Europa7: la Corte di Giustizia Europea gli dà ragione

Gennaio 31, 2008

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Ce lo dice anche Lussemburgo, l’assegnazione delle frequenze televisive in Italia è un qualcosa di oscuro e poco chiaro. Poco democratico, aggiungerei. Frutto del contenzioso aperto tra Rete4 ed Europa7, la sentenza di Lussemburgo rimanda ogni decisione in merito al Consiglio di Stato che non potrà ignorare le direttive europee.

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EF


Obama conquista il Sud Carolina

Gennaio 27, 2008

Barack Obama ha ottenuto una vittoria strepitosa nelle elezioni primarie del partito democratico nello stato del Sud Carolina. La sua avversaria principale Hillary Clinton sarebbe stata staccata di oltre trenta punti percentuale. Barack, infatti, avrebbe ottenuto il 55 percento delle preferenze contro il 27 di Hillary. John Edwards, il terzo candidato si sarebbe attestato intorno al 18 percento delle preferenze. L’appuntamento adesso è per il 5 febbraio prossimo quando oltre venti stati saranno chiamati a espreimere la loro preferenza.

Fonte: PEACEREPORTER 


Serbia/Russia: firmato l’accordo energetico

Gennaio 27, 2008

La Russia non cambia idea sul Kosovo, lo ha dichiarato ieri Vladimir Putin ricevendo a Mosca le due maggiori autorità serbe, il presidente, Boris Tadic, e il primo ministro, Vojislav Kostunica. “La Russia - ha ribadito Putin- è categoricamente contraria ad una proclamazione di indipendenza unilaterale da parte del Kosovo. Questo passo - ha continuato - potrebbe seriamente danneggiare l’intero sistema del diritto internazionale ed avere implicazioni negative tanto per i Balcani quanto per la stabilità in altre regioni del mondo”.

Tra Serbia e Russia è stato poi siglato un accordo energetico che cede a Gazpropm il 51% della NIS, l’azienda petrolifera pubblica di Belgrado, e prevede inoltre la partecipazione della Serbia ai lavori per il gasdotto South Stream.

EF 


Citazione

Gennaio 26, 2008

“Non sono contro la globalizzazione ‘tout court’, ma dobbiamo trovare nuove strade perché i suoi effetti benefici non siano prerogativa di pochi, e perché vengano invece ridotti gli effetti negativi; di certo il mondo sta cambiando, ma la globalizzazione non deve essere uno strumento dei paesi ricchi per mantenere posizioni di dominio rispetto al Sud del mondo”.

Dichiarazione di Joseph Stiglitz a MISNA


Africa - Tensione tra Etiopia ed Eritrea

Gennaio 25, 2008

Resta tesa la situazione militare nella zona cuscinetto al confine tra Etiopia ed Eritrea dove nelle ultime settimane entrambe le parti hanno proceduto a un continuo rafforzamento dei propri apparati militari. Lo ha detto il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, presentando al Consiglio di Sicurezza dell’Onu il suo ultimo rapporto. Nel documento, stilato sulla base delle segnalazioni fornite dai caschi blu della missione Onu attivi al confine tra i due paesi (Unmee), si riferisce dello spostamento, da parte dell’Eritrea, di nuove truppe nella zona cuscinetto, della presenza di blindati e di militari regolari impegnati nella costruzione di numerosi apparati difensivi (nuove trincee, muri, bunker sotterranei) in varie zone del confine. Anche l’Etiopia, a partire da ottobre, ha moltiplicato la presenza di soldati nella zona cuscinetto (“almeno 2300 soldati sono stati spostati all’interno dell’area verso il settore ovest”, si legge nel rapporto), oltre ad aver costruito posizioni difensive (incluse batterie missilistiche antiaeree, due chilometri di trincea con bunker sotterranei) in varie aree della frontiera. Il rapporto evidenzia poi le ricognizioni aeree compiute recentemente da alcuni elicotteri etiopi e il mantenimento di una “forza di riserva strategica” alle porte della zona cuscinetto. Dopo aver illustrato i contenuti del rapporto Ban Ki Moon ha avvertito del rischio che il rafforzamento militare dei due paesi possa riaccendere il conflitto e ha invitato Addis Abeba e Asmara e ridurre i rispettivi apparati militari nella zona. Ban Ki Moon, infine, ha espresso preoccupazione per il futuro della Unmee a causa della scarsità di carburante legata alla sospensione delle forniture eritree e ha così chiesto al Consiglio di Sicurezza di rinnovare il mandato della missione Onu di un solo mese, durante il quale decidere se ritirare o meno l’intero contingente data l’impossibilità di svolgere la propria missione.

