Trenitalia: storia di una concorrenza negata

Luglio 27, 2008

Eurostar che si spezzano, Eurostar che vanno a fuoco, treni regionali vecchi di trenta o quarant’anni ma decorati con adesivi nuovi di zecca, vagoni sporchi, bagni sudici e appiccicosi, ritardi sulla tabella di marcia sempre più cronici. Tralasciando i primi due casi che fortunatamente si spera non divengano routine, questa è la condizione in cui versa Trenitalia, una società a cui - del provvedimento non è stata fatta molta pubblicità - lo Stato ha versato una cifra “di sostegno” equivalente a quanto sborsato per Alitalia: 300 milioni di euro. Dal carrozzone volante al carrozzone sui binari. Sono sempre viaggi di fortuna.

Se per Alitalia abbiamo gli slogan del nostro Silvio nazionale e la concorrenza delle altre compagnie aeree a consolarci, con Trenitalia la situazione è tremendamente diversa: non esistono altri treni (se non, a livello locale, un manipolo di compagnie private), non c’è concorrenza, subiamo un regime di monopolio. E con il prezzo della benzina che continua a salire, ormai gli italiani si accontentano. Salgono sui carrozzoni e sperano di arrivare ad un orario non diciamo preciso ma almeno ragionevole.

Trenitalia, inoltre, spacca l’Italia in due anche per la qualità dei treni. Chi va in Abruzzo, ad esempio, si becca un pendolino vecchia generazione, nulla a che vedere con gli Eurostar che sfrecciano (quando non si spaccano) verso Milano. Stessa sorte per chi da Roma va a Lecce. Un ETR che avrà almeno – ripeto: almeno – dieci anni di vita. Angusto, scrostato (qui nemmeno si sono premurati di sostituire gli adesivi rossi esterni) e con l’aria condizionata che molte volte salta. Escludendo la tratta Roma-Napoli, però, nel Meridione l’alta velocità non esiste. Eppure Trenitalia fa viaggiare allo stesso modo – e le tariffe seguono – i passeggeri sugli Eurostar. D’accordo che c’è l’aria condizionata ed è un siluro bello a vedersi (nei rari casi in cui viene schierata su rotaia “l’edizione” nuova), ma se non può viaggiare a 300kmh, perché usurare un treno tanto tecnologico e far pagare una tariffa maggiorata?

I viaggi di notte, invece, sono veri e propri viaggi della speranza, da cui è bene non aspettarsi nulla. I treni Espressi, quelli con i nomi altisonanti tipo “Freccia del Sud”, sono un romanzo che almeno una volta nella vita va vissuto.

Al termine del viaggio una voce femminea canterella in due lingue: “Grazie per aver viaggiato con Trenitalia”. Domanda: ma con chi altro avremmo potuto viaggiare? Perché se esiste un concorrente ditecelo, in questo caso temo che Trenitalia chiuderebbe i battenti in brevissimo tempo per mancanza di passeggeri.

Giusto qualche dato per comprendere i termini di una crisi da cui la società difficilmente potrà rialzarsi e forse ci troveremo davanti all’ennesima Alitalia: la società di piazzale della Croce Rossa ha chiuso il 2007 con i conti in rosso di 402 milioni di euro e un indebitamento che si aggirerebbe attorno ai 6,5 miliardi di euro, in crescita su quello del 2006 (fonte ANSA).

Per il resto, attendiamo Montezemolo. Ha promesso treni nuovi, puntualità e comfort a prezzi ragionevoli. E gli italiani, si sa, vivono di speranze.

EF


TeleJato: non dimentichiamoli!

Luglio 23, 2008

Dopo l’aggressione di gennaio, adesso l’automobile bruciata. Alcuni giorni fa il giornalista Pino Maniaci, conduttore dell’emittente televisiva TeleJato di Partinico, ha subìto l’ennesima intimidazione. Da sempre schierato contro la mafia e contro il boss che controlla proprio Partinico, Pino Maniaci e Tele Jato non hanno mai abbassato la guardia. Questo è il vero giornalismo. Ho sempre pensato che per essere giornalisti fino in fondo, bisogna avere coraggio. Distinguere il grano dalla zizzania e impegnarsi davvero.

