Il Pd salva Cosentino: ecco i nomi di chi l’ha sostenuto in absentia

Gennaio 31, 2009

Pubblico di seguito i cognomi – diffusi da Sinistra Democratica e L’Espresso – dei deputati del Pd che mercoledì scorso si sono astenuti o hanno votato contro la mozione presentata da Antonello Soro per le dimissioni del sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino, citato da un collaboratore di giustizia per presunti rapporti con il clan dei Casalesi. Viste le numerose assenze nel Pdl al momento del voto, il parere dei deputati del Pd avrebbe potuto risultare determinante. Assenti anche otto onorevoli dell’Italia dei Valori.

Eccovi i nomi:

Hanno votato contro gli onorevoli: Capano e Sposetti.

Si sono astenuti gli onorevoli: Bachelet, Cuperlo, Parisi, La Forgia, Bernardini, Madia, Mantini, Maran, Boccia, Capodicasa, Concia, Coscioni, Ferrari, Giachetti, Ginefra, Marini, Mecacci, Recchia, Sarubbi, Schirru, Tempestini, Turco Maurizio, Vannucci, Viola, Zamparutti Zunino.

Non hanno partecipato al voto, nonostante in giornata fossero presenti in aula, gli onorevoli: Tenaglia (ministro ombra della giustizia), Calearo, Fioroni, Gasbarra, Lanzilotta, Letta Enrico, Morassut ,Bobba, Sereni, Vassallo, Merloni, Boffa, Bonavitacola, Bressa, Bucchino, Carra, Castagnetti, Corsini,Cuomo, D’Antona, De Pasquale, De Torre, Fadda, Ferranti, Fiano, Fiorio, Genovese, Giacomelli, Giovannelli, Gozi, Losacco, Lovelli, Lulli, Marantelli, Margiotta, Mosca, Murer, Narducci, Pedoto, Piccolo, Rosato, Russo, Samperi, Scarpetti, Servodio, Testa, Vaccaro, Vassallo, Vernetti, Vico.

Erano assenti gli onorevoli: Veltroni, Bersani, Colannino, D’Alema, Lusetti, Melandri, Pistelli, Touad, Ventura, Gentiloni, Beltrandi, Calvisi, Cenni, Colombo Furio, Damiano, Gaglione, Luongo, Lusetti, Marroccu, Melis, Motta, Portas, Tullo, Calipari, Scilipoti (IdV), Palomba (IdV), Pisicchio (IdV), Beppe Giulietti (IdV), Cambursano (IdV), Porcino (IdV), Piffari (IdV).

Risultavano “in missione” gli onorevoli: Fassino, Migliavacca, Bindi, Albonetti, Barbi, Farina, Rigoni.

EF

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Maroni: “In Italia traffico d’organi”. Sarà vero o è un diversivo?

Gennaio 31, 2009

Immaginateli tutti chini. Sono almeno una decina. E come formiche sono intenti ad aprire la pancia di un bambino. Un’ equipe di medici, due infermieri, altrettanti anestesisti e un ferrista. Siamo in Italia e secondo il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ci sarebbe un esercito di bambini spariti e “usati” come banca per gli organi da un altro esercito di sanitari invisibili e criminali. Ovviamente, per lo più, si tratterebbe di bambini stranieri provenienti dal problemadeiproblemi del Governo: il Cpt dell’isola Lampedusa.

L’Aido (Associazione italiana donatori d’organi) però smentisce – “ma cosa si è messo a dire Maroni, da quale cappello l’avrà tirata fuori questa trovata”, avranno pensato – e lo stesso ha fatto Save The Children che gestisce il Cpt di Lampedusa. Insomma, fameliche equipe di medici, infermieri, anestetisti, ferristi e laboratori post operatori per il trattamento illegalmente gli organi, non se ne sono visti mai nel nostro Paese. Il che non vuole dire che non esistano, ma che si presuppone la necessità di un consenso talmente largo e organico di persone che risulta inattuabile in un Paese come l’Italia. Maroni chiama , infatti, in causa decine di medici che verrebbero meno ai loro impegni e alla loro morale, questo senza contare le decine di infermieri e tecnici compiacenti. Secondo il ministro sarebbero tutti d’accordo.

Il mio sospetto però è un altro: dopo aver visto i morti di Gaza, adesso ci commuovono con i pargoli sventurati di Lamedusa per distrarci dalla vera discussione politica: la riforma/limitazione dell’unico vero strumento d’indagine. Le intercettazioni, appunto.

EF

P.S.: spiegasse piuttosto Maroni come faranno a curarsi quei migranti clandestini che, secondo il progetto di legge del Pdl, saranno denunciati (in quanto irregolari sul territorio nazionale) dagli stessi medici delle cliniche ?

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Il silenzio è mafioso. Pd e Pdl “gràziano” Nicola Cosentino, ma i media tacciono

Gennaio 30, 2009

Miei cari amici di blog, oggi ho deciso di fare outing: sono stufo. Sono stanco di questo Paese dove l’impunità viene aiutata, favorita e suggerita. Sono stanco di dover scrivere che più passa il tempo e più si va verso il baratro politico-sociale (salvo poi prendermi addosso le accuse di “comunista”, per chi ancora ci crede, o di disfattista). A volte gradirei l’incoscienza. Il non saper né leggere né scrivere e sopratutto il non aver la curiosità di andare a leggermi ogni carta prodotta dal Governo.

