Tutto è partito da questo articolo . Ma è solo la punta dell’iceberg. Andiamo per gradi.
Ecco alcune voci di un programma politico-sociale che credo abbiate sentito ripetere un po’ tutti, in modi diversi, durante gli ultimi mesi. Smentitemi se non riconoscete nelle parole che seguono una qualche vaga somiglianza con quanto promesso (o in parte attuato) dal nostro Silvionazionale: “E’ necessario usare gli strumenti finanziari per l’immediata nascita di due movimenti (politici, ndr): l’uno, sulla sinistra e l’altro, sulla destra. Tali movimenti dovrebbero essere fondati da altrettanti clubs promotori, composti da uomini politici ed esponenti della società civile. [...] Nei confronti della stampa (o meglio, dei giornalisti) l’impiego degli strumenti finanziari non può essere previsto nominatim [...] ai giornalisti acquisiti dovrà essere affidato il compito di ’simpatizzare’ per gli esponenti politici. In un secondo tempo occorrerà: 1) acquistare alcuni settimanali di battaglia 2) coordinare tutta la stampa provinciale e locale attraverso un’agenzia centralizzata 3) coordinare molte Tv via cavo con l’agenzia per la stampa locale 4) dissolvere la Rai-Tv in nome della libertà di antenna, ex-art.21 Costituz”. E’ necessario inoltre “impiantare la Tv via cavo a catena, in modo da controllare la pubblica opinione nel vivo del Paese. E’ infine opportuno acquisire uno e due periodici da contrapporre a Panorama, Espresso ed Europeo, sulla formula viva del Settimanale”. Mentre all’ultimo punto del programma, sotto la voce Stampa, si legge : “Abolire tutte le provvidenze agevolative dirette a sanare i bilanci deficitari con onere del pubblico erario, e abolire il monopolio Rai-Tv“.
In relazione alla magistratura, invece, “è sufficiente elaborare un’intesa diretta a concreti aiuti materiali per poter contare su un prezioso strumento già operativo all’interno del corpo (la corrente Magistratura indipendente, ndr) anche ai fini di taluni rapidi aggiustamenti legislativi che riconducano la giustizia alla sua tradizionale funzione di elemento di equilibrio della società e non già di eversione. Qualora invece le circostanze permetessero di contare sull’ascesa al Governo di un uomo politico (o di una equipe) già in sintonia con lo spirito del club [...] è chiaro che i tempi dei procedimenti riceverebbero una forte accelerazione [...] Detti programmi possono essere resi esecutivi – occorrendo – con al normativa d’urgenza (decreti legge)“. E tra le modifiche giudicate più urgenti rientrano: “1) la responsabilità civile (per colpa) dei magistrati) 2) il divieto di nominare sulla stampa i magistrati comunque investiti di procedimenti giudiziari 3) la normativa per l’accesso in carriera (esami psico-attitudinali preliminari)“. Mentre per quanto riguarda il Consiglio Superiore della Magistratura (Csm), anch’esso va riformato, si legge nel programma: “deve essere responsabile verso il Parlamento (modifica costituzionale)”. A questi propositi si aggiunge una riforma del sistema giudiziario “per ristabilire criteri di selezione per merito delle promozioni dei magistrati, imporre limiti di età per le funzioni d’accusa, separare le carriere requirente e giudicante, ridurre a giudicante la funzione pretorile”. Inoltre si prevede di “sopprimere le province”*.
Avete appena letto alcuni punti del Programma di Rinascita democratica, stilato dai vertici di quella che era la loggia massonica Propaganda 2, altrimenti nota come P2. Il documento, redatto probabilmente nel 1976, venne ritrovato nella valigia di Maria Grazia Gelli, figlia del Venerabile Licio Gelli, a capo della P2. A guardarlo oggi, quel programma quasi lo si scambierebbe con quanto fatto o promesso dal Silvionazionale. A sostenerlo non è chi scrive ma lo stesso Gelli, che durante un’intervista a quotidiano L’Indipendente, nel febbraio del 1996, a proposito del Silvionazionale ebbe a dire: ”Ha preso il nostro Piano di rinascita (democratica, ndr) e lo ha copiato quasi tutto”. Come smentirlo. Periodici, giornali, testate locali, guerra senza quartiere ai magistrati cosidetti “eversivi” e, dulcis in fundo, la frase relativa ai decreti legge pronunciata alcune settimane fa, secondo cui sarebbero necessari a governare in presenza di una maggioranza solida. Menomale che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ribadito altrettanto prontamente l’eccezionalità dello strumento del decreto legge.
E che dire poi del punto iniziale del prgramma? Se infatti nel nostro Paese il bipolarismo l’hanno creato di fatto gli italiani con il loro voto, quale politico nostrano invitava gli elettori a votare o per il Pdl o per il Pd, senza disperdere il loro voto nei partiti minori? Il Silvionazionale, sempre lui. E della proposta di far sostenere esami psico-attitudinali ai magistrati? Non ne avevate già sentito parlare tempo fa con la riforma Castelli?!?
Per chiudere questa serie di “dietrologie comuniste” (perché così verranno bollate dagli italiani dormienti), vi suggerisco un curioso e veloce giochino: andate a recuperare gli elenchi degli appartenenti alla P2 e uno dopo l’altro spuntate quelli che sono attualmente in politica. Troverete interessanti sorprese.
Anticipo tutti i maliziosi e metto le mani avanti: la mia è solo dietrologia, perché la nostra democrazia è salda e in buone mani.
EF
Fonti: atti della Commissione Parlamentare sulla P2
Intervistarilasciata nel 2006 a Roberta Calandra, Radio 24.
C’era un uomo ieri che compare in tutte le scene degli scontri a piazza Navona. Jeans e felpetta blu, tiene in mano una spranga. Al termine del video lo si vede chiacchierare con un Carabiniere e con un poliziotto, come se niente fosse. Mentre i suoi compagni sono sdraiati o seduti per terra, sotto gli occhi vigili degli agenti. Lui no, chiacchiera con quelli che a questo punto sembrano “colleghi”. E poi c’è dell’altro: è sempre lui, il ragazzetto capelli corti felpetta blu e jeans che chiude la porta del cellulare quando tutti i compagni d’arme sono saliti a bordo. Volete vedere il video? Eccolo. Magari con i poliziotti stava solo chiarendo l’accaduto. Certo molti aspetti di tutta la vicenda risultano sospetti.
