L’ONU a Myanmar e l’esercito non spara più

Settembre 30, 2007

Soldati per le strade di Rangoon

Definitivamente smentite le voci di divisioni interne alla Giunta Militare, in Birmania non si spara più. Motivo di questo inaspettato vento pacifista è la visita dell’Alto Rappresentante ONU Ibrahim Gambari. Si tratta solo di calma apparente. Le vittime provocate dai combattimenti dei giorni scorsi restano, la dissidenza parla di oltre 200 morti e oltre 3 mila arresti tra i monaci.

“Hanno ricevuto ordine di non sparare addosso alle persone, tirano dei colpi in aria di avvertimento ma cercano di non uccidere nessuno. Sappiamo comunque che i manifestanti vengono picchiati, brutalmente. E se dico brutalmente, ha idea di cosa voglia dire molto brutali per la polizia birmana, vero?” – ha sottolineato a Peacereporter dalla Norvegia, ‘Democratic Voice of Burma’ (DvB), l’organizzazione dei dissidenti birmani all’estero. Si parla ‘dal resto del mondo’ poiché comunicare dalla Birmania è quasi impossibile. Ai limiti del silenzio. Internet e l’intera rete deella telefonia fissa e mobile sono stati disabilitati.

EF


Brevi – Afghanistan: presto in libertà gli operatori Icrc

Settembre 29, 2007

Saranno rimessi in liberta’ oggi i quattro operatori della Croce Rossa Internazionale sequestrati quattro giorni fa. Lo ha annunciato un portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahed, che ha detto che gli ostaggi sarebbero stati rapiti “per errore” dai suoi uomini. I quattro – un birmano, un macedone e due afghani – sono stati rapiti mercoledi’ nella provincia di Wardak, a circa cinquanta chilometri dalla capitale Kabul mentre erano impegnati in una missione per il rilascio dell’ingegnere tedesco di 62 anni e di altri cinque afghani sequestrati nella stessa provincia dieci settimane fa.

Fonte: AGR


Brevi – Afghanistan: kamikaze fa strage tra i militari

Settembre 29, 2007

E’ di almeno 27 morti tra i soldati afghani e di 4 tra i civili il bilancio dell’ennesimo attentato kamikaze in Afghanistan. Vestito con l’uniforme militare, l’attentatore sarebbe salito a bordo di un pullman dell’esercito facendosi poi saltare in aria. L’attacco è stato rivendicato dai talebani.

EF


Myanmar: la frattura interna

Settembre 29, 2007

Poliziotti in assetto antisommossa 

Si moltiplicano le voci secondo cui alcuni battaglioni dell’esercito birmano si sarebbero ammutinati alla Giunta Militare. 
A questi si aggiunge la dissociazione della stampa. Motivando la chiusura delle redazioni con ‘difficoltà logistiche dovute ai disordini’, i tre maggiori quotidiani nazionali di Myanmar hanno sospeso le pubblicazioni per non dover subire la censura governativa. Si tratta di Kumudra, Seven Days, Pyi Myanmar.

E’ da registrare l’incendio, avvenuto questa notte, della caserma di Okkalarpa. Una sorta di risposta popolare alla strage del 27 settembre scorso, quando restarono sul terreno 29 morti.

Secondo Oslo Moe Aye, caporedattore di DvB, l’atteggiamento dei militari è cambiato: “non sparano più addosso alla gente, tirano dei colpi in aria come avvertimento, ma non mirano ad uccidere. Sono molti però i pestati e hanno comunque fatto largo uso dei gas lacrimogeni”. La 33° Divisione si sarebbe invece del tutto ammutinata ai comandi militari, rifiutandosi di sparare sui monaci e deponendo le armi nei pressi della pagoda cittadina. Il sito Irrawaddi, infine, riporta una notizia secondo cui anche i cadetti dell’accademia di Mandalay vorrebbero unirsi alla divisione ribelle.

AGGIORNAMENTO:

A breve atterrerà a Yangoon l’Alto Rappresentante Onu – Ibrahim Gambari. Si prevedono manifestazioni popolari in aperta contrapposizione ai divieti espressi dalle autorità militari. E’ stata ripristinata la connessione internet.

EF


Pacifisti sbandieratori, dove siete?

