Europa7: la Corte di Giustizia Europea gli dà ragione

Gennaio 31, 2008

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Ce lo dice anche Lussemburgo, l’assegnazione delle frequenze televisive in Italia è un qualcosa di oscuro e poco chiaro. Poco democratico, aggiungerei. Frutto del contenzioso aperto tra Rete4 ed Europa7, la sentenza di Lussemburgo rimanda ogni decisione in merito al Consiglio di Stato che non potrà ignorare le direttive europee.

Per saperne di più sulla vicenda di Europa7, clicca qui e qui

EF


Obama conquista il Sud Carolina

Gennaio 27, 2008

Barack Obama ha ottenuto una vittoria strepitosa nelle elezioni primarie del partito democratico nello stato del Sud Carolina. La sua avversaria principale Hillary Clinton sarebbe stata staccata di oltre trenta punti percentuale. Barack, infatti, avrebbe ottenuto il 55 percento delle preferenze contro il 27 di Hillary. John Edwards, il terzo candidato si sarebbe attestato intorno al 18 percento delle preferenze. L’appuntamento adesso è per il 5 febbraio prossimo quando oltre venti stati saranno chiamati a espreimere la loro preferenza.

Fonte: PEACEREPORTER 


Serbia/Russia: firmato l’accordo energetico

Gennaio 27, 2008

La Russia non cambia idea sul Kosovo, lo ha dichiarato ieri Vladimir Putin ricevendo a Mosca le due maggiori autorità serbe, il presidente, Boris Tadic, e il primo ministro, Vojislav Kostunica. “La Russia – ha ribadito Putin- è categoricamente contraria ad una proclamazione di indipendenza unilaterale da parte del Kosovo. Questo passo – ha continuato – potrebbe seriamente danneggiare l’intero sistema del diritto internazionale ed avere implicazioni negative tanto per i Balcani quanto per la stabilità in altre regioni del mondo”.

Tra Serbia e Russia è stato poi siglato un accordo energetico che cede a Gazpropm il 51% della NIS, l’azienda petrolifera pubblica di Belgrado, e prevede inoltre la partecipazione della Serbia ai lavori per il gasdotto South Stream.

EF 


Citazione

Gennaio 26, 2008

“Non sono contro la globalizzazione ‘tout court’, ma dobbiamo trovare nuove strade perché i suoi effetti benefici non siano prerogativa di pochi, e perché vengano invece ridotti gli effetti negativi; di certo il mondo sta cambiando, ma la globalizzazione non deve essere uno strumento dei paesi ricchi per mantenere posizioni di dominio rispetto al Sud del mondo”.

Dichiarazione di Joseph Stiglitz a MISNA


Africa – Tensione tra Etiopia ed Eritrea

Gennaio 25, 2008

Resta tesa la situazione militare nella zona cuscinetto al confine tra Etiopia ed Eritrea dove nelle ultime settimane entrambe le parti hanno proceduto a un continuo rafforzamento dei propri apparati militari. Lo ha detto il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, presentando al Consiglio di Sicurezza dell’Onu il suo ultimo rapporto. Nel documento, stilato sulla base delle segnalazioni fornite dai caschi blu della missione Onu attivi al confine tra i due paesi (Unmee), si riferisce dello spostamento, da parte dell’Eritrea, di nuove truppe nella zona cuscinetto, della presenza di blindati e di militari regolari impegnati nella costruzione di numerosi apparati difensivi (nuove trincee, muri, bunker sotterranei) in varie zone del confine. Anche l’Etiopia, a partire da ottobre, ha moltiplicato la presenza di soldati nella zona cuscinetto (“almeno 2300 soldati sono stati spostati all’interno dell’area verso il settore ovest”, si legge nel rapporto), oltre ad aver costruito posizioni difensive (incluse batterie missilistiche antiaeree, due chilometri di trincea con bunker sotterranei) in varie aree della frontiera. Il rapporto evidenzia poi le ricognizioni aeree compiute recentemente da alcuni elicotteri etiopi e il mantenimento di una “forza di riserva strategica” alle porte della zona cuscinetto. Dopo aver illustrato i contenuti del rapporto Ban Ki Moon ha avvertito del rischio che il rafforzamento militare dei due paesi possa riaccendere il conflitto e ha invitato Addis Abeba e Asmara e ridurre i rispettivi apparati militari nella zona. Ban Ki Moon, infine, ha espresso preoccupazione per il futuro della Unmee a causa della scarsità di carburante legata alla sospensione delle forniture eritree e ha così chiesto al Consiglio di Sicurezza di rinnovare il mandato della missione Onu di un solo mese, durante il quale decidere se ritirare o meno l’intero contingente data l’impossibilità di svolgere la propria missione.

Fonte: MISNA 


Per inerzia

Gennaio 25, 2008
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E’ caduto. Lo spettacolo è finito. Applausi.

Sulla scena c’è chi urla, chi insulta, chi sviene, chi rivendica, chi richiama, chi esorta, chi condanna, chi rimangia, chi ricambia, chi minaccia, chi sputa, chi rinnega, chi abbraccia…

Sembra di assistere a uno spettacolo teatrale e invece è la nostra politica.

