ETA: l’Audiencia National ordina 46 arresti

Novembre 30, 2007

eta_simbolo_2.gif 

La polizia spagnola sta dando seguito, in queste ore, a 46 ordini di arresto nei confronti di altrettante persone coinvolte nel processo noto come “18/98″, riguardante diversi crimini legati al terrorismo di matrice basca.  L’operazione si è resa necessaria, spiegano le autorità dell’Audiencia National, per il rischio di fuga degli imputati. Secondo il quotidiano El Pais, tra gli ordini di custodia non rientrano gli accusati Teresa Mendiburu, Oiakua Azpiri, Marta Pérez Echandía, David Soto, Jaime Irribaren e José María Antxía, mentre sarebbero stati emessi ordini di detenzione nei confronti di Xabier Balanzategi, Alberto Frías, Elena Beloki, Teresa Toda, Jesús María Zalakain e Txema Matanzas. 

Il governo Zapatero continua dunque la sua azione sulla linea della fermezza. Il 18/98+ è un processo risultante da una sommatoria di azioni giudiziarie il cui teorema accusatorio è stato costruito dal giudice Baltasar Garzon.

EF


Libano: l’ennesimo rinvio

Novembre 30, 2007

Il presidente del parlamento Nabih Berri ha rinviato per la
sesta volta le elezioni presidenziali. La nuova sessione è stata fissata per il 7 dicembre.

EF


Russia: Putin invita a votare Russia Unita

Novembre 29, 2007

Il presidente russo Vladimir Putin, ignorando chi lo critica perché sfrutta la sua posizione per fini elettorali, si è rivolto ai russi invitandoli a votare per il suo partito “Russia unita” alle elezioni parlamentari di domenica prossima.

“Vi chiedo di andare a votare per le elezioni del 2 dicembre e di dare il vostro voto a ‘Russia unita’”, ha detto Putin nel corso di un intervento televisivo registrato, rivolgendosi alla nazione.

Putin, che è il candidato numero uno nella lista “Russia unita”, ha detto che votando per il suo partito, i cittadini sceglieranno “stabilità e continuità” anziché il caos che ha dominato il Paese negli anni Novanta.

“Non possiamo consentire il ritorno al potere di coloro che hanno tentato ma non sono riusciti a governare il Paese”, ha detto il presidente facendo riferimento in modo chiaro ai suoi oppositori dei partiti liberali.

Putin ha detto che le elezioni di domenica per il rinnovo della Duma, la Camera bassa del Parlamento, “getteranno le basi per le elezioni presidenziali” fissate per marzo.

Putin ha ribadito che non cercherà escamotage per restare in carica per un terzo mandato, in un’azione non prevista dalla costituzione.

Putin ha detto che considera le elezioni di domenica come un voto nazionale di fiducia nei suoi confronti e che una netta vittoria per “Russia unita” gli darà il “diritto morale” in influenzare la vita politica del Paese anche dopo la fine del suo mandato.

Fonte: REUTERS


Libano: domani si vota

Novembre 29, 2007

Trascorso il vertice di Annapolis sul Medio Oriente, domani si svolgeranno le elezioni presidenziali in Libano. Il presidente Lahoud ha lasciato l’incarico il 23 novembre scorso, dichiarando lo stato di emergenza nel Paese. I poteri del presidente sono ora affidati ad interim al governo di Fouad Siniora, considerato però illegittimo dalla maggior parte dei libanesi, per l’assenza di rappresentanti sciiti. In occasione del 64esimo anniversario dell’indipendenza, il 23 novembre scorso, non si è svolta la tradizionale parata militare.

Pace sociale, almeno fino a domani. 

EF


L’incertezza del Kosovo

Novembre 29, 2007

Si sono conclusi ieri, dopo due anni di lunghe trattative,  i negoziati per decidere lo status del Kosovo. La Serbia, appoggiata dalla Russia, ha rifiutato qualsiasi trattativa che ipotizzasse una futura indipendenza dell’enclave. Il Kosovo potrebbe ora dichiarare unilateralmente la propria indipendenza dopo il 10 dicembre, la data ultima per chiudere in modo ufficiale i negoziati.