Vi consiglio, infine, di leggere la testimonianza scritta oggi da Curzio Maltese su La Repubblica. Ci sono frasi dette dai poliziotti che chiariscono il perché del loro immobilismo durante gli scontri.
Ecco gli armati che la Polizia il cui ingresso in piazza non sarebbe stato notato dalle forze dell'ordine
Sugli scontri avvenuti oggi a piazza Navona, a Roma, ci sono diversi elementi che non tornano. Primo tra tutti: la Polizia. Attorno alla piazza, infatti, c’erano almeno tre cordoni di agenti tra carabinieri, poliziotti e finanzieri. Tutti schierati a bloccare l’accesso ai non addetti ai lavori. Già è tanto se facevano passare i giornalisti dopo aver chiesto loro di mostrargli il tesserino. Eppure oggi, all’improvviso, tutto questo meccanismo di sicurezza sembra sia stato annullato, vanificato o che tutti abbiano quantomeno chiuso gli occhi. Alcuni testimoni raccontano infatti l’arrivo di un furgone bianco con la scritta “Convitto Nazionale Contro la Gelmini”, da cui sarebbero scesi alcuni ragazzi armati di bastoni e coperti da passamontagna, caschi e occhiali da sole, che avrebbero iniziato a provocare gli studenti presenti. Subito dopo la rissa. Nel frattempo la Polizia non interveniva. I “facinorosi” per almeno due minuti hanno mandato all’aria sedie, tavolini e menato sprangate contro chi gli capitava a tiro. Gli agenti guardavano.
Come diceva Lubrano, la domanda sorge spontanea: come hanno fatto questi imbecilli (vedi la foto) a forzare indisturbati il cordone di forze dell’ordine e a mostrarsi con bastoni e passamontagna in mezzo a piazza Navona, senza che nessun agente si accorgesse di nulla?
Rsvp.
A margine del convegno internazionale dal titolo “Il Vaticano II nel pontificato di Giovanni Paolo II”, per il periodico del Master in Giornalismo di Roma Tor-Vergata ho incontrato il senatore Rocco Buttiglione. Presente all’evento per discutere una relazione dal titolo “La Chiesa nei confronti dei problemi del mondo contemporaneo: tra illuminismo e Post-Modernismo”, a margine dell’incontro Rocco Buttiglione ha subito specificato che di alleanze per ora nell’Udc non se ne parla. Il partito si sta riformando.
La scelta di correre da soli alle scorse elezioni ha premiato l’Udc, adesso sia il Partito democratico che il Popolo delle Libertà vi tirano continuamente per la giacchetta. Con chi vi alleerete?
Con nessuno. Le alleanze non ci interessano e servono solamente per prendere il potere. In questo momento è necessario che la classe politica dia risposte chiare ad un elettorato smarrito che non ha più fiducia in chi governa.
In che modo?
Facendo capire ai cittadini ed in particolar modo all’elettorato cattolico che nel nostro partito è possibile trovare valori altrimenti smarriti. È falso sostenere, come spesso si sente dire in giro, che il popolo cristiano sia assopito o silenzioso. Sta invece producendo profeti moderni che devono essere d’esempio anche per la politica, mi riferisco a Chiara Lubich, don Giussani, Chico Arguellio. In questo momento è necessario che l’UdC coinvolga il popolo cristiano nella politica per fare in modo che le persone superino la paura della politica stessa. Che questa sia in alcuni casi sporca e corrotta è vero, ma non è un buon motivo per non spingere il laicato cattolico a riformarla.
Cosa manca alla politica nostrana?
La capacità di testimoniare valori forti e l’attenzione necessaria a parlare ai cittadini. Oggi si semplifica eccessivamente e i politici non hanno intenzione di dire le cose come stanno, di raccontare la verità anche se questa può presentare delle complessità che andrebbero illustrate e non semplificate.
Durante la Guerra Fredda, Giovanni Paolo II fu capace di riconoscere nei Paesi dell’Est un interlocutore con cui instaurare un dialogo delicato. In Italia gli anni Settanta sono un discorso per certi versi ancora irrisolto. Cosa è mancato al nostro Paese?
Prima che i testimoni mancarono orecchie capaci di ascoltare un messaggio politico diverso. Ma gli errori furono commessi da entrambe sia dalla politica sia da quanti si opponevano allo Stato. Ma non bisogna mai perdere la speranza. Ricordo che durante un incontro con il Santo Padre, Giovanni Paolo II, feci una battuta e dissi che “I comunisti non avevano un’anima”. Il pontefice mi guardò e rispose “Vedremo”. Fortunatamente per noi la Storia gli ha dato ragione.
Prendendo spunto dall’articolo di un mio caro amico e collega, mi fermo a riflettere sul male che attanaglia la nostra politica o forse, e sarebbe ancora peggio, sul vizio di forma che monopolizza l’informazione nostrana: la parallasse. Nella matematica la parallasse indica la variazione dell’angolo di spostamento di un oggetto rispetto a un punto, in modo da calcolarne la distanza. Un qualcosa da fare con un occhio chiuso insomma. Ma spesso la politica usa una sorta di parallasse deviata, sbaglia i calcoli e si focalizza sull’oggetto sbagliato pur di non dare attenzione a quello vero e concreto. In questo caso l’angolo di distanza è costituito dalle cifre: dalla battaglia su quanti fossero i partecipanti alla manifestazione del Pd. E gli italiani abboccano. Se ne stanno lì imbambolati ad ascoltare il premier, Silvio Berlusconi, che non risponde alle accuse lanciate in piazza da un Veltroni che finalmente si è reso conto di dover fare opposizione ma discetta solo di cifre e numeri: non erano due milioni e mezzo ma 200mila. O giù di lì.
Sinceramente a me non interessa sapere quanti fossero i partecipanti. Io c’ero. E con me tanta altra gente che voleva dare un segnale forte alla maggioranza, dimostrare che la democrazia prevede anche una controparte di cui il “manovratore” – come Veltroni ha definito Berlusconi – non può non tenere conto. Eppure media , giornali e politici hanno spostato l’attenzione non sui contenuti e sui problemi sollevati da Veltroni – invitato dal premier ad “andare in vacanza” per “lasciarlo lavorare” – ma sui numeri. Sulla nebbia. Qualcuno ha sentito il capo del Governo rispondere NEL MERITO delle accuse anciategli dal suo omologo dell’opposizione? No. Tutti concentrati a parlare di quanti “mila” stessero in piazza, al Circo Massimo. E nessun giornalista si è preoccupato di incalzare il premier “cinese” perché specificasse quali fossero le “frottole” pronunciate dalla sinistra. E gli italiani si sono ritrovati a discutere non dei temi e dei problemi ma dei numeri, di aria fritta, di nebbia, di nulla.
