questo governo che sta togliendo il futuro ai nostri ragazzi, che ci sta consegnando un Paese senza futuro. E la colpa è nostra che abbiamo permesso che tutto questo succedesse.
Quando Cossiga dice – dopo la manifestazione degli universitari che hanno capito che in Italia si sta cercando di distruggere l’istruzione perché l’istruzione può portare alla resistenza, anche durante il fascismo le scuole erano centri di resistenza e i ragazzi l’hanno capito – e Cossiga cosa ha detto? Ha detto che bisogna mettere infiltrati in mezzo a quei ragazzi perché rompano vetrine, perché vengano distrutte macchine perché le ambulanze sovrastino le altre sirene. Si augura addirittura che venga uccisa qualche donna, qualche bambino perché si possano manganellare quei ragazzi.
Dobbiamo essere noi a metterci davanti a loro, siamo noi che ci meritiamo quelle manganellate per avere permesso che il nostro Paese diventasse quello che è diventato. Un Paese che non è degno di stare nel mondo civile, siamo peggio della Colombia.
Genchi è arrivato in via D’Amelio due ore dopo la strage, ripeto, si è guardato intorno e ha visto un castello. Ha capito che non poteva essere che da quel posto fu azionato il telecomando che ha provocato la strage.
Genchi allora è andato in quel castello, ha cercato di identificare le persone che c’erano dentro, mediante le sue tecniche. Ha capito che da quel castello partirono delle telefonate che raggiungevano cellulari di mafiosi. Perché Genchi ha quelle capacità, le sue conoscenze tecniche sono enormi, egli è in grado, dagli incroci dei tabulati telefonici e non dalle intercettazioni, di riuscire a inchiodare i responsabili di quella strage.
Ecco perché si sta cercando di uccidere Genchi, ecco perché così come hanno ucciso i magistrati si cerca di uccidere anche Genchi. Questo è il vero motivo: per togliere un’altra arma a quello che è la parte sana di Stato che è rimasta.
Cercano di uccidere Genchi, hanno ucciso dei magistrati. Io ieri ho sentito un magistrato – uno di questi uccisi senza bisogno di tritolo – che mi ha detto: “avrei preferito essere ucciso col tritolo piuttosto che così, giorno per giorno, come stanno facendo”. I magistrati oggi, chi ancora cerca di combattere la criminalità organizzata, non viene più ucciso con il tritolo, viene ucciso in maniera tale che la gente non se ne accorga neanche, non reagisca.

Quel fresco profumo di libertà
Le stragi del 1992 portarono a quella reazione dell’opinione pubblica, a quello che mi ero illuso di riconoscere come quel fresco profumo di libertà di cui parlava Paolo. Quel profumo di libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e fin della complicità. Quel puzzo che oggi ci sta sommergendo. Il puzzo dal quale oggi non possiamo stare lontani perché sta permeando tutto il nostro Stato, tutta la nostra vita politica, tutte le nostre istituzioni.
Io, dopo la morte di Paolo, arrivai a dire che se Dio aveva voluto che Paolo morisse perché il nostro Paese potesse cambiare allora avrei ringraziato Dio di averlo fatto morire. Questo era il sogno di Paolo, Paolo sarebbe stato felice di sapere che era morto per questo.Oggi, guardate il baratro nel quale siamo precipitati: io ringrazio Dio che Paolo sia morto, che non venga ucciso come stanno uccidendo De Magistris, Apicella, Clementina Forleo. Io ringrazio Iddio che Paolo non venga ucciso in questa maniera. Che messaggi ci arrivano dalla magistratura? Il presidente dell’Anm dice: “abbiamo dimostrato che la magistratura possiede gli anticorpi per reagire”. E’ una vergogna che un magistrato possa dire queste parole! La magistratura ha dimostrato, semmai, di avere al suo interno quelle cellule cancerogene che la stanno distruggendo, e così come hanno vissuto e pervaso tutte le istituzioni, la classe politica. La magistratura, nei suoi organi superiori, ha dimostrato di essere corrotta al suo interno.
Ormai il cancro sta entrando in metastasi anche negli organi di governo della magistratura.

