L’Acquedotto Pugliese ha le tasche bucate

Marzo 31, 2008

Schema acquedotto pugliese

Tra i quattro e i cinquecento milioni di euro in fondi europei, sono i soldi che la Regione Puglia rischia di perdere nel 2008 se non sarà capace di farli fruttare entro fine anno. Come? Impegnandoli nell’ammodernamento e la manutenzione degli oltre 15mila chilometri di tubazioni dell’Acquedotto Pugliese, un carrozzone con una portata di 19mila l/s e oltre il 40% di perdite dovute a fori, allacci abusivi, furti e acque ‘non contabilizzate’.

Tipicamente italiana la storia di questi fondi: la precedente giunta regionale di centrodestra aveva preso in gestione diretta l’Acquedotto dal Ministero del Tesoro ed aveva fatto approvare un piano di ristrutturazione da 920milioni di euro, bisognava spendere velocemente e correre. Il piano di attuazione (2003 -2005, poi prorogato al 2007) prevedeva infatti che i lavori fossero chiusi e rendicontati entro fine 2008, pena la perdita di quasi la metà dei fondi europei provenienti dal Por (2000-2006), il Programma Operativo Regionale. All’approssimarsi della scadenza, però, la situazione si sta rivelando ben diversa da quella che ci si attendeva. Secondo un rapporto stilato dall’Autorità che gestisce i servizi idrici territoriali (di cui è presidente lo stesso Nichi Vendola), a fine 2007 solo il 5,8% dei soldi è stato speso per opere completate e il 30,5% è impegnato in opere ancora ‘in corso’. Il resto del buco lasciato scoperto dalle percentuali sono fondi che, a fine 2008, potrebbero riprendere la via di Bruxelles, circa mezzo miliardo di euro. E non è tutto. Tra le opere progettate, non realizzate e bloccate da veti incrociati e burocrazia c’è anche il dissalatore di Manduria, fermo a causa di una disputa tra comune e ambientalisti (per approfondire clicca qui). Inutile scrivere che se funzionasse sarebbe un toccasana per il Salento.

Vedremo come andrà a finire. Speriamo solo che dopo un acquedotto colabrodo, anche la Regione non si ritrovi con le tasche bucate.

EF


Brevi – Cecenia e Russia: il gorgo dei diritti

Marzo 30, 2008

I momenti di serenità in Cecenia sono talmente rari che il matrimonio di una giovane coppia coinvolge tutti. Ma anch così si può rischiare di morire. Si era infatti riunito ieri l’intero villaggio di Sari-Chu per assistere alla celebrazione del matrimonio di un loro concittadino, quando uno degli invitati ha tolto la sicura ad una bomba a mano e l’ha lanciata tra la folla: 12 feriti. 

In un Occidente che preferisce ignorare la questione cecena per non dover subire le ritorsioni energetiche della Russia, la notizia diviene solo una ‘breve’ da agenzia, quasi fosse una nota di colore messa lì per caso, nel caos delle autobombe irachene. A fronte del silenzio mediatico e politico sull’argomento, la situazione dei diritti umani resta invece critica in tutta la Russia. Paul Goble, direttore di ricerca dell’Accademia Diplomatica dell’Azerbaijan, pubblica sul suo blog un interessante articolo (in inglese) sul pericolo di una nuova stagione di gulag in Russia: “They do now again exist”, scrive e spiega che ”durante l’epoca El’cin le condizioni di vita dei prigionieri erano migliori poiché si voleva prendere le distanze dall’epoca sovietica”. L’Uomo dell’Anno avrebbe poi imposto un drammatico ’cambio di strategia’. Tutta colpa di Putin insomma? Non solo sua. L’errore, come scrive Carlo Gubitosa nel suo Dossier Cecenia, è antico e risale al referendum costituzionale del 1993, con il quale furono accentrati tutti i poteri nelle mani del presidente. Da qui la corruzione dilagante e un’economia che non sarebbe errato definire ‘personalistica’. In Russia “l’assenza di ordine e di controllo, la mancanza di legalita’ e il banditismo diffuso – scrive Gubitosa – hanno portato nel breve periodo dei benefici economici per una parte ristretta della popolazione legata ai traffici dei clan locali, ma nel lungo periodo questa “assenza di stato” e di giustizia ha inasprito le tensioni economiche e sociali”. Nel gorgo sono spariti anche i diritti umani e l’informazione, non l’energia. Con Medvedev qualcosa cambierà?

EF 


Libertà d’informazione, blog e conflitto d’interessi

Marzo 29, 2008

Flussi di informazioni

Pubblico di seguito un’interessante intervista al caporedattore de L’Espresso, Alessandro Gilioli, riguardante lo stato dell’informazione e della libertà di stampa nell’Italia di oggi (il contributo è tratto dal blog di Paolo Ribichini, Polysblog, e pubblicato anche sul giornale Meltin’pot - marzo 2008).