Nella sezione Giornali/Web/Agenzie Stampa ho inserito il link a Tele Jato, dove potete trovare la mail (redazione@telejato.it) a cui spedire anche testimonianze di solidarietà e vicinanza.

EF


Arrestato Radovan Karadzic

Luglio 22, 2008

Radovan Karadzic è stato catturato nella tarda serata di ieri a Belgrado ed è già pronta la sua estradizione presso il tribunale dell’Aja. L’ex presidente serbo-bosniaco è indagato per crimini contro l’umanità e, in particolare, per il genocidio avvenuto a Serbrenica nel luglio del 1995.

Secondo le prime indiscrezioni, Karadzic sarebbe stato catturato su un autobus che viaggiava da Belgrado a Batajnica, una località a nord della capitale. non sono stati forniti altri particolari dell’operazione perché – ha dichiarato il magistrato Rasim Ljajic – potrebbero pregiudicare la cattura di altri due criminali: Ratko Mladic e Goran Hadzic. Radovan Karadzic lavorava sotto falso nome come medico, poco distante dalla capitale serba.

Il procuratore capo del Tribunale serbo per i crimini di guerra, Vladimir Vukcevic, ha annunciato che l’estradizione dell’ex capo di Stato presso l’Aja è già stata predisposta, il trasferimento dovrebbe avvenire entro una settimana. Numerose le reazioni positive, prima su tutti quella del Segretario Generale della NATO, Jaan de Hoop Scheffer, che commentando l’arresto di Karadzic ha dichiarato: “Mi congratulo con le autorità serbe per questo importante atto di cooperazione con il Tribunale Penale Internazionale. Il futuro stabile e prospero dei Balcani – ha continuato – può essere costruito soltanto sulla giustizia e la riconciliazione”. Scheffer lascia intedere: adesso tocca a Mladic e Hadzic.

EF


La nazione “in assenza”

Luglio 21, 2008

Umberto Bossi alza il dito medio versus l’inno di Mameli, afferma che i docenti del Meridione devono stare a casa loro e non “martoriare” gli alunni padani…e l’Italia cosa fa? Tace, fondamentalmente. Titoloni sui giornali, scandalo mediatico (ma nemmeno troppo, alle uscite del senatùr ormai siamo abituati)  e poi ognuno a fare il proprio lavoro. Questa è l’Italia che ci tocca e la non-politica che abbiamo votato. Chiamarla classe dirigente forse è davvero troppo. Eppure ce ne vorrebbe una. Vent’anni fa esisteva un senso della nazione, una concretezza politica che chi governava si portava dentro. De Gasperi, Dossetti, La Pira, Moro, Berlinguer…se vedessero la classe politica attuale probabilmente impallidirebbero di terrore. Eppure avremmo un disperato bisogno di loro e anche, con tutti i loro limiti, di quegli anni. Lo scrivo con cognizione di causa: all’epoca si credeva ancora negli ideali, oggi – a voler essere buoni – ci resta l’antipolitica di Beppe Grillo & Co., cioè la protesta sterile contro l’ad personam di turno e la protesta di piazza. Siamo un Paese senza politica. E’ brutto ammetterlo ma è così. L’Italia governata è una nazione che legifera sulle briciole, fa provvedimenti minimi. Punisce i reati comuni e vieta le intercettazioni sui grandi delitti, come dire: rubi una mela, vai in carcere, rubi milioni di euro, ti arrivano anche lettere di solidarietà e scattano le offese ai magistrati.

Come ha dichiarato Tavaroli nell’intervista a Repubblica, chi ci governa è “gente che è insieme, gomito a gomito, dai banchi di scuola, gente che pensa soltanto agli affari e all’assalto alla diligenza”, come dargli torto?

