Ottobre 29, 2007
“I colloqui sono in corso e andranno avanti per altri due giorni almeno; si tratta di incontri bilaterali tra i mediatori dell’Unione Africana e dell’Onu da una parte e i delegati del governo di Khartoum o dei gruppi ribelli dall’altra”: il portavoce della missione dell’Unione Africana (Ua) in Sudan, tiene aperta la porta del tavolo di pace aperto sabato scorso a Sirte in Libia e dice alla MISNA che ci sono contatti in corso anche con i rappresentanti delle formazioni ribelli assenti, lo Sla-m (Sudan liberation army-movement) e il Jem (Justice and equality movement). “Sono stati loro stessi a chiederci aggiornamenti sui colloqui in corso sostenendo di aver bisogno di altro tempo per decidere posizione prendere” ha aggiunto il portavoce. Mentre a Sirte si lavora per raggiungere un risultato utile nonostante le assenze pesanti di Sla-m e Jem e l’ammissione di fallimento fatta dallo stesso Muammar Gheddafi (“senza i due principali gruppi ribelli è impossibile fare la pace”), il presidente sudanese Omar al-Bashir inviando un messaggio ai ribelli, ha accusato l’Occidente di voler controllare le riserve petrolifere del paese: “I paesi occidentali – ha detto – non vi vogliono né vi saranno di alcuna utilità; loro vogliono solo che ci combattiamo a vicenda, ecco perché dobbiamo tornare ad essere uniti”. Il Jem, intanto, ha accusato le forze governative di continuare a violare il cessate-il-fuoco nella zona di Jabel Moun; Khartoum ha però smentito.
Fonte: MISNA
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Ottobre 27, 2007
All’avvio dei colloqui di pace a Sirte, in Libia, fioccano le buone azioni e il governo sudanese decreta il cessate il fuoco nei confronti dei ribelli del Darfur. Poche sono però le speranze di riprendere un costruttivo dialogo tra le parti, dopo che sei delle sette fazioni ribelli presenti nel Sudan, hanno deciso di boicottare i colloqui libici. Inutile dire che una tale assenza tornerà a favore delle ragioni di Karthoum.
EF
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Ottobre 24, 2007
Il sottosegretario alla presidenza del consiglio Ricardo Franco Levi ha proposto alla Commissione Cultura della Camera un «comma aggiuntivo» al ddl di riforma dell’editoria che esclude i blog dall’articolo 7, quello che vede l’obbligo dell’iscrizione al Registro degli operatori della comunicazione per i siti internet. «Nel comma aggiuntivo all’articolo 7 che lascio all’attenzione della commissione non abbiamo scritto blog ma questo è il senso». «Vi propongo di prendere in considerazione un comma aggiuntivo all’articolo 7. È un suggerimento per lavorare insieme, come del resto per tutto il resto del provvedimento», ha detto Levi nell’audizione alla Commissione Cultura della Camera che apre l’iter parlamentare del provvedimento.
Il comma aggiuntivo – ha spiegato Levi – dice che sono esclusi dall’obbligo di iscrivere al Roc i soggetti che accedono o operano su internet per prodotti o siti ad uso personale e non ad uso collettivo. «Vuol dire che sono esclusi i blog che non rientrano in questo comma teso a ridefinire le responsabilità di chi opera su internet», ha spiegato il sottosegretario. «Non vogliamo spegnere voci ed attentare al pluralismo», dice il sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega per l’editoria Ricardo Franco Levi alla Commissione Cultura della Camera dove oggi si apre l’iter parlamentare del provvedimento. Lo dice in merito alla questione dei finanziamenti diretti destinati soltanto alle cooperative e ai giornali dei gruppi parlamentari.
«Per quelle testate che non rientrano nelle nuove norme – ha spiegato Levi – proporremo un periodo di 12 mesi con l’erogazione di contributi, così che questi giornali che perderebbero i contributi possano mettersi in regola con le nuove norme per diventare cooperative o soggetti di gruppi politici».