Tra 2004 e il 2006 Freedom House ha messo in discussione la libertà di stampa in Italia. La stampa è stata definita solo “parzialmente libera”. Qual è la situazione attuale? È cambiato qualcosa?
Credo che per un cittadino attivo e curioso in Italia ci sia la possibilità di avere un’informazione plurale e quindi “libera”, mescolando più giornali, più radio e navigando parecchio in Internet. Diverso il discorso quando un cittadino si affida solo a un quotidiano o – peggio – alla sola informazione televisiva. In questo caso avrà un’informazione molto parziale e sottoposta a tanti interessi politici e/o economici. Quindi la libertà di stampa in Italia non è negata, ma è fragile, ed ogni giorno il cittadino deve un po’ conquistarsela.
 

C’è solo il problema del conflitto di interessi di Silvio Berlusconi o il problema è ben più ampio?
Il conflitto di interessi di Berlusconi è macroscopico. Basti vedere com’è stato censurato il programma Le Iene quando Mastella è passato di fatto nel centrodestra. Ma ogni gruppo editoriale (specie quelli grandi) ha i suoi conflitti di interesse. Quindi si ha un’informazione plurale, come dicevo, solo navigando con pazienza e fatica tra tante diverse forme di comunicazione.
 

Mastella ha querelato Antonello Caporale di Repubblica perché avrebbe riportato in maniera non corretta una frase pronunciata dall’ex-Guardasigilli. Cose che succedono o il segno di una politica che cerca sempre di legare le mani all’informazione?
Le querele – ma soprattutto le cause civili – sono da sempre usate per impaurire i giornalisti. Non è una novità. Quante volte sento raccontare da ottimi colleghi cose sui politici che «non si possono pubblicare perché sennò ci portano via anche i quadri alle pareti». Ma per legare le mani dell’informazione ultimamente si stanno affinando strumenti di legge peggiori, come le multe miliardarie minacciate a chi pubblica intercettazioni. Senza le intercettazioni non sarebbero emersi alcuni degli scandali peggiori degli ultimi anni, a partire da quello dei cosiddetti “furbetti del quartierino”, fino a Calciopoli e molti altri.

Fino a pochi anni fa, la notizia veniva divulgata attraverso la carta stampata e lo strumento radio-televisivo. Negli ultimi anni il web si è prepotentemente imposto come terzo canale della comunicazione. Cosa lo caratterizza e quali sono i suoi vantaggi e quali gli svantaggi?
Più fonti di informazione ci sono, più è garantita la pluralità della comunicazione. Internet consente la moltiplicazione delle fonti e dei punti di vista e permette ad ogni cittadino di diventare editore di se stesso, quindi è evidente che si tratta di un grande passo in avanti verso una società più aperta e plurale.
 

Qual è l’apporto dei blog alla diffusione delle notizie e delle opinioni? C’è veramente libertà sulla rete?
I blog non solo ampliano l’informazione, ma costringono anche i media tradizionali ad un’attenzione e ad un autocontrollo maggiori. Dopodichè il web è pieno anche di trash blog e di trash sites, ma sono moderatamente ottimista sul funzionamento dei meccanismi di affidabilità e di autorevolezza del popolo della rete. Il successo di Wikipedia testimonia che la libertà di scrivere in rete non va necessariamente a discapito dell’affidabilità delle informazioni introdotte.
 

Grillo fa informazione?
Certo, anche se riprende una parte delle sue “rivelazioni” proprio dai media mainstream, che tanto detesta, e dalle loro inchieste. L’importante è leggere il blog di Grillo insieme a tante altre forme di comunicazione, perché nessuna testata e nessun blog offrono da soli una comunicazione plurale e completa.

Fonte: Polysblog


Brevi – Quando la Cina esce di casa

Marzo 24, 2008

Un momento della contestazione durante il discorso per l’accensione della fiaccola olimpica. 

Non era Pechino ma Olimpia, in Grecia, e la contestazione non è mancata: due attivisti hanno sventolato alle spalle di Liu Qi, presidente del comitato organizzatore di Pechino 2008, una bandiera nera raffigurante cinque manette al posto dei cerchi olimpici. Tutto come da copione? Non proprio. Dopo aver superato i controlli, i due ‘rappresentanti’ di Reporter Sans Frontieres sono stati infatti beffati dai 45 secondi necessari alla ricezione satellitare del segnale televisivo: in Cina non hanno visto nulla. 

Per la cronaca, i due attivisti si chiamano Jean-François Juilliard e Vincent Brossel.

Quando la Cina esce di casa, insomma, il regime non assicura più la sicurezza sperata e bisogna subire i ‘rischi’ della democrazia, una parola proibita sulle reti internet di Pechino. Gli utenti del portale Msn con server basato in Cina, ad esempio, ricevono un messaggio di rifiuto se digitano “democrazia”, “libertà”, “diritti umani” o ancora “Dalai Lama” e ”Taiwan”.

Dopo aver combattuto tanto per vedersi assegnati i Giochi Olimpici, forse adesso Pechino inizia a rimpiangere l’epoca in cui se ne stava chiusa nel suo cortiletto, “a lavarsi i panni sporchi in casa propria”.