L’Italia dei Berlinguer, dei Moro e dei De Gasperi non l’ho vissuta ma la nazione in cui mi ritrovo, mi dimostra – in assenza – come non dovrebbe essere una democrazia civile.

EF


G8/Bolzaneto: piume e torture

Luglio 14, 2008

Quindici condanne e trenta assoluzioni, ma nessuno si farà il carcere. Questo, in sintesi, il bilancio della sentenza per il fatti del G8 di Genova a carico delle forze dell’ordine. Nella «caserma di Bolzaneto – si legge nella requisitoria dei pm – furono inflitte alle persone fermate almeno quattro delle cinque tecniche di interrogatorio che, secondo la Corte Europea sui diritti dell’uomo, chiamata a pronunciarsi sulla repressione dei tumulti in Irlanda negli Anni Settanta, configurano ‘trattamenti inumani e degradanti’». Eppure, i pochi condannati non si faranno neppure un giorno di carcere. Non intendo il carcere di Bolzaneto, dico che non si faranno neanche una settimana dietro le sbarre di ben più confortevoli penitenziari. Nulla. Per un motivo molto semplice: in Italia non esiste il reato di tortura. Lesioni, lesioni gravissime, abuso d’ufficio…tutto ma non il reato di tortura. E così, anche se torturare è ben più grave che abusare “d’ufficio” (sembra quasi si stia dietro ad una scrivania), tutto è bene quel che finisce bene: chi ha trasformato una caserma in un “girone infernale” sarà libero come una piuma, mentre le vittime resteranno vittime.

Credetemi, più guardo al mio Paese e meno lo riconosco per come dovrebbe essere. Se un giorno i nostri confini nazionali sparissero, forse nemmeno ce ne renderemmo conto, tanto poco siamo ormai capaci di pretendere una nazione concreta, coerente, rispettosa dei cittadini.

EF


CriticaMente: su Sabina Guzzanti

Luglio 11, 2008

Una domanda: ma la Guzzanti lo sapeva che quella di piazza Navona non era la SUA manifestazione? Non era il SUO show? Non era il palco di un teatro con in cartellone una SUA performance? Probabilmente lo sapeva ma, come ha dichiarato ieri, se ne è fregata. Fregandosene – per riprendere un verbo che a quanto pare le è molto caro – ha mandato in rovina la manifestazione che non era contro il papa, non contro Veltroni né contro Napolitano, ma contro le leggi ad personam di Sivlio Berlusconi.

In un’intervista comparsa oggi sulle pagine de La Stampa, Sabina dichiara: “Era tutto previsto. Quando ho scritto l’intervento mi sono chiesta se togliere o no certi passaggi. Poi li ho lasciati. [...] rifarei tutto. il pubblico di Roma ha riso anzitutto sulle battute del Papa all’Inferno. [...] Il mio intervento è stato il più visto su Youtube. C’è una fetta di elettorato che non ne può più delle ingerenze della Chiesa e della pavidità della sinistra. [...] Il mio intervento, con quelli di Grillo e Travaglio, è stato il più discusso, segno che ha funzionato“. Scusate ma che significa? Un intervento discusso è un intervento vincente? Dove sta scritto? Le parole di Sabina, che fino a qualche giorno fa stimavo come comica e come ‘dissidente’, non hanno né capo né coda. Si vanta di aver rovinato (perché questo è in fondo quanto ha fatto), una manifestazione non sua ma dove era stata invitata e che non aveva tra i suoi obiettivi la critica al Papa o alla Chiesa. Attacchi fuori luogo, finalizzati semplicemente a mantere una posizione di anti-tutto che Di Pietro rischiava di rubargli.
Lo ribadisco. I comici, tutti insieme, quelli per lo meno che vogliono fare antipolitica, hanno coscientemente fatto fallire la manifestazione di Di Pietro perché questi non gli rubasse scena, pubblico ed e/lettori. Questione di milioni di euro di fatturato.
Dite che questa è solo cattiveria? Come diceva qualcuno a pensar male si fa peccato ma spesso ci si prende.