Fonte: LASTAMPA.IT
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Ottobre 24, 2007
Manifestazioni di protesta si terranno oggi, in 12 città del mondo contro la giunta militare di Myanmar che da 12 anni tiene agli arresti domiciliari il premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi. Le dimostrazioni si svolgeranno a Londra, Parigi, Berlino, Dublino, Vienna, Sydney, Washington, Toronto, New York, Brasilia, Bangkok e Città del Capo, davanti alle sedi diplomatiche cinesi. Questo perchè la Cina, considerata l’alleato più prezioso della giunta militare, è accusata di ostacolare l’approvazione in sede di Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di una risoluzione di condanna dei generali birmani. Sempre oggi, sei donne premiate col Nobel per la pace hanno rivolto un appello alle Nazioni Unite perchè agiscano a favore del rilascio di San Suu Kyi e degli altri prigionieri.
Fonte: PEACEREPORTER
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Ottobre 22, 2007
Il presidente iracheno, il curdo Jalal Talabani, ha annunciato che il Pkk sospenderà le sue azioni armate da questa sera. Lo ha riferito la televisione turca Ntv. Il presidente iracheno ha ricevuto assicurazioni in tal senso da esponenti del Pkk. Nel frattempo il ministro degli Esteri turco Ali Babacan ha dichiarato che prima di lanciare offensive militari nel territorio iracheno il governo di Ankara esplorerà tutti i canali diplomatici.
Fonte: PEACEREPORTER.NET
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Ottobre 22, 2007
Sarebbe di 7 soldati morti e 20 ribelli uccisi, il tragico bilancio dell’attacco lanciato oggi contro la base aerea militare di Anuradhapura (Nord del Paese). Secondo il sito Tamilnet, i ribelli delle Tigri Tamil avrebbero bombardato aerei ed elicotteri parcheggiati sulla pista, usando un velivolo monomotore Ziin 143, di fabbricazione Ceca. Un elicottero militare, decollato per contrastare l’attacco, sarebbe invece precipitato al suolo per un guasto tecnico.
Dal 1983 sono oltre 70 mila le vittime di questo conflitto interno allo Sri Lanka.
EF
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Ottobre 22, 2007
Liberati dai sequestratori i due sacerdoti rapiti il 13 ottobre scorso. Secondo le prime informazioni non ci sarebbe stato alcun blitz o azione violenta e i due sarebbero in buone condizioni di salute.
EF
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Ottobre 20, 2007
I nostri ministri leggono i testi dei Ddl che vengono sottoposti a voto? Sembra di no. Molti di loro però hanno un blog, lo aggiornano e lo usano per farsi pubblicità. Tra poco, a quanto pare, lo potrebbero dover registrare. Se il Ddl non verràmodificato, infatti, chiunque abbia un sito o un blog personale (come questo) avrà l’obbligo di darne notizia allo Stato. L’articolo 6 del Ddl sull’editoria afferma infatti che “chiunque faccia attività editoriale” è tenuto a iscriversi al ROC, uno speciale registro custodito dall’Autorità per le Comunicazioni. Viene considerata attività editoriale” qualsiasi tipo di informazione, anche di intrattenimento” (articolo 2). Il web, dunque, nonsarebbe lasciato fuori dal filo spinato.
“Sarà l’Autorità per le Comunicazioni – ha affermato Franco Levi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio – a indicare, con un suo regolamento, quali soggetti e quali imprese siano davvero tenute alla registrazione”. Ma cosa comporta, nei fatti, la registrazione al ROC? Soprattutto una maggiore responsabilitò penale (in caso di diffamazione) per tutti coloro che gestiranno un sito. Il nuovo Ddl, infatti, estenderebbe anche al web la ‘diffamazione aggravata a mezzo stampa’.