EF


Russia: ucciso un altro giornalista in Daghestan

Marzo 24, 2008

Un giornalista russo è stato ucciso il 21 marzo a Makhatchkala, capitale della repubblica del Daghestan (Caucaso russo), poche ore dopo la scoperta, a Mosca, del cadavere di un altro giornalista, specialista di affari caucasici. Lo ha annunciato la polizia, senza stabilire un collegamento fra i due casi. “Il giornalista è stato ucciso da alcuni sconosciuti che gli hanno sparato mentre era a bordo della sua automobile a Makhatchkala. Il suo autista, gravemente ferito, è stato ricoverato in ospedale”, ha dichiarato per telefono alla France Presse Mark Tolchinski, portavoce del ministero dell’interno russo nel Daghestan. Il giornalista dirigeva l’emittente televisiva Daghestan, antenna locale della catena pubblica “Rossia”.

Fonte: PEACEREPORTER


Libano: il voto rinviato al 22 aprile

Marzo 24, 2008

Il voto parlamentare, previsto per domani, è stato spostato al 22 aprile dopo che le parti politiche non sono riuscite a trovare un’intesa sul candidato. “Il presidente del parlamento Nabih Berri ha deciso di rinviare il voto al 22 aprile” ha annunciato un portavoce. La crisi politica a Beirut sarà al centro del vertice arabo che si aprirà il 29 marzo a Damasco e al quale Egitto e Arabia Saudita hanno annunciato di voler mandare una rappresentanza di basso livello in segno di protesta per l’ostruzionismo siriano alla nomina del successore di Emile Lahoud.

Fonte: AGI


La Pasqua dimenticata tra i rifiuti

Marzo 23, 2008

Il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino

E’ Pasqua e quindi non conviene parlare troppo di ‘monnezza’ e della Pasqua che stanno trascorrendo i campani. Tutti i campani, anche quelli dove la spazzatura non c’è o ce n’è poca, perché alla fine è tutta la Regione ad essere malata. I tiggì e i giornali hanno messo da parte i mucchi di rifiuti, di buste colorate, di frammenti di vita vissuta e usurata, per parlare di uova di cioccolata, della conversione di qualche editorialista di grido, del Tibet e delle elezioni.

Eppure oggi è Pasqua anche in Campania e, come in mezza Italia, a Napoli, Salerno, Caserta, Benevento e Avellino, piove. Durante la celebrazione in Vaticano, Ratzingher ha salutato la pioggia come una benedizione per la terra. Verissimo, ma in alcune zone invece è una maledizione. In Campania l’acqua piovana fa scolare nelle profondità della terra il percolato dei rifiuti accatastati a tonnellate, avvelena i pascoli, le colture e le persone.

La decennale ‘emergenza rifiuti’ campana sta diventando così un qualcosa di ingestibile e lo stesso commissario De Gennaro sembra avere le mani legate da quando il piano per smaltire ‘il grosso’ della monnezza si è rivelato un bluff. Carte imprecise, dati non attendibili, tutto da rifare. Era il 21 gennaio 2008.
A De Gennaro sono stati (massmediaticamente) conferiti ‘pieni poteri’ ma nei fatti può fare ben poco. Esistono infatti almeno altre tre figure analoghe alla sua che spesso interferiscono o lavorano in modo autonomo l’una dall’altra: tutti Commissari.

- il Commissario liquidatore: dovrebbe chiudere le precedenti strutture di raccolta dei rifiuti (i CdR, producono le famose ‘ecoballe’) e trovare qualcuno che si occupi dell’inceneritore (ex-termovalorizzatore) di Acerra.

- il Commissario per le bonifiche: dovrebbe recuperare i terreni adibiti a discarica nei passati 14 anni di emergenza, ”trasformando le bombe chimiche in pascoli” (G.di Feo e C.Pappaianni, L’Espresso, 20 marzo 2008).

- il Commissario per l’emergenza brucellosi: con 40 milioni di euro dovrebbe abbattere 30mila capi infetti.

Ma cosa prevedeva l’ex-piano De Gennaro? Come primo atto c’era la riapertura delle discariche ‘bonificate’ di Villaricca, Difesa Grande, Montesarchio e Parapoti. In secondo luogo era prevista la realizzazione di 11 nuovi siti ‘provvisori’ nei territori di Serre, Savignano, Terzigno, Sant’Arcangelo. Se tutto fosse andato come avrebbe dovuto, sarebbero state tolte dalle strade 10mila tonnellate di mondezza al giorno. Se. La realtà si è rivelata ben diversa: le discariche non erano a norma oppure strabordavano di rifiuti. In una di queste è stata addirittura rinvenuta un’autocisterna ricolma di sostanze tossiche, completamente interrata. Si aggiunga anche il ‘no’ della Germania a ricevere dalla Regione Campania ulteriori treni ricolmi di spazzatura (in questo modo si smaltivano circa 700mila tonnellate di rifiuti al giorno). Adesso si spera nel rinnovo dei contratti con gli inceneritori tedeschi.