Fonte: MISNA 


Per inerzia

Gennaio 25, 2008
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E’ caduto. Lo spettacolo è finito. Applausi.

Sulla scena c’è chi urla, chi insulta, chi sviene, chi rivendica, chi richiama, chi esorta, chi condanna, chi rimangia, chi ricambia, chi minaccia, chi sputa, chi rinnega, chi abbraccia…

Sembra di assistere a uno spettacolo teatrale e invece è la nostra politica.

Mr. 1,4% ,insieme al suo compare liberale, vota contro. Crolla il governo. Crolla l’Italia. Per l’ennesima volta. Crolla sotto il peso dei personalismi, degli orgogli feriti e dell’incapacità politica di onorevoli infinitesimi. Tutto è circoscritto al rettangolo di velluto rosso delle poltrone, ai giochini politici, alla ripicca.
Mi domando poi quale miracolo dovrà accadere per far sì che gli italiani tornino a votare. Se lo faranno sarà un gesto lento, flemmatico e deluso, quasi ad onorare una sonnolenta abitudine.
Durante la campagna elettorale prossima ventura torneranno a chiamare il telespettatore “cittadino italiano” talmente tante volte che alla fine, per il tempo utile a tracciare una croce sul simbolo di un partito, questi tornerà a sentirsi ancora parte della politica. La magia del voto.

L’unica forza che sembra mandare avanti questo disastrato Paese è ormai solo l’inerzia, alimentata da rugginosi pezzi di ricambio, parti di maidimenticati carrozzoni politici.

EF


L’ultimo assalto di mr.1,4%

Gennaio 22, 2008
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E insomma, alla fine mr.1,4% se ne è andato. Sbattendo i piedi e con quell’aria compiaciuta di chi guarda di sottecchi e ghigna per l’effetto causato. Ma non è colpa sua. Poverino. Se si dipinge come una vittima, lasciamogli recitare la parte. La colpa è di quanti votarono quell’accrocco di ‘porcellum’ elettorale, una sottospecie di ‘legge truffa’ che, come nel ‘53 con Moro, anche due anni fa non sortì l’effetto sperato e si rivoltò contro i due schieramenti. La colpa, insomma, non diamola solo a mr.1,4%, ma condividiamola con maggioranze politiche per cui il decisionismo non è più un valore ma un’incombenza, un problema.

Mr.1,4% invece, ha rispettato semplicemente un’usanza condivisa: accusare la magistratura, dire che non c’è democrazia, ricattare la propria maggioranza, battere i piedi e uscire dal governo. Per mr.1,4% la politica in fondo è un qualcosa di personale, è come un gioco da mordicchiare, tirare, smontare e rimontare. Un lego. Peccato che poi, la realtà, sia ben diversa.

Il governo cadrà? Vedremo. Per il resto la lieta notizia è che abbiamo reso più giocondo il mondo. Tutti ridono. Prima sono rimasti increduli per le vicende amare e drammatiche dei rifiuti in Campania, poi hanno sogghignato sotto i baffi vedendo un’università come la Sapienza inneggiare alla Frocessione contro il papa, ma sicuramente, adesso, vedendo le mosse capricciose di mr.1,4%, esploderanno in una fragorosa risata. E ridere fa bene al cuore, lo dice anche la medicina. Per lo meno qualcosa di positivo nella nostra amata Italia c’è.

EF


Serbia: al ballottaggio il 3 febbraio

Gennaio 21, 2008

Dopo lo scrutinio dell’85 percento delle schede elettorali, a Tomislav Nikolic va il 39,6 percento e a Boris Tadic il 35,5 percento dei voti al primo turno. Sarà ballottaggio tra il leader ultranazionalista e il presidente in carica, moderato e filoeuropeista. Tutto come previsto dunque, con i due candidati favoriti che il 3 febbraio prossimo si contenderanno, come nel 2004, la presidenza della Serbia.

