Genitle Mariastella Gelmini,
ma che fine hanno fatto gli insegnanti delle Scuole di Specializzazione (Siss?) Oltre ai futuri 87 mila appiedati (in tre anni) nel mondo della Scuola, gentile ministro dovrebbe infatti preoccuparsi anche dei circa 18 mila precari della Siss. Prima esisteva una graduatoria, adesso sono state tutte bloccate “fino ad esaurimento”. Chi è dentro è dentro, insomma, chi è fuori si riorganizzi.
Prima Lei ha dichiarato che le Siss sono “fabbriche di precari”, sospendendo subito dopo il decreto sul X° Siss, ma non ha inserito alcun riferimento in merito nelle “disposizioni urgenti in materia di istruzione e università”, dove ha fantasticamente rispolverato il maestro unico. Per dirla con Dante, Lei si è dimenticata di chi vive nel Limbo. La riforma del reclutamento di cui si era tanto parlato, che fine ha fatto? Avvocato Gelmini, ponga rimedio. Altrimenti non parli, Lei e il Suo Governo, di occupazione.
EF







Settembre 15, 2008 alle 3:56 pm |
Gentile Ministro,
da parte in causa quale sono (laureta in lettere e abilitanda Sissis) mi tengo aggiornata sulle discussioni più o meno polemiche che non tanto la Sua candidatura quanto la Sua proposta di legge continuano a suscitare. Pur con estrema ammirazione per la capacità, l’evidente caparbietà, l’indubbia esperienza politica e i Suoi buoni propositi (taluni peraltro da me condivisi) non posso fare a meno di pormi domande e cercare risposte in merito ad una situazione che, Lei capirà, mi sta particolarmente a cuore.
Certo a pensarci un po’ (ma basta davvero poco) la mia situazione attuale -e quella di tanti altri colleghi- non sembra per nulla invidiabile. Non solo siamo precari ma della peggiore specie. Appartenenti ad un corso di specializzazione Sissis (IX ciclo, 1° A. A. 2007/2008) cui ci ha “costretti” il governo che L’ha preceduta, ritenendolo condicio sine qua non per l’accesso da docenti al mondo della scuola, ci ritroviamo oggi appartenenti allo stesso corso (IX ciclo, 2° A. A. 2008/2009) con la, perdoni l’eufemismo, piccola differenza che il governo attuale lo considera solo un meccanico ed inevitabile strascico del passato (peraltro pressochè inutile data la nostra e solo nostra estromissione dalle graduatorie ad esaurimento).
Lasciando ora da parte inutili e maldicenti chiacchiericci sulle parole da Lei spese nei confronti dei docenti meridionali -di certo equivocate a tal punto da far parlare di «offese razziste», «qualunquismo inaccettabile» e poi di «tardiva ritrattazione»- mi chiedo cosa dovremmo fare noi SS che lungi dall’essere Santi o guardie personali di Hitler siamo solo Sissini Siciliani in cerca di identità. A quale categoria sociale e professionale dovremmo sentirci appartenenti qualora l’albo dei cunnuti ie vastunati non dovesse accettarci?
Gentile Ministro, inutile polemica a parte, ritengo opportuno in tale contesto riflettere su alcune parole che Lei stessa ha evidenziato in più di un’occasione: “… Il mio obiettivo è quello di aiutare la scuola del Mezzogiorno e di innalzare i livelli di tutta la scuola italiana. Occorre colmare il gap esistente tra Nord e Sud con più formazione e aiuti, sia per i docenti che per gli studenti…per elevare la qualità della didattica». Ricapitolando ecco in breve quelle che i media hanno definito parole chiave del Suo piano di legge “eliminazione del precariato, maggiore autorità, professionalità e aggiornamento della formazione docente”che in tono con la dichiarazione di cui sopra non lasciano spazio – o almeno non dovrebbero- a perplessità e confusione. Eppure dubbi e domande mi si affollano in testa come schegge impazzite ed una in particolare fra tutte prende il sopravvento: perché un ministro che sembra fare della formazione docente un obiettivo conclamato dovrebbe estromettere dal mondo della scuola proprio coloro che per questo si sono formati? Se l’intento è quello di “innalzare i livelli” quale arcano motivo dovrebbe escludere proprio chi ci ha creduto a tal punto da sostenere sacrifici in termini di denaro e di tempo, quello stesso tempo che ha peraltro contribuito da un lato a far perdere altre eventuali opportunità di lavoro e di guadagno e dall’altro ha concorso ad aumentare il precariato? Quale logica nascosta starebbe alla base di quella che ha tutta l’aria di essere la più imponente, ingestibile, umiliante e demotivante contraddizione della scuola oggi?