Settembre 29, 2007

pacifisti 

Qualche banchetto e un paio di sit-in. Poca roba insomma. Mi chiedo dove siano finiti tutti i pacifisti che hanno a lungo strombazzato in piazza contro la guerra in Iraq. La Birmania se la sono dimenticata? Si muore anche lì. In modo tremendo: si muore nel silenzio, marciando con la voglia del cambiamento. Ma nessun pacifista, nessuno sbandieratore arcobaleno. Tutto tace.

EF


Myanmar: la gente di nuovo in piazza.

Settembre 28, 2007

A Rangoon la gente ci riprova. Da questa mattina un migliaio di persone sta cercando di radunarsi nei punti strategici della città, pronta a sfidare nuovamente il regime militare. A fronte delle nuove proteste, la notizia che rimbalza in via ufficiosa è che le vittime sarebbero molte di più rispetto a quelle dichiarate.

Nel frattempo il regime ha oscurato internet. La scusa ufficiale è che un cavo di rete sottomarino è stato tranciato.

EF


Myanmar: è caccia ai reporter stranieri

Settembre 27, 2007

Un fotografo steso a terra riprende gli scontri. Molto probabilmente si tratta del fotografo giapponese ucciso pochi istanti dopo dalla polizia (Foto Reuters) 

Un fotografo steso a terra riprende gli scontri. Molto probabilmente si tratta del fotografo giapponese ucciso pochi istanti dopo dalla polizia (Foto Reuters) 

Il fotografo giace a terra senza il minimo movimento. Forse è già stato ucciso.

La repressione del regine militare dell’ex-Birmania non si ferma. Secondo l’agenzia stampa giapponese Kyodo, sarebbero almeno 200 i monaci malmenati e arrestati questa notte.

Secondo il sito dell’opposizione birmana in esilio, Irrawaddi, l’azione di polizia e militari si sarebbe da poco concentrata anche sui reporter stranieri. L’albergo dei giornalisti, il Traders Hotel, è stato infatti perquisito da cima a fondo dalle forze di sicurezza birmane, mentre un fotografo giapponese sarebbe stato ucciso durante gli scontri di piazza. 

AGGIORNAMENTO:

L’ambasciatore astraliano ha parlato di una situazione drammatica in cui ci sarebbero molte più vittime rispetto alle stime ufficiali.

EF


Afghanistan: scomparsi 4 operatori della Croce Rossa Internazionale

Settembre 27, 2007

Croce Rossa Internazionale 

Da ieri si sono perse le tracce di quattro operatori del Comitato Internazionale della Croce Rossa che erano in viaggio tra Kandahar e Kabul.

Un attacco dei talebani contro una base NATO nel Sud del Paese ha causato la morte di due militari danesi e il ferimento di altri due.
Nell’ultimo periodo le violenze in Afghanistan stanno aumentando con reciproche offensive sia da parte talebana che della Coalizione. Particolarmente colpita sono la Provincia di Helmand, dove negli ultimi due giorni avrebbero perso la vita 164 talebani e un militare della Coalizione.

EF


Roma: storie di ordinaria follia

Settembre 26, 2007

Non aggiungo nulla, invito solo a guardare questo video. Cliccate qui.

EF


Il lustro del “disegno segreto”.

Settembre 26, 2007

«C’è evidentemente un disegno – puntualizza il portavoce dell’Udeur Mauro Fabris durante una conferenza stampa – che è quello di criminalizzare Mastella e il suo partito per cristallizzarlo nelle posizioni in cui sta. Non è un caso che ciò accada dopo Telese, dopo che ci siamo battuti per un baricentro della coalizione più spostato verso il centro, dopo che abbiamo rotto le scatole per dire che senza una riforma della legge elettorale in tempo per bloccare il referendum si va al voto». «Attenzione – avverte – perché l’opera di moralizzazione non può passare sul cadavere politico di Mastella».

Queste le parole pubblicate oggi sul Corriere della Sera. Una domanda sorge spontanea, come diceva Lubrano: perché a un certo punto tutti tirano sempre fuori ‘un disegno segreto’? Sempre a citare le manovre losche a danno di qualcuno…
Perchè non dire la verità? Che gli italiani non sono d’accordo con una certa condotta del nostro Ministro della Giustizia. Significa forse appartenere al sistema? Il diritto di cronaca e di critica è una risorsa della democrazia già abbondantemente logorato, talmente logorato che si vorrebbe farlo sparire abdicando in favore di un’acriticità a priori. 