Fonte: PECEREPORTER


Il senso del laico

Gennaio 20, 2008

Un riflessione che merita un’attenta lettura:

Quando, all’università, con alcuni amici studiavamo tedesco, lingua allora non molto diffusa, e alcuni compagni che l’ignoravano ci chiedevano di insegnar loro qualche dolce parolina romantica con cui attaccar bottone alle ragazze tedesche che venivano in Italia, noi suggerivamo loro un paio di termini tutt’altro che galanti e piuttosto irriferibili, con le immaginabili conseguenze sui loro approcci. Questa goliardata, stupidotta come tutte le goliardate, conteneva in sé il dramma della Torre di Babele: quando gli uomini parlano senza capirsi e credono di dire una cosa usando una parola che ne indica una opposta, nascono equivoci, talora drammatici sino alla violenza. Nel penoso autogol in cui si è risolta la gazzarra contro l’invito del Papa all’università di Roma, l’elemento più pacchiano è stato, per l’ennesima volta, l’uso scorretto, distorto e capovolto del termine «laico», che può giustificare un ennesimo, nel mio caso ripetitivo, tentativo di chiarirne il significato.

Laico non vuol dire affatto, come ignorantemente si ripete, l’opposto di credente (o di cattolico) e non indica, di per sé, né un credente né un ateo né un agnostico. Laicità non è un contenuto filosofico, bensì una forma mentis; è essenzialmente la capacità di distinguere ciò che è dimostrabile razionalmente da ciò che è invece oggetto di fede, a prescindere dall’adesione o meno a tale fede; di distinguere le sfere e gli ambiti delle diverse competenze, in primo luogo quelle della Chiesa e quelle dello Stato.

La laicità non si identifica con alcun credo, con alcuna filosofia o ideologia, ma è l’attitudine ad articolare il proprio pensiero (ateo, religioso, idealista, marxista) secondo principi logici che non possono essere condizionati, nella coerenza del loro procedere, da nessuna fede, da nessun pathos del cuore, perché in tal caso si cade in un pasticcio, sempre oscurantista. La cultura— anche cattolica — se è tale è sempre laica, così come la logica — di San Tommaso o di un pensatore ateo — non può non affidarsi a criteri di razionalità e la dimostrazione di un teorema, anche se fatta da un Santo della Chiesa, deve obbedire alle leggi della matematica e non al catechismo.

Una visione religiosa può muovere l’animo a creare una società più giusta, ma il laico sa che essa non può certo tradursi immediatamente in articoli di legge, come vogliono gli aberranti fondamentalisti di ogni specie. Laico è chi conosce il rapporto ma soprattutto la differenza tra il quinto comandamento, che ingiunge di non ammazzare, e l’articolo del codice penale che punisce l’omicidio. Laico — lo diceva Norberto Bobbio, forse il più grande dei laici italiani — è chi si appassiona ai propri «valori caldi» (amore, amicizia, poesia, fede, generoso progetto politico) ma difende i «valori freddi» (la legge, la democrazia, le regole del gioco politico) che soli permettono a tutti di coltivare i propri valori caldi. Un altro grande laico è stato Arturo Carlo Jemolo, maestro di diritto e libertà, cattolico fervente e religiosissimo, difensore strenuo della distinzione fra Stato e Chiesa e duro avversario dell’inaccettabile finanziamento pubblico alla scuola privata — cattolica, ebraica, islamica o domani magari razzista, se alcuni genitori pretenderanno di educare i loro figli in tale credo delirante.

Laicità significa tolleranza, dubbio rivolto anche alle proprie certezze, capacità di credere fortemente in alcuni valori sapendo che ne esistono altri, pur essi rispettabili; di non confondere il pensiero e l’autentico sentimento con la convinzione fanatica e con le viscerali reazioni emotive; di ridere e sorridere anche di ciò che si ama e si continua ad amare; di essere liberi dall’idolatria e dalla dissacrazione, entrambe servili e coatte. Il fondamentalismo intollerante può essere clericale (come lo è stato tante volte, anche con feroce violenza, nei secoli e continua talora, anche se più blandamente, ad esserlo) o faziosamente laicista, altrettanto antilaico.

I bacchettoni che si scandalizzano dei nudisti sono altrettanto poco laici quanto quei nudisti che, anziché spogliarsi legittimamente per il piacere di prendere il sole, lo fanno con l’enfatica presunzione di battersi contro la repressione, di sentirsi piccoli Galilei davanti all’Inquisizione, mai contenti finché qualche tonto prete non cominci a blaterare contro di loro.

Un laico avrebbe diritto di diffidare formalmente la cagnara svoltasi alla Sapienza dal fregiarsi dell’appellativo «laico». È lecito a ciascuno criticare il senato accademico, dire che poteva fare anche scelte migliori: invitare ad esempio il Dalai Lama o Jamaica Kincaid, la grande scrittrice nera di Antigua, ma è al senato, eletto secondo le regole accademiche, che spettava decidere; si possono criticare le sue scelte, come io criticavo le scelte inqualificabili del governo Berlusconi, ma senza pretendere di impedirgliele, visto che purtroppo era stato eletto secondo le regole della democrazia.