Ad esempio, qualcuno ha letto da qualche parte che due giorni fa sono state respinte dalla Camera le dimissioni del sottosegretario di Stato, Nicola Cosentino? No. Perché ormai è prassi. Il nome di Cosentino è stato fatto in un’inchiesta riguardante i Casalesi, ma lui è ancora lì. Lo Stato lo vuole. E anche il Piddì, visto che numerosi esponenti del partito di Veltroni si sono astenuti o sono usciti dall’aula al momento del voto.

E per correttezza, allora, vi cito il testo di un documento che non è stato ripreso da nessun giornale. Bocciato in cavalleria  dalla Camera come se nulla fosse. Nel silenzio mediatico.

Atto della Camera – Mozione 1-00054 presentata da

ANTONELLO SORO

testo di lunedì 27 ottobre 2008, seduta n.072

La Camera,
premesso che:
l’onorevole avvocato Nicola Cosentino, sottosegretario di Stato per l’economia e le finanze, è stato più volte indicato da diversi collaboratori di giustizia come fiancheggiatore o concorrente esterno in associazioni criminali di tipo mafioso;
il 30 settembre 2008 è stato acquisito agli atti dell’indagine denominata «Spartacus 3», condotta dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, un verbale di deposizione in cui il collaboratore di giustizia Domenico Frascogna ha affermato che l’onorevole Cosentino sarebbe stato il «postino dei messaggi» del boss camorrista Francesco Schiavone (cfr. M. Lillo, «Sistema Cosentino», in L’Espresso, 9 ottobre 2008 );
tale dichiarazione va naturalmente ricollegata alle deposizioni rese più volte da diversi collaboratori di giustizia e in particolare da Carmine Schiavone che già nel 2000 riferiva di presunti patti elettorali tra i casalesi e l’onorevole Cosentino, risalenti addirittura alle elezioni amministrative del 1982 (ibidem);
la chiamata in correità, per assurgere al rango di prova, dovrà essere corredata da riscontri individualizzanti e conseguentemente le dichiarazioni rese da diversi collaboratori di giustizia, e in particolare da Domenico Frascogna, sull’onorevole Cosentino non possono di per sé sole dimostrarne la colpevolezza;
è tuttavia significativo che la Procura di Napoli abbia – secondo quanto si apprende dalla stampa – iniziato un procedimento penale nei confronti dell’onorevole Cosentino;
a prescindere dall’eventuale responsabilità penale dell’onorevole Cosentino, su cui farà piena luce la Magistratura, è evidente come la sua permanenza nelle funzioni di Sottosegretario di Stato leda gravemente non solo il prestigio del Governo italiano, ma anche e soprattutto la dignità del Paese;
ragioni di opportunità e di precauzione dovrebbero indurre il Governo ad evitare che una persona sottoposta ad indagini per così gravi delitti, espressivi di una collusione tra politica e sodalizi criminosi, in attesa di dimostrare la sua piena innocenza, possa continuare ad esercitare le proprie funzioni di Governo peraltro in un ruolo così delicato, concernente tra l’altro la funzionalità del CIPE,

impegna il Governo
ad invitare l’onorevole avvocato Nicola Cosentino a rassegnare le dimissioni da sottosegretario di Stato per l’economia e le finanze.
(1-00054) «Soro, Sereni, Bressa, Vietti, Donadi, Ciriello, Garavini». FINE.
Figuriamoci. Cosentino è ancora lì. Fermo e saldo al suo posto, seduto sul suo scranno. Anzi. Sicuramente avrà anche ricevuto una solidarietà bipartisan, tipicamente italiana. Forse anche i complimenti.
EF

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La pagliuzza e la trave: Di Pietro e Walter Veltroni

Gennaio 28, 2009

Insomma. “Di Pietro è un populista perchè attacca Napolitano e mette in crisi l’unico vero leader della sinistra italiana: Veltroni”. E’ questo che mi sono sentito dire oggi da un caro amico a cui ho gentilmente risposto: “Che Di Pietro spesso sia populista è vero, ma chi non lo è? E soprattutto: non imputare all’Idv le mancanze del Pd”. In soldoni: se Veltroni non riesce a essere un leader credibile, non desse la colpa agli altri.
Ma cosa manca al Pd? La coerenza. La coerenza di partito nei confronti dei tre milioni di elettori che alle primarie hanno scelto Veltroni. Ci sono esponenti della nomenklatura del Partito Democratico che poco sopportano democrazia ed espressione popolare. E parlo di D’Alema.
Se Veltroni avesse davvero un qualche potere e venisse lasciato fare opposizione, lo sosterrei. Ma la logica della seggiolina veterocomunisdiessina è più forte di ogni obamiano buon proposito veltroniano. Evviva la ridondanza. E così il leader del Pd, il Barack Hussein Obama italiano (non bronzed), se ne sta lì in attesa di venir sostiuito, incapace di mettere il suo partito davanti al voto dei cittadini. Hanno scelto Veltroni, lo lasciassero timonare. Se il Walternazionale riuscisse a fare la voce grossa, infatti, i vari dalemi e dalemiani si ridurrebbero al silenzio: “cittadini, sono loro che non mi mettono in grado di fare opposizione, chiedetegliene conto”. E invece no: si accusa l’Italia dei Valori di mettere in ombra il Partito Democratico e di essere populista. Capite che c’è qualcosa che suona stonato in tutto questo.
Di Pietro accusa Napolitano?!? Ebbene, siamo in una democrazia e sul Csm, Apicella e la procura di Salerno (per Catanzaro è stata una messa in scena in fondo) la pressione del Colle è apparsa a tutti inaudita. Quando mai un presidente della Repubblica, seppure a capo del Consiglio Superiore della Magistratura, ha agito con una simile ingerenza? Ebbene, non gli si può poi chieder conto del cadavere politico di Apicella? Sacrificato per la riforma della giustizia sull’altare di Why Not? Certo che si può. E’ democrazia. Sarà forse anche populista…ma i buoni propositi sognatori di Veltroni, per ora, hanno prodotto poco o nulla.
EF