Tra buoni propositi e nuovi progetti, insomma, la situazione non migliora. Le discariche ancora funzionanti sono solo tre – Serre, Ferrandelle e Marigliano -, mentre si attende l’apertura dei siti di Savignano e Sant’Arcangelo che non saranno pronti prima di un mese. Dalla Regione, infine, fanno sapere di avere 100milioni di euro pronti per costruire 30 impianti per il trattamento dell’organico. Bei progetti e tanta buona volontà, si spera solo non sia anche questa una ‘cordata elettorale’ in stile Alitalia, per salvare il salvabile in termini di voti.

Buona Pasqua Italia.

EF


Brevi – Armenia: revocato lo stato di emergenza

Marzo 21, 2008

Le autorità armene hanno revocato oggi lo stato d’emergenza, imposto il 1 marzo a séguito degli scontri tra polizia e manifestanti nella capitale Yerevan, che provocarono la morte di otto persone e il ferimento di altre 200. I blindati hanno lasciato le strade della capitale, immediatamente sostituiti però da reparti della polizia in assetto antisommossa.

Circa 1.500 manifestanti hanno provato a sfilare per le strade del centro per ricordare le vittime del 1 marzo, ma sono stati invitati dalla polizia a fare ritorno alle proprie case. Frattanto, a livello politico, la crisi sembra essere risolta, visto che nel nuovo governo dovrebbe entrare anche uno dei partiti che, nelle scorse settimane, aveva fatto appello alla mobilitazione popolare. Gli scontri del 1 marzo furono provocati dalle proteste dell’ex-presidente Levon Ter-Petrosyan, uscito sconfitto dalle elezioni del 19 febbraio ad opera del premier uscente, Serzh Sarksyan. Il primo accusa il presidente uscente, Robert Kocharyan, di aver truccato le elezioni per favorire la vittoria di Sarksyan, suo alleato. Gli osservatori internazionali avevano confermato la correttezza delle consultazioni, attirandosi le accuse dell’opposizione.

Fonte: PEACEREPORTER


Il carrozzone dei 130

Marzo 21, 2008

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“Io speriamo che me la cavo”, si potrebbe dire. E se la sono effettivamente cavata. Chi? Tutti quegli Istituti, Unioni e Opere che gravano quotidianamente sulle casse dello Stato e sui contribuenti.  Ogni ‘Istituto’ ha un presidente, un vicepresidente, magari anche un cda, insomma, molte persone ‘a libro paga’ degli italiani. Durante il governo Prodi i ministri Tommaso Padoa Schioppa e Giulio Santagata avevano contato 130 carrozzoni inutili ed avevano deciso di farli chiudere. Come è andata? L’opposizione di ministri e parlamentari ne ha fatti sparire solo 11, tutti gli altri restano.

Sono stati cancellati il Pio Istituto elemosiniere, l’Istituto di Beneficenza Vittorio Emanuele III, l’Opera Nazionale per i figli degli aviatori, l’Unione nazionale ufficiali in congedo d’Italia, l’Unione accademica nazionale, l’Unione italiana tiro a segno, la Fondazione Il Vittoriale degli Italiani, due enti irrigui, l’Ente opere laiche palatine-pugliesi e il Comitato per la partecipazione italiana alla ricostruzione dei Balcani, quest’ultimo forse l’unico davvero utile.

Tra gli enti ‘indistruttibili’ invece (naturalmente non li elenco tutti): il Fondo bombole di metano, l’Opera Pia per la cura balneare marina di Milano, l’Ente italiano per la montagna, la Cassa conguaglio zucchero, la Fondazione Marconi, l’Istituto nazionale studio ed esperienza navale, l’Associazione Nazionale controllo combustione, l’Ufficio accertamenti sconti farmaceutici, l’Ente Colombo ‘92 insieme a una cinquantina di Casse mutue e di Soccorso…insomma, un lungo, lunghissimo elenco di soggetti che, stando alle stime di Report, costano allo Stato italiano tra i 9 e gli 11 miliardi di euro l’anno. E pensare che allo scioglimento di questi enti lavora un altro Ente, forse l’unico utile, composto da 300 dipendenti, l’Ispettorato Generale per gli Affari e per la Gestione del Patrimonio degli Enti Disciolti (IGED).

Uno dei problemi fondamentali che impedisce la liquidazione di questi enti sono le cause giudiziarie. Finchè anche un solo cittadino porta in tribunale l’ente, questo non può essere liquidato e continua a pesare sulle casse dello Stato. E visto che in molti casi gli Enti dovrebbero essere – almeno sulla carta - ’morti’, a fargli causa non si rischia molto. Ci sono poi anche i problemi di vendita degli immobili di proprietà dei carrozzoni. L’ “Ente Nazionale Biblioteche Popolari Scolastiche”, ad esempio, eliminato nel ‘77, non è stato liquidato perché non si riusciva a venderne la sede, in Via Montanelli 11, a Roma (clicca qui). In dieci anni lo Stato è riuscito a chiudere solo 300 carrozzoni.

E come diceva Totò “e io pago”.

EF

Per ulteriori approfondimenti: clicca qui.


