Kenya: raggiunto un accordo per la pace

Febbraio 29, 2008

Il Presidente keniota Mwai Kibaki e il leader dell’opposizione Raila Odinga sono riusciti a trovare un compromesso per mettere fine alla crisi scoppiata dopo le elezioni presidenziali. L’accordo è arrivato ieri, dopo due giorni di intense trattative portate avanti dall’ex segretario generale delle Nazioni unite Kofi Annan. Molto probabilmente Odinga verrà nominato primo ministro, in modo da garantire l’equilibrio tra le opposte fazioni che si sono scontrate in queste settimane, identificabili con le etnie Luo e Kikuyo. Il presidente Kibaki ha dichiarato che il parlamento si riunirà il 6 marzo per convertire l’accordo in legge.

Fonte: Internazionale


Brevi – Pakistan: vince la democrazia

Febbraio 20, 2008

Le elezioni generali hanno dato un colpo umiliante al governo del presidente Pervez Musharraf. Il margine di differenza con i partiti dell’opposizione è stato così grande che neanche eventuali brogli post-elettorali messi in atto dal regime potranno capovolgere l’esito del voto. Nonostante questa certezza, il futuro del Pakistan rimane ancora molto incerto. Nessun partito, infatti, ha ottenuto la maggioranza assoluta. L’ipotesi più plausibile, al momento, è quella di un accordo tra i due partiti vincenti: il Pakistan people party (Ppp), orfano della sua leader storica Benazir Bhutto, e il Pakistan muslim league-Nawaz (Pml-n), guidato dall’ex primo ministro Nawaz Sharif.

Fonte: ASIA TIMES


Il Kosovo proclama l’indipendenza

Febbraio 17, 2008

Il parlamento kosovaro, riunito in seduta straordinario, ha proclamato l’indipendenza. Da provincia serba il Kosovo diventa quindi uno “Stato sovrano e indipendente”. La reazione di Belgrado è stata immediata: “non li riconosciamo”.

Pieno sostegno al nuovo Stato da parte della Casa Bianca che, per bocca del presidente Bush, ribadisce come ”l’America abbia fermamente sostenuto il piano Ahtisaari” e aggiunge che ”lo status del Kosovo deve essere risolto in modo da garantire stabilità ai Balcani”.

Si attendono adesso le ritorsioni, inevitabili, da parte di Belgrado, dove è in corso un braccio di ferro tra il governo (filoeuropeista) e il Parlamento (a maggioranza nazionalista e radicale). Poco dopo la proclamazione dell’indipendenza, inoltre, la Russia ha chiesto la riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza dell’ONU perché vengano riconosciute le ragioni della Serbia.

EF


L’UE invierà 2mila uomini in Kosovo

Febbraio 16, 2008

L’Unione Europea, tramite la procedura del silenzio-assenso, ha approvato oggi in via definitiva l’invio di una missione di polizia di 2.000 uomini nella provincia serba-albanese del Kosovo, che dovrebbe dichiarare domani la propria indipendenza da Belgrado. La decisione della Ue, ritardata per attendere l’insediamento ufficiale del nuovo presidente serbo Boris Tadic, è vista come un ulteriore passo verso l’indipendenza della regione, amministrata dal 1999 dalle Nazioni Unite. La missione avrà come compito principale quello di lottare contro la corruzione e il crimine organizzato.

Fonte: PEACEREPORTER


Kosovo: incognite e timori

Febbraio 16, 2008

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”La proclamazione e il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo dovranno certamente essere presi in considerazione in relazione alla situazione in Abkhazia e in Ossezia del Sud” – queste le parole comparse ieri in un comunicato stampa del Ministero degli Esteri russo, al termine dell’incontro tra Serghei Lavrov ed i rispettivi leader abkazi e osseti.

Stando alle parole del leaer kosovaro Thaci, l’indipendenza è vicina, questione di giorni. Numerose indiscrezioni la danno per certa domani, domenica 17 febbraio. La Serbia, dal canto suo, fa sapere che non tollererà alcun movimento secessionista sul suo territorio.

Cattive notizie anche dal fronte ONU. La riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza, convocata ieri da Russia e Serbia, si è conclusa con un nulla di fatto e resta valida la risoluzione 1244 che sancisce l’indivisibilità del territorio di Belgrado.