Si è detto, in un dibattito televisivo, che il Papa non doveva parlare in quanto la Chiesa si affida a un’altra procedura di percorso e di ricerca rispetto a quella della ricerca scientifica, di cui l’università è tempio. Ma non si trattava di istituire una cattedra di Paleontologia cattolica, ovviamente una scemenza perché la paleontologia non è né atea né cattolica o luterana, bensì di ascoltare un discorso, il quale — a seconda del suo livello intellettuale e culturale, che non si poteva giudicare prima di averlo letto o sentito — poteva arricchire di poco, di molto, di moltissimo o di nulla (come tanti discorsi tenuti all’inaugurazione di anni accademici) l’uditorio. Del resto, se si fosse invitato invece il Dalai Lama — contro il quale giustamente nessuno ha né avrebbe sollevato obiezioni, che è giustamente visto con simpatia e stima per le sue opere, alcune delle quali ho letto con grande profitto — anch’egli avrebbe tenuto un discorso ispirato a una logica diversa da quella della ricerca scientifica occidentale.

Ma anche a questo proposito il laico sente sorgere qualche dubbio. Così come il Vangelo non è il solo testo religioso dell’umanità, ma ci sono pure il Corano, il Dhammapada buddhista e la Bhagavadgita induista, anche la scienza ha metodologie diverse. C’è la fisica e c’è la letteratura, che è pure oggetto di scienza — Literaturwissenschaft, scienza della letteratura, dicono i tedeschi — e la cui indagine si affida ad altri metodi, non necessariamente meno rigorosi ma diversi; la razionalità che presiede all’interpretazione di una poesia di Leopardi è diversa da quella che regola la dimostrazione di un teorema matematico o l’analisi di un periodo o di un fenomeno storico. E all’università si studiano appunto fisica, letteratura, storia e così via. Anche alcuni grandi filosofi hanno insegnato all’università, proponendo la loro concezione filosofica pure a studenti di altre convinzioni; non per questo è stata loro tolta la parola.

Non è il cosa, è il come che fa la musica e anche la libertà e razionalità dell’insegnamento. Ognuno di noi, volente o nolente, anche e soprattutto quando insegna, propone una sua verità, una sua visione delle cose. Come ha scritto un genio laico quale Max Weber, tutto dipende da come presenta la sua verità: è un laico se sa farlo mettendosi in gioco, distinguendo ciò che deriva da dimostrazione o da esperienza verificabile da ciò che è invece solo illazione ancorché convincente, mettendo le carte in tavola, ossia dichiarando a priori le sue convinzioni, scientifiche e filosofiche, affinché gli altri sappiano che forse esse possono influenzare pure inconsciamente la sua ricerca, anche se egli onestamente fa di tutto per evitarlo. Mettere sul tavolo, con questo spirito, un’esperienza e una riflessione teologica può essere un grande arricchimento. Se, invece, si affermano arrogantemente verità date una volta per tutte, si è intolleranti totalitari, clericali.
Non conta se il discorso di Benedetto XVI letto alla Sapienza sia creativo e stimolante oppure rigidamente ingessato oppure — come accade in circostanze ufficiali e retoriche quali le inaugurazioni accademiche — dotto, beneducato e scialbo. So solo che — una volta deciso da chi ne aveva legittimamente la facoltà di invitarlo — un laico poteva anche preferire di andare quel giorno a spasso piuttosto che all’inaugurazione dell’anno accademico (come io ho fatto quasi sempre, ma non per contestare gli oratori), ma non di respingere il discorso prima di ascoltarlo.

