Le sorprese del contribuente: i ricavi della fabbrica della coscienza

Aprile 30, 2008

tasse

Facendo un giro sul sito del Corriere della Sera on line, ho letto che l’Agenzia delle Entrate ha messo in rete l’elenco (2005) dei redditi dichiarati di tutti i contribuenti italiani. A parte che la pubblicazione in sé mi ha lasciato del tutto sconcertato ma, leggendo l’articolo, ho scoperto quanto guadagnava il buon Beppe Grillo: 4.272.591 euro – 356.049,25 al mese -, sono rimasto allibito. Mi sono chiesto se i “grillini” che campano con 1000 euro al mese e del grillo acquistano Dvd, libri e magliette, lo sapessero. Dopo aver letto e riletto (stentavo a crederci) quei numeretti scritti in piccolo sul sito, ho allora digitato l’indirizzo della mitica pagina beppegrillo.it per vedere cosa ne dicesse il celebre nostro: un intero post sosteneva la pericolosità dell’elenco, adducendo come giustificazione la possibilità per i criminali di sapere quanto guadagna ognuno di noi. Come se Camorra, ‘Ndrangheta e Cosa Nostra avessero bisogno del sito dell’Agenzia delle Entrate. Ottima giustificazione. Nella testa però mi risuonava sempre la cifra appena letta: quattromilioniduecentosettantaduemilacinquecentonovantuno euro di reddito imponibile. Altro che informazione libera, giornalai corrotti e grandi gruppi editoriali potenti: questo è business! Io avrei bisogno di tre vite per guadagnare tutti quei soldi. Purtroppo però non ho un sito con editori affermati alle spalle né un palco da cui urlare, sono un precario insomma. 4.272.591 lo riscrivo e ribadisco: questo è business, è uno stipendo degno dei grandi politici e dei grandi imprenditori. Un tempo Grillo portava avanti battaglie “e basta”, dopodiché hanno inziato ad arrivare i Dvd, i libri e tutto il resto…business. E allora tutto mi è sembrato sempre meno sincero. E allora fare V2-Day, urlare contro la Casta e contro i grandi gruppi è facile. Grillo guadagna più dei contributi pubblici dati al Foglio (circa tre milioni e mezzo di euro), a Europa (3.613.912,92), alla Padania (4.028.363,82), poco meno de L’Unità, del Manifesto (4 milioni 441mila…), dell’Avvenire (6milioni 300mila…). Guadagna otto volte più dei contributi dati a mensili come Left (509.129), Carta (517 mila euro circa) o a Famiglia Cristiana (312mila euro l’anno). Se poi confrontiamo questi numeri con i dati di un giornale come Nigrizia, il confronto è impietoso: 4 milioni e passa contro 45mila euro. I dati sono presi dal sito del Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria. Il business del giustizialismo, mentre noi restiamo in fondo, sotto al palco.

Come fanno notare diversi grillini sul sito del comico, non ci sarebbe da scandalizzarsi per la pubblicazione dell’elenco: fino a ieri bastava andare negli uffici comunali per avere tutti i dati. Altro che Camorra, ‘Ndranghedta, Cosa Nostra e rapine in villa: non si tengono i miliardi in casa (non siamo mica tutti poggiolini). La critica da muovere al provvedimento è invece un’altra ed è sociale: adesso chiunque potrà andare a farsi i fatti del vicino nelle pause di lavoro. Tutto ciò sa più di frustrazione spettacolarizzata che non di reale operazione di trasparenza. E’ come se si volesse mettere i cittadini uno contro l’altro, basandosi sul fattore economico, per una sorta di voyerismo deviato. Chiedo dunque: se fino a poco tempo fa era sufficiente andare negli uffici comunali per avere i dati di qualsiasi persona, che senso ha avuto oggi mettere on line le stesse liste?

EF

Aggiornamento: questa sera alcuni commentatori del blog di Grillo parlavano di censura. Mi sono fatto un giro in rete e guardate cosa ho scoperto.