EF


Democratic Voice of Burma

Novembre 27, 2007

democratic_voice_of_burma.jpg

Democratic Voice of Burma, è questo il nome della prima radio libera birmana. Una radio ‘a lunga gittata’, che da Oslo trasmette in Myanmar notizie riguardanti il paese oppresso dal regime militare. Notizie vere, prive del parassita della censura. Il movimento di informazioni che dall’ex-Birmania arriva a Oslo per poi essere ritrasmesso nelle terre della giunta militare, è permesso grazie a una rete sommersa di informatori che, a rischio della vita, fanno in modo che trapeli la realtà del Paese.

Per visitare il sito (in inglese) di Democratic Voice of Burma, cliccate sul nome.

EF


India: congelate le forniture militari verso Myanmar

Novembre 27, 2007

Secondo l’Hindustan Times, il secondo giornale più diffuso in India, il governo avrebbe congelato la vendita di armi e mezzi militari alla giunta birmana. Le autorità indiane fanno sapere che ”il contatto con la giunta militare di Myanmar è di interesse strategico ma che nulla potrà essere più come prima”. Recentemente erano infatti stati venduti ai militari birmani alcuni velivoli di costruzione inglese “Islander” e diversi carriarmati T-55.

Da più parti in India si parla di pressioni occidentali affinché venga allentato il legame con il regime di Myanmar, soprattutto dopo che le autorità indiane hanno firmato, lo scorso 25 luglio, un accordo di cooperazione nucleare con gli Stati Uniti. “E’ un buon passo avanti – ha dichiarato Soe Myint, editore del The Mizzima News, commentando la notizia del congelamento delle forniture militari -. L’India è la più grande democrazia mondiale e deve quindi dimostrare nei fatti il suo impegno a favore della democrazia”.

Approfondimento: clicca qui

EF


Annapolis: la pace entro il 2008

Novembre 27, 2007

annapolis.jpg 

La pace entro il 2008, è questo uno dei primi punti fermi decisi oggi ad Annapolis. Dal 12 dicembre, infatti, una commissione di esperti si metterà a lavoro per redigere un documento comune che possa portare israeliani e palestinesi alla pace.Mentre Olmert ha dichiarato di esser pronto a ”dolorose concessioni”, il presidente palestinese Abu Mazen ha sottolineato che ”l’era della violenza e del terrorismo è terminata. Domani – ha continuato – dovremo portare avanti negoziati profondi e complessi per fare in modo che nessun tema resti tabù”.

Da più parti giunge la voce secondo cui il vertice non porterà a decisioni fondamentali. Eccessivo disfattismo. La vera novità del vertice infatti, è l’aver riunito attorno al tavolo della trattativa Arabia Saudita, Siria, Autorità palestinese e Israele. Un punto importante negli ormai logori scenari mediorientali.

EF


Somalia: è crisi dell’informazione

Novembre 27, 2007

“In Somalia è in corso un’operazione di progressiva censura dei media e delle organizzazioni per i diritti umani, le nuove normative pubblicate sull’argomento minano alla base il diritto all’informazione”. Lo denuncia Mohammed Abdel Khadeer, esponente della Rete somala dei difensori dei diritti umani ‘Sohriden’, raggiunto oggi telefonicamente dalla MISNA a Mogadiscio. “Secondo un comunicato diffuso in queste ore dall’ufficio del sindaco della capitale – prosegue Khaadeer – gli organi di informazione non possono pubblicare notizie delle operazioni militari in corso nel paese e fornire informazioni sulle migliaia di rifugiati e sfollati se non dopo aver ottenuto l’autorizzazione e i dati del ministero che confermino le cifre riportate”. Il nuovo regolamento, consegnato ieri alle organizzazioni interessate dal sindaco di Mogadiscio Mohammed Dhere, avvisa inoltre “che ogni intervista a esponenti dell’opposizione, dentro o fuori il paese, sarà considerata un atto criminale”. “E’ una violazione inaccettabile alla libertà di espressione – commenta la Sohriden – che si va ad aggiungere alla chiusura arbitraria delle radio Shabelle, Banadir e Simba”. Intanto a Baidoa (250 chilometri a nord di Mogadiscio), il parlamento somalo è riunito da questa mattina per discutere le modifiche alla nuova legge sulla stampa, promulgata lo scorso giugno. Non è chiaro se le misure annunciate ieri dal sindaco di Mogadiscio, contengano alcuni degli emendamenti in discussione oggi dai deputati. I nuovi provvedimenti sulla stampa giungono comunque in un momento particolarmente difficile per i media somali, che oltre alla censura del governo sono sempre più spesso vittime di minacce e attacchi, costati la vita, nell’ultimo anno, ad otto giornalisti.

