Con la psicosi sicurezza, Silvio Berlusconi ha vinto le elezioni. Nello stesso periodo Marcello Dell’Utri definiva il mafioso Vittorio Mangano - da qualche anno passato a miglior vita - ”un eroe”. Oggi, dopo i tagli alla sicurezza previsti dal dpf, si apprende la notizia che il Tribunale di Sorveglianza avrebbe sospeso il regime di 41-bis nei confronti di Antonio Madonìa condannato, tra gli altri, per la strage in cui morirono il boss detenuto Alfio Ferlito e i carabinieri che lo scortavano, per l’omicidio del vicequestore Ninni Cassarà e degli agenti di Polizia Roberto Antiochia e Natale Mondo.
Mentre alla Camera dei deputati, e più in generale sulle pagine dei giornali nostrani, non si parla d’altro se non delle leggi salva-premier, nel silenzio viene revocato un provvedimento così importante per uno dei maggiori boss di Cosa Nostra. Unica voce “contro”, quella dell’onorevole Lumia (PD), che ha definito il 41-bis uno “strumento indispensabile per recidere i legami tra i boss e le famiglie ancora attive sul territorio e non vi si può rinunciare. Chiedo al Ministro della Giustizia di fare chiarezza su questa vicenda”, ha concluso.
Gli avvocati di Madonia ribattono: «Il mio assistito – ha spiegato all’ADNKRONOS il legale
Giovanni Anania- aveva presentato ricorso contro la decisione del guardasigilli e l’istanza è stata adesso accolta dal Tribunale di Torino. Mi sembra una decisione giusta. Accanirsi per il nome che
porta è una vera e propria ingiustizia, spero che adesso possa scontare serenamente il suo debito nei confronti dello Stato».
Giudicate voi.
EF






