Il sito riprenderà le pubblicazioni giovedì 2 agosto.
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Dopo il rapimento e la successiva scarcerazione di padre Bossi, non si spengono i riflettori su Manila. Il presidente dei vescovi filippini, infatti, è tornato a parlare contro la legge antiterrorismo entrata in vigore il 15 luglio scorso: “la definizione di attività terroristica è troppo ampia e permette al governo di farvi rientrare ogni cosa”. Alla preoccupazione dei vescovi fanno eco anche le dichiarazioni delle ong, che temono abusi da parte delle forze dell’ordine e dell’esercito e la limitazione conseguente dei diritti umani e civili della popolazione. La nuova legge consente infatti all’esercito di decidere blitz contro eventuali gruppi terroristici senza nessuna autorizzazione da parte delle autorità e permette alla polizia di tenere in carcere, senza dover avvisare alcun avvocato e per un massimo di tre giorni, chiunque sia sospettato di collusioni con gruppi terroristici.
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TOKYO - Pesante bocciatura per il premier giapponese Shinzo Abe al suo primo appuntamento con l’elettorato. La televisione pubblica giapponese Nhk ha confermato che l’alleanza conservatrice di governo ha perso la maggioranza al Senato. Secondo le proiezioni dell’emittente, considerate fra le più attendibili, per la prima volta dal 1998 il Partito liberaldemocratico del premier Shinzo Abe, intenzionato comunque a restare al potere, e gli alleati della formazione di ispirazione buddhista Komeito non avranno più il controllo della «Camera alta». Altre emittenti non hanno escluso che le elezioni odierne per il rinnovo dei 242 seggi del Senato si trasformino in una totale disfatta per i liberaldemocratici, direttamente superati per la prima volta in assoluto dal Partito democratico di Ichiro Ozawa, la maggiore forza di opposizione.
«SCHIACCIANTE SCONFITTA» – Anche l’agenzia Kyodo ha prospettato per la coalizione di governo una «schiacciante sconfitta»: in base alle sue proiezioni i liberaldemocratici otterranno meno di 44 seggi. Il primo a riconoscere la sconfitta in dichiarazioni televisive è stato il segretario generale del partito di governo, Shoichi Nakagawa, il quale ha confermato di volersi dimettere per assumere la responsabilità della preannunciata sconfitta elettorale. «Non esistono dubbi sulla mia responsabilità» ha dichiarato in televisione l’esponente ultraconservatore.
«AVANTI» NONOSTANTE L’INSUCCESSO - Abe, al contrario, nelle prime dichiarazioni alla stampa dopo la chiusura delle urne, ha espresso l’intento di «continuar a portare avanti» la sua politica, pura ammettendo «la responsabilità» della sconfitta. Come già negli ultimi giorni della campagna elettorale il premier si è presentato nelle vesti di riformista, parlando in proposito della riorganizzazione della Pubblica Istruzione con una disciplina più severa e della revisione delle clausole pacifiste della Costituzione di 60 anni fa.
SCARSA AFFLUENZA - Una scarsa affluenza alle urne (pari al 39,9%, in calo di 0,5 punti percentuali rispetto al giugno 2004) ha marcato la giornata elettorale in Giappone dove circa 100 milioni di elettori erano chiamati a votare per il rinnovo della metà dei 242 seggi del Senato. La consultazione, la prima da quando il primo ministro Shinzo Abe è entrato in carica lo scorso settembre, è stata definita un test elettorale per il suo partito liberaldemocratico (Ldp).
Fonte: CORRIERE.IT
Sta bene il secondo ostaggio tedesco, lo hanno riferito fonti afgane dell’agenzia tedesca Dpa, precisando che i negoziati per il rilascio avrebbero compiuto alcuni passi in avanti. Ci sono novità anche riguardo la morte del primo ostaggio, l’autopsia ha rilevato fori di proiettile alle spalle e alle gambe. Malato di diabete, l’ingengere 44enne sarebbe stato ucciso per l’aggravarsi della sua malattia.