Fonte: MISNA


Australia: la svolta laburista

Novembre 26, 2007

kevin-rudd.jpg 

Il laburista Kevin Rudd è il nuovo primo ministro australiano, un netto segno di cambiamento rispetto al passato e agli 11 anni di ‘governo Howard’. Durante la campagna elettorale, infatti, Rudd ha sempre dichiarato l’intenzione di effettuare un deciso cambiamento di rotta sia nella politica interna che estera. Prima di tutto il clima. Secondo le affermazioni di Rudd, l’Australia rispetterà il protocollo di Kyoto e parteciperà alla prossima conferenza delle Nazioni Unite sul clima, appuntamenti ignorati dal predecessore John Howard. Allo stesso modo Rudd ha assicurato che un iniziale numero di 500 soldati verrà ritirato dall’Iraq e saranno ‘riviste’ le relazioni con Stati Uniti e Cina. Come dire che l’Australia non sarà più un mero esecutore delle decisioni americane.

Uno dei punti del programma di Rudd che più ha fatto scalpore è la volontà di rivedere la politica statale nei confronti degli aborigeni, definita fino a questo momento ‘inconcludente’. Commentando l’elezione, Gary Highland, presidente dell’organizzazione “Australians for the Native Title and Reconciliation”, ha dichiarato che “può aprirsi una nuova era per la parte più svantaggiata della popolazione australiana”.

Le prime congratulazioni per l’elezione sono venute da numerosi esponenti politici asiatici, dal primo ministro inglese e dal presidente degli Stati Uniti.

EF


Annapolis per punti

Novembre 26, 2007

Mazen ed Olmert 

Ecco i punti su cui verterà il vertice di Annapolis del 27 novembre prossimo:

1) La creazione di uno Stato palestinese: l’ANP vorrebbe crearlo sui confini di Gaza e Cisgiordania, ipotesi questa rifiutata da Israele che reclama invece il controllo dei confini e la sovranità dello spazio aereo. Unico punto comune è la disponibilità a creare un corridoio che unisca i due territori e penetri nel territorio israeliano.

2) I confini dei territori palestinesi e la questione dei coloni israeliani: i palestinesi chiedono a Israele lo smantellamento totale delle colonie e il ritorno ai confini anteriori al 1967, quando lo Stato ebraico conquistò anche la parte araba di Gerusalemme, anch’essa rivendicata dai palestinesi.

3) La questione dei rifugiati: Israele nega ai 4 milioni di sfollati palestinesi, cacciati nel 1948 dalle loro case per far spazio al nascente Stato ebraico, il diritto al ritorno.

4) Il riconoscimento di Israele come “Stato del popolo ebraico”: i palestinesi rifiutano categoricamente questo riconoscimento. Da anni ormai Israele non figura nelle cartine geografiche di diversi Paesi arabi.

5) La equa gestione delle risorse idriche: per ora Israele detiene l’80% delle risorse idriche della Cisgiordania.

EF


Annapolis: la Siria accetta

Novembre 25, 2007

La Siria ha accettato l’invito rivoltole dagli Stati Uniti e prendera’ dunque parte alla imminente Conferenza Internazionale sul Medio Oriente, in programma dopodomani ad Annapolis, nel Maryland. Lo hanno riferito fonti diplomatiche a Damasco. A rappresentare il governo siriano sara’ il vice ministro degli Esteri, Faysal Mukdad. Il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, ha liquidato come un appuntamento “senza scopo” la conferenza internazionale di pace sul Medio Oriente, che si terra’ martedi’ ad Annapolis, nel Maryland, sotto gli auspici del presidente George W. Bush. Ahmadinejad ha anche criticato quei Paesi arabi che hanno accettato l’invito. “La cosiddetta conferenza… non sara’ di alcun beneficio per il popolo palestinese e il suo unico obiettivo e’ sostenere l’occupazione sionista”, ha detto Ahmadinejad in un discorso riportato dall’agenzia ufficiale Irna. “Mi ricresce”, ha proseguito il presidente, “che certi Paesi della nostra regione prendono parte a una conferenza che non ha scopo e suprattutto perche’ l’ospite e’ un nemico del popolo palestinese. Parteciparvi e’ segno di mancanza di intelligenza politica. Il giudizio della Storia sui partecipanti non sara’ positivo perche’ e’ un aiuto al regime sionista”.