Mr. 1,4% ,insieme al suo compare liberale, vota contro. Crolla il governo. Crolla l’Italia. Per l’ennesima volta. Crolla sotto il peso dei personalismi, degli orgogli feriti e dell’incapacità politica di onorevoli infinitesimi. Tutto è circoscritto al rettangolo di velluto rosso delle poltrone, ai giochini politici, alla ripicca.
Mi domando poi quale miracolo dovrà accadere per far sì che gli italiani tornino a votare. Se lo faranno sarà un gesto lento, flemmatico e deluso, quasi ad onorare una sonnolenta abitudine.
Durante la campagna elettorale prossima ventura torneranno a chiamare il telespettatore “cittadino italiano” talmente tante volte che alla fine, per il tempo utile a tracciare una croce sul simbolo di un partito, questi tornerà a sentirsi ancora parte della politica. La magia del voto.

L’unica forza che sembra mandare avanti questo disastrato Paese è ormai solo l’inerzia, alimentata da rugginosi pezzi di ricambio, parti di maidimenticati carrozzoni politici.

EF


L’ultimo assalto di mr.1,4%

Gennaio 22, 2008
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E insomma, alla fine mr.1,4% se ne è andato. Sbattendo i piedi e con quell’aria compiaciuta di chi guarda di sottecchi e ghigna per l’effetto causato. Ma non è colpa sua. Poverino. Se si dipinge come una vittima, lasciamogli recitare la parte. La colpa è di quanti votarono quell’accrocco di ‘porcellum’ elettorale, una sottospecie di ‘legge truffa’ che, come nel ‘53 con Moro, anche due anni fa non sortì l’effetto sperato e si rivoltò contro i due schieramenti. La colpa, insomma, non diamola solo a mr.1,4%, ma condividiamola con maggioranze politiche per cui il decisionismo non è più un valore ma un’incombenza, un problema.

Mr.1,4% invece, ha rispettato semplicemente un’usanza condivisa: accusare la magistratura, dire che non c’è democrazia, ricattare la propria maggioranza, battere i piedi e uscire dal governo. Per mr.1,4% la politica in fondo è un qualcosa di personale, è come un gioco da mordicchiare, tirare, smontare e rimontare. Un lego. Peccato che poi, la realtà, sia ben diversa.

Il governo cadrà? Vedremo. Per il resto la lieta notizia è che abbiamo reso più giocondo il mondo. Tutti ridono. Prima sono rimasti increduli per le vicende amare e drammatiche dei rifiuti in Campania, poi hanno sogghignato sotto i baffi vedendo un’università come la Sapienza inneggiare alla Frocessione contro il papa, ma sicuramente, adesso, vedendo le mosse capricciose di mr.1,4%, esploderanno in una fragorosa risata. E ridere fa bene al cuore, lo dice anche la medicina. Per lo meno qualcosa di positivo nella nostra amata Italia c’è.

EF


Serbia: al ballottaggio il 3 febbraio

Gennaio 21, 2008

Dopo lo scrutinio dell’85 percento delle schede elettorali, a Tomislav Nikolic va il 39,6 percento e a Boris Tadic il 35,5 percento dei voti al primo turno. Sarà ballottaggio tra il leader ultranazionalista e il presidente in carica, moderato e filoeuropeista. Tutto come previsto dunque, con i due candidati favoriti che il 3 febbraio prossimo si contenderanno, come nel 2004, la presidenza della Serbia.

Fonte: PECEREPORTER


Il senso del laico

Gennaio 20, 2008

Un riflessione che merita un’attenta lettura:

Quando, all’università, con alcuni amici studiavamo tedesco, lingua allora non molto diffusa, e alcuni compagni che l’ignoravano ci chiedevano di insegnar loro qualche dolce parolina romantica con cui attaccar bottone alle ragazze tedesche che venivano in Italia, noi suggerivamo loro un paio di termini tutt’altro che galanti e piuttosto irriferibili, con le immaginabili conseguenze sui loro approcci. Questa goliardata, stupidotta come tutte le goliardate, conteneva in sé il dramma della Torre di Babele: quando gli uomini parlano senza capirsi e credono di dire una cosa usando una parola che ne indica una opposta, nascono equivoci, talora drammatici sino alla violenza. Nel penoso autogol in cui si è risolta la gazzarra contro l’invito del Papa all’università di Roma, l’elemento più pacchiano è stato, per l’ennesima volta, l’uso scorretto, distorto e capovolto del termine «laico», che può giustificare un ennesimo, nel mio caso ripetitivo, tentativo di chiarirne il significato.

Laico non vuol dire affatto, come ignorantemente si ripete, l’opposto di credente (o di cattolico) e non indica, di per sé, né un credente né un ateo né un agnostico. Laicità non è un contenuto filosofico, bensì una forma mentis; è essenzialmente la capacità di distinguere ciò che è dimostrabile razionalmente da ciò che è invece oggetto di fede, a prescindere dall’adesione o meno a tale fede; di distinguere le sfere e gli ambiti delle diverse competenze, in primo luogo quelle della Chiesa e quelle dello Stato.

La laicità non si identifica con alcun credo, con alcuna filosofia o ideologia, ma è l’attitudine ad articolare il proprio pensiero (ateo, religioso, idealista, marxista) secondo principi logici che non possono essere condizionati, nella coerenza del loro procedere, da nessuna fede, da nessun pathos del cuore, perché in tal caso si cade in un pasticcio, sempre oscurantista. La cultura— anche cattolica — se è tale è sempre laica, così come la logica — di San Tommaso o di un pensatore ateo — non può non affidarsi a criteri di razionalità e la dimostrazione di un teorema, anche se fatta da un Santo della Chiesa, deve obbedire alle leggi della matematica e non al catechismo.