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LUNEDI’30 LUGLIO: Usa/Gb – secondo giorno di colloqui a Camp David fra il premier britannico Gordon Brown e il presidente degli Stati Uniti George W. Bush; Kosovo – speciale seduta parlamentare a Pristina per discutere sullo status della provincia e sul piano di indipendenza presentato da Martti Ahtisaari; Usa/M.o. – al via tour mediorientale del Segretario di Stato americano Condoleezza Rice insieme al Segretario alla Difesa Robert Gates, previsti incontri a Sharm el-Sheikh, Jedda, Gerusalemme e Ramallah; Usa/Russia – incontro a Washington per discutere la controversa questione del controverso scudo difensivo in Europa; MARTEDI’ 31 LUGLIO: Spagna – si conclude in Siria il tour in Medio Oriente del ministro degli Esteri spagnolo Miguel Angel Moratinos, che nei giorni scorsi ha visitato Egitto, Arabia Saudita e Libano; Iran/Nicaragua – missione ufficiale iraniana in Nicaragua (fino al 5 agosto), parteciperanno non solo ministri del governo di Mahmoud Ahmadinejad ma anche imprenditori di diversi settori, dai servizi alle infrastrutture, dalle automobili alla produzione alimentare; Etiopia/Eritrea – si conclude dopo sette anni la missione dei peacekeeper delle Nazioni Unite (UNMEE) nella zona, la mancata demarcazione del confine mantiene alta la tensione fra i due paesi; MERCOLEDI’ 1 AGOSTO: Onu – il Congo assume la presidenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite; Russia – lancio a Mosca di una borsa dedicata allo scambio dei prodotti petroliferi e dei loro derivati; GIOVEDI’ 2 AGOSTO: Asia – si apre a Manila, nelle Filippine, il 14esimo forum regionale dell’Asean (Association of South-East Asian Nations); VENERDI’ 3 AGOSTO: Darfur – i gruppi ribelli che non ha siglato l’accordo di pace di Abuja del 2006 è stato invitato dall’Onu e dall’Unione Africana a partecipare ai colloqui che si terranno ad Arusha in Tanzania; SABATO 4 AGOSTO: Usa/Giappone – si conclude la visita a Tokyo del vice segretario di Stato John Negroponte, al centro dei colloqui anche il nucleare nord-coreano.
Fonte: ADNKRONOS
Dopo l’ennesima occupazione e l’attentato suicida che ha fatto 15 morti, il governo pakistano ha deciso di chiudere ‘fino a nuovo ordine’ la Moschea Rossa. Tutta la zona intorno alla moschea è stata chiusa con filo spinato e presidiata da numerosi posti di blocco.
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E’ stato risolto il gioco della dama. Gli studiosi hanno analizzato le circa 500 miliardi di miliardi di combinazioni possibili, scoprendo che se nessun giocatore fa errori la partita finisce in parità. La ricerca, effettuata dall’università dell’Alberta a Edmonton e pubblicata su Science Express, contribuirà agli studi sull’intelligenza artificiale e sul calcolo parallelo.
Fonte: INTERNAZIONALE
Tratto dall’agenzia di stampa missionaria MISNA, viene di seguito pubblicato il rapporto sulla situazione del rispetto dei diritti umani e politici in Sudan, presentato ieri dalla Commissione ONU per i diritti umani.
“A proposito del terzo rapporto periodico inviato dal Sudan, il Comitato esprime apprezzamento per la firma degli ‘Accordi di pace complessivi’ (2005), che hanno contribuito in modo significativo a porre fine alle molteplici e serie violazioni della Convenzione (Internazionale sui diritti politici e civili, ndr). Esprime anche apprezzamento per la Costituzione nazionale ad interim (2005), la costituzione del Sud Sudan (2005) e gli Accordi di pace per il Darfur (2006), oltre che per i continui sforzi per costruire una pace sostenibile in Darfur. Il Comitato inoltre prende atto della nuova legge per i partiti politici (2007).
