Non era Pechino ma Olimpia, in Grecia, e la contestazione non è mancata: due attivisti hanno sventolato alle spalle di Liu Qi, presidente del comitato organizzatore di Pechino 2008, una bandiera nera raffigurante cinque manette al posto dei cerchi olimpici. Tutto come da copione? Non proprio. Dopo aver superato i controlli, i due ‘rappresentanti’ di Reporter Sans Frontieres sono stati infatti beffati dai 45 secondi necessari alla ricezione satellitare del segnale televisivo: in Cina non hanno visto nulla.
Per la cronaca, i due attivisti si chiamano Jean-François Juilliard e Vincent Brossel.
Quando la Cina esce di casa, insomma, il regime non assicura più la sicurezza sperata e bisogna subire i ‘rischi’ della democrazia, una parola proibita sulle reti internet di Pechino. Gli utenti del portale Msn con server basato in Cina, ad esempio, ricevono un messaggio di rifiuto se digitano “democrazia”, “libertà”, “diritti umani” o ancora “Dalai Lama” e ”Taiwan”.
Dopo aver combattuto tanto per vedersi assegnati i Giochi Olimpici, forse adesso Pechino inizia a rimpiangere l’epoca in cui se ne stava chiusa nel suo cortiletto, “a lavarsi i panni sporchi in casa propria”.
EF







Marzo 28, 2008 alle 8:49 am |
Fintanto che al governo Cinese farà comodo avere 2 miliardi di schiavi a disposizione e l’occidente terrà gli occhi chiusi in cambio di vantaggi economici, il male del comunismo e della dittatura vivrà su quel paese, paese che ha rinunciato a secoli di grandissima storia per un idealismo fallito!
Bel post!