Le reazioni al Ddl sono numerose e contrastanti. Beppe Grillo grida alla morte dei siti, “la burocratizzazione obbliga chiunque abbia un sito o un blog, a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile”. Pietro Folena, presidente della Commissione Cultura della Camera, sottolinea che “chi apre un blog non è un editore e non deve sottostare a regole riguardanti la stampa o gli operatori della comunicazione. Un blog è un diario – continua Folena -, un conto è la professione, l’impresa, altro è la libera circolazione di idee e informazioni”. Di Pietro èarriva addirittura a minacciare la crisi di governo se il Ddl diventerà legge, ”è una legge liberticida – afferma il ministro – per quanto mi riguarda non passerà mai, a costo di mettere in discussione l’appoggio dell’IdV al Governo”.
In ultimo è venuta la dichiarazione del Ministro per le Comunicazioni Gentiloni, che si è scusato ”per non aver controllato personalmente parola per parola il testo consegnato al CdM. Pensavo confermasse solo le norme esistenti”. Per il Ministro “va bene applicare anche ai giornali on line le norme in vigore per la carta stampata, ma sarebbe un grave errore estenderle ai siti e ai blog. Molto meglio lasciare le regole attuali. Sono convinto che lo stesso sottosegretario alla Presidenza Levi correggerà l’errore”. Retromarcia dunque. Speriamo.
Scarica qui il Ddl provvisorio sull’editoria: Ddl provvisorio sull’editoria
EF
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Ottobre 20, 2007
L’agenzia stampa ufficiale di Teheran, Irna, ha fatto sapere che il negoziatore capo sulla questione nucleare(nonché Segretario del Consiglio Nazionale Supremo di Difesa), Ali’ Larijani, si e’ dimesso. La rinuncia all’incarico giunge a soli tre giorni dal vertice che si svolgerà a Roma e a cui parteciperà anche l’Alto Rappresentante per la politica estera dell’Ue, Javier Solana. L’agenzia iraniana non ha reso noti altri particolari della vicenda.
EF
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Ottobre 19, 2007
In base alle prime ricostruzioni dell’attentato di ieri, al passaggio dell’ex-primo ministro qualcuno avrebbe scagliato una bomba in mezzo alla folla; quindi, sul lato opposto della strada, un attentatore suicida si sarebbe fatto saltare in aria. Una taglia di cinque milioni di rupie (circa 58.000 euro) è stata promessa a chiunque dovesse fornire informazioni utili per arrestare i colpevoli. “So esattamente chi ha tentato di uccidermi – ha dichiaro intanto oggi Benazir Bhutto – sono i dignitari dell’ex-regime del generale Zia ul Haq, che agiscono nascondendosi dietro l’estremismo e il fanatismo. Chiedo che sia aperta un’inchiesta sulla vicenda, anche per verificare perché le luci che illuminano le strade si siano spente dopo la prima esplosione, rendendo più difficile l’identificazione dei responsabili e le operazioni di soccorso”. Il generale Muhammad Zia-ul-Haq, capo di stato maggiore nel 1976, l’anno successivo partecipò a un colpo di stato ai danni del primo ministro Zulfikar Ali Bhutto, padre di Benazir, e diventò poi presidente del Pakistan nel 1978; esercitò una dittatura militare che si concluse il 17 agosto 1988 con la sua morte in un incidente aereo rimasto misterioso. Nel 1979, Zulfikar Ali Bhutto era stato impiccato perchè ritenuto responsabile di aver approvato l’uccisione di un suo avversario politico. Le accuse di corruzione e riciclaggio aggravato di denaro che ancora pendono sul capo della Bhutto le avrebbero impedito di rientrare nel paese (pena l’arresto) se nelle scorse settimane il presidente Parvez Musharraf non l’avesse amnistiata, con un provvedimento che prelude ad una probabile spartizione del potere e a un’alleanza politica in vista delle elezioni generali del gennaio prossimo. Di sicuro, al di là delle accuse di colpevolezza che i protagonisti vecchi e nuovi della politica pakistana si scambiano in queste ore, ci sono i corpi senza vita di centinaia di cittadini anonimi, e l’incertezza sul futuro che attende il Pakistan all’indomani del più grave attentato che la storia del paese abbia conosciuto.