Tra i principali motivi di preoccupazione, il Comitato si è rammaricato che i diritti protetti dalla Convenzione non siano stati pienamente adottati nelle leggi nazionali. (Il comitato) è preoccupato per la capacità del Sudan di perseguire e punire i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità commessi in Darfur. Il Comitato ha osservato con preoccupazione che le autorità sudanesi non hanno condotto alcuna valutazione esaustiva e indipendente delle gravi violazioni dei diritti umani commesse nel territorio del Sudan e in particolare in Darfur.Ha osservato inoltre con preoccupazione la scala di valori applicata alle punizioni e nota che le punizioni corporali compresi bastonate e amputazioni sono considerate inumane e degradanti. Inoltre, il Comitato è preoccupato per il persistente modello di discriminazione contro le donne nella legislazione e la persistente violenza contro le donne; i numerosi casi di violenza sessuale in Darfur, il fatto che le donne non abbiano fiducia nella polizia; la persistenza della mutilazione genitale femminile e il ridotto numero di bambini che sono stati finora smobilitati (da gruppi armati). E anche l’imposizione della pena di morte per i reati che non potrebbero essere considerati come i più gravi, per pratiche che non dovrebbero essere criminalizzate e per l’imposizione della pena capitale a minorenni, sono incompatibili con la Convenzione.Il Comitato consiglia che il Sudan dispieghi tutte le risorse umane e materiali richieste per la convocazione entro il termine stabilito del referendum previsto dalla Costituzione nazionale ad interim. (Il Sudan) dovrebbe inoltre prendere tutte le misure appropriate – compresa la collaborazione con la Corte penale internazionale – per garantire che tutte le violazioni dei diritti umani portate alla sua attenzione siano investigate, e che coloro che sono responsabili di tali violazioni – inclusi funzionari pubblici o componenti di gruppi armati – siano perseguiti a livello nazionale o internazionale e che nessun sostegno finanziario o materiale sia diretto alle milizie che hanno partecipato alla pulizia etnica o a attacchi deliberati contro i civili.
Il Sudan dovrebbe inoltre iniziare ad abolire tutte le forme di immunità della polizia, delle forze armate e di sicurezza nazionale; avviare sforzi per far crescere la conoscenza popolare dei diritti delle donne, promuovere la loro partecipazione nel settore pubblico e garantire la loro istruzione e l’accesso al mondo del lavoro; istruire la polizia in merito alle violenze sulle donne; vietare nelle sue leggi la pratica della mutilazione genitale femminile; fermare tutte le forme di schiavitù e sequestri; e prendere misure appropriate per assicurare la sicurezza degli operatori umanitari e facilitare il loro accesso ai destinatari degli interventi di assistenza. In merito alla pressione sui giornalisti, il Sudan dovrebbe garantire l’esercizio della libertà di stampa e assicurare che i giornalisti siano protetti. Dovrebbe inoltre rispettare il diritto di espressione e dovrebbe proteggere le dimostrazioni pacifiche garantendo l’avvio di inchieste per uso eccessivo della forza laddove le manifestazioni sono state disperse dalla polizia.
Fonte: MISNA
Il 22 luglio, oltre alle elezioni in Turchia, si sono svolti gli scrutinii anche in Camerun. Ecco i risultati: Raggruppamento Democratico del Popolo camerunense (RdPc, al potere), guidato dal presidente Paul Biya, ha vinto le elezioni legislative con 152 seggi su 180 all’Assemblea Nazionale. Il Fronte Socialdemocratico, all’opposizione, ha denunciato brogli.