Da un commento lasciato da Mario Pisciotta a questo post (leggete nei commenti), ne riporto una parte: “Relativamente al consenso che Beppe Grillo si crea sul suo sito eliminando gli “scomodi” e’ vero:ne ho avuto esperienza diretta, mi inibi’ il nick e NON potei piu’ inviare alcun commento (attualmente li mando, ma con un altro nick) [...]“.


V2-Day di Torino: io c’ero

Aprile 26, 2008

V2 DAY di beppe grillo

Menomale che c’era Marco Travaglio, l’unico che durante il V2-Day ha espresso concetti sensati. L’autore di “Se li conosci li eviti” si è forse reso conto che Grillo questa volta ha davvero esagerato con il “vuotismo”. Urlare un sonoro Vaffa a tutti i nostri quotidiani, ai loro direttori e a tutto il mondo dell’informazione, dev’essere stato troppo anche per l’ottimo Travaglio. Marco ha così ricordato alla folla che esistono numerosi giornalisti indipendenti e ha fatto i nomi di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella nel Corriere della Sera/RCS oppure Lirio Abbate ne La Stampa. “E’ vero che l’Ordine dei giornalisti non funziona”, ha poi dichiarato Travaglio, “ma sarebbe una gran cosa se funzionasse per davvero. Dei tre referendum quello che in assoluto sostengo di più è l’abolizione della Gasparri”.

Insomma, per il resto della manifestazione Grillo urlava e la gente stava ad ascoltare, si beveva tutto come fosse stato oro colato e verità divina. Un ragazzo mi ha addirittura detto “Io credo solo a lui, Grillo è il mio idolo”.
Caro Beppe, non ti fanno paura tutte queste persone che vivono delle tue parole e del tuo carisma? E se un giorno scoprissero che tutte le firme raccolte ieri sono inutili e che tu, con tutti gli avvocati che ti ritrovi, lo sapevi quasi certamente? Cosa direbbero?
Una volta sul palco, infatti, hai detto “speriamo solo che qualche costituzionalista non inventi storie costituzionali per annullare le firme”.

Che bugia. Non esistono costituzionalisti antigrillo e la legge che rende tutte le firme nulle risale al 1970 (n° 352, Art. 31), quando Grillo ancora non era sull’onda dell’antipolitica e nessuno voleva fermarlo (ma è davvero poi così?). Il dubbio che sorge allora è che dietro a tutta questa iniziativa – pensata ad arte per poter dire che lo Stato va contro Grillo -, ci sia una fine manovra socio-pubblicitaria per continuare ad essere il paladino dell’antipolitica. Un’ultima cosa che rende l’idea: una persona dello STAFF di Grillo mi ha risposto: “la legge non la conosco, ma se le firme sono valide bene, altrimenti in Italia di chiacchiere se ne fanno tante…”. Come dire: se valgono ce le teniamo, altrimenti è stata solo una delle tante iniziative da furbetti “all’italiana”. Peccato quelle firme dicano la fiducia delle persone.

Grillo ha poi sostenuto che tutti i giornalisti sono corrotti e tutti i giornali preda di banche e grandi gruppi: meglio dunque non leggerli proprio. E da chi informarci allora? Da Grillo? Avere un’unica fonte di informazione non è anch’essa disinformazione? Rispondetemi voi. Le persone con cui parlavo mi ribattevano “ma io leggo il suo blog”, da dove viene questa fiducia completa? Vi siete mai chiesti veramente chi è Grillo e chi c’è dietro Grillo? Andate a leggere questo sito, vi svelerà un po’ di cose

Che l’informazione italiana soffra di gravi e pesanti limitazioni, è fuor di dubbio, gridare la necessità di una riforma radicale è altrettanto giusto, ma istigare la folla a non leggere più alcun quotidiano e a seguire esclusivamente il grillo parlante di turno, è un’azione altrettanto ‘disinformatica’ che nega il pluralismo. Chi segue Grillo, infatti, non va a fare troppi giri in rete per cercare una propria verità, si affida al blog del capo e stop.