Russia: trovato morto a Mosca un giornalista della tv di Stato

Marzo 21, 2008

Un giornalista della televisione di Stato russa e’ stato trovato morto oggi nel suo appartamento di Mosca e la procura ha aperto un’indagine per omicidio. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Itar-Tass, a trovare il corpo di Ilyas Shurpayev, reporter del Canale Uno, sono stati i vigili del fuoco, chiamati a spegnere un incendio. Sul cadavere del giornalista sono state trovate ferite da arma da taglio e intorno al collo aveva una cintura.

L’emittente Vesti 24 ha citato il portiere dello stabile in cui viveva il giornalista, secondo il quale Shurpayev aveva telefonato questa mattina presto per chiedergli di lasciar passare due giovani uomini. Trentadue anni, originario del Daghestan, il giornalista aveva lavorato più volte come inviato nel nord del Caucaso. Ore prima della sua morte, sul suo blog Shurpayev aveva denunciato che gli editori di un giornale del Daghestan si erano rifiutati di pubblicare un suo articolo.

Fonte: Adnkronos


Iraq: cinque anni dopo

Marzo 19, 2008

La bandiera americana sulla statua di Saddam Hussein

Sono ormai passati cinque anni da quel 19 marzo 2003, quando alle 21.30 ora di Chicago, scattò l’operazione Iraqi Freedoom, un successo che durò poche decine di giorni. Decimato l’esercito da Terzo Mondo di Saddam Hussein e fatta terra bruciata dietro i cingoli dei carriarmati americani, la vera guerra iniziava un mese dopo, il 9 aprile 2003, quando il primo marine entrava a Baghdad.

Il 1° maggio Bush annunciò trionfalmente la vittoria: mai errore fu più madornale.

Carla Reschia, in un articolo apparso oggi su La Stampa Web, fornisce i numeri del bilancio di guerra americano: l’invasione dell’Iraq è costata ben oltre i 500 miliardi di dollari, una cifra enorme. Basti pensare che un terzo della somma basterebbe a sfamare quanti nel mondo vivono sotto la soglia di povertà. Il premio Nobel Jospeh Stiglitz azzarda addirittura l’ipotesi che i miliardi spesi siano 3mila. Altro che recessione!

Il giornalista Bernardo Valli scriveva ieri su Repubblica  che “la guerra americana era già persa in partenza”. Attraverso un’analisi molto fine, Valli ha sottolineato come gli americani, cancellato l’esercito iracheno, si siano dimenticati di porre le basi per la pace: non si affrettarono a ricorstruire lo Stato, ne dispersero i funzionari, non assicurarono la sicurezza in città. Apparvero come distruttori tout court, un concetto ben diverso da quello di ‘liberatori’ o ’costruttori di pace’. Dopo l’ingresso trionfale a Baghdad, bisognava vincere la guerra insieme alla popolazione. Da quel lontano 9 aprile 2003, invece, i civili iracheni morti sono stati decine di migliaia e i militari americani uccisi oltre 4mila. La situazione non è migliorata neanche dal punto di vista istituzionale: il Paese è spaccato, il governo un fantoccio, l’esercito incapace di assicurare una presenza concreta sul territorio (basti guardare l’invasione turca nel kurdistan iracheno).

Concludendo con Bernardo Valli, se gli Stati Uniti dovessero ritirarsi l’anno prossimo “Babilonia potrebbe crollare, frantumarsi alle spalle dei soldati che se ne vanno. Ma restando gli americani non sono ancora in grado di imporre la pace. Questa è la situazione dopo cinque anni”.

EF


La Storia incompleta: l’Italia e Obama

Marzo 18, 2008

“La mia storia, il mio background mi dice che questa nazione è molto più che non la sola somma delle parti, siamo un’unità” – questo il succo del discorso pronunciato oggi da Barack Obama al National Constitution Center di Filadelfia.

Per Obama l’integrazione supera le razze, le considera un fattore socialmente disgregante e si apre a una nuova convivenza che supera eticamente il semplice concetto di unità. La storia e la tolleranza sono elementi che fanno parte – ha ribadito Obama – della sua vicenda personale: «sono figlio di un uomo nero del Kenya e di una donna bianca del Kansas, cresciuto con l’aiuto dei nonni bianchi e sposato con una afroamericana che ha il sangue degli schiavi e dei proprietari di schiavi, un’eredità che abbiamo passato alle nostre figlie». La storia dunque può essere un’eredità da tramandare, i cui insegnamenti e il cui sangue non devono essere dimenticati. Costruire il futuro guardando al passato.

L’America, nel bene e nel male, ancora una volta detta la strada della democrazia. In un dibattito elettorale di quelli che in Italia possono solo essere sognati, Obama cita infatti anche gli errori commessi nel passato, li ammette davanti alle telecamere perché in America se ti beccano a mentire sei politicamente finito. I mistakes non sono però stigmatizzati al modo italiano (fascisti o comunisti, assunti come categorie assolute e ancora pseudovalide ai giorni nostri), ma sono integrati e definirti ’superati’ o ’superabili’. In Italia, invece, le cose funzionano ben diversamente: l’errore è una categoria atavico-elettorale da sfruttare. 