Non credo poi che si possa davvero lottare per il cadavere di un partito all’1,4% dove si pensa a ’salvare se stessi e i propri amici’.

EF


Israele chiude la Cisgiordania

Settembre 26, 2007

L’esercito israeliano ha annunciato la chiusura, fino a nuovo ordine, della Cisgiordania in occasione della festa ebraica di ‘Succot’ (Tabernacoli). La festa inizia questa sera al tramonto e termina il 3 ottobre prossimo; per tutto il periodo i valichi saranno aperti solo per i casi umanitari più urgenti. Ai giornalisti non sarà permesso di passare attraverso il valico di Eretz, tra Israele e la Striscia di Gaza, ma potranno entrare ed uscire liberamente dalla Cisgiordania. “Alla luce delle minacce terroristiche giunte in occasione delle festività ebraiche, sarà attuata una chiusura generale dei territori nel periodo delle feste”, afferma un comunicato dell’esercito. La Striscia di Gaza, altra enclave palestinese, è di fatto isolata dal 19 settembre scorso, quando il governo israeliano l’ha dichiarata “entità ostile” perché sotto il controllo del movimento islamico di Hamas. Intanto, questa mattina, sono riprese le violenze tra le due parti; un portavoce militare israeliano ha annunciato che a Beit Hanun, a nord di Gaza, l’aviazione ha distrutto due piattaforme di lancio di razzi Qassam. Da Gaza un portavoce delle brigate Ezzedin al-Qassam, braccio armato di Hamas, ha rivendicato invece un attacco lanciato in direzione del kibbutz di Kissufim, poco distante dalla linea di frontiera.

Fonte: MISNA


Myanmar: il regime ordina la repressione

Settembre 26, 2007

La si attendeva e purtroppo la repressione è arrivata puntuale. All’indomani dell’imposizione dell’imposizione del coprifuoco, oggi militari e poliziotti in tenuta antisomossa hanno caricato i manifestanti nei pressi della pagoda di Shwegadon. Ottanta gli arresti, tra cui un noto attivista per i diritti civili e il più celebre attore locale, Zaganar.

EF

AGGIORNAMENTO (ore 14.09):

Sono 5 i morti tra i monaci. La polizia ha sparato sui manifestanti.


La Casta impermeabile

Settembre 24, 2007

Riporto di seguito l’articolo di Gian Antonio Stella e di Sergio Rizzo, comparso oggi sul Corriere della Sera, riguardante le drammatiche future spese di Montecitorio. Una Casta che sembra impermeabile a qualsiasi voce dei suoi stessi elettori.

Cosa deve accadere, perché capiscano? Devono esplodere il Vesuvio, fallire l’Alitalia, rinsecchirsi il Po, crollare la Borsa, chiudere gli Uffizi, dichiarare bancarotta la Ferrari? Ecco la domanda che si stanno facendo molti cittadini italiani. Stupefatti dalla reazione di una «casta» che, nel pieno di polemiche roventi intorno a quanto la politica costa e quanto restituisce, pare ispirarsi a un antico adagio siciliano: «Calati juncu ca passa a china», abbassati giunco, finché passa la piena. Un giorno o l’altro la gente si rassegnerà…

Non sono bastati infatti mesi di discussioni su certi privilegi insopportabili di quanti governano a livello nazionale o locale, decine di titoli a tutta pagina di quotidiani e settimanali, ore e ore di infuocati dibattiti televisivi, code mai viste nelle librerie di lettori affamati di volumi che li aiutassero a capire. Non è bastata la sbalorditiva rimonta nella raccolta delle firme del referendum elettorale che dopo essere partita maluccio è arrivata in porto trionfalmente. Non sono bastate le piazze stracolme intorno a Beppe Grillo e le centinaia di migliaia di sottoscrizioni alle sue proposte di legge di iniziativa popolare.