Nei confronti di Benedetto XVI è scattato infatti un pregiudizio, assai poco scientifico. Si è detto che è inaccettabile l’opposizione della dottrina cattolica alle teorie di Darwin. Sto dalla parte di Darwin (le cui scoperte si pongono su un altro piano rispetto alla fede) e non di chi lo vorrebbe mettere al bando, come tentò un ministro del precedente governo, anche se la contrapposizione fra creazionismo e teoria della selezione non è più posta in termini rozzi e molte voci della Chiesa, in nome di una concezione del creazionismo più credibile e meno mitica, non sono più su quelle posizioni antidarwiniane. Ma Benedetto Croce criticò Darwin in modo molto più grossolano, rifiutando quella che gli pareva una riduzione dello studio dell’umanità alla zoologia e non essendo peraltro in grado, diversamente dalla Chiesa, di offrire una risposta alternativa alle domande sull’origine dell’uomo, pur sapendo che il Pitecantropo era diverso da suo zio filosofo Bertrando Spaventa. Anche alla matematica negava dignità di scienza, definendola «pseudoconcetto». Se l’invitato fosse stato Benedetto Croce, grande filosofo anche se più antiscientista di Benedetto XVI, si sarebbe fatto altrettanto baccano? Perché si fischia il Papa quando nega il matrimonio degli omosessuali e non si fischiano le ambasciate di quei Paesi arabi, filo- o anti-occidentali, in cui si decapitano gli omosessuali e si lapidano le donne incinte fuori dal matrimonio?
In quella trasmissione televisiva Pannella, oltre ad aver infelicemente accostato i professori protestatari della Sapienza ai professori che rifiutarono il giuramento fascista perdendo la cattedra, il posto e lo stipendio, ha fatto una giusta osservazione, denunciando ingerenze della Chiesa e la frequente supina sudditanza da parte dello Stato e degli organi di informazione nei loro riguardi. Se questo è vero, ed in parte è certo vero, è da laici adoperarsi per combattere quest’ingerenza, per dare alle altre confessioni religiose il pieno diritto all’espressione, per respingere ogni invadenza clericale, insomma per dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio, principio laico che, come è noto, è proclamato nel Vangelo.
Ma questa doverosa battaglia per la laicità dello Stato non autorizza l’intolleranza in altra sede, come è accaduto alla Sapienza; se il mio vicino fa schiamazzi notturni, posso denunciarlo, ma non ammaccargli per rivalsa l’automobile.

Una cosa, in tutta questa vicenda balorda, è preoccupante per chi teme la regressione politica del Paese, i rigurgiti clericali e il possibile ritorno del devastante governo precedente. È preoccupante vedere come persone e forze che si dicono e certo si sentono sinceramente democratiche e dovrebbero dunque razionalmente operare tenendo presente la gravità della situazione politica e il pericolo di una regressione, sembrano colte da una febbre autodistruttiva, da un’allegra irresponsabilità, da una spensierata vocazione a una disastrosa sconfitta.

Fonte: CORRIERE DELLA SERA 


Kenya: ancora vittime

Gennaio 18, 2008

Sarebbero quattro o cinque in tutto le persone uccise [ieri] in Kenia nel corso del secondo di tre giorni di manifestazioni, indette dall’opposizione e vietate dal governo, nei principali centri del paese: lo riferiscono i mezzi d’informazione locali anche se il bilancio appare tuttora contrastante, con il capo dell’opposizione Raila Odinga che ha parlato di oltre 10 morti. Fonti locali della MISNA hanno riferito di cinque morti, tre a Kisumu, nell’ovest, e due a Nairobi. “Quello che è certo – hanno raccontato fonti di Kisumu, chiedendo di rimanere anonime per motivi di sicurezza – è che a partire dal tramonto la gente si chiude in casa e la presenza delle forze dell’ordine è costante anche nei villaggi”. Tra ieri ed oggi, nella città che ha dato i natali a Odinga ed è considerata il ‘feudo’ dell’opposizione, l’elettricità è stata tolta a intermittenza per lunghe ore, fin quasi al mattino. Scontri tra polizia e manifestanti anche a Eldoret, nella Rift Valley e nei due più grandi ‘slums’ della capitale: a Mathare, dove vi sarebbero almeno due vittime, e a Kibera dove la polizia è intervenuta in forze contro gli agitatori. Intanto, dalla comunità internazionale giungono reazioni e richieste: le Nazioni Unite hanno presentato un appello per raccogliere l’equivalente di circa 30 milioni di euro per aiutare mezzo milione di keniani in difficoltà a causa della crisi; il Parlamento Europeo, se il riconteggio dei voti si rivelasse inattuabile, chiede nuove elezioni e annuncia il congelamento dei fondi Unione Europea al governo di Nairobi “fino a quando non si sarà trovata una soluzione politica all’attuale crisi”; gli osservatori elettorali del Commonwealth, di cui il Kenia fa parte, ribadiscono la loro bocciatura del risultato elettorale. Sono intanto arrivati a Nairobi, per una mediazione tra il presidente Emilio Mwai Kibaki e Odinga, Graca Machel, consorte dell’ex-presidente sudafricano Nelson Mandela e l’ex-presidente della Tanzania Benjamin Mkapa , componenti il gruppo di ‘saggi africani’ di cui fa parte anche l’ex-segretario dell’Onu Kofi Annan, bloccato a Ginevra dall’influenza.

Fonte: MISNA