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Un video potrebbe rialzare il sipario delle indagini sulla strage terroristica nella scuola numero uno della cittadina di Beslan, nel nord dell’Ossezia, che nel settembre del 2004 provocò la morte di 334 persone, di cui 186 bambini.
Il comitato madri di Beslan ha infatti resa nota la registrazione della deposizione di due ufficiali artificieri che smentirebbero la versione ufficiale, secondo cui il blitz delle teste di cuoio scattò dopo due esplosioni interne alla scuola. Lo riferisce il quotidiano Kommersant.
Nel video gli artificieri, sentiti formalmente nell’ambito delle indagini, escludono che le due esplosioni siano avvenute all’interno dell’edificio, sostenendo tra l’altro che gli ordigni dei terroristi erano imbottiti di sfere di metallo di cui non è stata trovata traccia nè sui corpi delle vittime nè sulle pareti della scuola.
Nelle immagini si vede anche il sopralluogo compiuto il giorno dopo la tragedia dal giudice istruttore, che indica a pochi metri dalla scuola frammenti di un lancia granate. Il video, consegnato al comitato da una persona che ha voluto rimanere protetta dall’anonimato, è stato presentato ieri nella casa della cultura di Beslan, davanti ad una quarantina di persone. «Abbiamo sempre saputo dell’esistenza di questa registrazione ma la procura diceva che era andato perduto. Ora che è stato ritrovato le chiediamo di usarlo come prova per aprire un’indagine: non c’è più alcun dubbio su chi ha sparato e come sono avvenute le prime esplosioni», ha sostenuto Susanna Dudieva, presidente del comitato.
Il comitato ha chiesto inoltre ai vertici dell’Fsb (i servizi di sicurezza) di mettere a disposizione del giudice istruttore la registrazione dell’assalto delle forze speciali, finora negato perchè segreto o perduto, a seconda delle risposte avute nel tempo. «Ma lo scorso dicembre il secondo canale tv, in un programma sui reparti speciali, ha usato le immagini proprio di quell’assalto», ha assicurato Dudieva.
Fonte: LASTAMPA.IT
Sul sito del Corriere della Sera è disponibile il video.
E in più…
La Corte europea per i diritti umani ha fatto un richiamo formale alla Russia per non aver condotto indagini efficaci sul massacro di civili ceceni ad opera dell’esercito. Il governo russo dovrà pagare, per ora, 200 mila dollari di indennizzo alle famiglie di 11 persone uccise a Novye Aldi nel 2000, il quartiere della capitale cecena dove i bombardamenti russi hanno provocato la morte di 50 persone in un giorno. La Russia non ha mai trovato i responsabili del massacro e non ha mai dato nessuna spiegazione convincente, secondo quanto viene riportato sul sito web della Corte. Per leggere la sentenza clicca qui.
Fonte: PEACEREPORTER.NET

Armati di scale secchi e rulli, gli studenti sono saliti sul tetto della moschea da poco ridipinta di giallo per decisione del governo di Musharraf, e hanno iniziato a pennellare le mura di rosso, mentre sui minareti spuntavano bandiere inneggianti al jihad. Questa la situazione ordierna a Islamabad.
Poco dopo, mentre un kamikaze si faceva esplodere tra gli agenti e le persone in strada (13 le vittime e 70 i feriti), le forze di sicurezza hanno iniziato a lanciare lacrimogeni all’interno della moschea: “Musharraf è un cane!”, “Morte al governo Musharraf”, “Viva la rivoluzione islamica”, queste le urla provenienti dal Lal Majid.
Dopo ore di scontri la polizia ha fatto irruzione nella moschea riprendendone il controllo e arrestando decine di studenti.
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Riaperta solo questa mattina, la Moschea Rossa è stata nuovamente occupata. Stando alle dichiarazioni della polizia pakistana, sarebbero almeno 400 gli estremisti nuovamente asserragliatisi nella moschea e avrebbero chiesto l’immediato rilascio di Maulana Abdul Aziz, vecchio leader del centro di culto, prelevato dalle forze di polizia e arrestato in seguito all’operazione militare del 12 luglio scorso.