Fonte: MISNA
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Ottobre 18, 2007
Dal suo arrivo nella piu’ popolosa citta’ del Pakistan sono passate ormai sette ore ma l’ex primo ministro del paese, Benazir Bhutto, si trova ancora bloccata dalle 250mila persone che si sono radunate lungo la strada dell’aeroporto per acclamarla. Sarebbero nel frattempo avvenute delle esplosioni, con almeno 25 feriti e un numero imprecisato di morti, ma Bhutto dovrebbe essere illesa. La popolarita’ della leader non e’ stata intaccata dagli otto anni di esilio volontario e le gravi accuse di corruzione. Aveva lasciato il Pakistan nel 1999 per sfuggire a procedimenti penali per accuse di corruzione. Ieri ha promesso di riportare la democrazia nel Paese governato dal generale Pervez Musharraf che prese il potere nel 1999 con un colpo di stato.
Fonte: AGR
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Ottobre 18, 2007
«In Iran c’è un leader che vuole distruggere Israele, per questo ho detto che se si è interessati ad evitare una Terza Guerra Mondiale bisogna voler prevenire la possibilità che l’Iran abbia la conoscenza necessaria per realizzare la bomba», queste la risposta del presidente degli Stati Uniti George W. Bush alla rinnovata promessa di amicizia tra il presidente russo Vladimir Putin e il regime iraniano. Scenari apocalittici insomma. Poco credibili, in fondo. Appare improbabile che l’Iran possa davvero decidere di bombardare Israele, come lo è anche l’ipotesi di una Terza Guerra Mondiale che non converrebbe a nessuno e non avrebbe alcun obiettivo definito di partenza.
Come nota oggi Anna Zafesova su La Stampa, i toni usati dai due presidenti sono solo apparentemente da Guerra Fredda ma la realtà è ben diversa. Mancano le ideologie che opponevano e sostenevano in passato i due blocchi e manca sopratutto la convinzione. Tutto si gioca attorno alle risorse naturali dei singoli Paesi, quelle russe da Putin definite pregne di ‘erotismo politico’. Parlare di una guerra totale è anacronistico anche perché nessuno dei potenziali ‘attori’ sarebbe in grado di sostenerla. L’America è impantanata in Iraq e ha già conosciuto una pesante recessione dovuta ai costi bellici, la Russia deve ancora modernizzare il proprio esercito e risolvere diversi conflitti interni. Null’altro che retorica dunque? Speriamo.
Un dato di fatto inquietante è però la crescente contrapposizione tra Est e Ovest, cresciuta incredibilmente negli ultimi mesi. Alle tensioni tra Usa e Russia, infatti, si è aggiunta la crisi tra Washington e Pechino, scaturita dai riconoscimenti americani al Dalai Lama. Ogni scusa sembra essere buona per sottolineare le differenze. Altra retorica? Speriamo. Eppure, appena una manciata di mesi fa, si sono svolte esercitazioni militari congiunte Russia/Cina. Lo scenario appare insomma talmente apocalittico da suonare banalmente improbabile.
Tra le numerose dichiarazioni e le reciproche minacce, una sola è la grande assente: l’Europa.
EF
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Politica, Russia, USA | Messo il tag: Politica, Russia, USA |
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Ottobre 18, 2007
Dopo otto anni di esilio è rientrata oggi a Karachi l’ex premier Benazir Bhutto. Il volo della Emirates decollato da Dubai, è giunto in Pakistan alle 13.45 ora locale (le 10.45 in Italia).
Numerosissimi i supporter dell’ex premier chel’hanno festeggiata nelle strade della città e imponenti le misure di sicurezza: oltre 2 mila agenti e 2 mila e 500 paramilatari, disposti lungo tutto il percorso. Nei giorni scorsi, infatti, diversi leader talebani e gli stessi qaedisti avevano minacciato di uccidere Benazir Bhutto, qualora fosse rientrata in Pakistan.
Sull’intero panorama politico pakistano aleggia poi l’incognita della riconferma, da parte della Corte Suprema, dell’elezione del generale Musharraf. La Costituzione pakistana non permette infatti a un militare di prendere le redini dello Stato.