L’opposizione c’è. Nella gente prima che nei leader politici. A dare un segno concreto, di democrazia vissuta e partecipata, sono state centinaia di migliaia di persone – qualcuno azzarda “più di un milione” – che hanno riempito prima le vie del centro di Roma e poi la spianata del Circo Massimo per aderire alla manifestazione indetta dal Partito democratico contro il governo.
Secondo Veltroni, inoltre, un tasto dolente dell’attuale maggioranza è costituito da una “comunicazione basata sulla menzogna, un inganno permanente”. E ne sarebbero parte gli slogan sulla riduzione delle tasse e gli annunci sulle faraoniche opere infrastrutturali che mai si realizzano. “Tra governare e prendere il potere – ha continuato Veltroni – c’è un’enorme differenza”.
E sul palco non ha usato i toni moderati che spesso gli sono stati rinfacciati, il leader del Pd, Walter Veltroni. Il nome Silvio Berlusconi l’ha pronunciato subito dopo i dovuti ringraziamenti ad organizzatori e forze dell’ordine, definendolo “inadeguato a fronteggiare la crisi finanziaria che stiamo vivendo”. Ma quella che sta vivendo il nostro Paese è anche una crisi della democrazia, “l’Italia – ha sottolineato il segretario del Pd rivolgendosi idealmente al premier – è un Paese antifascista ed è illiberale pensare che non si debba disturbare il manovratore. Per il presidente del Consiglio – ha continuato Veltroni – la democrazia è un fattore di disturbo, così come lo sono i giudici, i sindacati, la corte costituzionale e tutti coloro che ne discutono le scelte. Questo esecutivo – ha concluso – protegge soltanto i potenti, ma un italiano su tre è con noi”. L’Italia, secondo il segretario del Pd, “sa essere migliore di chi governa“.
Un ringraziamento il leader del Pd l’ha riservato anche a Roberto Saviano per il suo impegno a favore della legalità e ha concluso dicendo che “un’altra Italia è possibile, noi vogliamo far arrivare agli italiani un messaggio di fiducia. Le cose possono cambiare. Le cose cambieranno. Non c’è rassegnazione, non c’è paura, non c’è buio dopo il quale non venga la luce”. E tra le bandiere presenti al Circo Massimo anche alcuni vessilli dell’Italia dei Valori, i cui attivisti erano presenti per raccogliere le firme in vista del referendum per abolire il Lodo Alfano.
Non poteva mancare un affondo sulla scuola e sul decreto Gelmini: “Il governo ritiri o sospenda il decreto attualmente in discussione in Parlamento, modifichi con la Legge Finanziaria le scelte di bilancio fatte col decreto e avvii subito un confronto con tutti i soggetti interessati, giovani studenti, famiglie, docenti. Fissando un tempo al termine del quale è legittimo che le decisioni siano prese”. Secondo Veltroni è necessario cambiare il modo di vivere la democrazia che deve divenire realmente partecipativa: “noi faremo di tutto – ha dichiarato – per fare in modo che alle elezioni europee gli elettori possano esprimere il voto di preferenza”.
Al termine della manifestazione si è scatenata la guerra delle cifre: due milioni e mezzo secondo gli organizzatori del Pd, appena 200mila secondo il capogruppo dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri. Categorico l’ex-radicale e attuale portavoce del Pdl, Daniele Capezzone: “Se dice che un terzo degli italiani è con il Pd, allora vuol dire che i due terzi sono con Berlusconi”. Mentre secondo il capogruppo del Pdl alla Camera, Maurizio Cicchitto, “il Circo Massimo può contenere solo 300mila persone”.
Devo dire che infagottarmi tra il pubblico diAnnozero, durante la puntata di ieri sera sulla scuola e il decreto Gelmini, è stato interessante. Per due motivi. Primo, mi sono reso conto che forse le persone si stanno svegliando. Chi per sentito dire, chi per indottrinamento, chi per divertimento ma molti anche con coscienza, i cittadini (forse) si stanno svegliando. Tutte quelle persone in piazza a Bologna dimostravano la volontà di esserci, di far comprendere a tutti i dormienti a casa che i tagli alle risorse per la scuola non sono davvero cosa pensabile in un Paese democratico e avanzato come (dovrebbe essere) il nostro. Secondo: in Italia i soldi si sborsano in modo ipocrita. Si salva Alitalia, si creano fondi per proteggere banche e aziende dalla crisi finanziaria mondiale, ma si tagliano i sovvenzionamenti alla scuola pubblica e più in generale al sistema Paese. Tutto ciò è folle e va verso una svolta oligarchica della democrazia: pochi pensano e pochi scelgono. Gli altri ordinatamente seguono.
Di contro, sempre ieri sera, mentre nel traffico romano andavo verso il Teatro delle Vittorie, Beppe Cruciani, su Radio24, intervistava l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga; ”Berlusconi dovrebbe infiltrare qualcuno tra le frange studentesche che protestano”, diceva l’ex-ministro dell’Interno, evocando metodi da anni di piombo. “Ricordo ancora – continuava Cossiga – quando le sirene delle ambulanze soverchiavano quelle delle auto dei Carabinieri nelle università, per quante botte gl’avevamo dato”. Tipico accento sardo, ha nostaglia di quei tempi l’ex-presidente, proprio lui che mandò i blindati a sedare le proteste studentesche.
Vi chiedo allora quanto siamo vicini a una situazione esplosiva anche oggi? Non si vuole forse una scusa, l’innesco di una scintilla che possa poi legittimare il pugno di ferro da parte del Governo? D’altronde basta leggere la dichiarazione rilasciata oggi dal premier Silvio Berlusconi: «In tantissime manifestazioni organizzate dall’estrema sinistra e dai centri sociali, così come mi ha confermato il ministro dell’Interno, ci sono dei facinorosi: non tutti naturalmente, dei piccoli gruppi, ma nei cortei organizzati da queste entità ci sono dei facinorosi che hanno il supporto dell’estrema sinistra e dei giornali». Si attende solo il casus belli per intervenire forse?