Ricordando Mario Francese, a trent’anni dall’omicidio

Gennaio 27, 2009

Cinque colpi di pistola alla nuca. Così moriva, il 27 gennaio 1979, il quinto giornalista ucciso dalla mafia in Sicilia, Mario Francese.
“Da un po’ di tempo papà aveva quasi un presentimento, un’angoscia di dover morire – disse ai cronisti il figlio Giuliano – per due volte avevano telefonato a casa dicendo che l’avrebbero ammazzato”. E per vent’anni quell’omicidio rimase senza un colpevole, l´inchiesta venne riaperta su richiesta della famiglia dopo le rivelazioni dei collaboratori di giustizia Francesco Di Carlo e Angelo Siino. Nel 2001 la Corte d’Assise riconobbe la matrice mafiosa dell’omicidio.

In una Sicilia che si spartiva gli appalti con Cosa Nostra, Mario Francese fu il primo a mettere nero su bianco il giro di speculazioni legato alla diga Garcia sul fiume del Belice, svelando che dietro alla sigla della società Risa, si celava in realtà il nome di Totò Riina, coinvolto nella rete di subappalti. E fu sempre Francese a scoprire che gli 820 ettari di terreno su cui sarebbe sorta la diga erano stati acquistati da Cosa Nostra per due miliardi di lire e rivenduti alla Regione Sicilia per 17.

“Attorno alla diga – scriveva Francese nell’estate del 1977 – c’è un racket degli aspiranti ai noleggi e c’è un racket, ancor più vasto, per le forniture di materiali di cava, che non possono certamente giungere da Milano”. La piovra della mafia veniva denunciata senza mezzi termini e, a ben guardare, ancora oggi utilizza nella gestione degli appalti gli stessi metodi di 30 anni fa. “Lavori così imponenti – continuava Francese – impongono noleggi di grossi automezzi, oltre che di ruspe e di pale meccaniche [...] Ci sarà anche un servizio mensa. Forniture di carne, pasta, verdure, cereali, bombole di gas. Sono certamente forniture contese e alle quali non pochi ambiscono. Allora ci si può rendere conto – concludeva Francese – di quali interessi può avere la mafia, quella con la M maiuscola”.

Pochi giorni dopo quell’articolo, muore un amico del giornalista siciliano, il colonnello dei Carabinieri Giuseppe Russo, che stava indagando proprio sugli interessi mafiosi legati alla diga. Ed è dalle carte e dai dossier del carabiniere che Francese trae un’inchiesta a puntate – pubblicata dal 4 al 21 settembre 1977 sul Giornale di Sicilia – con nomi e cognomi dei mafiosi coinvolti nell’affare di Garcia. Negli articoli viene chiamato in causa il costruttore Peppino Garda che, messo a conoscenza del progetto della diga, avrebbe acquistato i terreni da edificare coltivandoli a vigneto per intascare il successivo risarcimento dall’espropriazione: “per ogni vigneto espropriatogli – scrive Francese – Garda guadagnerà due miliardi e 600 milioni. Altri 13 milioni a ettaro andranno nelle tasche dei generi, dei nipoti e di qualche amico per i rapporti di gabelle, mezzadrie e cooperazione che avevano instaurato con don Peppino e che sono indispensabili per avere la fetta delle somme stanziate per le espropriazione”, definite da Francese “una ballata di miliardi”.

L’ultima puntata dell’inchiesta esce il 21 settembre 1977 e vi compare il nome di un boss che sarebbe presto divenuto tristemente noto: Totò Riina. “I boss, da dietro le scrivanie degli enti pubblici – scrive Francese – spostano i loro interessi nel retroterra e, in prevalenza, nella zona della valle del Belice. [...] Giuseppe Russo, ad esempio, ha scoperto che la (società, ndr) Zoosicula-Risa si tradurrebbe in Riina Salvatore”. E le informazioni pubblicate da Francese vennero poi confermate sia da una delle relazioni della Commissione Parlamentare Antimafia, sia da diverse dichiarazioni del parlamentare comunista Pio La Torre, anch’egli ucciso dalla mafia il 30 aprile del 1982.