Conclude la Guzzanti: “milioni di persone ascoltano me e Grillo perché sentono da noi quello che vorrebbero sentir dire da certi politici“. Cosa? Parolacce. Non credo proprio. E non ci sarebbe neanche dell’altro, perché la Guzzanti di proposte non ne fa.

EF


Grazia a Petrella, lettera di Sarkozy a Napolitano

Luglio 11, 2008

Nicolas Sarkozy ha firmato una lettera indirizzata al premier Silvio Berlusconi e al presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, chiedendo «la grazia e il perdono» per l’ex-brigatista Marina Petrella. A darne notizia è stato ieri lo stesso presidente francese che ha poi puntualizzato come per ottenere il provvedimento «sia necessario pentirsi. La signora Petrella rifletta».
Parole dure, quelle di Sarkozy, soprattutto per gli ex-terroristi italiani. Nel nostro Paese, infatti, nei primi anni Ottanta esisteva la possibilità di dissociarsi e collaborare con gli inquirenti, pur senza pentirsi. Si riuscì in questo modo ad aprire una prima breccia tra le file delle Brigate Rosse ma nessuno degli imputati, negli anni, ha mai chiesto il perdono. L’Italia, secondo Sarkozy, deve quindi «voltare pagina» e la Francia vuole fare la sua parte: l’estradizione, che sconfessa la “dottrina Mitterand” «del tutto illegittima dal punto di vista giuridico», rappresenta per il presidente francese un atto «profondamente europeo».
Secondo Sarkozy, inoltre, la Petrella avrebbe diritto alla grazia sia «per motivi di salute» sia per «il tempo trascorso dalla condanna». Coinvolta nel processo Moro-ter, l’ex-brigatista venne riconosciuta colpevole dell’omicidio di un commissario di Polizia nel 1981 e condannata all’ergastolo in contumacia (all’epoca era già fuggita in Francia), nel 1992.
A chi gli chiedeva di ricordare al premier Berlusconi come in Europa esistano «valori e non l’arbitrio», Sarkozy ha infine risposto: «Il governo italiano faccia quello che deve. L’Europa non progredisce dandosi lezioni gli uni con gli altri».

EF

Pubblicato su Il Sole 24 Ore. 11.07.08, pagina 14.


Il flop di Tonino

Luglio 10, 2008

Di Pietro a lavoro nella sua tenuta

Tangentopoli e poi la politica. Il giudice Carnevale che dice di essersi pentito di averlo promosso all’esame. Infine la nascita dell’Italia dei Valori. Il personaggio è lui: Antonio - detto Tonino - Di Pietro, l’ultima speranza per una politica giusta, pulita e corretta, che si è purtroppo mischiato al grillismo più spinto e maleducato. Ha perso la prima vera occasione per dimostrare al governo la forza del suo partito e di un’opposizione costruttiva.

Quanto è successo l’8 luglio scorso, a piazza Navona, infatti, ha i suoi (bei) precedenti. Preda forse del desiderio di raccogliere i voti dei grillini, Di Pietro da mesi ha abbracciato le tematiche del comico genovese e della sua cricca di insultatori da quattro soldi, da cui mai ho sentito giungere proposte concrete di cambiamento (a parte aver riformato il Vaffancul** in V-Day). Si è illuso il buon Di Pietro, di poter inquadrare nel progetto politico dell’IdV persone che invece non concepiscono alcuna progettualità e sono i migliori alleati di Silvio Berlusconi: Beppe Grillo, Sabina Guzzanti e tutti gli altri (salverei Travaglio). I migliori alleati del Cavaliere sono proprio loro, lo ripeto, credo non a torto. Pensateci: l’unica manifestazione in cui davvero l’opposizione poteva dimostrare al Partito Democratico e alla maggioranza lo spessore del pensiero alternativo, è stata rovinata (ad esclusivo beneficio di Silvio Berlusconi) proprio da Grillo e dai comici anti-tutto. Attacchi al papa, a Napolitano, insulti e parolacce. Cosa c’entrava tutto questo con le leggi ad personam? Nulla. Il favore fatto al premier, invece, è enorme. E proprio sul premier vivono persone come Grillo. Ricordate il suo fatturato da brivido? Mai e poi mai avrebbe potuto permettere ad uno come Di Pietro (povero ingenuo) di rubargli la scena. Meglio invece far fallire tutto e restare l’unico urlatore anti-berlusconiano. E la protesta contro le leggi? e il lodo? e la salva-premier? Tutto è andato in fumo. Grazie Grillo, grazie Guzzanti. La democrazia ringrazia.