Nel nostro Paese, fino ai primi anni ‘90, se un politico veniva indagato, si dimetteva. Oggi accade il contrario: cerca di farsi eleggere per non farsi toccare troppo dalla legge e grida contro i magistrati.
Ma onde non cadere nel qualunquismo grillista, diciamo solo che in Italia certi conti con la Storia e con i propri errori ancora non siamo capaci di farli, preferiamo lasciare tutto in sospeso e cambiare faccia.

Gli anni di piombo, i vuoti legislativi, le carenze strutturali di una democrazia che sembra essere arrivata fin qui in piena emergenza: la nostra storia democratica non si risolve, non progredisce. Si potrebbe infatti continuare citando il vizio delle coalizioni pentapartitiche sul modello della Democrazia Cristiana - stiamo cercando di liberarcene solo adesso, pena l’ingovernabilità – oppure, ancora, con i meridionali spesso chiamati “terroni” (in America anche gli africani vengono definiti “African American”) o con le faziose opposizioni ambientaliste al nucleare – mentre siamo fanalino di coda in Europa e compriamo energia a caro prezzo dalla Francia -, eccetera eccetera eccetera.

Con questo non si vuole affermare che gli USA siano la perfezione, anche lì vige una serpeggiante discriminazione, ma è innegabile che il ’sogno americano’ è nato straniero, in America ci si andava per sentirsi “parte di”, per cambiare e non subire sempre l’arretratezza e le disparità italiane. Democratiche e politiche. Davanti ad un Paese come gli Stati Uniti, che ammette i suoi errori e ha il coraggio di fare i conti con la Storia, la nostra democrazia resta in equilibrio su questioni su scenari sempre riproposti negli speciali televisivi ma mai davvero chiusi dalla Verità storica, mai scardinati dalla dimensione tumorale di un buio storico politicamente voluto. 

Ascoltando, con tutte le difficoltà del caso, il discorso di Obama (ma se ci si iscrive al suo sito, viene inviato anche il testo in forma scritta), insomma, nasce solo tanta invidia, si comprende la distanza civile, prima ancora che democratica, tra la nostra politichetta e la democrazia americana, consapevole della Storia. Mi chiedo solo quanti giovani si interesserebbero alla politica se i nostri leader sapessero dar vita a campagne elettorali vissute e ‘vivibili’ come quelle americane. Non certo perfette ma sicuramente migliori.

EF


Il cimitero delle attività economiche

Marzo 18, 2008

Un insolito funerale si è svolto oggi nei territori della Striscia di Gaza, quello delle aziende palestinesi costrette a chiudere a causa dei blocchi dei rifornimenti imposti dalle autorità israeliane. Oltre alla fame e agli stenti delle popolazioni locali, infatti, dal giugno 2007 anche l’economia palestinese è praticamente immobile. I numeri, forniti dall’agenzia di stampa missionaria MISNA, sono allarmanti: 3900 aziende sono andate fallite.

Curioso e drammaticamente ironico, lo svolgimento del rito funebre: nel “cimitero delle attività economiche” c’erano 3900 cartellini recanti il nome di ogni azienda e diversi sono stati gli elogi funebri pronunciati dai vecchi proprietari.

Da Israele intanto fanno sapere che proprio i territori palestinesi della Striscia di Gaza e della Cisgiordania resteranno isolati per cinque giorni, nel timore di attacchi terroristici durante i festeggiamenti ebraici del Purim, il giorno del digiuno.

In Palestina intanto, il digiuno è quotidiano.

EF


La “precaria di Berlusconi”

Marzo 15, 2008

Insomma, il trucco per realizzarsi non è sposare un parente di Sivlio, sarebbe troppo difficile visto il rapporto tra domanda e offerta. Il trucco è incontrare il capo dell’opposizione e diventare il “Precario di Berlusconi”. Così viene ormai chiamata Perla Pavoncello, ragazza romana risucchiata nel turbine mediatico delle elezioni. Il suo iter ha dell’incredibile: in quanto ‘precaria’ finisce in tv, fa una domanda al Cavaliere su come risolvere i suoi problemi, riceve in risposta una battuta di dubbio gusto (salvo appellarsi all’intramontabile senso dell’ironia berlusconiano), scoppia il putiferio nei tiggì e sui giornali e di lì a poco la giovane si ritrova candidata al 47° posto nelle liste di Alemanno a Roma.

«Saremo ben felici di avere nelle nostre liste una giovane precaria» ha detto Alemanno, quasi che “la giovane precaria” sia un fenomeno da baraccone cui si fa la grazia di entrare a far parte delle ‘liste’.

Dopo l’iniziale euforia, adesso Perla si è ritirata. Ha compreso forse di essere stata strumentalizzata, scarnificata nella sua insicurezza di ‘precaria’, sfruttata quasi fosse l’esempio delle buone azioni del partito. Un gesto di clemenza e divertita ironia, quasi che dei giovani, in fondo, si potesse ancora ridere e sorridere….sono giovani, si arrangiassero…

EF


Cecenia: il calcio giocato torna a Grozny

Marzo 14, 2008

Terek-Grozny

A Grozny torna il calcio. La Federcalcio russa fa sapere che “il livello di sicurezza è tale da poter prevedere lo svolgersi delle partite”.