Fonte: AGI


Il Darfur e i cammelli dell’ONU

Novembre 23, 2007

cammelli-indiani-da-combattimento.jpg

La notizia suona assurda ma è vera: in vista della missione in Darfur, l’ONU ha chiesto all’India un numero imprecisato di cammelli da combattimento, addestrati a non fuggire davanti agli spari, per sopperire alla mancaza di mezzi ed elicotteri. La missione ONU/Unione Africana parte quindi con il segno negativo anche a causa della riluttanza di numerosi Paesi occidentali ad inviare nell’area aerei ed elicotteri. Da contingente di peacekeeping, la missione delle Nazioni Unite rischia di trasformarsi dunque in un grande ma stagnante impegno.

EF


Uccise Baldoni, ora è stipendiato dagli americani

Novembre 22, 2007

enzo_baldoni.jpg 

Vi rimando ad un articolo di Pino Scaccia in cui il giornalista rivela come uno degli assassini di Enzo Baldoni sia ora al soldo delle truppe statunitensi in Iraq. Per leggerlo cliccate qui. Naturalmente quasi nessuno dei grandi media ne sta parlando.

EF


Pakistan: l’arrocco di Musharraf

Novembre 22, 2007

musharraf.jpg

I giochi dunque sembrano fatti. Dopo lo stato di emergenza e il repulisti dei giudici contrari, Pervez Musharraf ha visto dichiarare l’ammissibilità della propria candidatura alle elezioni in Pakistan da parte della ‘rinnovata’ Corte Suprema. Elezioni ufficialmente vinte, dunque, e tutti i ricorsi presentati dall’opposizione rispediti al mittente. Questo è il Pakistan odierno. La democrazia intermittente, solo quando serve e con le pedine giuste.

Un unico dato: nelle scorse settimane, più di 6.000 tra avvocati e membri dell’opposizione furono arrestati dalle forze di sicurezza. Secondo le autorità, 5.634 sarebbero stati già rilasciati. 

EF


Kosovo: nuova proposta di Belgrado

Novembre 22, 2007

”Siamo venuti a Bruxelles con un’idea nuova e speriamo di trovare interlocutori aperti”, ha dichiarato oggi Vuk Jeremic, il ministro degli Esteri serbo, incontrando i giornalisti a margine dell’ennesimo incontro tra il governo serbo, i rappresentanti albanesi del Kosovo e la trojka negoziale, formata da Ue, Usa e Russia.
L’idea del governo di Belgrado è quella di applicare al Kosovo il modello giuridico internazionale dell’arcipelago finlandese delle isole Aland. L’arcipelago delle Aland (6.500 isole nel Golfo di Botnia tra Finlandia e Svezia, con circa 27 mila abitanti), dove si parla svedese, aveva chiesto nel 1920 l’indipendenza dalla Finlandia, ma la Società delle Nazioni decise allora di non concedere la secessione, ma di riconoscere solo la loro completa autonomia.”I cittadini di queste isole sono leali al governo centrale finlandese, ma godono di una piena autonomia”, ha continuato Jeremic.

Il ministro serbo ha sottolineato come, anche in mancanza di un accordo prima del 10 dicembre, quando la trojka riferirà al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, i negoziati devono andare avanti. ”Il Kosovo deve rinunciare ad atti unilaterali, che ‘non favorirebbero il dialogo e porterebbero la situazione vicina al punto di rottura”, ha detto Jeremic. Ma la delegazione albanese ha già fatto sapere di ritenere il 10 dicembre una data ultimativa.