Una visione religiosa può muovere l’animo a creare una società più giusta, ma il laico sa che essa non può certo tradursi immediatamente in articoli di legge, come vogliono gli aberranti fondamentalisti di ogni specie. Laico è chi conosce il rapporto ma soprattutto la differenza tra il quinto comandamento, che ingiunge di non ammazzare, e l’articolo del codice penale che punisce l’omicidio. Laico — lo diceva Norberto Bobbio, forse il più grande dei laici italiani — è chi si appassiona ai propri «valori caldi» (amore, amicizia, poesia, fede, generoso progetto politico) ma difende i «valori freddi» (la legge, la democrazia, le regole del gioco politico) che soli permettono a tutti di coltivare i propri valori caldi. Un altro grande laico è stato Arturo Carlo Jemolo, maestro di diritto e libertà, cattolico fervente e religiosissimo, difensore strenuo della distinzione fra Stato e Chiesa e duro avversario dell’inaccettabile finanziamento pubblico alla scuola privata — cattolica, ebraica, islamica o domani magari razzista, se alcuni genitori pretenderanno di educare i loro figli in tale credo delirante.

Laicità significa tolleranza, dubbio rivolto anche alle proprie certezze, capacità di credere fortemente in alcuni valori sapendo che ne esistono altri, pur essi rispettabili; di non confondere il pensiero e l’autentico sentimento con la convinzione fanatica e con le viscerali reazioni emotive; di ridere e sorridere anche di ciò che si ama e si continua ad amare; di essere liberi dall’idolatria e dalla dissacrazione, entrambe servili e coatte. Il fondamentalismo intollerante può essere clericale (come lo è stato tante volte, anche con feroce violenza, nei secoli e continua talora, anche se più blandamente, ad esserlo) o faziosamente laicista, altrettanto antilaico.

I bacchettoni che si scandalizzano dei nudisti sono altrettanto poco laici quanto quei nudisti che, anziché spogliarsi legittimamente per il piacere di prendere il sole, lo fanno con l’enfatica presunzione di battersi contro la repressione, di sentirsi piccoli Galilei davanti all’Inquisizione, mai contenti finché qualche tonto prete non cominci a blaterare contro di loro.

Un laico avrebbe diritto di diffidare formalmente la cagnara svoltasi alla Sapienza dal fregiarsi dell’appellativo «laico». È lecito a ciascuno criticare il senato accademico, dire che poteva fare anche scelte migliori: invitare ad esempio il Dalai Lama o Jamaica Kincaid, la grande scrittrice nera di Antigua, ma è al senato, eletto secondo le regole accademiche, che spettava decidere; si possono criticare le sue scelte, come io criticavo le scelte inqualificabili del governo Berlusconi, ma senza pretendere di impedirgliele, visto che purtroppo era stato eletto secondo le regole della democrazia.

Si è detto, in un dibattito televisivo, che il Papa non doveva parlare in quanto la Chiesa si affida a un’altra procedura di percorso e di ricerca rispetto a quella della ricerca scientifica, di cui l’università è tempio. Ma non si trattava di istituire una cattedra di Paleontologia cattolica, ovviamente una scemenza perché la paleontologia non è né atea né cattolica o luterana, bensì di ascoltare un discorso, il quale — a seconda del suo livello intellettuale e culturale, che non si poteva giudicare prima di averlo letto o sentito — poteva arricchire di poco, di molto, di moltissimo o di nulla (come tanti discorsi tenuti all’inaugurazione di anni accademici) l’uditorio. Del resto, se si fosse invitato invece il Dalai Lama — contro il quale giustamente nessuno ha né avrebbe sollevato obiezioni, che è giustamente visto con simpatia e stima per le sue opere, alcune delle quali ho letto con grande profitto — anch’egli avrebbe tenuto un discorso ispirato a una logica diversa da quella della ricerca scientifica occidentale.

Ma anche a questo proposito il laico sente sorgere qualche dubbio. Così come il Vangelo non è il solo testo religioso dell’umanità, ma ci sono pure il Corano, il Dhammapada buddhista e la Bhagavadgita induista, anche la scienza ha metodologie diverse. C’è la fisica e c’è la letteratura, che è pure oggetto di scienza — Literaturwissenschaft, scienza della letteratura, dicono i tedeschi — e la cui indagine si affida ad altri metodi, non necessariamente meno rigorosi ma diversi; la razionalità che presiede all’interpretazione di una poesia di Leopardi è diversa da quella che regola la dimostrazione di un teorema matematico o l’analisi di un periodo o di un fenomeno storico. E all’università si studiano appunto fisica, letteratura, storia e così via. Anche alcuni grandi filosofi hanno insegnato all’università, proponendo la loro concezione filosofica pure a studenti di altre convinzioni; non per questo è stata loro tolta la parola.

Non è il cosa, è il come che fa la musica e anche la libertà e razionalità dell’insegnamento. Ognuno di noi, volente o nolente, anche e soprattutto quando insegna, propone una sua verità, una sua visione delle cose. Come ha scritto un genio laico quale Max Weber, tutto dipende da come presenta la sua verità: è un laico se sa farlo mettendosi in gioco, distinguendo ciò che deriva da dimostrazione o da esperienza verificabile da ciò che è invece solo illazione ancorché convincente, mettendo le carte in tavola, ossia dichiarando a priori le sue convinzioni, scientifiche e filosofiche, affinché gli altri sappiano che forse esse possono influenzare pure inconsciamente la sua ricerca, anche se egli onestamente fa di tutto per evitarlo. Mettere sul tavolo, con questo spirito, un’esperienza e una riflessione teologica può essere un grande arricchimento. Se, invece, si affermano arrogantemente verità date una volta per tutte, si è intolleranti totalitari, clericali.
Non conta se il discorso di Benedetto XVI letto alla Sapienza sia creativo e stimolante oppure rigidamente ingessato oppure — come accade in circostanze ufficiali e retoriche quali le inaugurazioni accademiche — dotto, beneducato e scialbo. So solo che — una volta deciso da chi ne aveva legittimamente la facoltà di invitarlo — un laico poteva anche preferire di andare quel giorno a spasso piuttosto che all’inaugurazione dell’anno accademico (come io ho fatto quasi sempre, ma non per contestare gli oratori), ma non di respingere il discorso prima di ascoltarlo.

