
Ore 10.24 di un sabato uguale a tanti altri nella sala d’aspetto della Stazione Centrale di Bologna. Nessuno immagina che allo scoccare del minuto successivo, su quel pavimento e su quei binari, ci saranno 85 morti e circa 200 feriti. E’ la strage della Stazione di Bologna. La detonazione, prodotta da una miscela di tritolo e T4, si ode in un raggio di molti chilometri e distrugge gran parte della stazione, investendo anche il treno Ancona-Chiasso in sosta sul primo binario.
Sono passati ormai 27 anni da quel tragico 2 agosto 1980 e ancora nulla è emerso sui mandanti della strage.
Nel 1995 (sentenza definitiva della Cassazione del 23 novembre) i neofascisti Valerio Fioravanti e Francesca Mambro sono stati condannati all’ergastolo quali autori materiali della strage, il processo dichiarò inoltre colpevoli di depistaggio anche alcuni ufficali del servizio sergeto militare, su tutti spiccava il nome di Licio Gelli, ex capo della loggia massonica P2. Nel 2000 un nuovo processo ha aggiunto altri nomi agli accusati per depistaggio, chiamando in causa un estremista di destra, un ex dirigente del SISMI e un delinquente comune.
Alle celebrazioni odierne hanno partecipato le autorità e gli esponenti dell’associazione Unione dei Familiari delle Vittime per Stragi, che dal 1983 riunisce tutti i parenti dei morti di Piazza Fontana, Piazza della Loggia e dell’ Italicus. «All’interno del Parlamento ci sono amici dei terroristi che hanno grandi e potenti mezzi. In Italia in questo momento c’è un clima di estrema indulgenza nei confronti di chi ha commesso atti terroristici» ha attaccato Bolognesi, portavoce dell’associazione, «Assistiamo – ha continuato Bolognesi – ad un clima di estrema indulgenza nei confronti di personaggi come Scalzone, oggi in Italia grazie alla totale prescrizione dei suoi reati, Battisti, assassino latitante che secondo il senatore Russo Spena dovrebbe essere graziato, Renato Curcio, tra i fondatori delle Br che gira il Paese partecipando a conferenze cui attacca il 41bis, ovvero il carcere duro per i boss mafiosi, e Mario Tuti, pluriomicida anch’egli neoconferenziere invitato a Trieste in occasione del 25 aprile».
Fausto Bertinotti ha sottolineato come la strage di Bologna sia coperta da «un velo di opacità che alimenta una memoria colma di sofferenza». Dal palco Romano Prodi ha invitato a non dimenticare: «Bologna e l’Italia non si stancano di riempire questa piazza, non si stancano di ricordare, perché la memoria alimenta e rafforza la nostra democrazia» – non bisogna cercare vendetta ma verità, ha poi concluso il Presidente del Consiglio.
Di seguito i nomi delle vittime della strage:
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