Fonte: PEACEREPORTER


Somalia – Direttore di Elman: hanno tentato di uccidermi

Novembre 21, 2007

“Non posso dire chi ci sia dietro questo attentato ma quello che è certo è che hanno cercato di uccidermi”: lo dice stasera al telefono alla MISNA Ali Ahmed Sudan, direttore dell’organizzazione “Elmand” per i diritti umani in Somalia, dopo un presunto attentato ai suoi danni avvenuto oggi in una strada della periferia di Mogadiscio. “Ero sulla mia moto dopo aver partecipato a una conferenza in cui denunciavo la recente decisione del governo di transizione di chiudere la mia organizzazione – racconta Sudan – quando una macchina mi ha investito facendomi cadere ed è fuggita”. Nell’incidente, il direttore di Elmand, si è rotto una gamba. In questi mesi la ‘Elman peace and human rights’, una delle prime e è più stimate organizzazioni umanitarie nate in Somalia dopo il crollo del regime di Siad Barre nel 1991, ha denunciato le quotidiane uccisioni di civili che hanno accompagnato la ripresa delle violenze nel paese, confermando il lungo impegno nel segnalare le violazioni dei diritti umani da parte di tutte le parti (truppe etiopiche e somale e milizie ribelli) coinvolte nel conflitto. Due giorni fa, il governo di transizione somalo ha ordinato la sua chiusura, accusandola di aver diffuso “notizie infondate e distorte” sulla situazione nel paese.

Fonte: MISNA


Nur Hussein Hassan è il nuovo primo ministro somalo

Novembre 21, 2007

Mentre la Somalia sprofonda sempre più nella guerra civile, le autorità tentano di reggere senza crollare sotto i colpi degli attacchi terroristici e delle stragi. Oggi è stato scelto il nuovo primo ministro del governo provvisorio, è Nur “Adde” Hussein Hassan, appartenente al clan Hawiye, il principale di Mogadiscio. Il suo curriculum è di tutto rispetto: durante il regime di Siad Barre ha ricoperto incarichi nella guardia di finanza, nella polizia e nella procura della Repubblica, dopo la caduta di Barre è stato eletto segretario della Mezza Luna Rossa. Adesso la nomina dovrà passare al vaglio del Parlamento.

EF


M.O.: Egitto accetta invito Annapolis, blair a colloquio

Novembre 21, 2007

Anche l’Egitto ha ricevuto dall’amministrazione Usa il formale invito alla conferenza del 27 novembre prossimo ad Annapolis, nel Maryland, e ha confermato la partecipazione ai lavori del proprio ministro degli Esteri, Ahmed Aboul Gheit, che è stato invitato dal segretario di Statio americano, Condoleezza Rice.

“Il ministro risponderà affermativamente”, recita un comunicato ufficiale rilanciato dall’agenzia di stampa ‘Mena’, “nel contesto del suo persistente desiderio di fornire ogni possibile appoggio alla causa palestinese”. Nella nota si precisa che l’invito stesso fa proprie le “basi fondamentali del processo di pace”, compresdo il principio ‘pace in cambio di territori’ cui subordinare un eventuale riconoscimento d’Israele. Frattanto a Sharm el-Sheikh, nel Sinai, il presidente egiziano Hosni Mubarak ha incontrato l’ex premier britannico Tony lair, ora inviato speciale dei mediatori del Quartetto di Madrid; al centro dei colloqui, preparatori rispetto all’imminente conferenza internazionale, “gli strumenti per rilanciare il processo di pace” israelo-palestinese, come riferito dalla ‘Mena’. Nelle prime fasi le atoprità del Cairo non avevano nascosto le loro riserve rispetto all’iniziativa voluta dal presidente americano George W. Bush, ma nel prosieguo le ha invece assicurato il più ampio appoggio.

Fonte: AGI


Nel ventre della Terra

Novembre 21, 2007

Se qualcosa è rimasto di vecchio nel mondo, sono le miniere e i minatori. I loro caschetti sono adesso in plastica, ma la lampada è sempre fissata al centro. E come decenni fa, allo stesso modo si scende nei meandri della Terra e accade anche di morire. Come cent’anni fa.