Nei confronti di Benedetto XVI è scattato infatti un pregiudizio, assai poco scientifico. Si è detto che è inaccettabile l’opposizione della dottrina cattolica alle teorie di Darwin. Sto dalla parte di Darwin (le cui scoperte si pongono su un altro piano rispetto alla fede) e non di chi lo vorrebbe mettere al bando, come tentò un ministro del precedente governo, anche se la contrapposizione fra creazionismo e teoria della selezione non è più posta in termini rozzi e molte voci della Chiesa, in nome di una concezione del creazionismo più credibile e meno mitica, non sono più su quelle posizioni antidarwiniane. Ma Benedetto Croce criticò Darwin in modo molto più grossolano, rifiutando quella che gli pareva una riduzione dello studio dell’umanità alla zoologia e non essendo peraltro in grado, diversamente dalla Chiesa, di offrire una risposta alternativa alle domande sull’origine dell’uomo, pur sapendo che il Pitecantropo era diverso da suo zio filosofo Bertrando Spaventa. Anche alla matematica negava dignità di scienza, definendola «pseudoconcetto». Se l’invitato fosse stato Benedetto Croce, grande filosofo anche se più antiscientista di Benedetto XVI, si sarebbe fatto altrettanto baccano? Perché si fischia il Papa quando nega il matrimonio degli omosessuali e non si fischiano le ambasciate di quei Paesi arabi, filo- o anti-occidentali, in cui si decapitano gli omosessuali e si lapidano le donne incinte fuori dal matrimonio?
In quella trasmissione televisiva Pannella, oltre ad aver infelicemente accostato i professori protestatari della Sapienza ai professori che rifiutarono il giuramento fascista perdendo la cattedra, il posto e lo stipendio, ha fatto una giusta osservazione, denunciando ingerenze della Chiesa e la frequente supina sudditanza da parte dello Stato e degli organi di informazione nei loro riguardi. Se questo è vero, ed in parte è certo vero, è da laici adoperarsi per combattere quest’ingerenza, per dare alle altre confessioni religiose il pieno diritto all’espressione, per respingere ogni invadenza clericale, insomma per dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio, principio laico che, come è noto, è proclamato nel Vangelo.
Ma questa doverosa battaglia per la laicità dello Stato non autorizza l’intolleranza in altra sede, come è accaduto alla Sapienza; se il mio vicino fa schiamazzi notturni, posso denunciarlo, ma non ammaccargli per rivalsa l’automobile.

Una cosa, in tutta questa vicenda balorda, è preoccupante per chi teme la regressione politica del Paese, i rigurgiti clericali e il possibile ritorno del devastante governo precedente. È preoccupante vedere come persone e forze che si dicono e certo si sentono sinceramente democratiche e dovrebbero dunque razionalmente operare tenendo presente la gravità della situazione politica e il pericolo di una regressione, sembrano colte da una febbre autodistruttiva, da un’allegra irresponsabilità, da una spensierata vocazione a una disastrosa sconfitta.

Fonte: CORRIERE DELLA SERA 


Kenya: ancora vittime

Gennaio 18, 2008

Sarebbero quattro o cinque in tutto le persone uccise [ieri] in Kenia nel corso del secondo di tre giorni di manifestazioni, indette dall’opposizione e vietate dal governo, nei principali centri del paese: lo riferiscono i mezzi d’informazione locali anche se il bilancio appare tuttora contrastante, con il capo dell’opposizione Raila Odinga che ha parlato di oltre 10 morti. Fonti locali della MISNA hanno riferito di cinque morti, tre a Kisumu, nell’ovest, e due a Nairobi. “Quello che è certo – hanno raccontato fonti di Kisumu, chiedendo di rimanere anonime per motivi di sicurezza – è che a partire dal tramonto la gente si chiude in casa e la presenza delle forze dell’ordine è costante anche nei villaggi”. Tra ieri ed oggi, nella città che ha dato i natali a Odinga ed è considerata il ‘feudo’ dell’opposizione, l’elettricità è stata tolta a intermittenza per lunghe ore, fin quasi al mattino. Scontri tra polizia e manifestanti anche a Eldoret, nella Rift Valley e nei due più grandi ‘slums’ della capitale: a Mathare, dove vi sarebbero almeno due vittime, e a Kibera dove la polizia è intervenuta in forze contro gli agitatori. Intanto, dalla comunità internazionale giungono reazioni e richieste: le Nazioni Unite hanno presentato un appello per raccogliere l’equivalente di circa 30 milioni di euro per aiutare mezzo milione di keniani in difficoltà a causa della crisi; il Parlamento Europeo, se il riconteggio dei voti si rivelasse inattuabile, chiede nuove elezioni e annuncia il congelamento dei fondi Unione Europea al governo di Nairobi “fino a quando non si sarà trovata una soluzione politica all’attuale crisi”; gli osservatori elettorali del Commonwealth, di cui il Kenia fa parte, ribadiscono la loro bocciatura del risultato elettorale. Sono intanto arrivati a Nairobi, per una mediazione tra il presidente Emilio Mwai Kibaki e Odinga, Graca Machel, consorte dell’ex-presidente sudafricano Nelson Mandela e l’ex-presidente della Tanzania Benjamin Mkapa , componenti il gruppo di ‘saggi africani’ di cui fa parte anche l’ex-segretario dell’Onu Kofi Annan, bloccato a Ginevra dall’influenza.