Macché: non vogliono capire. Non tutti, certo. Ma in troppi non vogliono proprio capire. Lo dimostra, ad esempio, il bilancio appena varato della Camera dei deputati. Dove una cosa spicca su tutte: dopo tante dichiarazioni di buona volontà e pensosi inviti a rifiutare ogni tesi precostituita e sospirate ammissioni che alcuni «benefit » erano proprio indifendibili e solenni impegni a tagliare, le spese sono cresciute ancora. E ben oltre l’inflazione. Il palazzo presieduto da Fausto Bertinotti era costato nel 2006, quando i primi mesi erano stati gestiti dalla destra, 981.020.000 euro: quest’anno, alla faccia di quanti sostenevano che tutta la colpa fosse della maggioranza berlusconiana che aveva lasciato una «macchina » spendacciona, ne costerà 1.011.505.000. Con un aumento del 3,11 per cento: il doppio dell’inflazione.

GLI STIPENDI E GLI AFFITTI – Non basta. Nel 2008, stando alle previsioni del bilancio triennale, queste spese che già hanno sfondato (prima volta) la quota-choc di un miliardo di euro, cresceranno ancora. Fino a 1.032.670.000. Per impennarsi ulteriormente nel 2009 fino alla cifra sbalorditiva di 1.073.755.000. Sintesi finale: in soli tre anni i costi di Montecitorio, dopo tutto il diluvio di belle parole spese per arginare l’irritazione popolare, saranno aumentati del 9,2%. Con un aggravio sulle pubbliche casse di 92 milioni di euro in più rispetto al 2006.

Ricordate cosa avevano assicurato, per arginare la mareggiata di contestazioni, a proposito dello stipendio dei deputati? Che l’indennità, che stando alla politica degli annunci è già stata tagliata un mucchio di volte, sarebbe calata. Falso: costerà il 2,77 per cento in più: un punto abbondante oltre l’inflazione. E i vitalizi? Il 2,93 per cento in più. Per non dire delle retribuzioni del personale. Avete presente la denuncia dell’Espresso sulle buste paga dei dipendenti delle Camere? La scandalosa scoperta che un barbiere del Senato può arrivare a 133 mila euro lordi l’anno e cioè 36 mila euro più del Lord Chamberlain della monarchia inglese? Che un ragioniere della Camera può arrivare a 238 mila, cioè circa ventimila euro più dell’appannaggio del presidente della Repubblica? Bene: stando al bilancio di Montecitorio, il monte-paghe del personale costerà nell’anno in corso il 3,73 per cento in più.
Oltre il doppio dell’inflazione.

Quanto agli affitti per i palazzi a disposizione (insieme col Senato la Camera è arrivata, tra immobili di proprietà e in locazione, a 46) sono cresciuti del 6,6%: il quadruplo dell’inflazione. Eppure non è neppure questo il record. I traslochi e il «facchinaggio» erano costati nel 2006 la bellezza di 1.255.000 euro, con un rincaro di 45.000 euro sul 2005. Dissero: «Si è dovuta tenere in giusta considerazione la spesa aggiuntiva» dovuta alle «esigenze inevitabili nel corso del cambio di una legislatura ». Può darsi. Ma allora a cosa è dovuta quest’anno l’ulteriore aggiunta di altri 100 mila euro, pari a un aumento di oltre l’8 per cento? Siamo entrati, senza saperlo, in una nuova legislatura?

LE SPESE PER I VIAGGI – Quanto ai viaggi, le polemiche sull’uso spropositato degli aerei di Stato prima nell’era berlusconiana e poi nell’era unionista, sono scivolate via come acqua. Basti dire che le spese di trasporto, alla Camera, aumentano del 31,82%. Diranno: è perché da questa legislatura ci sono 12 deputati degli Italiani all’estero che devono tenere i rapporti con i nostri elettori emigrati. Costoso ma giusto. Tesi inesatta. È vero che 1.450.000 euro (121 mila per ogni parlamentare) se ne vanno in «trasporti aerei circoscrizione estero». Ma il costo complessivo dei viaggi aerei, al di là del via vai di questa pattuglia di deputati «esteri», salirà da 6 milioni a 7 milioni 550 mila. Un’impennata sconcertante.