Interessante è l’articolo pubblicato oggi su L’Avvenire, a firma di Claudio Monici, dove viene descritto il lavoro in una miniera d’oro in Sudafrica. Vite scure, grigie, scandite dalle picconate o dal fragore degli esplosivi. Vite vissute 2 mila e 800 metri sotto terra, al chiuso, vite di persone semidimenticate, elevate agli onori della cronaca solo in caso di incidente: i minatori.

minatori1.jpg

Buona lettura:

DA BOKSBURG
 di CLAUDIO MONICI

 L a saracinesca scende e lentamente spegne il sole.
  Da una fessura filtra l’ultima lama di luce e sul volto scuro dei minatori è un rapido baluginare di scintille. Poi più nulla, solo il buio e il pavimento sotto i piedi che trema come la schiena di una bestia nervosa. Giù veloci, mentre dal soffitto colano fiotti d’acqua.
  Ancora più giù, seguiti dal lamento delle funi d’acciaio che sbattono e stridono, prigioniere nelle guide del condotto. Undici metri al secondo, per raggiungere la prima profondità di 1700 metri, nel buio reso meno tetro e soffocante dalla lampada da minatore fermata sull’elmetto di plastica gialla. Scende ancora il montacarichi e pare non arrivare mai. Nessuno parla, mentre ci immergiamo nel ventre della Madre Terra per arrivare, in due tappe d’ascensore e un tragitto a piedi, a meno 2860 metri, nel cuore della più antica miniera d’oro del Sudafrica, dove gli operai aggrediscono la roccia con trapani ed esplosivo. Dove ancora si lavora come cinquant’anni fa, perché quaggiù la pietra resiste all’uomo e non s’arrende come invece avviene nelle miniere di carbone.
  Si scava metro dopo metro, un duro avanzare con poca tecnologia, tanta forza delle mani e volontà di resistenza, in un ambiente che può rivelarsi pericoloso e traditore. Si parla poco sottoterra, quando a urlare sono il martello pneumatico e la dinamite, mentre viene consolidato, con travi di legno da miniera del Far West, il tunnel appena aperto. Nel 1893, la città di Boksburg, un’ora d’auto a Sudest di Johannesburg, non esisteva neppure. Fino a quando qualcuno ha trovato l’oro, che a quei tempi galleggiava in superficie. Anno dopo anno, picconata dopo picconata, i minatori di Boksburg hanno scavato le vene aurifere, fino a scendere sotto 4000 metri.
  Miniera di «East Rand Proprietary Mines» (Erpm), della società «Durban Rudeport Deep»: non possiamo che restare sbalorditi se pensiamo che il montacarichi ci sta immergendo in un microcosmo che è solo un’esigua porzione dei 13 chilometri di cunicoli, tunnel verticali, passaggi orizzontali e condotti di accesso.
  Rotaie e roccia, grotte e rifugi, con tutto quello che serve in caso di incidenti, crolli e incendi.
  Generatori e tubazioni per pompare l’aria, che deve raggiungere ogni più lontano angolo, altrimenti la morte sopraggiunge in pochi istanti. E poi gli uomini. E l’oro. La pepita d’oro. Il sogno: trovarla grande come il pugno d’una mano, per dare una svolta alla propria vita.
  Ma non è così. L’oro non si vede mai: è polvere fusa nascosta nella roccia marmorea. Da portare in superficie e sbriciolare. La prima sosta è il «Livello 42».
  Millesettecento metri sottoterra.
  Incrociamo un gruppo di minatori. Sono quelli del turno di notte e tornano in superficie.
  Stanchi. Le operazioni di discesa e risalita in una miniera sono molto importanti. A coordinarle due addetti ai montacarichi, capaci di 35 persone. Manovratori isolati nelle loro sale comandi, seduti a regolare giganteschi impianti: uno dei macchinisti vive in superficie, l’altro in una galleria a volta nel profondo dei 1700 metri. Il sistema per accertarsi che i montacarichi siano ai livelli giusti, e con le porte in sicurezza, resta affidato a una robusta scampanellata. Vengono in mente le tragedie che accadono nelle miniere ucraine e cinesi, decine di morti in una manciata di secondi.