Fonte: MISNA 


La figuraccia de La Sapienza

Gennaio 15, 2008

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Insomma, alla fine il papa non andrà all’università La Sapienza.

Non ha vinto nessuno e abbiamo perso tutti. Ma sopratutto l’università La Sapienza. A tutti i professori, gli studenti e chi con loro, pongo solo una domanda: se fosse venuto in visita il Dalai Lama, non gli avrebbero forse steso un tappeto rosso per terra?

I famosi 67 docenti che hanno protestato contro il papa, hanno espresso un laicismo gravato da concezioni meccanicisitiche degli avvenimenti, obsolete e stantìe, capaci solo della dinamica azione/reazione e timorose del confronto. Senza sfumature.

Dicano i 67 quali traguardi avrebbe raggiunto il progresso se tutti gli uomini di scienza avessero risposto alle provocazioni e ai confronti al modo loro. Sono questi scienziati? Intellettuali? Uomini di cultura? Sanno che proprio ieri l’università Cattolica dell’Equador ha conferito la laurea honoris causa al nostro presidente della camera, Fausto Bertinotti, un comunista? Da tutto questo emerge un solo elemento: il nostro laicismo è malato di superficialità.

E pensare che La Sapienza è stata istituita proprio da un pontefice, Bonifacio VIII, il 20 aprile 1303.
Roberto Cotroneo sull’Unità ha scritto poi che non è giusto invitare un capo di Stato ad aprire l’anno accademico di un ateneo. Ha forse dimenticato la prolusione di Michelle Bachelet a Roma Tre? Io ero lì a seguire l’evento (cfr. ‘I miei articoli‘) e la presidente del Cile è passata davanti a tutta la platea senza il minimo segno di dissenso (le uniche proteste vennero da parte di uno sparuto gruppetto di studenti che gridavano contro il ministro Mussi).

Allora dov’è il problema? Il problema è che questa è l’Italietta dell’ 1,4%, dove le minoranze condizionano gli eventi solo perché abbiamo maggioranze incapaci di decidere secondo democrazia. E così andiamo avanti con scritte tardoadolescenziali alla stregua de “La Settimana anticlericale”. Speriamo solo di non restare invischiati in una fanghiglia di retoricume, incapaci del confronto, senza più argomenti né pensieri.

EF

Documenti: – [tratto dal blog Vatican Diplomacy e dal sito Fisicamente.it] ecco la lettera firmata dai 67 professori della Sapienza:

Roma, 23 Novembre 2007

Al Magnifico Rettore
Prof. Renato Guarini
Sapienza, Università di Roma
P.le Aldo Moro, 5
00185 Roma

e p.c. Al Presidente dell’AST, Prof. Guido Martinelli

Al Preside della Facoltà di Scienze MFN Prof. Elvidio Lupia Palmieri
Al Direttore del Dipartimento di Fisica Prof. Giancarlo Ruocco

Magnifico Rettore,

con queste poche righe desideriamo portarLa a conoscenza del fatto che condividiamo appieno la lettera di critica che il collega Marcello Cini Le ha indirizzato sulla stampa a proposito della sconcertante iniziativa che prevedeva l’intervento di papa Benedetto XVI all’Inaugurazione dell’Anno Accademico alla Sapienza.

Nulla da aggiungere agli argomenti di Cini, salvo un particolare. Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella citta di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso un’affermazione di Feyerabend: «All’epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto». Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all’avanzamento e alla diffusione delle conoscenze, ci offendono e ci umiliano.
In nome della laicità della scienza e della cultura e nel rispetto di questo nostro Ateneo aperto a docenti e studenti di ogni credo e di ogni ideologia, auspichiamo che l’incongruo evento possa ancora essere annullato.

Le porgiamo doverosi saluti

Gabriella Augusti Tocco, Luciano M. Barone, Carlo Bernardini, Maria Grazia Betti, Enrico Bonatti, Maurizio Bonori, Federico Bordi, Bruno Borgia, Vanda Bouche’, Marco Cacciani, Francesco Calogero, Paolo Calvani, Paolo Camiz, Mario Capizzi, Antonio Capone, Sergio Caprara, Marzio Cassandro, Claudio Castellani, Flippo Cesi, Guido Ciapetti, Giovanni Ciccotti, Guido Corbo’, Carlo Cosmelli, Antonio Degasperis. Francesco De Luca, Francesco De Martini, Giovanni Destro-Bisol, Carlo Di Castro, Carlo Doglioni, Massimo Falcioni, Bernardo Favini, Valeria Ferrari, Fernando Ferroni, Andrea Frova, Marco Grilli, Maria Grazia Ianniello, Egidio Longo, Stefano Lupi, Maurizio Lusignoli, Luciano Maiani, Carlo Mariani, Enzo Marinari, Paola Maselli, Enrico Massaro, Paolo Mataloni, Mario Mattioli, Giovanni Organtini, Paola Paggi, Giorgio Parisi, Gianni Penso, Silvano Petrarca, Giancarlo Poiana, Federico Ricci Tersenghi, Giovanni Rosa, Enzo Scandurra, Massimo Testa, Brunello Tirozzi, Rita Vargiu, Miguel A. Virasoro, Angelo Vulpiani, Lucia Zanello.