Ma mai quanto quella dei costi dei gruppi parlamentari. La regola sarebbe chiara: si può dar vita a un gruppo parlamentare se si hanno almeno 20 deputati. Su questa base, all’inizio della legislatura avrebbero dovuto essere otto. Ma grazie alle deleghe concesse dal subcomandante Fausto sono saliti via via a quattordici. Con una moltiplicazione delle sedi (che ha costretto a prendere in affitto nuovi uffici nonostante i deputati potessero già contare su spazi procapite per 323 metri quadri), delle segreterie (più 12,3% sul 2006), delle spese varie. Al punto che i contributi ai gruppi, che nel 2005 erano pari a 28 milioni 700 mila euro e nel 2006 erano già saliti a quasi 33, sono cresciuti ancora fino a 34.300.000 euro. Cioè quasi 14 in più rispetto a sette anni fa. Il che vuol dire che nel quinquennio berlusconiano e in questa successiva stagione unionista, il peso di questi gruppi sulle pubbliche casse è cresciuto del 67,4 per cento.

DEMOCRAZIA E ANTIPOLITICA – Tutti «costi della democrazia»? Pedaggi obbligatori che altri paesi non pagano (non così, non così!) ma che gli italiani dovrebbero essere felici di versare per tenersi stretti «questo» sistema parlamentare, «questa» macchina pubblica, «questi» governi statali, regionali, provinciali, comunali che i loro protagonisti presentano, facendo il verso al «Candido» voltairiano, come il migliore dei mondi possibili? Tutti costi impossibili da ridurre al punto che il bilancio della Camera prevede già di costare come prima e più di prima anche negli anni a venire a dispetto di ogni dubbio e di ogni critica? Dice la storia che la Regina Elisabetta, invitata dal governo inglese a tagliare, ha preso così sul serio questo impegno che la spesa pubblica per la Corona è scesa dai 132 milioni di euro del 1991-1992 a meno di 57 milioni.

Eppure, guai a ricordarlo. C’è subito chi è pronto a levare l’indice ammonitore: attenti a non titillare l’antipolitica, attenti a non gonfiare il qualunquismo, attenti a non fare della demagogia. Ne sappiamo qualcosa noi, ne sa qualcosa chiunque in questi mesi ha rilanciato con forza alcune denunce, ne sa qualcosa Beppe Grillo. Ma certo, non tutto quello che ha detto il «giullare- à-penser» genovese può essere condiviso. Dall’invettiva del «Vaffanculo Day» lanciata in un Paese che ha bisogno come dell’ossigeno di un linguaggio più sobrio fino all’appoggio alle tentazioni di rivolta fiscale. Un acerrimo avversario dello Stato italiano come Sylvius Magnago, straordinario protagonista di durissimi scontri in difesa dei sudtirolesi di lingua tedesca, lo ha spiegato benissimo sottolineando di sentirsi «un patriota austriaco ma un cittadino italiano»: «prima» si devono pagare le tasse, «poi» si può dare battaglia.

Ma quale autorevolezza hanno per liquidare Grillo quanti per anni e anni non sono riusciti a dimostrare la volontà, la capacità, la credibilità, la forza per cambiare sul serio questo Paese? L’Umberto Bossi che intima a Grillo che «occorre stare attenti a non esagerare» non è forse lo stesso Bossi che diceva che «il Vaticano è il vero nemico che le camicie verdi affogheranno nel water della storia»? Gerardo Bianco che al Grillo che vorrebbe un limite massimo di due legislature risponde dicendo che «non bisogna seguire la piazza a rimorchio di istrioni della suburra» non è lo stesso che siede in Parlamento dal 1968? E il Massimo D’Alema che liquida gli attacchi di Grillo ai partiti dicendo che per sua esperienza «se si eliminano i partiti politici dopo arrivano i militari e governano i banchieri» non è lo stesso che nei giorni pari dice che «la politica rischia di essere travolta come nel 1992» e nei dispari che «i costi della politica sono un’invenzione di giornalisti sfaccendati»?