Nata quando in Russia c’era ancora Stalin, nel lontano 1946 la squadra di Grozny venne chiamata prima Dynamo e poi, nel 1948, Neftyanik. Solo dodici anni più tardi, nel 1958, quando ormai Stalin non c’era più ed era uscito il rapporto Kruscev sui crimini commessi durante il regime, il Terek-Grozny assunse il nome attuale e lo conservò. La Cecenia esisteva già come popolo, come squadra di calcio, dispersa nelle lande caucasiche. Durante l’epoca sovietica però, il Terek non vinse nulla. Non una coppa, non una medaglia né un riconoscimento. Erano forse una manciata di amici che tiravano calci a un pallone, vestiti di maglie pesanti e scarpe improvvisate.

Crollata l’U.R.S.S. le cose andarono ancora peggio. Durante le guerre russo-cecene la squadra del Terek venne più volte sciolta. Bombe, sequestri e uccisioni avevano creato un altro tipo di preoccupazione: la salvezza della propria famiglia e la necessità di sopravvivere giorno per giorno.

Nel 2004 la svolta: il Terek riesce a vincere la Coppa di Russia e ad approdare alla Premjere Liga.
Dopo alterne fortune e retrocessioni, oggi la squadra torna finalmente a giocare nella massima serie e nel proprio stadio (appena 10.300 posti), a Grozny: Terek-Samara la prima sfida di campionato. “E’ un regalo di Mosca al pubblico ceceno”, ha commentato Ramzan Kadyrov.

Una nota di colore. Non è vero che l’Europa ignora la Cecenia: l’ultimo acquisto del Terek-Grozny è Valentin Iliev, difensore 27enne della nazionale bulgara.

EF

Aggiornamento: la partita si è conclusa sul 3 – 0 per la squadra ospite. Goal di Savin al 49°, di Kalachev al 78° e di Tikhonov, su rigore, al 90°.


“L’uomo è uomo anche in coma”

Marzo 10, 2008

Vita

Chi scrive non è mai stato un papaboy, un boyscout o un boy-cattolico-da-striscione di qualsiasi altro genere. Ma un credente sì. Un laico. Perché si può anche essere laici senza andare contro la Chiesa, ed è un particolare che ormai si è dimenticato. Nel mondo mediatizzato e destrutturato di oggi, secondo molti ”laico” equivale solo ad anticlericale. O almeno lo si vorrebbe far credere. In realtà essere laico presuppone una posizione di “ascolto multiplo” capace di rispettare e prendere in considerazione tutte le opinioni. Non si nasce laici, ci si diventa. Evitare gli estremismi e le strumentalizzazioni mediatiche non è facile. La scatola magica ci convince che si ha un “pensiero forte” solo se si è capaci di imporlo, in realtà si è uomini e laici (che è molto di più che avere solo un “pensiero forte”) quando si è capaci del confronto. Sono curioso quindi di vedere cosa diranno i media delle parole di Benedetto XVI sulla vita: “L’uomo è uomo anche in coma”. Chi sarebbe capace di affermare il contrario? Pochi. Molti saranno invece quelli che correranno dietro alla seconda parte di questa frase: “anche se embrione”. Invece di rendersi conto della forza con la quale il papa continua a sottolineare il valore della vita, i molti inizieranno a interpretarla come un attacco contro l’aborto, contro la scienza, contro la libertà delle donne, come un dictat vaticano, come uno dei tanti, troppi, “eccetera eccetera eccetera clericali”… Eppure il papa ha semplicemente detto che la vita è preziosa, fin nel concepimento. Punto. Se qualcuno venisse a dirvi lo stesso, e non fosse il papa, quanti lo accuserebbero di tutti i sopradetti ‘eccetera’? Pochi. 

Sempre nello stesso discorso Benedetto XVI ha poi affermato che ”la scienza è un’unica grande lotta per la vita”. In un mondo in cui ormai non ci sorprendiamo più delle morti più atroci, delle autobombe e della violenza, è questa affermazione riducibile a un’assurdità papale o c’è qualcosa di vero?
Solita domanda: quanti smetteranno di ragionare per luoghi comuni e guarderanno al senso delle parole? Spesso infatti si sente rispondere “Il papa vuole limitare la scienza!” oppure “Ha ragione, ma a dirlo è il papa che poi è la Chiesa, quindi…”. Bene, fate finta che sia stato un amico a pronunciare una simile affermazione. Quanti gli darebbero torto? Non bisogna essere credenti per essere d’accordo. Chi mai potrebbe negare il valore positivo di una scienza per la vita? Per la propria vita? Se sul letto del laboratorio della morte ci fosse la nostra esistenza, anche embrionale, affidata alla scelta di qualcuno esterno, cosa diremmo? Risponderemmo a tutti i noti “eccetera clericali” (che nelle discussioni scattano automatici quando si nomina il papa), con argomentazioni ben diverse da quelle usuali. Diremmo forse: ”Ho anche io delle peculiarità per cui vale la pena farmi vivere”. Che non è andare contro l’aborto, gridare Olè al papa o uniformarsi alla Chiesa.
E’ riconoscere il valore della vita.