  Ma anche l’ultima emergenza in Sudafrica, nel mese di ottobre, quando più di 3.000 minatori rimasero intrappolati a oltre 2mila metri di profondità nella miniera di Elandsrand, a Carletonville. Per colpa di una conduttura idrica che spezzandosi è precipitata e ha tranciato i cavi elettrici del pozzo principale, danneggiando il sistema di risalita. Il «responsabile della sicurezza» della Erpm, Louis Vermaak, ci guida nel ventre del ‘mostro’. Si discute poco sotto terra, c’è energia solo per stare attenti a quello che si sta facendo.
  Non soltanto quando si cammina, per non inciampare nelle traversine delle rotaie, sommerse da acqua e fango. Calore e pressione possono fare brutti scherzi. «State bene?», chiede il nostro accompagnatore ogni cinquanta passi. «La temperatura aumenta di un grado ogni cento metri di dislivello», avverte Vermaak. Il successivo ’salto’ ci fa precipitare di quasi mille metri e veniamo catapultati in un luogo che ricorda la scenografia di un film di fantascienza. Aperta una oscura porta basculante, ci affacciamo nel silenzio di un abisso, l’inizio di una galleria che si perde lontano nell’oscurità. Non è più solo l’acqua che inzuppa la roccia e ci piove addosso a infastidire, ma anche il calore, forse già oltre i 45 gradi. Per refrigerare l’aria forzata in tunnel e gallerie, ogni giorno sono immesse 2.000 tonnellate di ghiaccio in uno speciale impianto nel sottosuolo. Prima di sedere in giacca e cravatta alla scrivania di «general manager» di una miniera, in Sudafrica non basta lo specifico titolo di studio, bisogna aver lavorato nel suo ventre per almeno un paio d’anni. Manny Da Silva è il giovane direttore: «Questa miniera era stata messa in liquidazione nel 1999, a causa dello scarso margine di guadagno.
  Per tentare di salvare l’occupazione, nel 2004 abbiamo chiuso alcuni pozzi a quota 4.000.
  Oggi, grazie all’andamento del prezzo dell’oro, possiamo prevedere una attività di almeno altri venticinque anni».
  Duemilacento dipendenti, con il dieci per cento donne minatrici.
  Ogni giorno, i montacarichi scaricano 1.500 lavoratori. Lo stipendio minimo è 2.100 rand, quasi 210 euro. La società mineraria garantisce assistenza medica interna e sistemazione in un ostello per chi non ha famiglia.
  Quest’anno sono stati due gli incidenti mortali: minatori rimasti schiacciati sotto un crollo. Per tenere sotto controllo il movimento della roccia, nelle gallerie vi sono rivelatori sismici. Il problema non sono i terremoti, irrilevanti in questa zona, bensì la forte pressione che si libera sulle volte delle gallerie, conseguenza allo svuotamento. Dalla «East Rand Proprietary Mines» si ricavano in media 190 chili di oro al mese. Non è molto, se li si paragona alla produzione della miniera di Klooef, cinquanta chilometri da Johannesburg: una tonnellata di metallo giallo ogni 30 giorni. In questa miniera, da ogni tonnellata di roccia trasportata in superficie si ricavano 6 grammi di oro. Dunque, per avere i 190 chili, la società spende, compresi stipendi e costi di manutenzione, 30 milioni di rand, 3 milioni di euro. Un margine di guadagno non straordinario se si considera che un chilo d’oro appena estratto vale 170mila rand, 17mila euro.
  Raggiungiamo infine il filone d’oro, il cuore che batte della miniera. La galleria si restringe e verso il suo termine permette il passaggio solo stando piegati in due, spostando continuamente la testa quando la carrucola porta i carichi di dinamite, inquietanti casse con 25 chili di candelotti. I minatori sono giovani neri, lavorano a torso nudo scambiandosi qualche battuta nel loro dialetto africano. La nostra presenza è una curiosità che fa da sottofondo al frastuono dei martelli pneumatici. Nella stretta galleria, l’oscurità è falciata dal balletto di fioche luci delle torce sui caschi. L’esplosivo è stato sistemato e si torna in superficie. Tra poco la dinamite sarà innescata. Dopo i crolli, dovranno trascorrere due ore prima di tornare giù armati di badili e riempire i carrelli di materiale. Risaliamo all’esterno: ora l’aria e la luce del sole ci sembrano una cosa nuova. Viva.

EF