Ma questi sono fatti noti. Le incognite della dichiarazione di indipendenza sono la possibilità di una nuova guerra civile e il destino dei 120mila serbi che hanno deciso di rimanere sul territorio kosovaro, oltre all’effetto a catena che il riconoscimento europeo potrebbe avere nei confronti dei movimenti secessionisti europei (in Grecia, Francia, Spagna e Gran Bretagna). In ultimo c’è la Russia. Due giorni fa, infatti, Putin ha dichiarato, nello stesso discorso, che il riconoscimento unilaterale dell’indipendenza kosovara da parte europea sarebbe un atto “immorale ed illegale”e che “Mosca è pronta a puntare i missili laddove venga minacciata la sua sicurezza nazionale”.

Ad meliora.

EF

Aggiornamento: Il primo ministro del Kosovo, Hashim Thaci, ha confermato per domani la proclamazione dell’indipendenza dalla Serbia. “Sara’ il giorno in cui viene fatta la volonta’ dei cittadini del Kosovo”, ha detto Thaci. (Agr)


Uganda: il pericolo dell’Ebola

Febbraio 15, 2008

Medici Senza Frontiere in Uganda

In una nazione come la nostra, in cui vita e morte vengono prese a pretesto per futuri partiti politici, la linea dello ’strillone’ crea il timone dei quotidiani e parlare d’Africa significa uscire fuori dal coro.

Sarà un giornale cattolico, sarà schierato -bisogna poi vedere se sono davvero posizioni discutibili - sarà tutto quello che volete, ma oggi l’Avvenire mette in terza pagina l’Uganda e il pericolo di un’epidemia del virus Ebola. Nel silenzio dei grandi organi di informazione, un interessante articolo di Laura Malandrino sottopone all’attenzione dei lettori la drammatica situazione delle popolazioni al confine tra Repubblica Democratica del Congo e l’Uganda, dove Medici Senza Frontiere quotidianamente lotta contro una malattia per cui non esiste vaccino ed è scarsa la prevenzione. 

Nei mesi scorsi, in Uganda, sono stati 115 i casi di contagio da Ebola accertati e 31 i morti. Con un periodo di incubazione che varia dai due giorni alle tre settimane, il virus si trasmette attraverso il contatti con i liquidi corporei e provoca una febbre emorragica che, nella quasi totalità dei casi, si rivela letale.

Medici Senza Frontiere ha allestito un centro di prevenzione nella zona di Bundibugyo e Kikyo, dove già diversi operatori sanitari sono morti per aver contratto la febbre. La situazione descritta dal Laura Malandrino appare davvero tragica soprattutto per la scarsa opera di prevenzione da parte delle autorità. Inesistenti anche le infrastrutture che potrebbero ‘allontanare’ il virus dalle persone: “i bambini – scrive Laura Malandrino – giocano vicino alle condutture della fognatura a cielo aperto [...] e intorno a conche di acqua putrida, toccano tutto quello che capita e poi portano le mani alla bocca. La gente non sembra temere i morti del vicino villaggio di Bundibugyo”.

Nella nostra Italia, nel frattempo, discutiamo di dibattiti mancati tra pannelliani e ferrariani, illudendoci che vita e morte siano solo filosofia o, peggio ancora, politica.

EF


Il tiro al bersaglio

Febbraio 15, 2008

L’America si appresta a puntare i missili contro uno dei suoi satelliti spia in avaria. Lanciato nello spazio lo scorso anno, l’occhio tecnologico (nome in codice L-21) ha fin da subito avuto diversi problemi di funzionamento e adesso rischia di collassare sulla Terra. In caso di caduta “i rischi per la popolazione sarebbero alti – fanno sapere dal Pentagono - soprattutto in relazione ai gas (idrazina) contenuti nei motori del satellite”. Sarà sicuramente vero ma, secondo gli esperti del settore, un altro sembra essere il vero cruccio dei militari americani: e se il loro spione cadesse su suolo russo o cinese? Gli avversari otterrebbero un numero vastissimo di informazioni classificate. Dagli States negano questa seconda ipotesi e preprarano il tiro al bersaglio “per il bene della popolazione”.