Firmato: Sissina siciliana
Dicembre 8, 2008 alle 10:51 pm |
gentile ministro,sono laureata da 4 anni in lettere moderne con un voto di 108/110 ma non ho fatto per motivi economici la siss.mi domando se sara’ possibile in futuro insegnare in una scuola pubblica,e come fare.distinti saluti
Febbraio 2, 2009 alle 11:05 pm |
MINISTRO GELMINI, QUELL’ESPRESSIONE NON VA ………E NON SOLO
Alla cortese attenzione dell’onorevole Mariastella Gelmini
e p.c. Presidente CNUDD Prof. Paolo Valerio
Oggetto: osservazioni sull’espressione “studenti diversamente abili” utilizzata nel decreto per i criteri ripartizione stanziamento per interventi studenti diversamente abili anno 2008
Illustrissimo Sig. Ministro,
sono un operatore che lavora da anni nel campo della disabilità e in particolare nei Servizi universitari di supporto agli studenti universitari con disabilità.
Le scrivo sollecitato dalla lettura del Decreto Ministeriale 28 agosto 2008 prot. n. 159/2008, da Lei firmato, in cui campeggia l’espressione “studenti diversamente abili”, sulla quale vorrei proporLe alcune brevi considerazioni.
Mi permetta di partire da una frase illuminante di Giuseppe Pontiggia apposta come dedica a un suo bel libro: «A tutte le persone disabili che lottano, non per diventare uguali agli altri, ma se stessi». Tale dedica ci interpella tutti, nessuno escluso.
In nessun ambito della vita le parole sono chiacchiere, tantomeno nell’ambito del sistema formativo formale (quello di Sua competenza come Ministro): nella correzione dei temi contano perfino gli accenti e gli apostrofi, si immagini quindi il peso specifico delle parole! La mia non vuole essere una mera disputa lessicografica o semantica, nell’uso di certi termini sono in ballo questioni più profonde, che concernono il rispetto vero delle persone, delle loro storie di vita e della loro condizione esistenziale.
L’espressione “studenti diversamente abili” è sempre più diffusa nel mondo dell’informazione e della politica, ma moltissimi fra i più competenti, preparati e appassionati operatori italiani nell’area delle disabilità hanno eccepito vigorosamente su di essa. Le riporto alcuni esempi: la teologa Adriana Zarri scrive che questa «ridicola e ipocrita definizione rappresenta il colmo dell’imbarbarimento e, in fondo, dimostra una mancata accettazione di uno stato di difficoltà»; Andrea Pancaldi parla di termine «carico di ambiguità»; il giornalista Franco Bomprezzi denuncia una «deriva linguistica che, nell’enfatizzare le capacità di alcuni, ignora le persone con maggiori difficoltà». Carlo Giacobini, poi, descrive il “neologismo” con acuta ironia come «un ansiolitico linguistico, utile al massimo a mettere in pace la coscienza di coloro che non si sono mai fatti carico sino in fondo di questi problemi».
Personalmente ritengo che si tratti di un tentativo maldestro di “sdoganare” le disabilità, rimuovendo (o se si preferisce camuffando) le difficoltà reali che assillano giorno per giorno gli studenti universitari con disabilità. Invece di lottare per affermare nella prassi quotidiana il diritto all’uguaglianza di opportunità, si inseguono goffamente modelli efficientisti ed estetici. Qualcuno potrebbe obiettare che l’espressione mira a valorizzare le abilità residue (quando ci sono), il che è sicuramente doveroso ma ha come indispensabile presupposto il riconoscimento leale e oggettivo delle limitazioni delle attività, non la loro rimozione attraverso operazioni di ‘cosmesi comunicativa’.