EF 


Grande Fratello 2008: l’illusione della verità

Aprile 22, 2008

GF logo

L’hanno definito “il più vero” tra tutti gli abitanti della Casa, il suo nome è Mario Ferretti, (ex) muratore e vincitore dell’edizione 2008 del Grande Fratello italiano. Premio finale: 500mila euro. Il più vero e anche il più ricco.

Davanti a tutto questo grande spettacolo, mi chiedo come si faccia a rintracciare oltre lo schermo la verità e la sincerità della persona. Vorrei capire quando un individuo è vero o finto in televisione e quando nella realtà. Insomma, quali sono i criteri di autenticità alla base del GF? Ne esistono?

Temo infatti che in una realtà senza più stimoli, la dimensione televisiva stia letteralmente rendendo ciechi i propri telespettatori. Le vicende d’oltreschermo vengono avvertite come mentalmente contigue, al punto che se ne cerca la veridicità dimenticando gli specchi finti, le telecamere, i microfoni e le gag studiate a tavolino, quasi si stesse fisicamente in quella casa perfetta, sempre pulita, dove non c’è mai nulla da fare se non sedersi su un divano e far scorrere i minuti.

Mario Ferretti, insomma, ha vinto perchè – ripetiamolo – è stato “il più vero” di tutti. Esiste quindi anche in televisione una percezione del falso all’interno dell’apparenza. Un’intuizione scomoda per la quale quanto vediamo potrebbe essere mero spettacolo e non vita ipotetica. Proprio questo scarto, questo discrimine di fondo, è valso 500mila euro al fortunato, al “più vero di tutti”, l’Highlander della nostra tv. Ma non solo. Mario Ferretti è stato anche quello che meglio si è fatto conoscere, in modo sarkosziano, dal proprio pubblico, illudendolo di essere così come lo si percepiva. Ansia di verità, dunque, che esprime una voglia intrinseca di sincerità nei rapporti umani, di superamento delle barriere sociali che costringono ognuno a una ‘distanza di sicurezza’ dal prossimo. Anche nell’oltreschermo, essere veri equivarrebbe allora all’essere capaci di farsi conoscere per quello che si è. L’illusione però è dietro l’angolo: per esser “veri” è necessario apparire “non-falsi”. Eppure lo spettatore non se ne accorge, anzi. Si spulciano le situazioni, i gesti e le parole alla ricerca di quanto è definibile come sincero perché si “desidera” trovarlo da qualche parte.
Cosa accadrebbe, però, se nel GF non si verificassero i soliti e sempre uguali innamoramenti, le litigate, i piagnistei, gli abbracci, tutte e sole le situazioni/cliché (e non altre, troppo umane) all’interno delle quali si cerca una qualche reazione che esprima ’sincerità’ ? Se tutto fosse realmente un reality, identico alle vicende familiari degli spettatori, lo guarderebbero ancora?

Risposta banale. No. E infatti accade il contrario, l’esatto opposto di quanto ci si aspetterebbe da un ‘reality’. Nel GF lo spettatore non riconosce casa propria – avvertita non come la vita vera ma come un’esistenza sofferta – e si attacca al televisore a commentare o commemorare le altrui vite polistirolesche. Si ricerca la verità, espressa in una nuova forma di sincerità umanamente televisiva e dignitosa, capace di scacciar via le angosce per il collega che in ufficio straparla alle spalle di tutti o per un parente insopportabile. Al GF la vita è come la si vorrebbe (davvero?). Non ci sono problemi di soldi, malattie, bollette da pagare ma anzi divani, piscine, specchi su ogni parete (che, si sa, moltiplicano gli ambienti). Lì dentro, ammettiamolo, è più facile essere sinceri. Ma allora la verità di una persona dov’è? Nel marito nervoso perché deve fare i conti con la quarta settimana e lo stipendio che manca o nel (ir)reality televisivo dove il problema più complesso è una litigata al limite del burlesco?