EF


Kenya: forse raggiunto un accordo

Febbraio 15, 2008

Un accordo politico per risolvere la crisi keniana sarebbe stato firmato [ieri] dai rappresentanti del governo di Nairobi e del principale partito d’opposizione impegnati da giorni in negoziati con la mediazione dell’Unione Africana (UA) guidata dall’ex-segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan. Lo ha annunciato un portavoce di Annan in una nota nella quale non si forniscono ulteriori particolari sull’intesa e si precisa solo che il testo dell’accordo verrà diffuso domani. Il portavoce di Annan ha poi aggiunto che l’ex-segretario generale dell’Onu rientrerà [oggi] a Nairobi e si rivolgerà alla stampa alle 17:00 ora locale (le 15:00 in Italia) per spiegare i punti dell’intesa raggiunta e fare il punto sull’andamento dei colloqui, sospesi [ieri] pomeriggio e aggiornati a lunedì.

Fonte: MISNA


Afghanistan: ucciso un soldato italiano

Febbraio 13, 2008

Pezzullo 

“Mi dispiace ma io alle missioni di pace non ci credo proprio...la cosa più triste è che anche in questo caso la morte di Giovanni è lo specchio della povertà del Sud. Quei soldati stanno lì perché è l’unico modo per campare: arruolarsi. Anche in questo siamo sfortunati, sono sempre “i poveri” a pagare. Ci mandassero [i politici] i loro figli a morire. Domani Giovanni sarà un eroe nazionale. Sì vallo a spiegare alla famiglia.” – questo messaggio mi è arrivato sul cellulare poco dopo aver saputo dello scontro a fuoco avvenuto in Afghanistan, in cui è morto il maresciallo Giovanni Pezzullo, a scriverlo un’amica che vive a Carinola, in provincia di Caserta, lo stesso paese del militare ucciso.

Dall’Italia e da una regione che affoga nei rifiuti, la morte di un giovane campano è solo l’ennesima beffa. Chi scrive è andato, tempo fa, a visitare quei luoghi. Le nuvole erano basse, le persone rassegnate e dovunque solo cumuli e cumuli di spazzatura. Intere strade cosparse di buste e ciarpame vario, alcune bruciate, altre aperte da qualche cane randagio. Desolazione.

In tutto questo la politica annaspa, si guarda all specchio sperando che il mondo si possa ridurre all’oblò riflettente e tace. Sul Sole 24 Ore di oggi c’è un interessante articolo di Alberto Negri che sottolinea proprio come tanto il governo quanto l’opposizione si siano completamente dimenticati dei nostri soldati all’estero e se ne ricordino solo quando un attentato manda in frantumi la tremenda routine oratoria dei nostri ‘castisti’. Quando spunta qualche morto si rispolverano commozione, parole di conforto, ‘vicinanza alle famiglie’ e scattano come molle alcuni (sempre gli stessi) leader politici che chiedono il ritiro immediato delle truppe. Tutto marcio retoricume. Il vero problema è la suddetta “dimenticanza statale”, il far avanzare per inerzia missioni spesso male equipaggiate e inviate per fare presenza.

Mi chiedo come faranno adesso i nostri politici a far celebrare i funerali in un posto dove le strade sono ormai a un’unica corsia a causa dei rifiuti. Invieranno gli stessi colleghi del maresciallo Pezzullo a rimuovere dalle vie che conducono alla chiesa i cumuli di spazzatura ? Speriamo di sì. E’ questione di dignità: morire per la patria è un conto, celebrare un funerale tra la spazzatura è un altro.

EF


Myanmar: referendum ed elezioni

Febbraio 10, 2008

A maggio il referendum costituzionale e nel 2010 le elezioni “multipartitiche e democratiche”, questa la promessa della Giunta militare birmana al termine dei lavori (durati 14 anni) per la redazione della Costituzione. Nyan Win, portavoce della Lega Nazionale per la Democrazia ha affermato che ”E’ presto per dire se questo sia un successo o meno”. Il testo della Costituzione, alla cui scrittura le opposizioni non hanno potuto partecipare, resta infatti ancora ignoto.

Una prima anticipazione in merito alle elezioni viene da Asianews: non potrà candidarsi alla poltrona presidenziale chi è sposato con cittadino straniero, ed è proprio il caso della leader democratica Aung San Suu Kyi, sposata con l’inglese Micheal Aris, scomparso nove anni fa. 