E che dire poi della dicitura sbugiardata da Santoro ieri sera, riguardante le classi differenziate per gli immigrati che non conoscono la lingua italiana alla perfezione: si tratta di una “discriminazione transitoria positiva“. Mai sentito parlare di una discriminazione positiva. Eppure l’onorevole leghista Cota, presente alla trasmissione, ne sosteneva la ragionevolezza. Stanno destrtturando l’Italia. Buon sonno a tutti gli italiani che decidono di delegare ad altri il loro decisionismo.
Berlusconi minaccia:invieremo la Polizia nelle scuole e nelle università occupate. Caro Silvio, l’iniziativa non è nuova ed ha un precedente illustre: l’ex ministro dell’Interno, Francesco Cossiga, nel 1977 inviò a Bologna i carri armati per sedare la rivolta studentesca. Puoi fare di meglio dai. E poi dicono che non stiamo scivolando verso il regime…
La realtà è che le parole di Berlusconi sono solo una provocazione, nella speranza che accada qualche fattaccio e lui possa dire agli italiani “li mettiamo a tacere noi questi rivoltosi comunisti che vi turbano l’esistenza”. La democrazia è questione di tranquillità. E se serve, che manganello sia! Giusto Silvio?
Invece di pensare alle scuole e alle occupazioni che lasciano il tempo che trovano, caro Silvio, pensa alle mafie e alla corruzione, vero cancro dell’Italia nostra.
Di seguito pubblico l’ultima lettera di Adolfo Parmaliana, professore di chimica all’università di Messina, mort suicida una settimana fa, dopo aver denunciato la mafia e subìto indebite pressioni di natura giudiziaria. La trascrizione si deve a L’Espresso.
Lettera autografa di Adolfo Parmaliana
La Magistratura barcellonese/messinese vorrebbe mettermi alla gogna vorrebbe umiliarmi, delegittimarmi, mi sta dando la caccia perché ho osato fare il mio dovere di cittadino denunciando il malaffare, la mafia, le connivenze, le coperture e le complicità di rappresentanti dello Stato corrotti e deviati. Non posso consentire a questi soggetti di offendere la mia dignità di uomo, di padre, di marito di servitore dello Stato e docente universitario.
Non posso consentire a questi soggetti di farsi gioco di me e di sporcare la mia immagine, non posso consentire che il mio nome appaia sul giornale alla stessa stregua di quello di un delinquente. Hanno deciso di schiacciarmi, di annientarmi.
Non glielo consentirò, rivendico con forza la mia storia, il mio coraggio e la mia indipendenza. Sono un uomo libero che in maniera determinata si sottare al massacro ed agli agguati che il sistema sopraindicato vorrebbe tendergli.
Chiedete all’Avv.to Mariella Cicero le ragioni del mio gesto, il dramma che ho vissuto nelle ultime settimane, chiedetelo al senatore Beppe Lumia chiedetelo al Maggiore Cristaldi, chiedetelo all’Avv.to Fabio Repici, chiedetelo a mio fratello Biagio. Loro hanno tutti gli elementi e tutti i documenti necessari per farvi conoscere questa storia: la genesi, le cause, gli accadimenti e le ritorsioni che sto subendo.
Mi hanno tolto la serenità, la pace, la tranquillità, la forza fisica e mentale. Mi hanno tolto la gioia di vivere. Non riesco a pensare ad altro. Chiedo perdono a tutti per un gesto che non avrei pensato mai di dover compiere.
Ai miei amati figli Gilda e Basilio, Gilduzza e Basy, luce ed orgoglio della mia vita, raccomando di essere uniti, forti, di non lasciarsi travolgere dai fatti negativi di non sconfortarsi, di studiare, di qualificarsi, di non arrendersi mai, di non essere troppo idealisti, di perdonarmi e di capire il mio stato d’animo: Vi guiderò con il pensiero, con tanto amore, pregherò per voi, gioirò e soffrirò con voi.
Alla mia amatissima compagna di vita, alla mia Cettina, donna forte, coraggiosa, dolce, bella e comprensiva: ti chiedo di fare uno sforzo in più, di non piangere, di essere ancora più forte e di guidare i ns figli ancora con più amore, di essere più buona e più tenace di quanto non lo sia stato io.
Ai miei fratelli, Biagio ed Emilio, chiedo di volersi sempre bene, di non dimenticarsi di me: vi ho voluto sempre bene, vi chiedo di assistere con cura e amore i ns genitori che ne hanno tanto bisogno. Alla mia bella mamma ed al mio straordinario papà: vi voglio tanto bene, vi mando un abbraccio forte, vi porto sempre nel mio cuore, siete una forza della natura, mi avete dato tanto di più di quanto meritavo. A tutti i miei parenti, ai miei cognati, ai miei zii, ai miei cugini, ai miei nipoti, a mia suocera: vi chiedo di stare vicini a Gilda, a Basilio ed a Cettina. Vi chiedo di sorreggerli.
Ai miei amici sarò sempre grato per la loro vicinanza, per il loro affetto, per aver trascorso tante ore felici e spensierate. Alla mia università, ai miei studenti, ai miei collaboratori ed alle mie collaboratrici sarò sempre grato per la cura e la pazienza manifestatemi ogni giorno. Grazie. Quella era 1° mia vita. Ho trascorso 30 anni bellissimi dentro l’università innamorato ed entusiasta della mia attività di docente universitario e di ricercatore.
I progetti di ricerca, la ricerca del nuovo, erano la mia vita. Quanti giovani studenti ho condotto alla laurea. Quanti bei ricordi.
Ora un clan mi ha voluto togliere le cose più belle: la felicità, la gioia di vivere, la mia famiglia, la voglia di fare, la forza per guardare avanti.
Mi sento un uomo finito, distrutto. Vi prego di ricordarmi con un sorriso, con una preghiera, con un gesto di affetto, con un fiore. Se a qualcuno ho fatto del male chiedo umilmente di volermi perdonare.
Ho avuto tanto dalla vita. Poi, a 50 anni, ho perso la serenità per scelta di una magistratura che ha deciso di gambizzarmi moralmente.Questo sistema l’ho combattuto in tutte le sedi istituzionali. Ora sono esausto, non ho più energie per farlo e me ne vado in silenzio. Alcuni dovranno avere qualche rimorso, evidentemente il rimorso di aver ingannato un uomo che ha creduto ciecamente, sbagliando, nelle istituzioni.