Secondo i dati di Endemol, su 14 puntate sono stati in media 5.503.000 (un gran bel partito di governo!) gli italiani incollati al teleschermo a seguire vicende che non conoscono recessioni economiche, rialzi del petrolio, ignorano la politica e la Storia che si svolge all’esterno (a favore di una minima e fittizia interna) e le semplici quotidianità di ogni giorno. Cinque milioni e mezzo di italiani, insomma, hanno deciso di regalare un miliardo di vecchie lire a chi, in questo contesto, ha saputo essere “il più vero di tutti”.

EF


Quattro buone ragioni contro il V2-Day di Beppe Grillo

Aprile 21, 2008

Il sito NO EIKON pubblica un’interessante pagina dove controbatte al referndum contro i giornalisti del prossimo V2-Day di Beppe Grillo. Prendendo spunto dal sito, ecco alcuni buoni motivi per non firmare.

1 – Abolire l’Ordine dei Giornalisti significa deresponsabilizzare l’informazione (e chi scrive) davanti alla legge. Per farci operare pretendiamo che il medico sia iscritto all’Ordine dei Medici e abbia superato un esame di Stato… per avere un’informazione seria no?!? Fare giornalismo non significa infatti fare la semplice cronaca di un avvenimento ma chiama in causa anche lo stile, la capacità di contestualizzare la notizia e dargli solide basi critiche e culturali. Chi decide, ad esempio, cosa sia o non sia notizia? Ricordiamoci infatti che la testimonianza quasi mai equivale alla notizia. Il singolo dà una visione particolare e soggettiva di un evento, ben diversa dalla descrizione del fatto completo.

2 – Nel 1981 il finanziamento pubblico ai giornali venne creato per garantire un effettivo pluralismo dell’informazione (erano gli ultimi anni della P2) e sostenere tutte quelle testate che non cavalcavano l’onda delle notizie ma trattavano argomenti meno ”commerciali”. Se togliessero i finanziamenti oggi resterebbero solo i grandi gruppi editoriali dei vari Caltagirone, Berlusconi, ecc…

3 – Le notizie reperibili sulla rete sono spesso delle “bufale”, caratterizzate dal soggettivismo di chi scrive. Le informazione disponibili su internet hanno tutte la stessa dignità, come dire che c’è tutto e il contrario di tutto.

4 – Chi ha deciso l’argomento del V2-Day? Beppe Grillo o una consultazione oculata con i suoi grillini? Credo il primo, che ha semplicemente cavalcato l’onda populista dei luoghi comuni. Un’iniziativa verticale insomma, assai poco democratica.

A quanti accusano i giornalisti di essere corrotti, rispondo quindi che non si tratta di corruzione ma di precariato. Chi ha un contratto a tempo determinato, sicuramente non mette in evidenza informazioni ’scomode’ o indigeste al suo stesso direttore. Togliendo i finanziamenti pubblici ai giornali, invece, si acuirebbe maggiormente la forza dei pochi gruppi economico-imprenditoriali (con conseguenti interessi in politica) che già oggi gestiscono i giornali, facendo quindi scomparire tutte le testate minori di controinformazione (che certo non godono di buona salute nel nostro Paese).

Forza Grillo, ripensaci!

EF


Gli spari di Sivlio

Aprile 19, 2008

Il gesto di Silvio

Silvio spara, per finta, a una giornalista russa. Una roba da nulla, uno scherzetto goliardico. Mani parallele, occhietto vispo, due dita a mo’di pistola e poi via, il pollice si alza e si abbassa come un grilletto. Davanti a lui Natalia Melikova, giornalista della Nezavsinaya Gazeta, ’colpevole’ di aver fatto una domanda riguardante la sfera personale del presidente Putin. Imbarazzo, silenzio e poi Silvio che mima lo sparo. Avrà pensato ad Anna Politkovskaja mentre fingeva i due colpi di pistola? Oppure interpretava un modo ‘democratico’ di chiudere la bocca ai giornalisti? Nel generale imbarazzo, Putin ha risposto allo scherzo con un sorriso bonario, da vecchio compagno di giochi.