E la destra che, Udc a parte, ha firmato col proprio questore il bilancio della Camera e poi si è rifiutata di votarlo nella speranza di cavalcare la tigre, non è quella stessa destra che governava con una maggioranza larghissima nei cinque anni in cui le spese delle principali istituzioni pubbliche sono cresciute di quasi il 24 per cento oltre l’inflazione? Per quel po’ di esperienza che abbiamo fatto in questi mesi dopo l’uscita del nostro libro, incontrando diverse migliaia di persone, ci andremmo molto cauti, prima di liquidare l’insofferenza di milioni di cittadini, confermata inequivocabilmente dai sondaggi e dalle analisi di Ilvo Diamanti, come «tentazioni antipolitiche». Noi abbiamo visto piuttosto crescere una nuova consapevolezza. Quella che «prima» del legittimo diritto di ognuno di noi di sentirsi di destra o di sinistra, abbiamo tutti insieme un problema: una politica che ha allagato la società. E che, come dimostra il dibattito di queste settimane, non ha la forza non solo per risolvere i problemi ma neppure per metterli sul tavolo.

BILANCI TRASPARENTI – È «antipolitico» chiedere come mai non vengono neppure ipotizzati l’abolizione delle province o l’accorpamento dei piccoli comuni? Che tutte le amministrazioni pubbliche siano obbligate a fare bilanci trasparenti dove «acquisto carta da fax» si chiami «acquisto carta da fax» e «noleggio aerei privati» si chiami «noleggio aerei privati» così da spazzare via tanti bilanci fatti così proprio per essere illeggibili? Che anche il Quirinale metta in Internet il dettaglio delle proprie spese come Buckingham Palace? Che venga rimossa quella specie di «scala mobile» dell’indennità dei parlamentari ipocritamente legata a quella dei magistrati due decenni abbondanti dopo l’abolizione del meccanismo per tutti gli altri italiani? Insomma: viva le istituzioni, viva il Parlamento, viva i partiti. Però diversi: diversi. E soprattutto: è antipolitico chiedere che certi politici italiani la smettano di essere così presuntuosi da pretendere di identificarsi automaticamente con la Democrazia?


Da San Roberto Bellarmino a D’Annunzio

Settembre 24, 2007

Inseriti nella pagina I miei articoli due  interventi riguardanti il De Septem Verbis di San Roberto Bellarmino e la Roma di fine ottocento (un excursus storico/letterario).

EF


Liberati i militari italiani: blitz Italia/Gb

Settembre 24, 2007

KABUL (Afghanistan) – Il sequestro dei militari rapiti in Afghanistani è finito: i due soldati italiani che erano stati sequestrati sabato sono infatti stati liberati a seguito di un blitz condotto nelle prime ore di lunedì mattina da uomini della forza internazionale Isaf. I due sono stati liberati nella provincia di Farah, la stessa in cui si erano perse le loro tracce. Nel corso dell’azione i due militari sono rimasti feriti, uno in modo serio. I due militari, secondo quanto rende noto il Ministero della Difesa «sono attualmente trattati presso una struttura ospedaliera di Isaf», la forza della Nato in Afghanistan. Le famiglie sono state informate della avvenuta liberazione dei loro congiunti. .

IL RAPIMENTO – Secondo quanto riferiscono le agenzie di stampa locali, i soldati italiani sarebbero stati rapiti da una tribù locale che aveva poi intenzione di consegnarli ad un commando talebano, che li avrebbe potuti utilizzare come «merce di scambio». La vicenda aveva creato anche alcuni imbarazzi all’interno dell’esecutivo per la fuga di notizie, diramate da fonti afghane, che aveva impedito la gestione dell’emergenza da un punto di vista puramente militare e di intelligence. Lo stesso ministro della Difesa, Arturo Parisi, aveva chiamato il premier Prodi, in viaggio ufficiale all’estero, per lamentarsi delle procedure adottate.

IL BLITZ - Secondo quanto riferito da Parisi, il blitz che ha portato alla liberazione dei due militari è stato condotto da una forza multinazionale che ha visto uomini delle forze speciali italiane e che ha potuto contare sull’apporto di truppe speciali britanniche. Soddisfatto per la liberazione, Parisi ha parlato al Tg1 di «apprezzamento per chi si è impegnato in queste ore per ottenere il risultato» e di «trepidazione e vicinanza ai militari che sono purtroppo rimasti feriti e alle loro famiglie». Il ministro ha confermato che i due militari sono attualmente ricoverati e che uno «è ferito in forma lieve, l’altro non lieve. Attendiamo ulteriori informazioni».