Sarebbe però ingiusto non ricordare anche uno dei figli di Mario Francese, Giuseppe, che più di tutti si impegnò per far emergere la verità sulla morte del padre. Nel 2002 morì suicida poco tempo dopo aver ascoltato alla sentenza di condanna della cupola mafiosa che aveva deciso la condanna a morte del padre: Riina, Provenzano, Bagarella, Brusca e Michele Greco. “Finalmente il mio compito è finito” disse Giuseppe Francese ai familiari prima di uscire. Fu quella l’ultima volta che lo videro in vita.
EF


Caso De Magistris: quando si fa finta di non capire

Gennaio 25, 2009

Siamo italiani, sempre e comunque. Soprattutto nel giornalismo. Faciloni. Leggo oggi l’apertura di pagina 11 del Corriere della Sera (il sito nemmeno riporta la notizia), dove si parla del caso De Magistris/Genchi. Ebbene, secondo l’articolo cosa conterrebbe il dossier del tecnico della Polizia? “Intercettazioni”.
In realtà si tratterebbe di tabulati: Chi telefona a chi e quando. Nulla di più.
Eppure Silvio Berlusconi è partito in quarta dicendo che si tratta del più grande scandalo della Repubblica italiana. Salvo ammettere poco dopo: “Non so nulla di preciso e di concreto, ma se è tutto vero come sembra è una cosa che ha dell’incredibile”. E poi si dimentica che il consulente Genchi ha un’esperienza di quasi 20 anni nel settore, forse un altro dei motivi che stanno dietro alla mole di dati del suo dossier.
A parte questo, comunque, resta il misunderstanding mediatico -corretto in fuorigioco dal taglio basso dell’ottimo Giovanni Bianconi – in cui si fa passare come “intercettazione” il semplice reperimento di tabulati telefonici: nessuna conversazione.
E non cito, infine, le affermazioni del premier che ha rincarato la dose sulla necessità di una stretta alla possibilità da parte delle autorità di ascoltare le telefonate degli indagati. Insomma: le inchieste Why Not/Poseidon sono ormai un Grande Fratello politico, destrutturate e spezzettate per fargli perdere credibilità, efficacia e concretezza. Viva la democrazia.
EF


Dal cappio al Grande Fratello

Gennaio 25, 2009

Anche l’Alitalia entra nel Grande Fratello9. E lo fa con il volo AZ784, da Roma per Tokyo, delle ore 14,50. Una delle poche rotte intercontinentali rimaste.
E mentre le colleghe indicavano meccanicamente le uscite di sicurezza del velivolo, sudandosi lo stipendio fino a Tokyo e oltre, Daniela Martani, l’hostess più famosa d’Italia (o almeno così dicono, a me ad esempio importa poco di chi sia), meglio nota come “pasionaria”, si trastullava nella casa del Grande Fratello. All’Alitalia però risulta “assente ingiustificata”. Come una che ha marinato la scuola ma è stata beccata. E pensare che fu proprio lei a balzare agli onori della cronaca durante le proteste contro la nuova Cai, per essersi fatta fotografare in divisa di servizio e con un cappio al collo. Ricordi del passato. Mentre lei caxxeggiava nella casa, infatti, una sua collega – in fretta e furia – veniva chiamata dal Alitalia e di corsa si recava in aeroporto per sostiutire la star(etta/ina) del GF9. Minacciano di licenziarla?!? Beh, per una volta sarei d’accordo con Cai…con tanta disoccupazione prodotta dal’operazione per l’acquisto della compagnia di bandiera, almeno un posto di lavoro – vero, occupato da persone che hanno voglia di fare – sarebbe dato a chi lo merita.
EF


Dedicata a tutti gli italiOTI di questo Paese

Gennaio 21, 2009

Ma agli italiani cosa importa dei morti in Palestina? Del caso Villari? Cosa importa ai nostri concittadini del caso De Magistris e del silenzio che sta calando su tutta la terribile vicenda? Cosa importa della riforma della giustizia, delle intercettazioni o della separazione della polizia giudiziara dai magistrati? O ancora delle mafie? Delle corruzioni? Poco. Per non dire NULLA. Sul sito del Corriere della Sera, infatti, l’articolo più letto dal magma umano nostrano è sempre e comunque quello riguardante il Grande Fratello9. E sapete qual’è? L’articolo sulle poppe. Sulle tette al vento di una semisconosciuta (fino a poco fa), tal Federica.

E allora, per acquisire un po’ di lettori e di magma ormonalmente ribollente, ne metto anche io su qualcuna. Basta fare sempre i bacchettoni! Meglio adeguarsi alla massa, meglio non pensare né riflettere. E buona visione, italioti!

  

EF


Segui il giuramento di Obama

Gennaio 20, 2009

CLICCA SULL’IMMAGINE PER SEGUIRE LA DIRETTA


Mosca: Ucciso un avvocato per i diritti umani. Con lui muore una giornalista della Novaja Gazeta

Gennaio 20, 2009
Li hanno ammazzati in pieno centro a Mosca, senza curarsi troppo dei passanti e dei testimoni. Anastasia Baburova, giornalista praticante della Novaja Gazeta e l’avvocato Stanislav Markelov stavano passeggiando ieri nella centralissima via Prechistenka quando – secondo i tesimoni - un uomo con il volto coperto da un passamontagna si è avvicinato a Markelov, sparandogli alla nuca. Anastasia Baburova avrebbe poi cercato di inseguire il sicario che nella fuga l’ha colpita a morte. Il tutto a pochi passi dalla cattedrale di Cristo Salvatore. Per terra sono rimasti una giornalista impegnata nella difesa dei diritti umani e il legale della famiglia di El’za Kungaeva, la ragazza stuprata e uccisa dall’ex-colonnello dell’esercito russo, Yuri Budanov, durante la seconda guerra cecena.