Un abbraccio forte, forte da un uomo che fino ad alcuni mesi addietro sorrideva alla vita.
Si lasciano, lei scrive sul noto spazio web di Facebook di essere “single” e l’ex marito, preso dalla gelosia, la uccide a colpi di mannaia. La vittima, Emma Forrester, è morta così. Per un clic di mouse e per aver scelto un’opzione dell’avatar virtuale.
Mi chiedo: davvero non sappiamo più comunicare in altro modo se non attraverso le community? Tutti su Facebook, tutti sanno e conoscono tutto di tutti, il nome e il cognome sono obbligatori altrimenti non rispetti le regole non scritte. E da qui la seconda domanda: il destino dov’è finito? Il caso che fa incontrare le persone dopo anni sembra essere divenuto questa ennesima community che ci riduce ancora una volta dietro lo schermo di un computer a sbirciare foto, chattare e alla fine, fortunatamente, porta anche a ritrovarsi. Ma c’è sempre di mezzo la tecnologia e la frenesia di ritagliarsi un posto per il proprio nome e il proprio cognome, per dargli un minimo di visibilità, per costruirsi un’opportunità in più rispetto al quotidiano. Facebook, il libro delle fotografie. E poi accadono casi come quello che ha condotto a miglior vita Emma Forrester, la giovane dai capelli biondi (o rossi, a seconda delle fotografie) e gli occhi azzurri, trucidata a colpi di mannaia. Ma se cercate Emma Forrester su Facebook, lei vi apparirà come se fosse ancora viva: canottierina arancione, pantaloncini neri, ”Emma Forrester – London”. E accanto alla piccola foto del profilo, accessibile a chi non è utente di Facebook, i suoi “Amici”: Victoria May, Gayle Watts, Alan Fisher, Natalia Battistini ed altri. Amici del web, chattate o forse chissà, vere amicizie. Ma se non si sapesse del processo e della condanna all’ergastolo per l’ex marito che si è autoaccusato del’omicidio, forse tutti noi crederemmo Emma ancora viva e sorridente. Già, perché se gli amministratori o chi per loro non cancelleranno l’account di Emma Forrester, forse resterà on line per sempre, lì a sorridervi. Questione di password. Questione di Facebook.
Questo che vi propongo è un appello che verrà inoltrato al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per spronare ulteriormente il governo a prendere tutte le misure necessarie alla protezione dello scrittore Roberto Saviano. Il link rimanda a una pagina di Facebook creata da una mia cara amica, ha già fatto registrare oltre 25.000 adesioni:
E se davvero Roberto Saviano se ne andasse? Se lasciasse l’Italia per costruirsi una nuova vita, chi potrebbe criticarlo? Chi dargli torto? Chi accusarlo di vigliaccheria? Forse solo quanti in televisione da Casal di Principe vanno ripetendo una cantilena che nemmeno fa più notizia: ha fatto tutto questo per soldi. E adesso se ne va, aggiungerebbero. Vigliacchi! Chi sta fermo, chi non muove un dito per cambiare le cose e in primis la propria vita ma subisce il sistema altrui è il primo vigliacco. E per chiudere gli occhi su quanto non funziona nella propria terra, accusa gli altri.
No Roberto, lasciati alle spalle tutto questo. Ma senza andartene, perché dopo giornalisti del calibro di Indro Montanelli ed Enzo Biagi che con il loro coraggio hanno spesso contribuito a tenere dritto il timone dell’Italia, adesso il nostro Paese ha bisogno della tua penna, della tua voce, della tua testimonianza.
Se te ne andrai tu, in molti stapperanno lo champagne, pur mostrandosi contriti davanti alle telecamere. E sarebbe quella la parte marcia e bacata dell’Italia. Ma un numero infinitamente più grande di persone, quelle oneste, sentirebbero di aver perso qualcosa. Come un padre che lascia moglie e figli e gli racconta “papà parte ma poi torna”: si sa che c’è ma non è più lo stesso. E la madre sarà più sola e i figli più indifesi. Paragone indubbiamente azzardato, ma questa democrazia ha BISOGNO della penna di Roberto Saviano, delle tue parole, della tua bravura, della tua foga, finanche delle tue incertezze, del tuo mostrarti uomo pur nelle difficoltà. Oggi l’Italia è piena di presunti giornalisti che si credono tali solo perché seguono le code lunghe dei pinguini dei politici, senza sporcarsi mai le mani con la realtà e soprattutto con la verità. Ne ho avuto esperienza diretta. Di quelli possiamo anche fare a meno, ma non di te.
Se te ne andrai tu, tanti giovani come me che stanno studiando per divenire giornalisti in nome di un’etica e di un senso profondo della professione, che fine farebbero? Tu, Lirio Abbate, Rosaria Capacchione, Gigi Di Fiore, e tanti altri, siete persone da cui imparare, da cui prendere esempio sia di costanza che di fortezza pur nelle difficoltà. Sai, spesso ho immaginato che lì sulla croce e prima ancora durante la marcia verso il Golgota, Gesù Cristo abbia pensato tra se “ma ne è valsa la pena?”. Eppure anche a lui avevano dato la possibilità di rinnegare tutto. E prima che figlio di Dio, Gesù era un uomo, con tutti i timori, le paure e le lacrime che la sua scelta poteva portare e comportare. Eppure è rimasto affinché le persone vedessero e continuassero a credere in ciò che aveva fatto, detto e predicato. A differenza di 2008 anni fa, nella nostra Italia lo Stato ti proteggerà e tutti quelli che ti hanno letto e che ti seguono, sono con te. I veri urlatori solitari, invece, sono i mafiosi. Non tu. Di questo devi esserne consapevole. Sempre.
Stamattina (ieri, adesso è l’01.05 di notte) quando ho letto la tua intervista a Repubblica, sono rimasto di stucco. Se se ne va anche lui, mi sono chiesto, chi ci resta? E’ davvero questo solo un Paese da dimenticare…e la speranza quella che ti ha animato e permesso di scrivere Gomorra, dov’è finita…?
Magari potessi rispondermi…
Chiudo lasciandoti quella che è la mia motivazione al giornalismo. E’ un periodo di un classico della letteratura. Si tratta de LeCittà Invisibili di Italo Calvino, l’epilogo: “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”. Per questo ed esclusivamente per questo periodo de Le Città, ho deciso di tentare la carriera giornalistica. Te lo lascio qui Roberto. Forza.
