“In Somalia è in corso un’operazione di progressiva censura dei media e delle organizzazioni per i diritti umani, le nuove normative pubblicate sull’argomento minano alla base il diritto all’informazione”. Lo denuncia Mohammed Abdel Khadeer, esponente della Rete somala dei difensori dei diritti umani ‘Sohriden’, raggiunto oggi telefonicamente dalla MISNA a Mogadiscio. “Secondo un comunicato diffuso in queste ore dall’ufficio del sindaco della capitale – prosegue Khaadeer – gli organi di informazione non possono pubblicare notizie delle operazioni militari in corso nel paese e fornire informazioni sulle migliaia di rifugiati e sfollati se non dopo aver ottenuto l’autorizzazione e i dati del ministero che confermino le cifre riportate”. Il nuovo regolamento, consegnato ieri alle organizzazioni interessate dal sindaco di Mogadiscio Mohammed Dhere, avvisa inoltre “che ogni intervista a esponenti dell’opposizione, dentro o fuori il paese, sarà considerata un atto criminale”. “E’ una violazione inaccettabile alla libertà di espressione – commenta la Sohriden – che si va ad aggiungere alla chiusura arbitraria delle radio Shabelle, Banadir e Simba”. Intanto a Baidoa (250 chilometri a nord di Mogadiscio), il parlamento somalo è riunito da questa mattina per discutere le modifiche alla nuova legge sulla stampa, promulgata lo scorso giugno. Non è chiaro se le misure annunciate ieri dal sindaco di Mogadiscio, contengano alcuni degli emendamenti in discussione oggi dai deputati. I nuovi provvedimenti sulla stampa giungono comunque in un momento particolarmente difficile per i media somali, che oltre alla censura del governo sono sempre più spesso vittime di minacce e attacchi, costati la vita, nell’ultimo anno, ad otto giornalisti.
Fonte: MISNA





