
Putin questa volta ha detto “basta”, la stampa stava effettivamente creandogli un po’ troppi fastidi e quindi è stato meglio metterla a tacere o meglio, mandarle un “avvertimento”.Dopo lo scoop pubblicato dal Moskovskij Korrespondent, in merito ad una presunta relazione tra Putin e l’ex ginnasta Alina Kabayeva, infatti, ieri la Duma ha votato una prima bozza di legge (mancano ancora due letture parlamentari) per mettere a tacere ulteriormente la stampa. La scusa ufficiale è la necessità di proteggere la dignità della persona, nei fatti è un bavaglio a giornali e televisioni che rischiano adesso di chiudere bottega con molta facilità. Sconcertanti anche i dati della votazione: su 340 votanti, un unico deputato si è opposto al provvedimento proposto dal leader dei Nashi putiniani, il ventiquattrenne Robert Schlegel.
Secondo la legge è prevista la sospensione e la chiusura per le testate che abbiano “diffuso informazioni false e deliberatamente dannose all’onore e alla dignità” della persona, tutto questo in via preventiva, le vie legali sarebbero successive. Insomma, in Russia la diffamazione è equiparata al reato di terrorismo.
A fronte di una brutta notizia, ne segnalo una positiva: in Turchia il premier Tayyp Erdogan è riuscito a far approvare una modifica all’articolo 301 del codice penale, quello che regola la libertà di stampa. La notte scorsa, dopo otto ore di dibattito, il partito Akp è riuscito a far modificare il testo: non si parla più di offesa all’identità turca ma allo Stato turco, mentre le pene sono state alleggerite, passando da tre a due anni di carcere. Un primo passo verso un’informazione libera e democratica, in un Paese che ancora stenta a divenire concretamente europeo.
EF