Il gesto di Silvio però riflette anche una concezione deviata dell’informazione, avvertita come semplice accompagnatrice dei gesti di un presidente. Per capire come da molto ormai, forse per paura di perdere il posto, tanta parte della nostra informazione sia stata accondiscendente nei confronti di Sivlio, basta guardare la campagna elettora appena conclusa. Invece di chieder conto dei candidati che a vario titolo sono stati immischiati in vicende di mafia, la domanda più cattiva rivolta al leader della PdL è stata “quale politica terrete nei confronti dell’emergenza umanitaria del Tibet”? Allora ci si chiede: cosa avrebbero chiesto Enzo Biagi o Indro Montanelli se fossero stati loro davanti a Silvio? Probabilmente purtroppo, la nostra democrazia mediatica che addormenta le menti, non avrebbe in qualsiasi caso permesso un tale confronto. Eppure, il fatto resta: il Tibet contro il silenzio sulla mafia e le leggi ad personam.

Campagna elettorale sottotono, giornalisti che stanno bene attenti a non essere eccessivamente ’scomodi’ e un futuro premier che, goliardicamente, finge di sparare a una giornalista. Il primo passo verso una democrazia guidata e un’informazione latitante.

EF


Election Day: il D-Day italiano

Aprile 14, 2008

Altan

L’Election Day è stato un vero e proprio D-Day italiano. Dopo decenni di politica frammentata e coalizioni traballanti, adesso sulla scena sono rimasti quattro partiti. Tra questi non ci sono più i comunisti. Accorpati nella Sinistra Arcobaleno, i vari Bertinotti, Pecoraio Scanio, Diliberto, Caruso e tutta la vecchia dirigenza post-comunista (e socialista), sono stati ridotti al silenzio, colpevoli di non aver compreso il loro essere ormai una nomenclatura senza popolo. Hanno perso i loro slogan, i clichè e le frasi fatte: “No ai rigassificatori”, “no ai termovalorizzatori”, “no alle missioni all’estero”, “no al nucleare”. La politica dei No a tutto, che per anni ha immobilizzato le riforme dei governi d centro sinistra, è stata rifiutata in modo definitivo.
Hanno vinto invece il Popolo delle Libertà e la Lega Nord, e con loro l’idea del conservatorismo berlusconiano e dell’inflessibilità bossiana. La Lega, da sempre penalizzata dalle alleanze, questa volta ha addirittura raddoppiato i voti, intercettando anche i consensi trasversali di borghesia e lavoratori. Quanti chiamavano a raccolta i precari contro la cosiddetta legge Biagi, devono dunque riconoscere la sconfitta: una parte dei milleuristi sicuramente avrà votato Berlusconi, l’homo semi-novus della nostra politica.
La proposta del Partito Democratico, invece, pur avendo scelto la via solitaria, non ha fatto una magra fine. Certo però non le è andata bene. Il vecchio proposito ‘mai nemici a sinistra’ si è avverato e si è affermato un partito riformista nel senso stretto. Gli italiani non sono riusciti però a non intravedere dietro le spalle di Veltroni la vecchia dirigenza prodiana, ancora schierata (quasi) al completo. Di fatto si è rinunciato al nuovo temendo il ritorno del vecchio e alla fine si è votato per una coalizione ancora più vecchia.  
Onore al merito, in ultimo, ad Antonio Di Pietro: da solo ha preso più voti di tutto il raggruppamento della Sinistra Arcobaleno, un segnale che i due grandi partiti non potranno ignorare.
Pur non avendo la legge elettorale “alla tedesca”, di fatto gli italiani hanno dunque creato il bipolarismo, cancellando i piccoli partiti e non ammettendone di nuovi. Diversi sono adesso gli interrogativi: chi rappresenterà, in concreto, gli interessi delle classi politiche disagiate, fino a ieri appannaggio della Sinistra Arcobaleno? E poi: sarà il Veltrusconi? Si vedrà. Nel frattempo domani sarà un altro giorno. Il primo senza esponenti della sinistra radicale in Parlamento, per la prima volta dopo 60 anni.