Inutile sottolineare come il generale abbia più volte promesso, in passato, di abbandonare l’esercito, senza mai mantenere l’impegno.
EF
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Benazir Bhutto, Pakistan, Politica | Messo il tag: Benazir Bhutto, Musharraf, Pakistan, Politica |
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Ottobre 17, 2007
Con una larghissima maggioranza, 507 voti a favore e 19 contrari, il Parlamento turco ha approvato la mozione del governo che autorizza i militari a intervenire nel Kurdistan iracheno.
Le reazioni si alzano da ogni parte e sono contrastanti. La prima proviene da Washington, ed invita il governo turco a non dar seguito al voto: “un Medioriente ulteriormente destabilizzato non converrebbe neanche alla Turchia”. La seconda più che una reazione appare un’offerta in extremis e sulla cui fattibilità si alzano numerosi dubbi. Il premier iracheno Al Maliki, infatti, si è detto disposto a mettere in atto ogni azione volta alla repressione dei fenomeni terroristici kurdi. Per parte sua il governo autonomo kurdo dell’Iraq, nega di aver appoggiato azioni terroristiche contro postazioni turche. Il premier siriano Bashad, per ultimo, afferma che la Turchia è libera di prendere le precauzioni che ritiene più giuste per far fronte alla minaccia kurda.
Un coro di voci discordanti che colmano l’atmosfera di frebbile attesa successiva alla votazione. Una ‘votazione armata’, scrive ironicamente Peacereporter, in realtà è un voto tutto diplomatico, che forza l’apertura di nuovi scenari internazionali.
Casus belli
Non è piaciuto a Tyyp Erdogan e ai suoi ministri l’esternazione americana che definiva ‘genocidio’ il massacro armeno. Ma come altro descriverlo? La Turchia è inoltre ancora in ’sala d’attesa’ per quanto riguarda l’ingresso nell’Unione Europea. Diritti Umani e radicalismo gli scogli da superare. Infine bisogna ricordare che il problema kurdo insanguina il Paese con frequenti attentati dal 1984. La Turchia, insomma, vuole che tutti i nodi vengano al pettine e minaccia carri armati e crisi. Sarebbe però paradossale ritenere che il governo di Erdogan possa invadere deliberatamente un Iraq già fortemente provato, chiudendo definitivamente la porta in faccia a USA e UE e accettando di avere una guerriglia ancor più accesa proprio alle porte di casa. Quella contro i kurdi, infatti, rischierebbe di essere un’offensiva molto simile a quella condotta da Israele contro il Libano: un intero esercito contro invisibili cellule. La famosa e tagliente ‘guerra asimmetrica’, una sorta di Vietnam moderno che ha permeato con le sue dinamiche belliche ogni conflitto e si avvia a modificarne radicalmente le dinamiche.
Si resta in attesa dunque, con la concreta speranza che sia stia assistendo a uno strategico bluff, sebbene proprio l’America, che ora invoca moderazione, abbia dato lezioni di conflitti preventivi. Speriamo solo che non si prenda esempio.
EF
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Iraq, Politica, Turchia, kurdistan | Messo il tag: Iraq, kurdistan, Politica, Turchia, Uncategorized |
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Ottobre 17, 2007
I ribelli del Movimento per la liberazione del popolo sudanese hanno annunciato oggi di voler tornare a far parte del governo nazionale. La scorsa settimana l’Splm aveva infatti interrotto ogni rapporto con le istituzioni, accusandole di volerlo emarginare e ignorare. Il Movimento ha posto però come condizione necessaria il comune impegno per ottenere risultati concreti entro il terzo anniversario del cessate il fuoco, il prossimo 9 gennaio. I punti controversi sono il ritiro delle truppe del nord dai pozzi petroliferi del Sud e il rispetto delle norme costituzionali.