Appena diciottenne, El’za Kungaeva venne rapita il 26 marzo del 2000 da alcuni soldati russi nel villaggio di Tangi-Chu, a sud della capitale cecena di Grozny, e portata in un vicino accampamento militare, nella tenda del colonnello Budanov. Il suo corpo senza vita venne ritrovato, nudo e avvolto in un plaid, in un bosco poco distante dal campo. Pochi giorni dopo, il 30 marzo del 2000, il colonnello Budanov venne arrestato e condannato, nel 2003, a 10 anni di carcere per omicidio, sequestro di persona e abuso di potere. Il suo è stato il primo processo per crimini contro i civili dall’inizio del Yuri Budanovsecondo conflitto in Cecenia, nel 1999. Durante le indagini Budanov ha ammesso di aver ucciso la ragazza, ma ha sostenuto di aver agito in stato di «temporanea insanità mentale», sostenuto in tal senso anche da una perizia psichiatrica confezionata ad hoc. In tutto vennero fatte su di lui ben sei perizie psichiatriche. Le prime due accertarono la capacità di intendere e di volere del militare ma rilevarono alcuni disturbi «della personalità e del comportamento. La terza sostenne invece la «temporanea» incapacità di intendere e di volere di Budanov, liberandolo dal fardello della rilevanza penale del reato. Nel giugno del 2002, però, l’udienza di quella che a tutti appariva come un’assoluzione sicura, venne rimandata. E complice il cancelliere tedesco Schroeder che in un summit incalzò l’allora presidente russo Vladimir Putin sui diritti umani, il colonnello Budanov venne esaminato da una quarta perizia psichiatrica che confermò il precedente esame. Il verdetto fu di assoluzione.

Stanislav MarkelovNel marzo del 2003, a un anno esatto dalle elezioni presidenziali, il colpo di scena: il collegio militare della Corte Suprema russa annulla la sentenza che aveva rimesso l’ex colonnello in libertà e decide che è necessario rifare il processo. Altre perizie e altra sentenza: Yuri Budanov viene condannato a 10 anni di carcere.

Stanislav Markelov, l’avvocato ucciso, aveva dichiarato proprio ieri l’intenzione di presentare ricorso presso un tribunale internazionale contro il rilascio anticipato di Budanov. Poche ore dopo, l’omicidio.

EF


Puniti per aver indagato

Gennaio 19, 2009

In qualsiasi caso agli italiani importerà poco. Hanno il Grande Fratello e sono contenti.
Mi riferisco alla decisione del Csm per cui oggi è stato sospeso dall’incarico il procuratore capo di Salerno, Luigi Apicella, e trasferiti – oltre al pg di Catanzaro Enzo Jannelli e al suo sostituto Alfredo Garbati – i due pm Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani coinvolti nell’inchiesta caso De Magistris. A margine della vicenda, poi, il Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Luca Palamara, commentando la decisione del Csm ha sottolineato come le istituzioni abbiano “gli anticorpi” per rispondere alle situazioni di crisi. Gli anticorpi? Questi secondo voi sono assimilabili ad anticorpi oppure siamo in presenza di un vero e proprio tentativo di insabbiare un’inchiesta che avrebbe fatto tremare non pochi palazzi del potere? Io proprendo per quest’ultima ipotesi. E concedetemi una battuta: trasferiranno anche i componenti del tribunale del riesame di Salerno che alcuni giorni fa hanno dato ragione ai colleghi della Procura proprio sul caso Why Not? C’è da temerlo. Fino a oggi, infatti, sono stati trasferiti nell’ordine: il magistrato Luigi De Magistris, il capitano Pasquale Zaccheo, il consulente informatico Gioacchino Genchi e l’ex ispettore della Banca d’Italia Piero Sagona. Tutti, a vario titolo coinvolti nelle indagini su ”Why Not”. Carlo Vulpio, infine, giornalista del Corriere della Sera, non può più scrivere della vicenda. E pensare che l’Associazione Nazionale Magistrati ha lodato il provvedimento votato oggi il Csm. Questione di anticorpi.

EF


Caso De Magistris: legittima la perquisizione alla procura di Catanzaro…ma nessuno ne parla

Gennaio 17, 2009

Insomma, se non avesse parlato Travaglio ad Annozero, nessuno avrebbe mai saputo che il Tribunale del riesame di Salerno ha respinto i ricorsi contro il decreto di perquisizione emesso dalla procura di Salerno e riguardante gli atti dell’inchiesta Poseidon e Why Not (clicca per scaricare il documento). Ci voleva Travaglio perché, nonostante numerosi lanci di agenzia, nessuno – nemmeno il sottoscritto – ha riportato la notizia.
Travolti forse dalla guerra a Gaza e dalle accuse di un Paroliere della Giustizia nei confronti di Apicella, non ci siamo “accorti” di una verità che sarebbe dovuta finire sulle prime pagine di tutti i quotidiani: la richiesta di perquisizione della procura di Salerno era legittima. E vi ricordate che nella guerra tra procure si mise in mezzo anche il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano?!? Bene. Nessuno ne ha scritto.
Ma ecco – è un atto clamorosamente dovuto, anche se in giro si continua a non parlarne più – cosa ha deciso il Tribunale del riesame di Salerno, competente per ogni ricorso sulla procura di Catanzaro.
Il Collegio ha rigettato i riesami proposti da Mariano Lombardi, ex procuratore della Repubblica di Catanzaro, sua moglie Graziella Muzzi, il figlio di quest’ultima, Pierpaolo Greco, e l’arcinoto Antonio Saladino, il principale indagato proprio nell’inchiesta Why Not. La perquisizione, insomma, era valida.