Visti i precedenti, è lecito dubitare del futuro. I risultati delle ultime elezioni ‘multipartitiche’ (1990), infatti, non vennero riconosciuti dalla Giunta, uscita sconfitta dal voto (l’opposizione ottenne l’80% dei consensi) e vennero seguiti da una violenta repressione, arresti di parlamentari e uccisioni in carcere.

EF


Dall’Afghanistan alla Russia, passando per l’Italia

Febbraio 8, 2008
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Proprio nel giorno in cui Putin ha tenuto il suo ultimo discorso televisivo da Presidente della Federazione Russa, cade curiosamente anche il ventennale della ritirata russa dall’Afghanistan: era l’8 febbraio del 1988, l’ordine di porre fine alla guerra veniva dato da Michail Gorbacev. Le operazioni si sarebbero concluse un anno più tardi.
L’8 febbraio del 2008, invece, in una Russia che non ha quasi più i segni della crisi postsovietica, Putin guarda al futuro e parla di una nuova corsa agli armamenti, del necessario rinnovamento delle Forze Armate e di un futuro economico radioso, basato sullo sfruttamento delle risorse naturali.
Ricordare il ventennale del ritiro dall’Afghanistan serve però anche a riflettere sull’attuale situazione del Paese guidato da un incerto Hamid Karzai.
Nel dicembre del 1979, infatti, Mosca aveva inviato in Afghanistan un contingente di 120mila uomini e l’avvicendamento ne coinvolse oltre 700mila, di questi circa 20mila furono uccisi e 50mila rimasero feriti. Per l’epoca i costi della guerra furono impressionanti: 50 miliardi di dollari. Basta guardare i numeri per comprendere la precarietà dell’attuale missione NATO. Sebbene la tecnologia sia migliore rispetto a trent’anni fa, la missione Isaf dispone oggi di appena 43mila soldati, un numero non sufficiente a controllare l’intero territorio afghano. Sul futuro delle operazioni NATO si sono addensate anche le cupe nubi dei difficili negoziati di Vilnius, dove il segretario alla Difesa americano, Robert Gates, ha lamentato la realtà di una NATO ‘a due velocità’, ponendo l’accento sui Paesi che la guerra la fanno e altri, tra cui l’Italia, che invece si limitano a presidiare il territorio.
Dall’Afghanistan alla celebrazione del gas russo, per tornare alla situazione della nostra Italia, accusata di non volersi impegnare più di tanto nella missione Isaf. Un dato forse sfugge ai colleghi della NATO: dopo la tanto celebrata missione in Libano, abbiamo davvero grattato il fondo del barile, mancano i soldi per inviare e proteggere adeguatamente altri soldati.
EF

Sri-Lanka: scontri tra ‘Tigri’ ed esercito

Febbraio 8, 2008

Proseguono nel nord-est gli scontri tra esercito e ribelli delle ‘Tigri per la liberazione della patria Tamil’ (Ltte). Lo riferiscono fonti giornalistiche locali e internazionali, secondo cui ancora ieri violenti combattimenti si sarebbero verificati nei distretti di Jaffna, Vavuniya e Mannar. Un bilancio diffuso dall’esercito – ma spesso nel conflitto le cifre fornite da fonti ufficiali e ribelli sono contrastanti ed entrambe difficilmente verificabili in modo indipendente – sarebbero una trentina le ‘tigri’ uccise negli ultimi combattimenti. Gli scontri più intensi si sarebbero registrati lungo la linea di ‘confine’ che divide la zona governativa da quella di fatto sotto il controllo degli indipendentisti: la situazione, già molto tesa da due anni, è precipitata negli ultimi mesi; a gennaio il governo, infatti, ha deciso di non rispettare più l’accordo per il cessate-il-fuoco firmato nel 2002, già spesso violato da entrambe le parti.

Fonte: MISNA


Il suicidio del porcellum

Febbraio 6, 2008

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Niente legge elettorale, si va verso il suicidio politico con il porcellum.
Durante i mesi scorsi non si è parlato d’altro se non di abolirlo e ora invece diviene ‘accettabile’. Il proposito è di arraffare quel che resta: il malcontento, le poltrone, un futuro incerto.