Kenya: domani l’arrivo di Kofi Annan

Gennaio 14, 2008

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Oltre alla crisi politica interna, adesso in Kenya è scoppiata anche quella con i vicini ugandesi. Stando al partito degli arancioni, la principale forza di opposizione al presidente Kibaki, oltre 3 mila soldati del vicino Paese avrebbero sconfinato in territorio kenyota per dar manforte alle forze di polizia. Dall’Uganda e dalle autorità governative smentiscono seccamente, ma è a tutti nota l’amicizia tra il presidente Kibaki e l’ugandese Museveni.

Intanto, dopo il fallimento dei colloqui con i presidente ghanese John Kufour, domani giungerà a Naiorbi l’ex segretario generale dell’ONU, Kofi Annan, per tentare un’ulteriore mediazione tra Kibaki e Odinga.

EF 


In Iraq torna il Baath e si guarda alla Siria

Gennaio 14, 2008

Si chiama Accountability and Justice bill la legge, approvata sabato scorso dal Parlamento iracheno, che riabilita il partito Baath in Iraq.

Come scrive Peacereporter, il provvedimento si articola in tre punti: “i quadri di livello intermedio e inferiore del partito Paath possono ritornare a lavorare nel settore pubblico, tutti i baathisti riceveranno una pensione, mentre restano banditi i quadri chiave della formazione di Saddam”. Si riabilita così la dottrina Negroponte, il primo ad aver compreso come il dialogo con la vecchia struttura del Baath, fosse essenziale per la sopravvivenza dell’ordine civile iracheno.

Oltre alle dinamiche sociali bisogna però considerare anche la Siria, dove esiste un forte partito Baath, dal 2003 in contatto con ‘le rimanenze irachene’. Paese canaglia per gli Stati Uniti, quello con la Siria è un canale diplomatico importante che è bene tenere aperto - perché no - anche con la riabilitazione dei baathisti.

EF


Kenya: nuovo governo ‘misto’ ma fallisce la trattativa

Gennaio 12, 2008

Del Kenya nelle televisioni nostrane già non si parla già più. Finiti gli scontri ed i morti, i fatti del continente africano sono nuovamente caduti nel dimenticatoio. Stessa sorte per la martoriata Somalia.
Eppure nei giorni scorsi in Kenya sì è tentato di porre fine alle tensioni, purtroppo senza successo. Né l’inviata della Casa Bianca, Jenday Frazer, né il presidente dell’Unione Africana, John Kufuor, sono riusciti a riavvicinare le parti.

Se lo stallo politico/istituzionale non si sbloccherà, fanno sapere dall’opposizione, ci saranno nuove proteste. Il presidente Kibaki, intanto, subisce le sempre più numerose defezioni da parte dei suoi politici, intimoriti dalla gran parte della popolazione solidale con il leader dell’opposizione, Odinga. A dar manforte ai manifestanti anche l’Ocse, i cui osservatori hanno espresso forti dubbi sulla regolarità delvoto.

Uno spiraglio verso la riconciliazione è stata la formazione, a seguito delle trattative, di un nuovo esecutivo, ‘dimezzato’ da Kibaki per dar modo alle opposizioni di entrare a farne parte. Un primo passo, si spera non l’unico.

EF 


ONU: fermezza sulla missione di pace in Darfur

Gennaio 12, 2008

Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha condannato con forza un attacco sferrato da soldati sudanesi contro un convoglio di caschi blu delle Nazioni Unite nella regione del Darfur. L’organismo – si legge in un documento diffuso ieri sera – “e’ pronto ad agire contro chiunque ostacoli il processo di pace, gli aiuti umanitari o lo spiegamento’ delle forze Onu”. L’agguato, avvenuto la scorsa settimana al confine con il Ciad, ha causato il ferimento di un autista sudanese di un convoglio delle Nazioni Unite. Dal 2003, in Darfur un conflitto civile ha causato circa 200mila morti e due milioni e mezzo di sfollati.

Fonte: AGR


Yemen: scontri tra esercito e ribelli

Gennaio 11, 2008

Almeno 30 persone sono morte a causa degli scontri tra soldati e ribelli sciiti avvenuti giovedì nel nord dello Yemen. Gli scontri hanno interrotto un cessate il fuoco durato sei mesi. La settimana scorsa l’esercito yemenita ha bombardato dei villaggi sciiti nella provincia di Saada, provocando la reazione violenta della popolazione.

Fonte: INTERNAZIONALE


Grillo pie’ veloce

Gennaio 10, 2008

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Riporto un interessante articolo tratto da L’espresso. Parla del nostro grillopie’veloce, dal vispo microfono ma dal programmato silenzio, che gira armato di tutti i suoi immancabili insultatori, dal Vaffa lesto. 

Una storia un po’ lunga, ma se avete voglia di leggerla fino in fondo vi dirà parecchio su Beppe Grillo.

Il giorno 2 gennaio, come molti, ho letto e visto in Internet il “discorso di Capodanno” di Grillo. Nel quale, come si ricorderà, è stato lanciato il V-day contro i giornali per il 25 aprile prossimo venturo.

Tra le altre cose, nel suo discorso Grillo prevedeva con certezza che tutti media “mainstream” avrebbero volutamente ignorato il suo V-day sui giornali, visto che la cosa riguardava direttamente gli interessi delle testate e dei loro proprietari.