Ma c’ di più. Il giudice per le indagini preliminari (gip) di Salerno, Maria Teresa Belmonte, in un’ordinanza di 18 pagine resa nota giovedì scorso e con cui ha espresso parere negativo sulla richiesta di spostare (per legittimo sospetto) il processo in merito all’opposizione all’archiviazione della posizione di De Magistris, ha scritto una verità lampante ma di cui nessuno ha dato notizia: “Pare opportuno all’Ufficio segnalare l’anomala successione di eventi che ha caratterizzato finora i procedimenti di cui era originariamente titolare il dottor De Magistris a Catanzaro, nei quali, come è noto, sono coinvolti, a vario titolo, esponenti delle istituzioni, compresa la magistratura, e della politica, poichè, pur dopo l’esemplare allontanamento del titolare delle inchieste, che seguiva quello degli investigatori e anticipava la revoca dell’incarico ai consulenti del dottor De Magistris, tocca prendere atto, secondo le accuse che sono state loro rivolte da entrambi i titolari del potere disciplinare, ed anche dal Csm, della ritenuta completa inidoneità a mantenere la titolarita’ di tali inchieste ed a continuare a esercitare le funzioni inquirenti anche di altri magistrati, sia quelli che hanno ricevuto in eredità i procedimenti Why not e Poseidone, sia i magistrati che, a Salerno, svolgono le indagini sui fatti denunciati dal dottor De Magistris“. Come dire che chi tocca quelle carte e le studia con cognizione di causa, senza insabbiarle o lasciarle marcire, diviene miracolosamente inidoneo ad occuparsene.
Un’ultima cosa, oggi il Csm deciderà proprio sul trasferimento dei magistrati coinvolti in questo provvedimento. Secondo voi come finirà…?
EF

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Parma, l’Abu Graib italiana

Gennaio 16, 2009

repubblica31
“Un piccolo uomo represso: un vigile urbano mezzasega che si sente chissachi per aver picchiato insieme ad altri 9 infelici come lui un ragazzo che era colpevole solo per il colore della sua pelle. Uno come lui l’abbiamo conosciuto tutti: a scuola, a fare il militare, al lavoro. Sono quei tipi mediocri che appena gli danno un minimo di autorità la usano per riscattare, secondo il loro modo contorto di pensare, una vita da sfigati assoluti. Sono i peggiori, i più vili. A lui tutto il mio disprezzo…” – E’ questo solo uno dei tanti commenti alla notizia dell’arresto dei 4 vigili del comando di Parma, ritenuti responsabili del pestaggio del ragazzo di colore, Emmanuel Bonsu Forster. Secondo quanto emerso dalle indagini, dopo il pestaggio gli agenti costrinsero Emmanuel a fare flessioni, apostrofandolo come “scimmia”, e alla fine il clic – in tipico stile Abu Graib – accanto alla loro vittima. Sguardo fisso, quasi alienato, e la mano che regge la testa del ragazzo. No non siamo a Bolzaneto, non in Iraq o a Guantanamo. Siamo nella civilissima Italia. E quelli erano solo vigili urbani. I pizzardoni. O mezzesghe, come li chiama chi ha commentato la notizia, che con l’essere vigili però non c’entra nulla. Perché mezzasega possono esserlo tutti, mica per forza i vigili. L’essere mezzasega consiste in questo: ignorare l’altro al punto tale da ritenere la propria come l’unica esistenza valida. E quindi, fondamentalmente, ignorare anche se stessi, non saper stare al mondo se non imponendosi sull’altro proprio perché non lo si considera. A questo punto, possiamo dire che ognuno è libero di farsi l’idea che preferisce ma quest’omuncolo qui, seduto con la tutina d’ordinanza accanto a un giovane tumefatto e sconvolto, a cui tiene la testa quasi come il trofeo di una caccia pomeridiana nella foresta, se le accuse nei suoi confronti verranno confermate non dev’esser considerato dalle autorità degno di vestire una divisa e di farsi paladino dei cittadini e custode della sicurezza. E che la vecchiaia gli sia solitaria.
EF

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Arrestato il latitante Giuseppe Setola. Lo Stato adesso faccia il prossimo passo: Iovine e Zagaria

Gennaio 14, 2009

Repubblic2

Arrestato il sicario dei casalesi Giuseppe Setola (clicca per i particolari dell’arresto). E il sito di Repubblica, come se niente fosse, lo chiama “il capo dei Casalesi”. Magari lo fosse stato davvero! Avremmo decapitato il clan dei Casalesi…

Come ha spiegato Rosaria Capacchione durante l’ultimo seminario di giornalismo organizzato da Redattore Sociale a Capodarco, “di killer come Setola i Casalesi ne creano uno ogni due settimane. Bisogna prendere i veri capi, che sono i latitanti Iovine e Zagaria”. Come darle torto? Eppure vedrete, adesso il Governo dirà che ha sconfitto i Casalesi…e di Antonio Iovine e Michele Zagaria nessuno si ricorderà più.

EF

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Il Brasile nega l’estradizione di Cesare Battisti, in Italia deve scontare l’ergastolo.

