Miei cari amici di blog, oggi ho deciso di fare outing: sono stufo. Sono stanco di questo Paese dove l’impunità viene aiutata, favorita e suggerita. Sono stanco di dover scrivere che più passa il tempo e più si va verso il baratro politico-sociale (salvo poi prendermi addosso le accuse di “comunista”, per chi ancora ci crede, o di disfattista). A volte gradirei l’incoscienza. Il non saper né leggere né scrivere e sopratutto il non aver la curiosità di andare a leggermi ogni carta prodotta dal Governo.
Ad esempio, qualcuno ha letto da qualche parte che due giorni fa sono state respinte dalla Camera le dimissioni del sottosegretario di Stato, Nicola Cosentino? No. Perché ormai è prassi. Il nome di Cosentino è stato fatto in un’inchiesta riguardante i Casalesi, ma lui è ancora lì. Lo Stato lo vuole. E anche il Piddì, visto che numerosi esponenti del partito di Veltroni si sono astenuti o sono usciti dall’aula al momento del voto.
E per correttezza, allora, vi cito il testo di un documento che non è stato ripreso da nessun giornale. Bocciato in cavalleria dalla Camera come se nulla fosse. Nel silenzio mediatico.
Atto della Camera – Mozione 1-00054 presentata da
testo di lunedì 27 ottobre 2008, seduta n.072
La Camera,
premesso che:
l’onorevole avvocato Nicola Cosentino, sottosegretario di Stato per l’economia e le finanze, è stato più volte indicato da diversi collaboratori di giustizia come fiancheggiatore o concorrente esterno in associazioni criminali di tipo mafioso;
il 30 settembre 2008 è stato acquisito agli atti dell’indagine denominata «Spartacus 3», condotta dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, un verbale di deposizione in cui il collaboratore di giustizia Domenico Frascogna ha affermato che l’onorevole Cosentino sarebbe stato il «postino dei messaggi» del boss camorrista Francesco Schiavone (cfr. M. Lillo, «Sistema Cosentino», in L’Espresso, 9 ottobre 2008 );
tale dichiarazione va naturalmente ricollegata alle deposizioni rese più volte da diversi collaboratori di giustizia e in particolare da Carmine Schiavone che già nel 2000 riferiva di presunti patti elettorali tra i casalesi e l’onorevole Cosentino, risalenti addirittura alle elezioni amministrative del 1982 (ibidem);
la chiamata in correità, per assurgere al rango di prova, dovrà essere corredata da riscontri individualizzanti e conseguentemente le dichiarazioni rese da diversi collaboratori di giustizia, e in particolare da Domenico Frascogna, sull’onorevole Cosentino non possono di per sé sole dimostrarne la colpevolezza;
è tuttavia significativo che la Procura di Napoli abbia – secondo quanto si apprende dalla stampa – iniziato un procedimento penale nei confronti dell’onorevole Cosentino;
a prescindere dall’eventuale responsabilità penale dell’onorevole Cosentino, su cui farà piena luce la Magistratura, è evidente come la sua permanenza nelle funzioni di Sottosegretario di Stato leda gravemente non solo il prestigio del Governo italiano, ma anche e soprattutto la dignità del Paese;
ragioni di opportunità e di precauzione dovrebbero indurre il Governo ad evitare che una persona sottoposta ad indagini per così gravi delitti, espressivi di una collusione tra politica e sodalizi criminosi, in attesa di dimostrare la sua piena innocenza, possa continuare ad esercitare le proprie funzioni di Governo peraltro in un ruolo così delicato, concernente tra l’altro la funzionalità del CIPE,
(1-00054) «Soro, Sereni, Bressa, Vietti, Donadi, Ciriello, Garavini». FINE.


















Settembre 14, 2009 alle 12:52 pm |
Non comprendo l’accanimento verso Cosentino e l’assenza di iniziativa verso altri indigati (vedi Bassolino). Le notizie riportate provengono dall’espresso (un pò di parte) e alcune sono false come il procedimento penale. Resta sempre il problema di dar subito credito ai collaboratori di giustizia anche quando non ci sono prove. Potrei dire che ti ho visto parlare con un camorrista e ti troveresti anche tu ad essere additato come tale. Finchè non c’è condanna è giusto restare al proprio posto collaborando con la magistratura. Ma se condannati non ci può essere legge che impedisca ai politici di finire in galera.
Settembre 14, 2009 alle 1:05 pm |
Ma infatti nessuno dice che Cosentino sia colpevole. Anche nel Pd ci sono personaggi poco chiari beccati dai Carabinieri a parlare con mafiosi. Le info sono prese dall’Espresso, non ne faccio mistero. L’inchiesta a cui faccio riferimento mi è infatti sembrata ben fatta e documentata…di parte o non di parte, riporta fatti.
Emilio