Per una sorta di fossilizzazione personale, ci tengo anche a sottolineare un dato forse banalmente evidente: Mr. 1,4% resterà ancora a lungo nella nostra politica. Ha gabbato tutti, maggioranza, opposizione ed elettori, tirando la maniglia di espulsione appena in tempo. Prima a sinistra e adesso a destra (chissà se davvero lo vorranno, permaloso com’è), sicuramente un cantuccio clientelare Mr.1,4% lo otterrà anche questa volta e vi si accuccerà con la sua sdegnosa nidiata di galoppini meritevoli, di senatori affezionati e deputati stantii, sopravvivendo a nostre spese ancora per un bel po’. Sembra avercela fatta anche questa volta. Touché.

EF


Accordo per il dispiegamento del contingente UNAMID in Darfur

Febbraio 5, 2008

Il governo di Khartoum e l’Unione Africana (UA) hanno raggiunto un accordo per il dispiegamento della missione congiunta UA-Onu in Darfur (Unamid); Noureddin Mezni, portavoce della missione, si è detto “soddisfatto” dell’accordo che sarà firmato mercoledì e i cui dettagli non sono ancora stati resi noti. Mezni non ha reso noto in che modo sono stati dipanati i nodi relativi ai sorvoli notturni e ai mezzi di comunicazione utilizzati dalla missione dell’Unamid, causa di controversia con il governo sudanese. La missione, composta da circa 26.000 uomini – 20.000 militari e 6000 tra poliziotti e personale amministrativo – cercherà di porre fine a quattro anni e mezzo di scontri tra diversi gruppi ribelli ed esercito in Darfur, con due milioni e mezzo di sfollati e un numero di vittime che varia, secondo le fonti, da alcune migliaia a 200.000. L’Unamid – composta in prevalenza con il contributo dei paesi africani per rispondere a una precisa richiesta del governo di Khartoum – ha il suo quartier generale a El Fasher e include inoltre i 7000 militari e i 1200 poliziotti che sono dispiegati in Sudan dal 2004per conto dell’UA, oltre ad alcuni caschi blu che già si trovano nell’area.

Fonte: MISNA


Focus Lavoro: presentato il rapporto 2007 sulle attività dell’Ispettorato Regionale del Lavoro del Lazio

Febbraio 4, 2008

Nella pagina Focus Lavoro potrete trovare il resoconto della conferenza di presentazione del rapporto 2007 riguardante le attività dell’Ispettorato Regionale del Lavoro del Lazio.

EF


Serbia: vince Tadic e l’Europa tira un sospiro di sollievo

Febbraio 4, 2008

Si fa festa in Serbia e con lei festeggia l’Europa: Boris Tadic, il leader nazionalista filoeuropeo, ha vinto le elezioni con il 50,5% dei voti e appena 100 mila schede di differenza. Bruxelles “la popolazione serba – viene scritto in un comunicato – sembra aver confermato il suo appoggio al percorso democratico europeo del Paese”.

Atteggiamento ’sportivo’ anche da parte di Tomislav Nikolic, lo sconfitto, il quale onestamente non crea scandali né solleva polveroni ma va in tv e riconosce la sconfitta: “gli faccio i complimenti”. Con lui è stata bocciata anche la linea filorussa che Nikolic rappresentava.

Sul fronte del Kosovo, Tadic ha già fatto sapere che non lo riconoscerà e che, in caso di indipendenza proclamata unilateralmente, chiuderà le frontiere. A questo ha però aggiunto che resta aperto uno spazio verso il dialogo, come dire “il peggio è passato”.

EF 


Kenya: accordo tra Odinga e Kibaki

Febbraio 3, 2008

Si articola su tre punti l’accordo raggiunto [il primo febbraio] fra i rappresentanti delle delegazioni del presidente keniano, Mwai Kibaki, e del capo dell’opposizione, Raila Odinga. Il mediatore dell’Unione africana, l’ex segretario generale delle naizoni unite Kofi Annan, lo ha annunciato in una conferenza stampa da Nairobi. Il primo punto rigarda la situazione di violenza e morte nel Paese. Le parti prevedono “un’azione immediata per porre fine alle violenze e restituire i diritti e le libertà fondamentali”. Il secondo punto riguarda la crisi umanitaria: a oltre un mese dall’inizio degli scontri, si contano quasi mille morti e 300mila sfollati, con denunce di violenze sessuali. Il terzo punto raggiunto è l’individuazione di un metodo di discussione sulla questione politica, dopo le discusse elezioni che hanno portato alle prime scintille e di lì al divampare delle proteste e delle violenze. Secondo Annan: “Entro un periodo che va da 7 a 15 giorni saremo capaci di affrontare i primi tre punti dell’agenda”.