Fonte: CORRIERE.IT


Lo stile mancato

Settembre 23, 2007

Proprio alla luce del recentissimo invito del presidente Napolitano a non fare della politica un teatrino di dichiarazioni e passerelle, oggi già si torna a discutere del ritiro delle truppe. Lo si fa solo ed esclusivamente in occasione di un rapimento di nostri connazionali. Drammatica caduta di stile. La poltica necessità di un’umanità ormai perduta, invece di tacere e concentrare le forze per risolvere in modo chiaro la situazione, rilegge ogni occasione per ripetere sempre gli stessi vecchi slogan. 

C’è un tempo per parlare e un tempo in cui il silenzio è segno di stile e vicinanza, di impegno e costanza.

EF


Scomparsi due italiani in Afghanistan

Settembre 23, 2007

Soldato italiano in Afghanistan 

HERAT – La polizia afghana ha annunciato che sono in corso ricerche per trovare due italiani, forse due militari o due giornalisti, che sarebbero stati rapiti oggi nell’ovest dell’Afghanistan. I due sarebbero scomparsi mentre viaggiavano sulla strada principale del distretto di Shindand, nella provincia di Herat al confine con l’Iran. Lo ha detto alla Afp il capo degli investigatori per la regione Ali Khan Husseinzada.
«Abbiamo ricevuto informazioni dai servizi di sicurezza secondo i quali due italiani sono stati rapiti nel distretto di Shindand. Secondo le prime informazioni si tratta di giornalisti», ha detto Husseinzada. «Stiamo facendo un’inchiesta su questa vicenda», ha aggiunto.

FORSE MILITARI - La Farnesina con un comunicato fa sapere che potrebbe trattarsi di due militari italiani, con i quali da qualche ora si sono interrotti i contatti. A seguito di controlli effettuati, contrariamente alle prime indicazioni emerse in loco, nessun giornalista risulta mancante. Il presidente del consiglio ha informato il presidente della Repubblica, il ministro degli esteri Massimo D’Alema e il ministro della difesa seguono con la massima attenzione l’evolversi della situazione.

NESSUN GIORNALISTA A HERAT -  Non risulta al momento alcun giornalista italiano accreditato presso il comando del contingente militare italiano ad Herat di cui siano perdute le tracce. Lo confermano fonti militari. L’ unico giornalista e scrittore italiano accreditato presso il comando di Herat e che si trova attualmente nell’ area, secondo le stesse fonti, è stato visto in zona non più di mezzora fa.

Fonte: CORRIERE.IT

AGGIORNAMENTI:

 VOCI E SMENTITE SULLA PISTA DEI TALEBANI Mentre in un primo momento il portavoce dei Talebani in Afghanistan, Qari Mohammad Yussef Ahmadi, aveva detto di non avere nessuna informazione sul rapimento di italiani nella provincia occidentale di Herat ed escludeva un coinvolgimento dei guerriglieri in serata, secondo l’agenzia di stampa indipendente afghana Pajhwok, che cita fonti anonime della polizia, i due sono stati rapiti e consegnati al comandante Talebano della zona Maulvi Abdul Hamid Ishaqzai, che li ha portati nel distretto di Anardara nella provincia di Farah. I due italiani, scrive ancora la Pajhwok, sarebbero stati rapiti dal Mullah Akhtar Muhammad al posto di blocco di Khoja Hesah, tra Zer Koh e Azizabad, sulla strada principale del distretto di Shindand.

ROMA – (13.04) Nessuna conferma dall’ambasciata italiana a Kabul sul sequestro di due militari italiani annunciato da fonti della polizia afghana. ”Stiamo controllando con le autorita’ locali, ma per il momento non ci risulta nulla”, dicono fonti della rappresentanza diplomatica italiana

ROMA – (12.43) Sono due militari del contingente italiano i nostri connazionali scomparsi da ieri sera in Afghanistan. La conferma arriva dal ministero della Difesa. Al momento, precisano dal ministero, si sta verificando “quello che realmente sia accaduto”.