L’inserimento e l’inclusione sono possibili, da una parte, mediante provvedimenti amministrativi che favoriscano i progetti di vita indipendente di ciascuno (e quindi mettendo in campo investimenti); dall’altra, attraverso processi culturali di accettazione lunghi e complessi, che non solo non passano attraverso la proposta di nuove e ambigue definizioni ma possono addirittura essere da esse ostacolati.
Gli studenti universitari con disabilità hanno bisogno di servizi, e non di questi biglietti da visita ingenui, e anche fuorvianti.
Infine, vale la pena ricordare che il termine diversamente abile non ha nessun rigore scientifico, né alcuna valenza sul piano legislativo ed è intraducibile in altre lingue. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, che il 22/5/2001 ha approvato la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute, suggerisce di usare il termine “persone disabili” o “persone con disabilità”.Mi auguro, Sig. Ministro, che non voglia liquidare questa mia lettera come un semplice esercizio di pedanteria e puntigliosità semantica, ma intenderla come un piccolo contributo sulla strada da percorrere per la piena promozione dei diritti di cittadinanza delle persone con disabilità e per la creazione delle condizioni perché possano essere se stesse e non quello che noi vogliamo che siano.
E allora, mi creda Sig. Ministro, tutti noi saremo più autenticamente noi stessi.
Napoli 01/02/2009
Carmine Rizzo
Febbraio 28, 2009 alle 12:30 pm |
Carissimi colleghi,
pensate che aver frequentato la Ssis sia sufficiente a trovare un posto di lavoro? Le attese sono lunghe e per di più la maggior parte di noi viene letteralmente sfruttata nelle scuole paritarie o legalmente riconosciute, dove, se hai la fortuna di essere scelto (e non in base al tuo cv), non vieni pagato o se ti va bene ti danno un rimborso spese? E la maggior parte di noi si sottomette a questo sistema per raccattare punti necessari per fare un passo in più nelle graduatorie, quando invece dovremo chiederci perché siamo costretti a subire questo tipo di sistema…
MERITOCRAZIA: in Italia, mi domando, esisterà mai?
La prego, sig. Ministro, non permetta che continuino ad esistere queste scuole che sviliscono le nostre competenza, la nostra professionalità…le chiedo, di tutto cuore, di cambiare le cose…le sembra giusto che lo Stato continui a finanziare queste scuole che danneggiano noi docenti, gli stessi ragazzi, lo Stato e infine anche la stessa cultura italiana?
Distinti saluti
Marzo 11, 2009 alle 4:44 pm |
SIAMO UN GRUPPO DI AMICI TUTTI COLL SCOLASTICI INSERITI NELLA GRADUATORIA 3FASCIA PROVEDITORATO DI BARI SECONDO NOI AVETE FATTO UN DECRETO DELLA FORTUNA SULLA DOMANDA CI AVETE FATTO SCIEGLIERE 30 SCUOLE PER NOSTRA SFORTUNA LE 30 SCUOLE SCIELTE SONO PIIENE PUR AVVENDO UN PUNTEGGIO 12\50 INVECE ALTRI NOSTRI COLEGLI CON UN PUNTEGGIO PIU BASSO 10\50\ 12\ STANNO LAVORANDO PER LORA FORTUNA ANNO SCIELTO ALTRE SCUOLE.LA NOSTRA PROPPOSTA E QUESTA SICCOME AL PROVVEDITORATO DI’ BARI LA 2 FASCIA E VUOTA CHE TUTTI QUELLI DELLA 3 FASCIA SI INSERISCONO NELLA 2 FASCIA ESAURITA DA MOLTO TEMPO COSI AVVREMO Più POSSIBILITA DI’ LAVORARE NELLE ATRE SCUOLE DELLA PROVINCIA DI’ BARI TANTI SALUTI MARIO NICOLA ROSA MICHELE MARIA ECC…..