EF
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Africa, Politica, Sudan | Messo il tag: Africa, Politica, SPLM, Sudan |
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Ottobre 17, 2007
L’Eritrea ce l’ha fatta. Dopo una discesa costante negli anni, il piccolo Paese africano è riuscito, per la prima volta, a occupare l’ultimo posto (il 169esimo) nell’indice sulla libertà di stampa nel mondo compilato da Reporters Senza Frontiere, superando un mostro sacro come la Corea del Nord.
Ma se ad Asmara i giornalisti piangono, in molti dei Paesi ritenuti più “civili” non ridono: tra gli stati del G8, solo due (Canada e Germania) sono nei primi venti posti. L’Italia ferma la sua discesa ma si attesta al 35esimo posto, gli Usa stagnano (48) mentre Russia (144) e Cina (163) si confermano le pecore nere tra le potenze mondiali.
Nel solo 2007, in tutto il mondo 77 giornalisti sono stati uccisi e 128 imprigionati, mentre aumenta il giro di vite nei confronti dei cyber-dissidenti, 64 dei quali sono finiti in galera.
Fonte: PEACEREPORTER.NET
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Eritrea, libertà di stampa | Messo il tag: Eritrea, libertà di stampa |
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Ottobre 17, 2007
“Padre Pius Afas e padre Mazen Ishoa stanno bene, questa mattina abbiamo parlato per telefono con i loro rapitori, la speranza di rivederli presto resta viva”: la voce di monsignor Basile Georges Casmoussa è stanca, ma le sue parole, raccolte telefonicamente questa mattina dalla MISNA che lo ha contattato a Mosul, confermano il proseguimento delle trattative per liberare i due sacerdoti rapiti sabato scorso. “La cosa più importante in questo momento è mantenere aperta la porta del dialogo, la speranza è quella di poter riabbracciare molto presto i due sacerdoti il cui rilascio è stato vincolato al pagamento di un riscatto” ha aggiunto, parlando con la MISNA, l’Arcivescovo siro-cattolico di Mosul che in queste ore tiene i contatti con i rapitori. Padre Afas e padre Ishoa erano stati bloccati da un numero imprecisato di uomini armati sabato pomeriggio intorno alle 16 mentre si trovavano nel quartiere al-Thawra: si stavano dirigendo nella chiesa di Fatima, nel quartiere di al-Faisaliya, dove erano attesi per la celebrazione di un funerale. Padre Afas, 60 anni, è stato direttore di una rivista cattolica, padre Ishoa è stato ordinato sacerdote poco tempo fa.
Fonte: MISNA
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Iraq | Messo il tag: Iraq |
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Ottobre 16, 2007
Il governo di Baghdad ha chiesto alla Turchia di aprire negoziati urgenti per scongiurare l’invasione contro le postazioni del PKK nel Nord dell’Iraq. Invadere il Kurdistan iracheno significherebbe, infatti, destabilizzare l’unica area relativamente stabile del Paese.
Il sospetto che la Turchia voglia approfittare della guerra civile e della debolezza delle autorità di Baghadad, per risolvere in modo sbrigativo un problema che si porta dietro dal 1984, è forte. Per mancanza di mezzi e autorità, infatti, le reazioni militari irachene all’invasione turca, sarebbero minime. ‘O adesso o mai più’, questa è la linea che si teme voglia intraprendere l’esecutivo di Tyyp Erdogan, un’opzione altrimenti impensabile.
EF
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Iraq, Turchia, kurdistan | Messo il tag: Iraq, kurdistan, Turchia |
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Ottobre 16, 2007
Il Presidente russo Vladimir Putin è giunto a Teheran. Il viaggio era stato posticipato di un giorno a causa delle numerose voci su un possibile attentato ai suoi danni.
Con i vertici della dirigenza iraniana il presidente Putin parlerà sicuramente della produzione di energia nucleare, i cui macchinari sono forniti proprio da Mosca. L’ultima volta di un capo di Stato russo in Iran fu al termine della Seconda Guerra Mondiale, quando vi si riunirono Stalin, Churchill e Roosvelt.
EF
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Iran, Russia, nucleare | Messo il tag: Iran, nucleare, Putin, Russia |
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