Fonte: PEACEREPORTER


Emergenza rifiuti: Prodi sblocca il Cip6

Febbraio 1, 2008
Rifiuti in Campania

A2A, Veolia e l’80% – la percentuale di struttura costruita del termovalorizzatore di Acerra -, sono i tre elementi principali che vorrebbero risolvere la crisi campana dei rifiuti. Fino a ieri ce n’era anche un altro, dal nome strano e quasi fantasioso (se non fosse che si tratta di soldi), Cip 6, un sovvenzionamento dal nome vagamente disneyano, varato nel 1992 e abolito (per i rifiuti) nel 2008, a favore delle strutture alimentate da fonti rinnovabili. Oggi Prodi ha deciso di sbloccare il Cip 6 (nonostante le proteste dei Verdi), per far tornare sui propri passi proprio Veolia e A2A. Le due società si erano infatti ritirate per la mancanza di sovvenzionamenti, l’incertezza politica italiana e l’ostilità sociale nei confronti delle opere da costruire. Un altro punto interrogativo resta e riguarda i pagamenti: secondo il bando dovrebbero essere i singoli comuni a sostenere le spese per lo smaltimento dei rifiuti. Costo della gara: 4,5 miliardi di euro.

Vedremo se qualcosa cambierà.

E’ necessario poi rendersi conto che dire di no ai rifiuti e contemporaneamente anche alle strutture volte a smaltirli, non porta da nessuna parte. Di termovalorizzatori (o inceneritori che dir si voglia) è piena l’Italia e l’Europa. Da noi purtroppo esiste però una certa parte politica e mediatica che vive e sopravvive grazie alle battaglie del ‘no’ su tutto. No ai termovalorizzatori, no ai rifiuti, no ai rigassificatori. E così paghiamo a Francia, Russia ecc… prezzi esorbitanti per l’energia, mentre i rifiuti sono sempre lì.

EF


Un weekend molto caldo

Febbraio 1, 2008

Sabato: tra luci e ombre si apre domani in Russia la campagna elettorale per le presidenziali del 2 marzo. Il 27 gennaio scorso, la commissione elettorale ha respinto la candidatura dell’ex primo ministro Kasyanov, forte di 80mila firme e leader del partito liberista ‘Unione Democratica’. Quattro sono quindi i candidati ammessi alla corsa per la carica di presidente: Dmitri Medvedev, delfino del presidente Putin, l’ultranazionalista Vladimir Jirinovski, il comunista Gennady Ziuganov e Andrei Bogdanov.

Domenica: seconda e ultima tornata elettorale in Serbia. Uno dei maggiori problemi cui si dovrà far fronte subito dopo il voto, è il Kosovo. Nei giorni scorsi il ‘premier’ Ibrahim Thaci ha dichiarato che “il Kosovo è pronto e la proclamazione dell’indipendenza è questione di giorni”.

EF


Brevi – Uzbekistan: manca il gas per i riscaldamenti

Febbraio 1, 2008

In Uzbekistan le proteste sono rare, talmente rare che non esiste nemmeno un’opposizione governativa. Eppure alcuni giorni fa la gente è scesa in strada per protestare contro la mancanza di gas ed elettricità per riscaldarsi, in un inverno che sta conoscendo temperature rigidissime.

Le autorità sembrano intenzionate a fare ben poco per risolvere la situazione. Nel distretto di Hazarasp hanno risposto alle proteste di una donna ordinando di sospendere l’erogazione del gas a tutti i palazzi della via in cui abita.

L’Uzbekistan è l’ottavo produttore di gas naturale al mondo, nel 2007 ne ha venduti 9 miliardi di metri cubi alla russa Gazprom.

EF