E’ sempre più terra bruciata attorno all’ala stragista dei Casalesi. Mentre scrivo, l’operazione dei Carabinieri è ancora in corso ma sarebbe già stato scoperto l’arsenale di armi con cui sono stati trucidati i 6 immigrati a Castelvolturno e l’italiano a Baia Verde.
I carabinieri del Comando Provinciale di Caserta hanno tratto in arresto tre impiegati di una società di traslochi del litorale domitio. All’interno dell’azienda sono state rinvenute numerose armi, tra cui un kalashnikov, alcuni fucili, una pistola e molte munizioni. Ad Aversa, in un’altra operazione, un uomo, Pasquale Tessitore, e’ stato arrestato per detenzione illegale di armi e ricettazione. Nella sua abitazione sono stati trovati un revolver calibro 8 millimetri, cartucce calibro 7,65, una pistola con 118 colpi.
“Roberto Saviano morirà entro dicembre, con la scorta”, queste le parole riferite da un pentito dei casalesi e trapelate alla stampa nella tarda serata di ieri. Gli promettono morte entro capodanno. E lui non molla: “Non ho mica altra strada che resistere, resistere, resistere”. E che dire poi dei pm che portano avanti le indagini? Minacciati anche durante il processo Spartacus insieme a Saviano. E Rosaria Capacchione? Non la si dimentichi.
Secondo le rivelazioni del pentito Oreste Spagnuolo riportate oggi dal quotidiano La Repubblica, inoltre, il boss dei casalesi, il superlatitante Giuseppe Setola, sarebbe alla ricerca “da alcune settimane di un detonatore con telecomando”. Roba da brividi.
Dalla politica una solidarietà che, per ora (ore 15.00 circa), tutto sembra meno che bipartisan. I soliti: Idv e Pd. Dal Pdl tutto tace.
Intanto è tornato libero Alfonso Cesarano, ritenuto uno dei killer della strage di Castelvolturno e scagionato dallo stesso Spagnuolo. Cesarano resta comunque indagato per l’ipotesi di aver partecipato alla strage. L’unico sopravvissuto a quell’eccidio, infatti, continua ad accusarlo sebbene – si dice – abbia avuto qualche tentennamento nell’ultimo confronto.
Tornando a Saviano, mi chiedo solo cosa direbbe adesso uno come Emilio Fede, che quasi prese in giro lo scrittore antimafia durante una puntata del Tg4. Parlando ieri alla trasmissione radiofonica Farenehit, Roberto Saviano così ha descritto la sua vita da scortato: “E’ stata dura, durissima. All’inizio pensi che ce la puoi fare, poi ti accorgi di aver perso tutto, gli affetti, le amicizie, i legami. Le uscite blindate – continua – mi hanno fatto diventare un uomo peggiore, una persona ossessionata, chiusa, sospettosa”. Subito dopo parla di come sia cambiata la percezione stessa dell’esistenza: “Ma quando c’è in ballo la vita hai come l’impressione che non esista più niente di vero, di importante, perché ogni cosa può finire da un momento all’altro”. E alla classica domanda se riscriverebbe il suo libro, potendo per assurdo tornare indietro nel tempo, risponde: “So di aver fatto una cosa importante, ma non c’è mattina in un cui non mi chiedo perché l’ho fatto e non mi so rispondere. Non so se ne valeva la pena”. Caro Emilio Fede, prendi lezioni di vita e di coraggio da chi davvero ci mette l’esistenza al servizio della verità e della civiltà.
Oggi, infine, il vicecapo della Polizia, Nicola Cavaliere, ha rassicurato: “E’ uno scrittore sicuramente a rischio, in prima linea, ed è giusto che in questo momento venga difeso”. Eppure la minaccia lanciata dai casalesi, ha confermato Cavaliere, “non è la prima – e poi aggiunge – Qui non rischia solo Saviano: ci arrivano notizie molto più concrete ad esempio su marescialli dei carabinieri”. Napolitano: “vigiliamo sulla sicurezza di Saviano”.
Ecco cosa prevede il nuovo dl del Governo varato per rispondere alla crisi finanziaria mondiale. Lo Stato garantirà le nuove emissioni obbligazionarie e le operazioni di prestito titoli per il rifinanziamento dell’Eurosistema. Il decreto è già in Gazzetta Ufficiale ed ha efficacia da oggi. E’ prevista la possibilità di scambiare titoli di Stato con azioni e obbligazioni fino al 31 dicembre 2009.
Le GARANZIE SU PASSIVITA’:
“Il Ministero dell’economia e delle finanze, fino al 31 dicembre 2009, è autorizzato a concedere la garanzia dello Stato, a condizioni di mercato, sulle passività delle banche italiane, con scadenza fino a cinque anni e di emissione successiva alla data di entrata in vigore del presente decreto”.
SWAP O SCAMBIO BOT- OBBLIGAZIONI:
“Il Ministero dell’economia e delle finanze, fino al 31 dicembre 2009, è autorizzato ad effettuare operazioni temporanee di scambio tra titoli di Stato e strumenti finanziari detenuti dalle banche italiane o passività delle banche italiane controparti aventi scadenza fino a cinque anni e di emissione successiva alla data di entrata in vigore del presente decreto. L’onere di tali operazioni per le banche controparti è definito tenuto conto delle condizioni di mercato”.
- GARANZIA RIFINANZIAMENTI:
“Il Ministero dell’economia e delle finanze, fino al 31 dicembre 2009, è autorizzato a concedere la garanzia dello Stato, a condizioni di mercato, sulle operazioni stipulate da banche italiane, al fine di ottenere la temporanea disponibilità di titoli utilizzabili per operazioni di rifinanziamento presso l’Eurosistema”.
- PRIVILEGIO SUI CREDITI:
“I crediti del Ministero dell’economia e delle finanze rivenienti dalle operazioni di cui ai commi 1, 2 e 3 sono assistiti da privilegio generale sui beni mobili ed immobili, che prevale su ogni altro privilegio.
- VALUTAZIONE BANKITALIA:
“Le operazioni di cui ai commi 1, 2 e 3 sono effettuate sulla base della valutazione da parte della Banca d’Italia dell’adeguatezza della patrimonializzazione della banca richiedente e della sua capacità di fare fronte alle obbligazioni assunte”.