Mancino mente
Non è difficile, se pensiamo che a vice presidente del Csm, quello che dovrebbe essere l’organo di autogoverno della magistratura, c’è una persona indegna, indegna!, come Mancino! Una persona che mente! Mente spudoratamente dicendo di non avere incontrato Paolo Borsellino il primo luglio del 1992, quando sicuramente a Paolo Borsellino venne prospettata quella ignobile, scellerata trattativa tra lo Stato e la criminalità organizzata per cui Paolo Borsellino è stato ucciso. Perché Paolo non può aver fatto che mettersi di traverso rispetto a questa trattativa, questo venire a patti con la criminalità che combatteva, con chi poco più di un mese prima aveva ucciso quello che era veramente suo fratello, Giovanni Falcone. Paolo non può che essere rimasto così sdegnato da opporsi a questa trattativa e a quel punto andava eliminato, e in fretta.
Tant’è vero che il telecomando della strage di via D’Amelio fu premuto. Queste cose non sono potute arrivare al dibattimento perché tutti i processi sono stati bloccati.
Genchi ha dimostrato che quel telecomando era nel castello Utveggio, dove c’era un centro del Sisde, i servizi segreti italiani, è da lì che è arrivato il comando che ha provocato la strage.
Ecco perché Genchi deve essere ucciso anche lui. Hanno ucciso Paolo Borsellino, hanno ucciso Giovanni Falcone e adesso uccidono anche Genchi, De Magistris, tutti i giudici che cercano di arrivare alla verità.
Così qualunque giudice che arriva a toccare i fili scoperti muore, non si può arrivare a quel punto perché oggi gli equilibri che reggono questa seconda repubblica sono basati sui ricatti incrociati che si fondando sull’agenda rossa.
Un’agenda rossa sottratta dalla macchina ancora in fiamme di Paolo Borsellino, in cui queste trattative, queste rivelazioni che in quei giorni gli stavano facendo pentiti come Gaspare Mutolo, come Leonardo Messina erano sicuramente annotate. Quell’agenda doveva sparire, è questo uno dei motivi della strage. Quell’agenda doveva sparire, su quell’agenda io credo che si basano buona parte dei ricatti incrociati su cui si fonda questa seconda repubblica.
E allora Mancino non può venirmi a dire che non ricorda di aver incontrato Paolo Borsellino! Non può soprattutto adoperare quel linguaggio indegno che adopera. Dice: “Io non posso ricordare se fra gli altri giudici c’era anche Paolo Borsellino, che non conoscevo fisicamente”. Ma Mancino non hai visto chi era quel giudice vestito con la sua toga che trasportava la bara di Falcone? Non l’hai visto? Non ti interessavano quelle immagini? Eri ministro dell’interno e non ti interessava che cosa stava succedendo in Italia in quei giorni?
Non ti interessava, a fronte di quell’agenda che ho mostrato e nella quale c’è scritto: “ore 19.30 Mancino” scritto di pugno autografo da Paolo? Lui ha mostrato un calendarietto in cui non c’era scritto niente, l’ha mostrato semplicemente e c’erano tre frasi con gli incontri della settimana.
E’ questo quello che fanno i nostri ministri, oltre che cercare di accordarsi con la criminalità organizzata. E’ per questo che è stato ucciso mio fratello: perché mio fratello si è messo di traverso rispetto a questa trattativa, per questo doveva essere ucciso. Io chiedo, e non smetterò di chiederlo finché avrò vita, che sia fatta giustizia, che vengano cacciati dalle istituzioni quelle persone che sono complici di quello che è successo. Non che venga data l’impunità a chi dovrebbe essere sottoposto a processi e invece non può essere neanche indagato, intercettato, non si può fare nulla.
Dobbiamo subire, stanno adottando la tecnica della frana, per cui ci hanno infilato in un’acqua che a poco a poco si riscalda e la gente non si accorge il punto a cui arriviamo.
Attenzione! Attenti! Stiamo precipitando nel baratro e da questo baratro dobbiamo uscire perché lo dobbiamo ai nostri morti. Lo dobbiamo a Giovanni Falcone, a Paolo Borsellino, a Emanuela Loi, a questi che veramente sono eroi. Dobbiamo riappropriarci del nostro Paese, questo Paese è nostro, lo Stato siamo noi! Non queste persone che indegnamente occupano le istituzioni.
Vi lascio con tre parole che un altro dei giudici che hanno tentato di uccidere ha detto, ed è quello che dobbiamo fare, l’unica cosa che ci resta da fare prima di cadere in un regime dal quale non ci potremo più districare: resistenza! Resistenza! Resistenza!”

EF


Totò Cuffaro in Vigilanza Rai

Marzo 3, 2009

La notizia che Totò Cuffaro è approdato alla Commissione di Vigilanza Rai non è stata data da nessun quotidiano né organo di stampa italiano. Ma è sul sito del Senato, del tutto ignorata e fatta passare sotto silenzio. E stiamo parlando dello stesso Cuffaro che il 18 gennaio 2008 è stato dichiarato colpevole di favoreggiamento semplice nel processo di primo grado per le ‘talpe’ alla Dda di Palermo e condannato a 5 anni di reclusione e interdizione perpetua dai pubblici uffici. Sempre lui, che adesso è subentrato al collega Gianpiero D’Alia (lo stesso che tuonò proprio contro Cuffaro all’indomani della condanna per favoreggiamento). Ma siamo in Italia. E i giornali non ne scrivono e i cittadini non si sorprendono. Ma per quanti – pochi – ancora non ci credono, ripeto: Totò Cuffaro è nella Vigilanza della Rai. E non stropicciatevi gli occhi, è vero.
EF

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Che fine ha fatto Gioacchino Genchi?