Gennaio 14, 2009

Cesare Battisti

Durante l’ultima fiera della piccola e media editoria, stand di DeriveApprodi, mi sono ritrovato tra le mani un libro di uno scrittore condannato per aver trucidato quattro persone, attualmente in fuga dalla verità e dal carcere: Cesare Battisti. Il titolo del libro – “L’ultimo sparo, un “delinquente comune” nella guerriglia italiana” – mi aveva attirato e avevo preso in mano quel testo. Poi ho letto il nome “Cesare Battisti”. Toh, mi sono detto, un altro assassino che scrive, libero come l’aria nel mondo. Quando ho aperto bocca c’erano una decina di persone che gongolavano davanti allo stand. “Scusi ma questo qui è il Cesare Battisti ex-terrorista o un omonimo?” – “No, no, è lui” mi ha risposto la responsabile dello stand. “E voi pubblicate libri, con i compensi che a lui ne derivano, di un ex-terrorista che ha ammazzato gente innocente?”, ho ribattuto. Le persone attorno, zitte e mute, si godevano quello strano siparietto, intentato da uno che evidentemente non aveva nulla di meglio da fare. “Certo, perché ci sono problemi?” fu l’intelligente risposta della standista. Al che mi sono limitato a ghignare senza risponder nulla. E ho rimesso il libro al suo posto. Le persone attorno, ovviamente, non sono uscite dal loro silenzio e anonimato.
E oggi quel Cesare Battisti lì, condannato per aver trucidato quattro persone, ha ricevuto dal Brasile di Lula la garanzia che potrebbe evitargli di pagare per le sue colpe. E visto che in Italia si sente spesso parlare di omicidi, terroristi e segreti di Stato in assenza di una contestualizzazione storica, di seguito vi riporto la storia (fonte: Agenzia Giornalistica Italia – AGI) del Cesare Battisti di turno:

Cesare Battisti viene arrestato nel 1979 con l’accusa di banda armata, faceva parte dei Proletari armati per il comunismo (Pac), e viene recluso nel carcere di Frosinone. Da qui evade il 4 ottobre del 1981 e fugge in Francia dove, per un anno, vive da clandestino e dove conosce la donna che diventerà sua moglie. Successivamente si trasferisce in Messico dove nasce la sua prima figlia, proprio mentre le autorità italiane lo condannano in contumacia all’ergastolo per aver commesso quattro omicidi e diverse rapine. Battisti viene giudicato colpevole di aver sparato al maresciallo dei Carabinieri Antonio Santoro (Udine, 6 giugno 1978 ) e all’agente della Digos Andrea Campagna (Milano, 19 aprile 1979) ; viene condannato anche per l’assassinio del macellaio di Mestre, Lino Sabbadin, ucciso a Santa Maria di Sala il 16 febbraio 1979 e per aver partecipato alla pianificazione del omicidio del gioielliere Pierluigi Torregiani (Milano, 16 febbraio 1979). Lui, nel frattempo, è sempre libero come l’aria.

Nel 1990 torna a Parigi dove trova un impego come portiere di uno stabile e frequenta la comunità dei rifugiati italiani, protetti dalla dottrina Mitterand: rinunciare alla violenza in cambio di protezione. Oltre al lavoro di portiere, Battisti inizia la sua carriera di letterato e traduce in italiano alcuni romanzi noir francesi. Viene arrestato poco dopo a seguito di una richiesta di estradizione da parte del governo italiano, richiesta giudicata però inammissibile dalle autorità francesi che nell’aprile del 1991 rimettono Cesare Battisti in libertà.

Nel 1999 l’editrice Gallimbard, prestigiosa casa editrice francese, pubblica nella serie Noir il romanzo di Cesare Battisti “Travestito da uomo”.

Nel 2002 la Francia riceve una nuova richiesta di estradizione da parte del Governo italiano. Nel 2004 Battisti riceve la cittadinanza francese ma viene nuovamente arrestato e, nonostante una poderosa campagna di stampa in favore dell’ex-terrorista da parte di Le Monde, le autorità francesi il 30 giugno 2004 concedono l’estradizione.

Battisti fugge così in Brasile, dove viene però arrestato il 18 marzo del 2007 e il 28 novembre del 2008 il Comitato nazionale per i rifugiati del Governo brasiliano respingono la richiesta di asilo politico avanzata dall’ex terrorista. L’estradizione sembra questione di giorni. Ma Battisti ci mette lo zampino un’altra volta e in un’intervista di alcuni giorni fa dichiara: “Se torno in Italia mi ammazzano”. Evidentemente sconvolto da queste poche parole di Battisti, il ministro della Giustizia brasiliano, Tarso Genro, concede all’ex (ma in base a cosa poi si definiscono “ex”?) terrorista lo status di rifugiato politico.

EF

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Vince tutte le guerre. E’ il Grande Fratello9

Gennaio 13, 2009

repubblica11

Quella che vedete sopra è la pagina del Corriere della Sera on line che mi ha accolto ieri sera quando sono tornato a casa. Tema: Grande Fratello 9, programma a mio avviso demenziale che non ho mai seguito e che non ho nemmeno mai capito (come si fa a ritenere vere e/o veritiere vite che scorrono dietro telecamere?). Soprattutto mi diverte sentir parlare le persone che lo seguono quasi potessero trovare nei protagonisti del GF i vizi, gli errori o i lati positivi di chi vive al di qua dello schermo. I nomi dei protagonisti divengono una scusa per non pensare a se stessi, per dimenticare tutto e di tutto. E accade quindi che – come si legge nel cerchio rosso nell’immagine soprastante – gli articoli più letti nelle prime 10 posizioni riguardano ESCLUSIVAMENTE il Grande Fratello. E la crisi economica? E i MILLE MORTI della guerra israelo-palestinese, di cui 277 bambini? No. Nulla, GLI ITALIANI GUARDANO IL GRANDE FRATELLO E VOTANO IL TELEVISIVO DI TURNO. Questa è l’amara realtà. Viviamo dei Carloconti, delle Mariedefilippi e delle Simoneventure di turno. E accade anche che una hostess dell’Alitalia, anonima fino a ieri, decida di smettere la divisa e si cerchi i suoi dieci minuti di gloria per racimolare un successo che dietro il desk di un aeroporto non avrebbe mai avuto. Il bigiume della vita normale. Meglio non pensare dunque, meglio fare le selezioni (ché tanto una hostess Alitalia fa notizia, chissà poi perché).

