
Appena diciottenne, El’za Kungaeva venne rapita il 26 marzo del 2000 da alcuni soldati russi nel villaggio di Tangi-Chu, a sud della capitale cecena di Grozny, e portata in un vicino accampamento militare, nella tenda del colonnello Budanov. Il suo corpo senza vita venne ritrovato, nudo e avvolto in un plaid, in un bosco poco distante dal campo. Pochi giorni dopo, il 30 marzo del 2000, il colonnello Budanov venne arrestato e condannato, nel 2003, a 10 anni di carcere per omicidio, sequestro di persona e abuso di potere. Il suo è stato il primo processo per crimini contro i civili dall’inizio del
secondo conflitto in Cecenia, nel 1999. Durante le indagini Budanov ha ammesso di aver ucciso la ragazza, ma ha sostenuto di aver agito in stato di «temporanea insanità mentale», sostenuto in tal senso anche da una perizia psichiatrica confezionata ad hoc. In tutto vennero fatte su di lui ben sei perizie psichiatriche. Le prime due accertarono la capacità di intendere e di volere del militare ma rilevarono alcuni disturbi «della personalità e del comportamento. La terza sostenne invece la «temporanea» incapacità di intendere e di volere di Budanov, liberandolo dal fardello della rilevanza penale del reato. Nel giugno del 2002, però, l’udienza di quella che a tutti appariva come un’assoluzione sicura, venne rimandata. E complice il cancelliere tedesco Schroeder che in un summit incalzò l’allora presidente russo Vladimir Putin sui diritti umani, il colonnello Budanov venne esaminato da una quarta perizia psichiatrica che confermò il precedente esame. Il verdetto fu di assoluzione.
Nel marzo del 2003, a un anno esatto dalle elezioni presidenziali, il colpo di scena: il collegio militare della Corte Suprema russa annulla la sentenza che aveva rimesso l’ex colonnello in libertà e decide che è necessario rifare il processo. Altre perizie e altra sentenza: Yuri Budanov viene condannato a 10 anni di carcere.
Stanislav Markelov, l’avvocato ucciso, aveva dichiarato proprio ieri l’intenzione di presentare ricorso presso un tribunale internazionale contro il rilascio anticipato di Budanov. Poche ore dopo, l’omicidio.
EF






Gennaio 20, 2009 alle 1:56 pm |
quella russa è una delle dittature più feroci al mondo. quei popoli la democrazia non l’hanno mai vista nemmeno di passaggio.. sono sempre stati nelle mani di zar, classici o moderni. credo che ormai sia nel loro DNA culturale e che non riescano a concepire un altro modo di organizzare la società, se non con un uomo al vertice che ha tutto, comanda tutto e la gente lo deve trovare simpatico..quasi come da noi insomma. meno male che tutto sommato il silvio è un bravo ragazzo.
Gennaio 20, 2009 alle 2:00 pm |
Beh, a livello di opinione pubblica e come cittadinanza siamo molto simili ai russi. Ci giriamo dall’altra parte.
Emilio
Gennaio 20, 2009 alle 3:53 pm |
Credo che la via alla democrazia sia lunga e passi attraverso la trasparenza, le regole civili e la cultura. Un mondo globale ha la responsabilità di tenere alta la attenzione sul rispetto dei diritti e delle libertà civili in tutto il mondo, per quel pò che si può fare parliamone e vigiliamo. Anche nella nostra storia recente del resto ci sono fatti analoghi (Fava, Impastato ………………………………………..)
Gennaio 20, 2009 alle 4:27 pm |
Cara Isa, io aggiungerei anche i vari magistrati uccisi dalla mafia, su probabile mandato di poteri (statali) occulti del nostro Paese.
Emilio