Il fenomeno Grillo mi interessa, da tempo vado scrivendo diverse cose sulle storture del sistema editoriale in Italia (a partire dall’Ordine e dalla legge sulle provvidenze) e credo anche che i giornali debbano interessarsi delle fasce della società che Grillo più o meno rappresenta.

Quindi il giorno stesso telefono a Grillo sul suo cellulare per proporgli un’intervista sul tema del V-day contro la stampa, la “vera casta” come dice lui.

Grillo mi risponde quasi subito, con gentilezza, ma nicchia un po’ sull’intervista: «Io sono un monologhista», mi dice testualmente. «Invece dell’intervista le scrivo un pezzo io e voi lo pubblicate su L’espresso».

Io gli rispondo che un pezzo no, non ci interessa, che per quelli c’è già il suo seguitissimo blog e noi invece vorremmo un confronto, anche aspro magari, sul tema che ha lanciato, il V-Day contro i giornali.

Gli prometto che però, ovviamente, tutte le sue risposte saranno riportate senza variazioni e senza alcuna censura, che ha la più assoluta libertà di dire quello che gli pare, che sono dispostissimo a mandargli i suoi virgolettati per approvazione a intervista scritta.

«Mah», dice lui, «non so, io non do il mio meglio in queste cose».

Insisto, gli faccio presente che un confronto civile è il modo migliore per far crescere e circolare le idee, gli propongo di andarlo a trovare dove si trova e alla fine sembro parzialmente convincerlo: «D’accordo, facciamolo», dice, «ma non di persona. Mi mandi le sue domande via mail e io le rispondo subito dopo le feste».

Il giorno dopo mi metto al mio pc e una dopo l’altra snocciolo le domande.

Sono tutte molto semplici, anche se non a zerbino.

Gli chiedo ad esempio se non ritiene che i giornali e la Rete possano convivere, visto che la tivù non ha ucciso la radio.

Se non crede che grazie alla loro buona salute economica molti giornali possano fare anche ottime inchieste, e gliene elenco alcune di questo e di altri giornali. Gli faccio l’esempio di Mastella, su cui diversi giornali hanno fatto inchieste ampiamente riprese dallo stesso Grillo nel suo blog.

Gli chiedo dunque se non pensa che sia sbagliato mettere sullo stesso piano i quotidiani di partito inesistenti che prendono soldi direttamente dallo Stato e i giornali veri – magari perfino utili al dibattito sociale e al controllo sulla politica – che hanno solo detrazioni postali e contributi per la carta.

Gli chiedo se è consapevole che con l’abolizione totale e indistinta delle provvidenze probabilmente morirebbero voci come il Manifesto o come l’Internazionale, su cui lui stesso scrive una pagina ogni settimana, e gli chiedo se questo secondo lui sarebbe un passo in avanti per la nostra società.

Gli chiedo perché nel discorso di Capodanno ha esaltato come “ultimi giornalisti liberi” Biagi e Montanelli contrapponendoli a tutti gli altri, visto che anche Biagi e Montanelli scrivevano sui grandi giornali secondo lui servi e di “casta”.

Gli chiedo se in questo suo condannare senza eccezioni i giornali e i giornalisti ce n’è qualcuno che salverebbe, che secondo lui non fa parte della casta.

Gli chiedo se considera parte della casta anche quelle migliaia di giornalisti sottopagati e precari che ormai lavorano in gran parte delle redazioni.

Gli chiedo come può dire che tutti i giornalisti sono casta, visto che la grandissima parte di loro ha come unico privilegio il biglietto gratis ai musei, e per il resto si paga come tutti gli altri comuni mortali la casa, il cinema, il treno, l’autobus, il biglietto allo stadio e così via.

Già che ci sono, gli chiedo perché non risponde mai agli altri blog, visto che predica i blog come mezzo di comunicazione dell’avvenire.

Gli mando il tutto con una bella mail.

Passa la Befana, passano altri due giorni ma da Grillo nessuna risposta.

Gli mando un sms per ricordargli il nostro accordo, lui non risponde.

Gli mando un’altra mail copiaincollando la precedente, nel caso la prima si fosse persa.

Niente.

Questa mattina, 9 gennaio, gli telefono:

«Pronto buongiorno sono Gilioli de L’espresso, la disturbo?»
«Certo, lei mi disturba sempre».

«Mi dispiace. Volevo sapere se ha visto le domande che le ho mandato…».
«Certo che le ho viste e non intendo minimamente risponderle».

«Come mai?»
«Perchè sono domande offensive e indegne».

«Mi scusi, ma non mi pare, sono solo domande. Servono a un confronto. Se lei mi dà le sue risposte per iscritto, io le trascrivo tali quali, le dò la mia parola».
«No, non se ne parla neanche, lei non ha capito niente. Buongiorno».

«Buongiorno».

Da questa ridicola esperienza, deduco due o tre cose di cui credo di avere ormai la certezza.

Primo: Grillo ha una paura fottuta del confronto. Sa che il suo linguaggio apocalittico e assertivo non ha niente a che vedere con lo scambio di idee e con il dibattere. E’ chiuso nel suo monologhismo. Sa di non avere argomentazioni razionali forti per difendere le sue affermazioni a tutto tondo, sa che il confronto lo obbligherebbe a qualche sfumatura e sa che probabilmente le sfumature lo annienterebbero, visto che il suo successo è figlio della sua assertività.