EF


Mr.1,4%: la resa

Marzo 7, 2008

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Mr.1,4% alla fine non si ricandiderà. Il barcone è affondato, lo spettacolo è andato deserto. “Tutta colpa dei magistrati – dice lui – c’è stato un linciaggio morale contro di me!”. E’ vero, magistratura e media si sono accaniti particolarmente contro l’ex ministro della Giustizia ma bisogna anche riconoscere che, dal giorno successivo alla vittoria elettorale, Mr.1,4%  ha vestito i panni del ‘castista’: aerei di Stato per figli e amici, arroganza nei confronti della sua stessa coalizione, rapporti poco chiari tra alcuni membri del partito e la mafia siciliana, fino alla provocata crisi di governo. A questo si aggiunga che Mr.1,4% si è visto assegnare addirittura il Ministero della Giustizia. Non lo Sport, le Politiche Sociali, o Chissàcosa: il Ministero della Giustizia. La democrazia, quella vera, non affiderebbe mai al leader di una formazione così piccola (1,4%, appunto), un incarico di tale peso politico, istituzionale e sociale.

Linciaggio a parte, provate a chiedere alla gente cosa pensa di Mr.1,4%: quasi tutti storcono il naso. Berlusconi compreso. Allora probabilmente la fine di Mr.1,4% non è stata causata esclusivamente dalla magistratura ma, in primis, da un agire politico ‘etico’ che da sempre è mancato: l’attenzione e il rispetto (fosse anche solo ‘di facciata’) verso i cittadini e non verso gli affari propri. Dove per ‘cittadini’ non intendo solo quelli di Ceppaloni ma gli italiani tutti.

EF


Paesi Baschi: ucciso ex consigliere comunale del Psoe

Marzo 7, 2008

Un ex assessore socialista di Mondragon, nel Paese Basco, è rimasto ucciso oggi dopo essere stato raggiunto da colpi d’arma da fuoco davanti alla sua abitazione, secondo quanto informa la radio Cadena Ser, che parla già di attentato dell’Eta. Isaìas Carrasco è morto in ospedale dopo essere stato colpito da tre o quattro proiettili mentre si trovava con la moglie e la figlia di fronte alla porta di casa. La polizia basca ha cordonato la zona. L’episodio si è verificato nella strada della Navas de Tolosa. L’uomo aveva 42 anni e lavorava in una compagnia di trasporti del Paese Basco. La notizia ha raggiunto Josè Luis Zapatero durante un comizio a Malaga nella giornata di chiusura della campagna elettorale. Il presidente del Psoe, Manuel Chaves, che per primo aveva saputo dell’agguato, ha deciso di informare il premier solo alla fine del suo discorso. Zapatero, appresa la notizia, si è messo subito in contatto con il ministro dell’Interno, Alfredo Perez Rubalcaba. Zapatero è immediatamente rientrato a Madrid per seguire gli sviluppi della vicenda dalla Moncloa. La campagna elettorale per il voto di domenica è stata sospesa dopo la notizia. Non si terranno i comizi finali dei candidati.

Fonte: PEACEREPORTER


Coscienza Politica

Marzo 1, 2008

Antonio Bassolino

Prima la notizia della rottura di Mastella con il PdL, poi il Flash sulle richieste di dimissioni piovute sulla testa del governatore della Campania, Antonio Bassolino, dopo il rinvio a giudizio che l’ha visto tra gli imputati per una gestione ‘viziata’ dell’emergenza-rifiuti. Due notizie, messe in evidenza in rapida successione sul sito del Corriere della Sera, con protagonisti di un certo calibro (!).

Lasciando da parte l’orgoglioso 1,4%, torniamo su Bassolino: Veltroni dice di «affidarsi alla sua [di Bassolino] coscienza» per quanto riguarda le richieste di dimissioni. Ma dov’è la notizia? Nell’appello alla coscienza del governatore della Campania o nell’incapacità di Veltroni di prendere decisioni perentorie e rinnovare, una volta per tutte anche in Campania, la classe politica? Giovani, giovani e ancora giovani si va dicendo in questa campagna elettorale. E in Campania? E Bassolino? Se da un lato è giusto non accanirsi contro un unico capro espiatorio, dall’altro bisognerebbe comunque fare propria la richiesta di rinnovamento politico e amministrativo necessaria in Campania. E invece no. Si attende. Ci si rimette alla coscienza di chi occupa una poltrona da oltre 7 anni con i risultati che si sono visti. E pensare che Bassolino ha ricevuto anche la “Gold Star”, premio dell’associazione giornalisti europei, per aver realizzato una promozione turistica di successo per la città di Napoli.

Una manciata sono i reati per cui è stato rinviato a giudizio (il processo si aprirà a maggio): frode in pubbliche forniture, truffa ai danni dello Stato, abuso di ufficio, falso e reati ambientali. Ma Veltroni si appella alla sua coscienza, una sfumatura del garantismo italiano.

EF