Riferendosi alle intercettazioni telefoniche (tra il Silvionazionale e Saccà “sì presidente”) pubblicate da L’espresso, il guardasigilli Alfano oggi ha dichiarato: “Ciò che è accaduto testimonia la giusta scelta nel sottoporre al Parlamento un disegno di legge sulle intercettazioni”. Insomma, complimenti a L’Espresso, questo è davvero un autogol del giornalismo.
Pubblicare intercettazioni banali, riguardanti segnalazioni/raccomandazioni che in Italia non sorprendono più nessuno, e poi dare il fianco a critiche pro ddl sulle intercettazioni, è la cosa peggiore che si potesse fare. Il mondo del giornalismo ringrazia e applaude tanta ingenuità.
Se l’articolo che ho sotto gli occhi – quello pubblicato da L’Espresso – avesse svelato fatti di mafia, corruzione o reati finanziari in cui il presidente del Consiglio discuteva chissà quali informazioni “riservate”, allora il diritto di cronaca sarebbe stato giustamente onorato. Ma leggere di veline o attrici per cui il nostro Silvionazionale chiede un’audizione, che notizia può essere? Al massimo si ride sotto i baffi, nulla più. O meglio, qualcosa “in più” c’è: le parole di Alfano. Dopo questa gaffe giornalistica, la politica adesso andrà per la sua strada, tagliando le gambe al diritto di produrre un’informazione completa. Invece di dimostrarsi responsabile e oculato, infatti, il giornalista adesso appare come un onnivoro, capace di pubblicare anche le sciocchezze e che quindi va messo a tacere.
Addirittura Pionati, UdC, si è detto d’accordo su una legge sulle intercettazioni: “Una legge che regoli l’uso e punisca l’abuso delle intercettazioni diviene a questo punto drammaticamente urgente e necessaria”. Insomma, Silvionazionale ha le spalle coperte anche dal vecchio alleato Pierferdinando Casini&Company.
Alcuni obietteranno: e l’affare Bordon? Beh, se il governo fosse caduto a causa di Bordon e dell’affaire RAI, L’Espresso avrebbe avuto tutte le ragioni per pubblicare queste intercettazioni, ma così non è stato, ergo: le chiacchierate di Silvionazionale sono una non-notizia, pubblicate al solo fine di vendere copie.
Insomma, davanti a un Silvionazionale che ha telefonato a un Saccà stracolmo di “sì Presidente, si Presidente”, per “segnalare” due o tre attrici, quale guadagno concreto trae la democrazia nostrana (fatto salvo Alfano&Company) dalla pubblicazione dei loro discorsi e quale il diritto all’informazione? R.S.V.P.
EF







Giugno 30, 2008 alle 12:35 pm |
Quindi si decide se dare o no una notizia per ragioni di opportunismo? Non mi convince molto.
Giugno 30, 2008 alle 1:29 pm |
Ciao Catia!
assolutamente non si decide se dare o meno una notizia in base alla convenienza. Non sarebbe informazione. Ma visto il clima di tensione creato a causa della legge (che ahimè si farà comunque) sulle intercettazioni, non è stato furbo pubblicare (e quindi invelenire ulteriormente la discussione politica) intercettazioni come queste che, in fondo, sono molto simili al gossip. Perché sono state taciute, invece, le intercettazioni a Dell’Utri, registrate nel periodo immedietamente precedente alle elezioni? O perché tacere numerose altre conversazioni telefoniche riguardanti crimini per mafia o reati finanziari? E invece no, si pubblica il gossippuccio tra Silvio, le veline e Saccà, che più che un’Intercettazione (con la I maiuscola) è una nota di colore e distoglie l’attenzione degli italiani dai veri problemi del Paese. E’ un autogoal che dà fianco e giustificazione a una legge penosa come quella che si vuole fare.
Spero di essermi spiegato
Ciao e grazie per la visita e l’opinione!
Emilio