Fonte: AGR


I monaci birmani: ‘preghiera di protesta’ contro la giunta militare

Settembre 22, 2007

Protesta di Yangon

I monaci buddisti della Birmania si schierano apertamente contro la giunta militare di Myanmar, definita in un comunicato ‘nemica del popolo’. In attesa della caduta del regime, fanno sapere dai monasteri, si continuerà a pregare e a marciare. Con oltre 1600 monaci, si è svolta oggi a Mandalay l’ultima marcia. Caratteristica di queste manifestazioni è la partecipazione popolare: per timore di reazioni violente da parte delle forze dell’ordine, la gente si schiera ai lati della strada a formare un cordone umano di protezione ai religiosi. La polizia, per ora, si limita a osservare e a filmare.

Iniziative simili non sono nuove per i monaci birmani che da tempo rifiutano anche le elemosine provenienti dalla giunta al governo, una sorta di scomunica nella religione buddhista. Nel 1990 marciarono contro il rifiuto da parte dei militari di accettare il risultato del voto favorevole alla democrazia; nel 1998 si unirono alla rivolta contro il regime, oltre 3 mila furono le vittime causate dalla repressione.

EF


Il dilemma del ‘Vaffa’.

Settembre 21, 2007

L’on.Santanchè risponde ai manifestanti, 26.10.2005 

(Immagine pubblicata dal Corriere della Sera del 26.10.2005)

Beppe Grillo. Insomma, sto tentando di farmelo piacere per un unico motivo: dice (alcune) cose giuste, talmente giuste che non condividerle sarebbe come fare violenza alla propria consapevolezza politica. Eppure sento che se iniziassi a urlacciare ‘Vaffanculo!’, mi sentirei privato di me stesso e di quella stessa consapevolezza politica che ancora sento di avere e che mi dà valore. Ho un mio pensiero che se venisse ridotto ad un Vaffanculo, per quanto sonoro possa essere, si sentirebbe ingiustamente incarcerato e limitato. L’insulto equivale all’incapacità di espressione e manca di argomenti. Un Vaffanculo è un’unica parola, mentre io, mio malgrado, ne avrei davvero molte da dire alla nostra classe politica…altro che un innocuo vaffa…. Pensieri, Parole, non insulti.

EF


Brevi dal Sud del mondo

Settembre 19, 2007

TANZANIA – Uno stato d’allerta per Ebola è stato diffuso dal governo tanzaniano nelle regioni di confine con la Repubblica democratica del Congo, dove nelle scorse settimane è stata confermata la presenza del virus della micidiale febbre emorragica. Lo hanno annunciato le autorità sanitarie del paese, precisando che l’allarme interessa le regioni di Kagera, Kigoma, Mbeya e Rukwa.
 

SOMALIA – Intensi movimenti di truppe vengono segnalati al confine tra le regioni semiautonome di Somaliland e Puntland, nel nord della Somalia, teatro nei giorni scorsi di scontri tra gli eserciti dei due ‘stati’, che si contendono le regioni di frontiera di Sool e Sanaag.
 

SUDAN – Alcuni dei principali movimenti armati antigovernativi attivi in darfur, regione occidentale sudanese teatro dal 2003 di un conflitto interno, si sono incontrati oggi nella capitale ciadiana N’djamena per delineare la linea da adottare nei colloqui con Khartoum organizzati dalla comunità internazionale per il prossimo ottobre. Ai colloqui di oggi erano presenti responsabili di cinque gruppi ribelli, incluso il Jem e alcune fazioni dello Sla-m (i due gruppi che hanno dato il via al conflitto), mentre era assente Abdel Wahid el-Nur, uno dei fondatori dello Sla-m a capo dell’unica fazione che non ha accettato di partecipare ai negoziati del mese prossimo.
 

ZIMBABWE – Ha ricevuto una freedda risposta dagli abitanti del paese lo sciopero generale indetto per oggi e domain dai principali sindacati del paese per protestare contro la crisi economica in corso. Sia la stampa locale che quella internazionale concordano nel riportare una bassissima adesione alla protesta.


NIGERIA – Il figlio tredicenne di un capo tradizionale è stato rapito nei giorni scorsi nei pressi di Port Harcourt, considerate la ‘capitale’ del petrolio nigeriano. Il ragazzo, figlio di Eze Frank Eke, capo tradizionale del regno di Evo (che si trova nei pressi della città), è stato prelevato da ignoti mentre si recava a scuola. La polizia ha confermato il sequestro, sottolineando che i rapitori hanno chiesto quasi 90.000 euro di riscatto per rilasciare il giovane.
Fonte: MISNA