EF


L’Alitalia desaparecida

Aprile 8, 2008

Alitalia logo mod

Insomma, la cordata è sparita. Ora si parla di Bossi e di Costituzione (menomale che nel frattempo Veltroni ha parlato anche di mafia). E l’Alitalia? E gli imprenditori? Nessuno ne parla, tutti tacciono perchè ormai l’onda mediatica del salvatore dell’italianità sembra passata. I media dedicano alla nostra compagnia di bandiera giusto un ‘taglio basso’, preferiscono un Bossi che riempie lo schermo o una fiaccola olimpica spenta (tra i due l’ultima è di gran lunga l’unica vera ‘notizia’). Esiste la fila di “imprenditori salvaItalia”? Non si sa. Meglio però distrarre nuovamente gli italiani, tenerli svegli (o assopiti) con una sparata tanto grossa quanto quella sulla cordata: i fucili leghisti durante le elezioni. <Slogan>, rettifica Berlusconi. E se poi qualcuno dovesse invece farlo sul serio? Se qualche invasato si presentasse al seggio e prendesse a pistolettate tutti? Forse non avrebbe compreso l’ironia o sarebbe stato un frutto malato di giornalisti che fraintendono. Speriamo che anche la mira sia leghista e spari in aria. Niente più cordata insomma, nemmeno un cordino, niente. Alitalia sembra abbandonata ai sindacati, a loro volta presi in mezzo al fuoco incrociato di Air France e dei dipendenti.

Peccato però che la paventata cordata (o cordino che dir la si voglia), abbia creato il caos nella passata trattativa. Forti delle parole di Berlusconi, i sindacati hanno creduto di poter fare la voce grossa con Air France, di bluffare pur non avendo nulla in mano se non il laconico ‘passo’. Cosa sarebbe accaduto se non fosse apparsa la fantomatica cordata? E poi, seconda domanda forse meno banale, chi e quanti hanno guadagnato dagli alti picchi toccati dalle azioni Alitalia nei giorni “berlusconiani”? Adesso però non se ne parla quasi più. Tutto svanito, nonostante il carrozzone Alitalia sia ancora lì.

Santo Bossi, parlerà pure per slogan, come dice il Cavaliere, ma lo fa sempre al momento giusto.

EF


Eventi: per ricordare Anna Politkovskaja

Aprile 8, 2008

Anna Politkovskaja

Per ricordare Anna Politkovskaja:

Martedì 8 aprile, al circolo Gianni Bosio, via di Sant’Ambrogio 4 – Roma, ore 20,30: convegno sulla figura di Anna Politkovskaja e la sulla situazione attuale della Russia di Putin.