EF


Sull’estradizione di Marina Petrella

Luglio 8, 2008

Italia Paese delle banane? Sì. Spinto dai numerosi commenti piovuti su questo blog nel post su Marina Petrella, ho deciso di dire la mia su questa vicenda. Non che sia un’opinione fondamentale ma visto che sono il proprietario di questo spazio…

La Petrella è stata condannata all’ergastolo in contumacia (6 marzo 1992) per l’omicidio di un poliziotto, rapina, alcuni attentati, per tentato sequestro e tentato omicidio e, infine, per il sequestro di un magistratio. Un carnet di tutto rispetto che adesso si vorrebbe annullare con una richiesta di grazia tutta italiana, figlia di non so quale mentalità buonista che permea le nostre istituzioni. Non bastavano le conferenze, gli incontri e le lezioni in università, adesso i brigatisti li si estrada per poi concedergil la grazia. Motivi di salute, si è detto. Non esistono forse gli ospedali carcerari? I centri di riabilitazione per detenuti? Strutture apposite a far trascorrere la degenza a chi è stato privato della libertà (per averla in precedenza tolta ad altri)? Sicuramente sì. Eppure, nella giornata di oggi, siamo tornati ad essere italiani, nel peggiore dei modi. Berlusconi si è detto favorevole alla richiesta di Sarkoszy di concedere la grazia all’ex-brigatista, rimarcando però che la decisione finale spetta al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. La dottrina Mitterand, insomma, si è trasferita in Italia.

Mentre il senatore Cossiga dichiara di aver deliberatamente dimenticato Aldo Moro, consapevole di averlo condannato a morte, noi ci riscopriamo “francesi sottovoce” e trasformiamo la morte di civili, poliziotti e carabinieri in un affare da aperitivo, da thé pomeridiano, da discussione politica.

EF


Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Luglio 6, 2008

acqua

Il sito probabilmente esiste da molto ma l’ho scoperto solo di recente, si tratta del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua (http://www.acquabenecomune.org), un luogo di riflessione e di informazione dove prendere dati e leggere rassegne stampa sempre aggiornate sullo “stato delle acque”. lo sapevate, ad esempio, che a Parigi la gestione del comparto idrico è stata nazionalizzata? Apparteneva a Suez e Veolia dal 1985.

Che quello dell’acqua sia un affaire che non ha confini, lo dice anche il caso del nostro Paese. I francesi, infatti, ce li ritroviamo in casa grazie a Suez, che detiene ben l’8% (il massimo consentito dallo statuto societario) della municipalizzata Acea. Altra azionista della società romana è la belga Electrabel, che illumina la Capitale e tutti i più importanti palazzi delle istituzioni. Parte dei ricavi pagati in bolletta, dunque, finisce a società straniere.

La data di ingresso delle multinazionali straniere nel mercato idrico italiano risale al 1990, quando Ondeo Service Acque Toscane, controllata da Suez, iniziò a gestire l’oro blu a Montecatini. Nel 1999, invece, la Lyonnaise des Eaux (anch’essa di proprietà Suez) permeò il caotico mercato idrico italiano, iniziando a gestire le acque toscane della città di Arezzo. Dopo una regolare gara internazionale, la Nuove Acque S.p.A., composta da 37 comuni (azionisti, in tutto 295.000 abitanti) della provincia di Arezzo, affidò ad una partnership pubblico-privato, capeggiata proprio dalla Lyonnaise, il sistema idrico della città aretina.