E chi sta a casa affolla il sito del Corriere che pubblica biografie di persone del tutto ignote fino a ieri e mostra foto di ragazze more, ricce e poppute che tutti ignoravamo. E’ il paradosso dell’informazione: un click sul tasto Back e si tornava al dramma dei bambini trucidati sotto le macerie per le bombe israeliane. Meglio non pensare però. Meglio il Grande Fratello.

EF

P.S.: a 24 di distanza, gli articoli più letti sul sito del Corriere restano quelli sul Grande Fratello. Che amarezza. Ci meritiamo davvero un Governo di gente che ci dà in pasto alle fiction e ai reality.

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L’alfiere solitario della Rai

Gennaio 12, 2009

Insomma, Riccardo Villari va avanti. Come se niente fosse ha convocato poco fa la riunone della Vigilanza Rai per il 15 gennaio prossimo alle ore 14, nonostante non sappia neanche se riuscirà a presiederla. Silurato anche dai suoi ex-compagni del centrodestra, Villari cerca di mantenere un certo tono, di apparire credibile per lo meno nella sua funzione di garante della doverosa burocrazia interna della Rai. La Vigilanza, infatti, si dovrebbe riunire in vista delle prossime votazioni per l’elezione del nuovo presidente della regione Sardegna. E mentre quanti prima l’avevano sostenuto adesso gli scavano attorno la fossa, lui tira dritto, apparentemente incurante delle lettere dei capigruppo e degli strali del Piddì.

Ammettiamolo, ormai questo solitario alfiere di se stesso ci fa anche un po’ di tenerezza. Lo immaginiamo quasi sparire nell’ampia poltrona e nei vestiti del presidente della Vigilanza, tutto intento ad immedesimarsi nel ruolo. Ed ecco che invece giungono i compagni scostumati che vogliono fare loro i capi e tutti insieme, in cerchio, gli urlano negli orecchi che adesso non conta più niente. Povero Villari, finito nel Partito Misto, di prospettive politiche sembra averne ormai poche. Se lo spodesteranno dalla Vigilanza, che fine farà?!? Si attendono ipotesi, ma nella politica italiana tutto è possibile. Sempre.

EF

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Inchiesta Why not: la richiesta della procura di Salerno per perquisire quella di Catanzaro

Gennaio 10, 2009

Dopo il clamore (nemmeno poi troppo) suscitato dai provvedimenti presi dal ministro della Giustizia Angelino Alfano e dal Csm nei confronti del procuratore di Salerno, Luigi Apicella, eccovi l’atto che ha fatto tanto discutere. Contiene le dichiarazioni di Luigi De Magistris ed è stato alla base della perquisizione – avvenuta alcune settimane fa – della procura di Catanzaro che poi emise un controprovvedimento nei confronti degli atti dell’inchiesta Why Not per evitare che lasciassero gli uffici calabresi.

Download (150 MB – tasto destro –>”Salva Oggetto con nome”–>aprirlo con Adobe Pdf): Atto_procura_salerno_perquisizione_procura_catanzaro

EF

Fonte: Casadellalegalità.org

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Su Facebook spuntano anche Brigate Rosse e Nuclei armati rivoluzionari. Quando il passato non insegna nulla

Gennaio 9, 2009

Non solo la mafia, adesso anche le Brigate Rosse e i Nuclei armati rivoluzionari approdano su Facebook. Il primo conta 345 memebri e il secondo 64. Internauti che forse nemmeno sanno – per età o per ignoranza – cosa significhi alzarsi la mattina e contare i morti per la strada, inneggiano alla lotta armata: «Ormai non c’è più una strada sicura – scrive un fomentato utente di Facebook – o si discute e si arriva a dei compromessi dove tutti ricavano solo del bene…o si passa alle maniere dure…ma – taglia corto – oramai il tempo dei buoni è finito!!!! Uniti per una giusta causa…lottare e combattere per cambiare radicalmente tutto..!! Sì, sono favorevole alla lotta armata – conclude – chiamatemi e ci sarò…Chissá, vedremo mai il popolo dell’abisso alzarsi per levare il pugno e rovesciare i quartieri e le cittá forse sará il nostro ultimo sogno. Figli della stessa Rabbia». E si prosegue con frasi del tipo «lo Stato fascista è un ottimo motivo per fare la lotta armata».
Anche in questo caso, la madre degli stupidi…

EF

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Quota 100mila

Gennaio 9, 2009

Superata quota 100mila. Non è un’altitudine ma la soglia di visitatori che hanno cliccato questo blog. Centomila…è un traguardo a cui spesso si pensa quando si guardano le statistiche e ci si chiede: “chissà quanto ci arriverò”. E invece è accaduto, in tempi anche relativamente brevi, grazie a tutti quanti voi per la presenza, i commenti e, perché no, anche le critiche.
EF