EF


Vertice di Bucarest: Nato e Russia tornano a parlarsi

Aprile 6, 2008

NATO LOGO
Qualcosa si muove, sul fronte occidentale. Soprattutto all’interno dell’Alleanza Atlantica. Terminato il vertice di Bucarest, infatti, è tempo di bilanci. Il dato più importante emerso dall’incontro è stata l’assenza di scintille, accuse e rivendicazioni che in molti temevano, soprattutto durante l’incontro finale di venerdì, tra i 26 Paesi aderenti alla Nato e il presidente russo Vladimir Putin.<La Russia non è un nemico nè la Nato è un’alleanza contro di essa>, ha affermato il presidente George W. Bush e, pronta, è arrivata la risposta del suo omologo russo: <Le nostre preoccupazioni sono state ascoltate dagli Stati Uniti e questo è positivo per la trasparenza e la fiducia reciproche>.
La Guerra Fredda sembra insomma lontana, e non solo a parole. Gli Stati Uniti hanno infatti ufficialmente invitato Mosca a partecipare alla costruzione dello Scudo Spaziale Europeo (ABM), proponendo di ampliare l’ombrello di protezione del sistema anche ai Paesi che prima erano ‘scoperti’: Turchia, Bulgaria, Grecia e Romania. Da parte sua la Russia ha dichiarato di essere disposta a compiere un passo indietro sul Cfe, il Trattato sulle Armi convenzionali in Europa siglato nel 1990, a patto che i membri della Nato si dicano disponibili a controfirmare la versione aggiornata del Cfe (1999), in cui viene riconosciuto il nuovo assetto geopolitico del continente, successivo alla caduta dell’URSS.
E sembrano esserci novità anche sul versante afgano. Putin infatti ha firmato un accordo che permette il transito, su territorio russo e uzbeko, di materiale non militare destinato alla missione Isaf, la forza multinazionale a guida Nato, mentre la Francia ha promesso l’invio di altri 700 paracadutisti nella regione orientale del Paese. I militari di Parigi permetteranno ad americani e canadesi di concentrare le forze nelle zone ‘talebane’, a sud dell’Afghanistan. In tutto saranno circa duemila le unità di supporto inviate nel Paese di Hamid Karzai da 12 Paesi della Nato.
L’unica nota agrodolce del vertice riguarda il MAP, il Membership Action Plan, relativo all’allargamento dell’Alleanza Atlantica. Accesso negato alla Macedonia, esclusa per l’annosa questione del nome dal veto greco, e questione rimandata a fine anno anche con Ucraina e Georgia, bloccate dal veto di Francia e Germania. Porte aperte invece ad Albania e Croazia.
Pubblicato da EF anche sul quindicinale Periscopio

Russia: riaperta l’indagine sulla morte di Yuri Shcekocikhin

Aprile 4, 2008

Yuri Shcekocikhin

Nel 2003 la morte di Yuri Shcekocikhin venne attribuita a una “sindrome allergica”, oggi la procura generale di Mosca ha riaperto il caso: troppe somiglianze con la morte di Litvinienko, l’ex agente del FSB avvelenato a Londra da una dose di polonio.
Deputato della Duma tra le file del partito liberale Jabloko, Shcekocikhin aveva fatto parte della commissione contro la corruzione ed era vicedirettore della Novaja Gazeta, lo stesso giornale dove scriveva Anna Politkovskaja. Nei suoi articoli contro le mafie, nel 2002, Shcekocikhin aveva lodato l’antimafia italiana e la legge sul sequestro dei beni: «Un esperimento dalle caratteristiche uniche – aveva scritto -, uno strumento per umiliare la mafia e indebolirne il potere, una dimostrazione che lo Stato può riuscire a essere più forte».

Nel 2002, secondo Shcekocikhin, alcuni esponenti dell’ufficio del Procuratore generale, avrebbero ostacolato le indagini sulla Three Whales and Grand, accusata di non aver rispettato le leggi sull’ingresso delle merci nello stato e di aver frodato circa 20 milioni di dollari falsificando peso e valore dei loro beni. Shcekocikhin morì poco tempo dopo.

La riapertura delle indagini sulla morte di un giornalista è un fatto poco frequente in Russia, si spera solo non sia un’operazione di facciata ma possa portare a una svolta verso una più concreta libertà di stampa.

EF


FOCUS LAVORO – Approvato il DdL sulla sicurezza nei luoghi di lavoro

Aprile 1, 2008

Lavoratori

La cronologia dei fatti ha dell’incredibile, almeno stando ai tempi ’soliti’ della politica italiana: in meno di un mese si è arrivati all’approvazione del DdL in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro.