Secondo: Grillo ha una strategia di comunicazione basata sul vittimismo da censura. Io gli avevo promesso tre o quattro pagine di intervista su “L’espresso”, lui ha preferito non apparire per poter dire che la grande stampa lo ignora e lo censura. Bene, visto che da qui al 25 aprile andrà strillando al mondo che i giornali non parlano del suo V-Day perché ne hanno paura, si sappia che questo giornale voleva concedergli ampio spazio ma che lui lo avrebbe accettato solo per monologare, per ospitare la sua invettiva, e non per un’intervista. Nemmeno il più tracotante politico della Casta, a fronte di una richiesta di intervista, risponde “O scrivo io da solo e senza domande o niente”.

Terzo: Grillo con ogni probabilità usa così tanto Internet – e detesta così tanto i giornali – proprio perché il blog gli consente questo non-confrontarsi, questo non-dibattere. Perfino Berlusconi – dopo i primi tempi in cui mandava le videocassette registrate ad Arcore – ha imparato a rispondere alle domande dei giornalisti. Grillo no. Grillo si trincera dietro Internet per non ricevere domande, per non confrontarsi. Per esaltare, come direbbe lui, le sue caratteristiche di “monologhista”.

Attenzione, ragazzi, perché se questo è il futuro della politica in Rete fa veramente schifo.

Ps. Il direttore di Internazionale mi corregge precisando che il suo giornale non prende provvigioni. Chiedo scusa per l’inesattezza.

PPs. Nell’impossibilità di rispondere a tutti su questo blog, prego chi volesse esporre argomentazioni o chiedere chiarimenti di contattarmi alla solita mail, a.gilioli@espressoedit.it. Vale anche per gli insulti. Grazie!

Fonte: L’ESPRESSO


Brevi – Le Farc liberano due ostaggi

Gennaio 10, 2008

Le FARC hanno mantenuto l’impegno preso. Clara Rojas e Consuelo Gonzales sono appena state consegnate dai ribelli alla missione venezuelana in Colombia.

 EF


Kenya: si cerca di mediare

Gennaio 10, 2008

Continua il lavoro di mediazione cominciato ieri a Nairobi da John Kufuor, presidente dell’Unione Africana (Ua), che ha deciso di prorogare di un giorno la sua permanenza in Kenya nel tentativo di facilitare un accordo tra il presidente rieletto Mwai Kibaki e il suo rivale Raila Odinga per un’uscita ragionevole della crisi scoppiata dopo l’annuncio dei risultati delle presidenziali del 27 dicembre scorso, contestati dall’opposizione. “Abbiamo molte speranze nella mediazione di Kufuor e aspettiamo con ansia domani, il ‘grande giorno’ dell’annunciato faccia a faccia tra Kibaki e Odinga; anche se sembra che Odinga abbia per ora rifiutato l’invito, ci auguriamo che il presidente dell’Unione africana possa interferire positivamente e fargli cambiare idea” ha detto alla MISNA padre Joseph Otieno, missionario della Consolata a Kisumu, nell’ovest del paese, dove l’atmosfera è oggi relativamente calma nonostante il riemergere di tensioni nelle ultime 48 ore, dopo l’annuncio da parte di Kibaki della formazione parziale di un nuovo governo. “Resta il problema degli sfollati, che non sono ancora tornati a casa” ha aggiunto padre Otieno, riferendosi alle migliaia di persone che avevano abbandonato le loro abitazioni a causa delle violenze scoppiate nei giorni successivi alla proclamazione dei risultati. Anche a Nairobi la popolazione cerca di tornare a una vita normale; fonti della MISNA riferiscono che scuole e università hanno pubblicato avvisi per la ripresa delle lezioni lunedì prossimo. Ieri, durante l’incontro con Kufuor – che è anche presidente del Ghana – il presidente Kibaki ha ribadito la sua disponibilità al dialogo con l’opposizione, assicurando che “il governo, una volta completato, sarà il risultato di un processo costruttivo e inclusivo. Sarà di ampio consenso e rappresenterà la volontà del popolo del Kenya”. Poco è trapelato invece dall’incontro tra Kufuor e Odinga: “Si tratta di diplomazia e non si può fare diplomazia attraverso i media. I negoziati sono arrivati a un punto sensibile e non possiamo rivelare nulla finché non ci sarà qualcosa di concreto” ha detto alla stampa Salim Lone, portavoce di Odinga.

Fonte: MISNA


Il nodo libanese

Gennaio 10, 2008
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Amr Moussa, segretario generale della Lega Araba, è giunto ieri pomeriggio a Beirut per una visita di quattro giorni, con l’intento di proporre un nuovo piano approvato lo scorso 5 gennaio e pensato per far uscire il Libano dalla crisi istituzionale che dura ormai dal 23 novembre 2007.

Durante la sua visita Moussa incontrerà il presidente del Parlamento Nabih Berri, il primo ministro Fouad Sinora e il principale candidato alla presidenza, Michel Suleiman.

La Lega Araba ha approvato un piano in tre punti: 1) elezione del capo di Stato; 2) la formazione di un governo di unità nazionale; 3) l’approvazione di una nuova legge elettorale. Gran parte del mondo politico libanese, Hezbollah compreso, si è dimostrato favorevole al piano ipotizzato dalla Lega.

Secondo la Costituzione libanese, il capo di Stato dev’essere un cristiano maronita e, se funzionario pubblico (Michel Suleiman è capo dell’esercito), non può essere eletto prima di due anni dalla fine del mandato.
Fin ora in Libano il voto è stato rimandato già undici volte, il prossimo sabato il parlamento voterà nuovamente, sperando di riuscire a raggiungere il quorum dei 2/3 dei voti.

EF