Da quel momento le tre sorelle dell’acqua – Suez, Veolia Water e Saur – divennero protagoniste di accordi, fusioni e acquisizioni.

Acea-Suez, ad esempio, attraverso partecipazioni in Publiacqua S.p.A., ha conquistato anche il mercato idrico fiorentino.
Ma non è tutto, nel 2001 la Ondeo Degremont, con una gara da cento milioni di euro, ha vinto l’appalto per gestire gli scarichi fognari di Milano. In attesa di ulteriori liberalizzazioni, insomma, si schierano le pedine sui posti liberi: partecipazioni societarie, gestione idrica di singole città, depuratori.

EF


Gli scontri al G8 di Genova, il Pm: «Alla Diaz fu un massacro»

Luglio 5, 2008

g8-scontri-genova

«È stato un massacro», queste le parole con cui il pubblico ministero Francesco Cardona Albini ha definito, durante la requisitoria nel processo per i fatti del G8 di Genova, l’irruzione delle forze di Polizia nei locali della scuola Diaz. Cardona ha ricordato i numerosi filmati, le testimonianze e i documenti che dimostrerebbero come l’intera operazione delle forze dell’ordine sarebbe stata decisa e condotta in modo del tutto arbitrario e privo di qualsiasi giustificazione di ordine pubblico.

«Non ci fu lancio di oggetti – ha sostenuto Cardona Albini – né è stata ritrovata alcuna prova della presenza di armi all’interno della scuola». Il riferimento è alle due bottiglie molotov ritrovate nei locali della Diaz e di cui, secondo l’accusa, sarebbe stata accertata «la provenienza esterna». Alla prova dei fatti non reggerebbe neanche l’ipotesi difensiva di «un’origine pregressa» delle ferite riscontrate sui manifestanti. La mole di immagini e documentazione medica prodotta dalle 98 vittime del pestaggio smentirebbe quanto sostenuto dai legali degli agenti, provando invece che all’interno della scuola «non c’erano né armi, né bastoni o oggetti contundenti come quelli visti durante gli scontri con i black block».

L’irruzione nella scuola di via Cesare Battisti viene descritta dal Pm come un vero e proprio assalto: gli agenti hanno prima sfondato il portone centrale e poi sono entrati da un ingresso secondario. E all’irruzione avrebbero assistito anche gli imputati Francesco Gratteri e Giovanni Luperi, all’epoca rispettivamente direttore dello Sco e vicedirettore dell’Ucigos e oggi ai vertici di antiterrorismo e servizi segreti.

L’elenco delle accuse a carico dei 29 indagati è lungo quasi quanto quello delle ferite dei manifestanti. Si va dalla perquisizione arbitraria alla calunnia, dal falso alle lesioni e alla violenza privata, per finire con il porto illegale di armi da guerra, unico reato che sarebbe ancora perseguibile se verrà approvato il decreto “blocca-processi”. I pubblici ministeri Cardona Albini ed Enrico Zucca, torneranno a parlare in aula il 9 e il 10 luglio prossimi, mentre il 17 settembre sarà il turno delle parti civili.

EF

Pubblicato su Il Sole 24 Ore del 05.07.08


Il Paese delle emergenze

Luglio 5, 2008

pulsante di emergenza

Ecco di seguito elencate le EMERGENZE che, secondo Silvio Berlusconi, stravolgono il nostro Paese:

1- INTERCETTAZIONI/PRIVACY

2- SICUREZZA (ROM)

3- GIUSTIZIA (SALVA-PREMIER/BLOCCA-PROCESSI)

4- RIFIUTI

5. CONTI PUBBLICI (LAZIO/ROMA: SANITA’/CONTI DEL COMUNE).

Buona paura a tutti insomma. Dovranno quanto prima inventarsi un maniglione portatile, tascabile, per qualsiasi emergenza. Vecchia, nuova o futura che sia.