I poliziotti l’hanno arrestato ad Afragola mentre, secondo le prime indiscrezioni, stava entrando in casa dell’amante. Si tratta di Roberto Esposito, 31 anni, ritenuto un esponente di spicco del clan La Torre di Mondragone. L’ordine di carcerazione era stato emesso il 18 settembre scorso dalla Procura di Napoli perche’ deve ancora scontare una pena di 8 anni, 10 mesi e 6 giorni (rispetto ai 9 anni comminati insieme all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e quella legale) per associazione per delinquere finalizzata al traffico delle sostanze stupefacenti con l’aggravante delle modalita’ mafiose.
Sono passati sei mesi da quando Berlusconi è andato al Governo. Ecco una veloce sintesi dei maggiori provvedimenti varati o “tentati” (non tutti sono andati in porto) dall’Esecutivo.
- Non tracciabilità delle transazioni bancarie superiori a 5.000 euro per i liberi professionisti.
- Salva Rete4.
- Legge blocca processi poi divenuto Lodo Alfano che in teoria dovrebbe essere un qualcosa di concordato da maggioranza e opposizione.
- Efficientissimo pacchetto sicurezza: tagli alle forze dell’ordine ma militari per strada.
- Risoluzione dell’emergenza rifiuti nel centro di Napoli. Il resto della Campania sta come prima, se non peggio. Sono stati promessi diversi termovalorizzatori “erigendi”, bisogna vedere quali società e/o imprese li costruiranno.
- Lodo Consolo pro Matteoli: sarà necessaria l’autorizzazione a procedere da parte del parlamento anche per reati precedenti all’assunzione della carica ministeriale.
- Legge salva manager poi sbugiardata dalla Gabanelli di Report.
- Legge (rivelata oggi da Repubblica) per il reintegro dell’ex-inquisito per mafia poi assolto, il giudice Carnevale, detto “ammazza processi”, che definì Giovanni Falcone e Paolo Borsellino “Dioscuri senza professionalità”.
- Tagli alle forze dell’ordine, alla Scuola e alla sicurezza. Più 300milioni di euro dei contribuenti per salvare Alitalia.
Ecco cosa avrebbe intenzione di fare prossimamente:
- Bloccare la maggior parte delle intercettazioni telefoniche della magistratura. La scusa è la privacy o la mania di intercettare di “certi” pm, la realtà è ben altra e si chiama potenziale illegalità diffusa.
- Separare la polizia giudiziaria dai magistrati, facendo dipendere la prima dal Viminale o dal ministero della Giustizia e non più dalle decisioni dirette di chi conduce le inchieste.
Ovviamente questa è solo una provocazione a titolo personale, un invito a riflettere su quanto è stato fatto fin ora PER gli italiani. E se avete altri suggerimenti, i commenti sono a vostra disposizione.
E chissà con quale soddisfazione la Petrella avrà ascoltato dalle labbra vellutate di Carla Bruni pronunciare le parole “Lei non sarà estradata”. Eh già, perché se l’Italia ha saputo solo due giorni fa che l’ex-Br non sarebbe stata estradata, lei l’aveva saputo già qualche giorno prima da madame Bruni, inviata in missione dal marito, il presidente francese Nicolas Sarkozy, presso l’ospedale parigino Sainte-Anne. A scriverlo è Liberation che con le sue parole sottolinea sempre più paradosso di Stati che favoriscono e quasi implicitamente perdonano chi uccise decine di persone (come non pensare alla Mambro: 6 ergastoli ed è libera come l’aria ma con l’obbligo di firma) in nome di perverse utopie politiche oppure a seguito di strumentalizzazioni ben orchestrate, come avvenne nel nostro Paese. Sì perché per chi avesse ancora qualche dubbio di natura vetero-chic, anche le nostre Brigate Rosse – a mio avviso – furono più che manipolate. Usate per chiudere i conti con quanti volevano aprire al Partito Comunista sia dai politici DC che da quella loggetta sovvenzionata forse dagli Usa, dal nome sonoro “Propaganda 2“, da cui provenivano anche numerosi “esperti” ingaggiati da Cossiga per salvare Aldo Moro. Con il falso comunicato del Lago della Duchessa la politica nostrana diede alle BR un messaggio chiarissimo: tenetevelo.
Su tutta quella parte di storia italiana e sui dubbi e i coni d’ombra che avvolgono ancora numerosi episodi mai chiariti, stiamo sempre più chiudendo gli occhi, illudendoci che in questo modo le urla dei morti e delle stragi non si sentano più. Ma è tutta un’illusione. Il tappeto è corto.
Insomma è stato tutto un bluff. Marina Petrella ce l’ha fatta, mentre i familiari delle vittime sono stati beffati. La dottrina Mitterand, quindi, non è poi così negativa come Sarkozy l’aveva dipinta e tutto resterà come prima. L’Italia, secondo il presidente francese, evidentemente non sarebbe stata in grado di assicurare un adeguato supporto psicosanitario alla Petrella e quindi meglio tenerla in Francia, dove si è rifugiata dopo la condanna all’ergastolo. E la notizia fa scalpore ma non troppo, nella domenica sonnacchiosa del nostro dormiente Paese. Un’Italia che proprio con gli anni di piombo non ha ancora chiuso i conti e che ancora circonda di un fascino immotivato persone che hanno ucciso e sequestrato. Gli ex-terroristi vanno a parlare in televisione, partecipano alle conferenze, attirano microfoni. Non per raccontare la verità ma per farsi pubblicità. Ormai si sta perdendo sempre più il concetto di pena e di colpa.
La parola ai medici dunque, a loro l’ultima sentenza, quella che salva un’assassina dalla giusta punizione (si tratta di giustizia) cui sarebbe obbligata. Ai medici e al Pilato-Sarkozy l’ultimo colpo alle vittime di un terrorismo che tutto fu meno che rivoluzionario. Bensì strumentalizzato e usato da quello stesso Stato che volevano sovvertire. E la mancata estradizione è solo l’ultima illusione, ai danni dello Stato questa volta. E’ depressa? Poverina. Speriamo abbia capito le conseguenze delle sue azioni, dei suoi proiettili, delle sue scelte.
Chiamarlo comodino significa ormai attaccarsi ai ricordi. Accanto al mio letto ci sono due pile di libri, in tutto undici, che riesco a leggere nel tempo libero, ormai davvero poco. Eppure oggi un’ora di tempo l’ho trovata ed ho aperto Gli Insabbiati, testo interessantissimo scritto da Luciano Mirone, riguardante tutti i giornalisti siciliani uccisi dalla mafia. Ormai sono giunto a pagina 243, ma chi conosce il libro sa che non sono neanche la metà.