Il calendario e l’iter del DdL: 

Il 6 marzo 2008 il Consiglio dei Ministri approva il decreto legislativo che attua la legge delega n° 123 del 3 agosto 2007. Meno di una settimana più tardi, il 12 marzo, la conferenza Stato-Regioni esprime parere favorevole riguardo lo schema di decreto legislativo. Il 18 marzo la Camera dà un primo via libera al decreto, stilando però una serie di osservazioni, frutto di una riunione congiunta delle Commissioni Lavoro, Affari Sociali e Bilancio della Camera. Il 20 marzo anche la Commissione Lavoro del Senato esprime alcune osserazioni ma conferma il via libera al DdL. Oggi, 1 aprile 2008, il decreto sulla sicurezza è stato finalmente approvato (clicca per scaricarlo). Il tutto in meno di un mese. Come dire che quando si impegna l’Italia sa dare risultati in tempi relativamente brevi.

Alcune novità:

Il ‘nuovo’ decreto prevede corsi di formazione per i dipendenti, crea la figura del responsabile per la sicurezza (art.17), e sopratutto compie un passo fondamentale verso il coordinamento delle ispezioni “per eliminare le sovrapposizioni delle rispettive attività” (art.5), mediante l’istituzione di un Comitato unico presso il Ministero della Salute e di un Comitato Regionale di Coordinamento. L’articolo 8 del DdL prevede inoltre la creazione di ”un unico e condiviso sistema informativo nazionale (SINP) [...] al quale possano accedere anche le parti sociali”.

L’articolo 11, comma 4, prevede che la materia della sicurezza venga riportata nell’ambito “dell’attività scolastica ed universitaria“, per creare una maggiore consapevolezza delle tematiche relative all’infortunistica. A questo si aggiungono incentivi alle piccole e medie imprese che realizzino progetti formativi. Le imprese dovranno altresì fare in modo che i corsi di formazione risultino ‘comprensibili’ anche ai lavoratori immigrati (Sez. IV, Titolo I, art. 36, comma 4 e art. 37, comma 10).

L’articolo 14, comma 4, prevede inoltre l’arresto fino a un anno per il datore di lavoro che non ottemperi al provvedimento di sospensione dell’attività, quando previsto dall’autorità ispettiva.

Novità anche riguardo al ruolo del medico. Verrà istituito un albo dei medici competenti in materia di sicurezza presso il Ministero della Salute (Sezione V, Titolo I, art. 38, comma 4). L’articolo 25 prevede inoltre l’obbligo di custodia della cartella sanitaria e di rischio e quello di riconsegna una volta terminata l’attività. Le cartelle sanitarie e di rischio, inoltre, devono essere trasmesse dal medico all’ISPESL per via telematica. In nessun caso, inoltre, il medico che abbia funzioni di vigilanza può operare come medico del lavoro. Nelle aziende con diverse attività produttive, inoltre, il datore di lavoro può nominare più di un medico competente, individuando poi un coordinatore del gruppo (Sezione V, Titolo I, art.38, comma 4).

Sarà poi obbligatorio e fondamentale il documento di valutazione del rischio (art.28), dove si dovrà anche tener conto della specifica mansione di ciascun lavoratore in relazione allo stress da lavoro, all’età e alla provenienza da altri Paesi.

Le aziende prive di un rappresentante per la sicurezza, inoltre, secondo l’art. 52, devono partecipare con un contributo pari a due ore lavorative annue per ciascun lavoratore, al Fondo di sostegno alla piccola e media impresa istituito presso l’INAIL.

Il DdL mira inoltre a informatizzare tutta la burocrazia relativa agli infortuni (Sez. VIII, Titolo I, art.54).

Gli articoli dal 55 al 61 inseriscono nuove sanzioni per datori di lavoro, progettisti, fabbricanti, fornitori, installatori, piccoli imprenditori, lavoratori autonomi.

Numerose norme relative al lavoro nei cantieri, alla protezione individuale e alla segnaletica sono state mutuate dalla legge 626 del 1994, da diversi decreti legislativi e dalle diverse direttive europee al fine di creare una normativa unica.

Così com’è la legge è una delle più avanzate d’Europa in materia, manca un ultimo passo per limitare gli incidenti e le morti sul lavoro: che venga rispettata.

EF