NON COSTITUISCONO EMERGENZA, INVECE:

1- CARO-CARBURANTE

2- ADEGUAMENTO SALARI/INFLAZIONE (reale)

3- STRUTTURE SCOLASTICHE FATISCENTI E CARENZA DI PERSONALE DOCENTE

4- CRESCITA ECONOMICA PARI ALLO 0

5- EMERGENZA ABITATIVA E CARENZA DI CASE POPOLARI

6- APPROVVIGIONAMENTO ENERGETICO NAZIONALE.

Prima vengono Silvio e i fatti suoi. Questavolta gli diamo ragione: “Siamo in una vera e propria emergenza”.

EF

p.s.: elenco in (sicuro) aggiornamento.


Un’altra storia

Luglio 3, 2008

Un\'altra storia

Un’associazione nazionale a carattere federativo, ispirata ai valori del centrosinistra, capace di ascoltare la voce dei cittadini e di promuovere la cultura della legalità. Questa, in sintesi, la descrizione di “Un’altra storia”, l’associazione politico-culturale fondata in Sicilia da Rita Borsellino e che ora punta sbarcare nel resto d’Italia.
Nata dal progetto dei “200 cantieri” costituiti per la campagna elettorale della senatrice, “Un’altra storia” vuole creare un “modello culturale, morale e politico alternativo” al berlusconismo, per restituire credibilità a temi da sempre propri del centrosinistra: l’antimafia, la giustizia sociale, la cultura delle differenze.
Rivolgendosi ad Antonio Di Pietro, presente insieme ad Anna Finocchiaro e Carlo Leoni alla conferenza, Rita Borsellino ha poi assicurato la propria partecipazione alla manifestazione dell’8 luglio prossimo contro il governo, puntualizzando però che l’antipolitica senza un progetto concreto è una “forma di protesta sterile”.
Tra i primi ad iscriversi all’associazione, il premio nobel Dario Fo e Paolo Flores D’Arcais, insieme ad esposnenti dello spettacolo come Dacia Maraini, Roberto Benigni, Franca Rame e Mariangela Melato. La Sicilia adesso ha una voce in più.

EF


Libera!

Luglio 2, 2008

Ingrid Betancourt

Ostaggio delle FARC dal 23 febbraio 2002, Ingrid Betancourt è stata liberata nella tarda serata di oggi da un blitz delle forze di sicurezza colombiane.

EF


Mafia: revocato il 41-bis al boss Madonia

Luglio 2, 2008

Con la psicosi sicurezza, Silvio Berlusconi ha vinto le elezioni. Nello stesso periodo Marcello Dell’Utri definiva il mafioso Vittorio Mangano - da qualche anno passato a miglior vita - ”un eroe”. Oggi, dopo i tagli alla sicurezza previsti dal dpf, si apprende la notizia che il Tribunale di Sorveglianza avrebbe sospeso il regime di 41-bis nei confronti di Antonio Madonìa condannato, tra gli altri, per la strage in cui morirono il boss detenuto Alfio Ferlito e i carabinieri che lo scortavano, per l’omicidio del vicequestore Ninni Cassarà e degli agenti di Polizia Roberto Antiochia e Natale Mondo.

Mentre alla Camera dei deputati, e più in generale sulle pagine dei giornali nostrani, non si parla d’altro se non delle leggi salva-premier, nel silenzio viene revocato un provvedimento così importante per uno dei maggiori boss di Cosa Nostra. Unica voce “contro”, quella dell’onorevole Lumia (PD), che ha definito il 41-bis uno “strumento indispensabile per recidere i legami tra i boss e le famiglie ancora attive sul territorio e non vi si può rinunciare. Chiedo al Ministro della Giustizia di fare chiarezza su questa vicenda”, ha concluso.  