Marzo 2, 2009

Dopo un lungo periodo di silenzio, torno a scrivere del Caso Genchi. Proprio perché nessuno ormai ne parla più. Dopo due settimane in cui i giornali non hanno scritto di altro, adesso dell’ex consulente di Luigi De Magistris non si sa nulla. L’hanno distrutto mediaticamente e adesso su di lui è calato il silenzio. Il Copasir, però, sta andando avanti e ha già inviato ai presidenti delle Camere una relazione dettagliata sull’operato di Gioacchino Genchi che adesso è formalmente indagato.

Si è detto che il grande intercettatore italiano avrebbe spiato la Cassazione, il Quirinale, l’Antimafia, ecc. Francamente mi sembra assurdo. Genchi ha lavorato con Falcone, con Martelli (che ad Annozero ha fatto quasi finta di non conoscerlo: “Signor Genchi ma lei chi è?”) quando si trattò di analizzare il computer di Giovanni Falcone, è stato chiamato a testimoniare per il processo Dell’Utri, per le spie nella procura di Palermo, per la sparizione di Denise Piptone…e adesso? Adesso, dopo un’inchiesta che è stata definita la nuova Tangentopoli (se non peggio), l’hanno distrutto. Bisogna però notare che, nel tempo, la politica è cambiata. Se negli anni Novanta un deputato o ministro indagato si dimetteva, era un’onta per il partito, adesso si tiene ben stretto lo scranno, sicuro che gli italiani hanno ormai fatto l’abitudine alla corruzione. Da questo atteggiamento ne deriva un altro: il deisderio di impunità e la presunzione di poter fermare chi indaga sulla politica. Se prima la magistratura era considerata l’alfiere della buona politica, adesso l’aria è totalmente cambiata. E un professionista come Genchi viene delegittimato e messo all’angolo per aver fatto il proprio dovere. Per aver indagato sulle catene societarie che si spartivano i fondi europei per l’ambiente in Calabria. E sarebbero coinvolti presidenti regionali, ex-ministri, insieme alla solita schiera di amici degli amici e prestanome. Di Genchi si è detto che avrebbe intercettato anche il Quirinale, oltre che ai togati della Cassazione e dell’Antimafia. La linea di demarcazione tra il vero e il falso è sottilissima. E’ un po’ come dire: “Ciò che è scritto sul risvolto di questa pagina è falso e viceversa”. Dov’è la verità? Se ne ha una percezione talmente confusa che si rinuncia a capire. Ma una spiegazione c’è e quasi nessun media nostrano l’ha data: se un indagato parla con un’utenza della Cassazione o del Quirinale, il numero chiamante o chiamato entra automaticamente nei tabulati. Dov’è la stranezza? Se c’è è solo nel fatto che una verità elementare come questa non è stata spiegata agli italiani. Si è detto semplicemente “Nelle intercettazioni ci sarebbero il Quirinale, la Cassazione e alcuni magistrati dell’antimafia”. Ed è così, ma manca una parte della verità.

“Le indagini inItalia non si possono fare solo nei confronti dei tossici o degli extracomunitari – ha dichiarato di recente Genchi in un’intervista - la legge è uguale per tutti, tutti sono sottoposti alla legge. Nel momento in cui questi signori (i politici, ndr) li si sfiora solo da lontano, anche solo con una piuma, questi signori si ribellano e distruggono le persone che hanno solo il coraggio di fare il loro lavoro”.

E che dire del Copasir? Il Comitato per la Sicurezza Nazionale si sta occupando di un semplice consulente e di un magistrato (De Magistris)! E’ paradossale ed anche un po’ sospetto, non credete? “L’attacco che viene fatto nei miei confronti – ha dichiarato di recente Gioacchino Genchi in un’intervista – parte esattamente dagli stessi soggetti che io avevo identificato la sera del 19 luglio del 1992 dopo la strage di via D’Amelio. Ancora nessuno ha detto che io sono folle. Hanno detto che sarò pericoloso ma nessuno ha detto che sono folle. E questa è l’occasione perché ci sia una resa dei conti in Italia. A cominciare dalla strage di via D’Amelio e dalla strage di Capaci. Perché queste collusioni tra apparati dello Stato, Servizi Segreti, gente del malaffare e politici -ha concluso - è bene che gli italiani comincino a conoscerle”. Aggiungo io: davvero agli italiani interessa ancora la verità? Temo che il Grande Fratello e Amici abbiano addormentato tutti.

EF

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