Va bene, okay, direte, ditemi di cosa vuoi scrivere. Ve lo dico subito: del ponte sullo stretto di Messina. Di quel che sarà parlando però di ciò che fu: la costruzione della diga di Garcia, nel Belice. Numerose sono le connessioni con il ponte berlusconiano, l’opera faraonica che nessuno, né il centro destra né in un secondo momento il centrosinistra, ha avuto il coraggio di accantonare.
Vi racconterò di cosa accadde nella costruzione della diga di Garcia, affidata alla ditta milanese Lodigiani, prendendo a prestito le parole di un grande giornalista siciliano ucciso da Cosa nostra: Mario Francese.
“l’opera che in dieci anni comporterà una spesa di oltre 324 miliardi di lire – scriveva Francese nel 1977 – non poteva lasciare indifferenti le grosse organizzazioni mafiose [...] attorno alla diga c’è un racket degli aspiranti ai noleggi e c’è un racket, ancora più vasto, per le forniture dei materiali da cava, che non possono giungere certamente da Milano. Lacvori così imponenti impongono noleggi di grossi automezzi, oltre che di ruspe e pale meccaniche, impongono forniture di sabbia di cava e di mare [...] Tra non molto il numero degli operai aumenterà fino a un massimo di 300-350 alle dipendenze della sola Lodigiani. Quindi ci sarà anche un servizio di mensa. Forniture di carne, pasta, verdure, cereali, pane, bombole di gas, legna, olio. Sono certamente forniture contese e alle quali non pochi ambiscono. La costruzione della diga, quindi, va guardata nel suo complesso e sotto molteplici aspetti. Allora ci si potrà rendere conto di quali interessi può avere la mafia, quella con la M maiuscola”.
Francese produsse poi un’inchiesta che per l’epoca fu un vero fulmine a ciel sereno. Quando della mafia non si osava nemmeno pronunciarne il nome a bassa voce.
“La costruzione della diga era stata progettata da un trentennio” scrive Francese chiamando in causa una serie di presunti boss che capirono molto prima di altri come far soldi dalla costruzione della diga.
“Giuseppe Garda per assicurarsi un latifondo di oltre 300 ettari impiegò 100 milioni. Altrettanto fecero personaggi lungimiranti come i Salvo e i Giocondo che con poche centinaia di milioni divennero proprietari di feudi immensi. Quando nelle contrade di Gammari e Roccamena, Garda, i salvo, i Giocondo misero in moto la macchina della trasformazione dell’immensa vallata, si gridò al miracolo. Centinaia di ettari di terreni a pascolo furono trasformati in lussureggianti vigneti irrigui. Naturalmente le provvide leggi agricole regionali hanno favorito questa imponente trasformazione [...] Ma perché impiantare sette anni [prima] un così vasto vigneto se ben [si] sapeva che (i terreni) sarebbero stati espropriati per la costruzione della diga? [...] Per Giocondo parla la legge 865:13 milioni a ettaro per vigneti e 4 milioni e mezzo per i seminativi. Le cifre sono raddoppiate se i proprietari sono (e lo sono tutti) coltivatori diretti. [...] Giuseppe Garda per ogni vigneto espropriatogli guadagnerà 2 miliardi e 600 milioni“. Di seguito comparivano i nomi di tutte le società a vario titolo gestite dalla mafia che, attraverso prestanome, operava nel Belice: Risa, Sifac, Solitano…
E poi vennero le municipalizzate, la concessione che la Dc pagò al Psi:”Dal 1970 – continua Francese in una sua inchiesta – abbiamo quindi un terzo stadio evolutivo della mafia: i boss, da dietro le scrivanie degli enti pubblici, spostano i loro interessi nel retroterra e, in prevalenza, nelle zone della valle del Belice”. Francese aveva compreso il futuro della mafia e forse anche per questo motivo venne vigliaccamente ucciso.
E oggi? In Sicilia ancora qualcuno parla del tavolinu, una sorta di punto di incontro tra mafiosi e imprenditori per gestire gli appalti. E poi c’è la politica, la cosidetta “Cosa nostra bianca”.
Ma basta vedere come vengono gestite a tutt’oggi le grandi opere per capire che in trent’anni nulla è cambiato. Nel suo libro sui casalesi, “L’impero”, così scrive il giornalista del Mattino di Napoli, Gigi Di Fiore: “Anche nella realizzazione dell’Alta Velocità, quella parte che passava sul territorio casertano, si allungarono le mani della mafia casertana. [...] Pasquale Zagaria e Giuseppe Diana, entrambi con ditte di Casapenna, furono i nomi che vennero indicati per i subappalti”. E il pentito Dario De Simone confessò in Commissione Parlamentare al senatore Fernando Imposimato: “Sul territorio casertano c’era (o c’è?, n.d.r.) un monitoraggio giornaliero, non sfuggiva niente, neanche piccoli lavori. Avevamo squadre di ragazzi che andavano a controllare in giro l’eventuale apertura di cantieri”. E le tangenti pagate dai cantieri fruttavano ogni mese circa 600-650 milioni di lire.
Se il vertice è regolare, apparentemente pulito, sono i subappalti ogni volta a puzzare di mafia e prestanome. Trent’anni di lotta alla mafia e ben poco è cambiato. E pensare che adesso il premier, Silvio Berlusconi, ha intenzione di far costruire in Campania ben cinque termovalorizzatori, diverse centrali nucleari e il ponte sullo stretto di Messina. Tirate voi le dovute conclusioni.
Per essere giornalista: "un solo consiglio: non essere pigri. Non pensare di aver capito il mondo, e un luogo, prima di andarci. Studiare, ma essere pronti a mettere in forse le proprie nozioni e le proprie convinzioni, quello che sorprenderà e sconvolgerà te sorprenderà anche il lettore. Non essere inviati di guerra, né di pace, ma essere cronisti e basta, non essere superbi nelle proprie Verità, e onesti nel raccontare piccole verità. Non considerare inutile alcuna notizia, o storia, e avere un po' di umiltà davanti a ciascuna di esse. Essere individualisti, ostinati, diffidenti e generosi. Provare pietà e rispetto, apprezzare il giornalismo militante, e starsene lontani, per conto proprio". -
Tony Capuozzo
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