Gli avvocati di Madonia ribattono: «Il mio assistito – ha spiegato all’ADNKRONOS il legale
Giovanni Anania- aveva presentato ricorso contro la decisione del guardasigilli e l’istanza è stata adesso accolta dal Tribunale di Torino. Mi sembra una decisione giusta. Accanirsi per il nome che
porta è una vera e propria ingiustizia, spero che adesso possa scontare serenamente il suo debito nei confronti dello Stato».

Giudicate voi.

EF


Nuove minacce dalla mafia al giornalista Lirio Abbate

Luglio 1, 2008

Lirio Abbate

“Vorrei sapere come Bagarella (in carcere) ha saputo quale sia l’abbreviazione da me usata per firmare le notizie ANSA e come faccia a conoscere i miei spostamenti, scrivendo nelle lettere anche quali vestiti indosso”, queste le parole con cui Lirio Abbate ha denunciato oggi al tg1 delle 20 le minacce ricevute da Cosa Nostra. Sotto scorta da sette mesi, il giornalista dell’ANSA ha deciso di non fuggire dalla propria terra, continuando a informare e a scrivere le verità e le collusioni tra boss e politica. Il giornalismo, insomma, in questo caso non è più solo una professione ma una vera e propria vocazione. “Adesso – ha denunciato Abbate – le minacce arrivano anche alla mia famiglia”.
I gesti e le parole di solidarietà gli giungono da più parti ma sono ancora pochi. La politica latita.

“A Palermo come a Casal di Principe è importante che Stato e società civile facciano sentire la loro presenza a chi si batte in prima fila contro la mafia – ha scritto alcuni giorni fa Articolo21, citando poi un’espressione di Rosaria Capacchione, giornalista de “Il Mattino”, minacciata dalla camorra -, è importante che l’informazione assicuri una ’scorta mediatica’ al lavoro dei cronisti impegnati a denunciare gli affari criminali di mafia e associati”. Lo Stato si svegli.

EF

Approfondimenti:

“Mangano:se un mafioso diventa eroe”, di Lirio Abbate.

- Senza intercettazioni Riina, Provenzano e Brusca non sarebbero stati catturati: intervista di Articolo21 al magistrato Antonio Ingroia

 


Casalesi: ondata di arresti in diverse regioni italiane

Luglio 1, 2008

Ne hanno arrestati trentadue, tra Caserta, Roma, Modena, Arezzo e Firenze. Sono sempre loro: i casalesi. Divisi tra le famiglie Bidognetti e Tavoletta-Campiello, sono tutti accusati a vario titolo di omicidio, tentato omicidio, estorsione, illecita concorrenza, traffico di droga e porto e detenzione illegale di armi.Tra gli arrestati anche Raffaele Bidognetti (34 anni), figlio del boss, e Paolo Schiavone, figlio di Francesco, cugino e omonimo di Sandokan.
Le tre famiglie erano attive nel casertano ma avevano legami anche con gli spacciatori di Scampia, all’interno di un commercio di stupefacenti che raggiungeva le regioni del Nord. Ma non è tutto. Secondo gli inquirenti, infatti, i casalesi taglieggiavano numerosi commercianti, imponendo spesso anche i prodotti che diverse macellerie dovevano vendere.

Le indagini che hanno permesso gli arresti partirono nel 2003, dopo la cosidetta faida di San Michele, quando (29 settembre 2003) in via Chiesa, a Villa Literno, due sicari dei Tavoletta-Cantiello affrontarono cinque giovani della famiglia Bidognetti, all’epoca rivale: morirono Vincenzo Natale, un pregiudicato di 25 anni, e Giuseppe Rovescio, di ventiquattro. Vittime giovanissime di una guerra cieca e assurda.

Dopo il maxisequestro, avvenuto il 26 maggio scorso, e a pochi giorni dalla sentenza del processo Spartacus che ha comminato 16 ergastoli, gli arresti di oggi indeboliscono un clan che purtroppo più volte si è rivelato invece massiccio e sempre capace di riciclare gli arrestati con nuovi volti.

EF