La polizia pakistana ha fatto sapere di non voler tentare alcuna azione di forza oggi, giorno di preghiera, ma di rimandare ogni decisione ad un secondo momento.
Nelle scorse settimane furono 83 le vittime in seguito al blitz all’interno della moschea occupata.
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A guardarla, Pratibha Patil, non sembra davvero una presidente nazionale. Sguardo mite, 72 anni di età, è ben lontana dai formalismi di un capo di Stato, eppure, dal 19 luglio scorso, è proprio lei la nuova presidente della democrazia più popolosa del mondo, l’India.
Fedele al partito di Sonia Ghandi, attualmente maggioranza nel paese, ha scavalcato la candidatura del presidente uscente A.P.J.Kalam, noto per la sua popolarità tra i cittadini ma evidentemente meno gradito al collegio elettorale, ed ha vinto le elezioni.
I risultati parlano chiaro: Pratibha Patil, candidata dell’United Progressive Alliance Government Congress Party e dei suoi alleati ha ottenuto quasi i due terzi dei voti, sconfiggendo l’attuale vicepresidente Bhairon Singh Shekhawat sostenuto dal Partito Bharatiya Janata. Accusata durante la campagna elettorale dall’opposizione di nascondere molti ’scheletri nell’armadio’, Pratibha Patil è nota però per le opere di bene che ha sostenuto quando, per 5 mandati consecutivi, è stata legislatrice del suo stato d’origine, il Maharashtra e successivamente, per tre anni, del Rajasthan.
La candidatura di Pratibha Patil era venuta il 14 giugno, dopo due giorni di discussioni e veti incrociati. Dalla nuova presidente ci si aspetta una concreta azione diretta ad eliminare le diseguaglianze sociali, come aveva sottolineato anche il cardinal Telesphore Toppo nel periodo prelettorale: “E’ triste che in alcune zone rurali le donne siano ancora trattate come persone inferiori, ma la possibilità che una donna diventi presidente della più popolosa democrazia del mondo darà grande aiuto a tutte le donne del Paese. Indira Gandhi è stata la prima donna primo ministro e ora l’India è pronta ad avere il suo primo presidente donna”.
Il sostegno della Chiesa cattolica ha le sue motivazioni. Contraria alla legge anticonversione (che puniva l’attività di conversione degli indù al cristianesimo o a un’altra fede), la Patil è considerata dal clero cattolico un presidente in grado di realizzare un riformismo moderno nella direzione di una concreta libertà di culto e di sostegno alle classi meno agiate. “La Chiesa indiana – ha detto ad AsiaNews il cardinal Toppo - dà di cuore il benvenuto al nuovo presidente Pratibha Patil. La comprendiamo nelle nostre preghiere con l’augurio che svolga il suo ufficio sempre con attenzione alla visione dei Padri fondatori della Nazione”.
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Sui confini marittimi le due Coree non si intendono ed ogni negoziato sembra inutile. ‘Siamo giunti alla conclusione che non abbiamo più bisogno di questi incontri infruttuosi’, ha affermato il capo della delegazione della Corea del Nord, il generale Kim Yong Kol, poco prima di abbandonare il tavolo delle trattative. Pyongyang chiede infatti che il suo confine marittimo a ovest della penisola venga spostato più a sud ma da Seul la risposta è perentoria: ‘non possono continuare a chiedere qualcosa che noi non potremo mai dare. E lo sanno perfettamente’. Un nulla di fatto dunque.
La questione dei confini navali è delicata e negli utlimi anni sono stati numerosi gli scontri a fuoco, anche mortali, tra le rispettive marine militari. La Corea del Sud riconosce come confine la Linea del Limite Nord (LLN), fissato al termine della guerra coreana dal Stati Uniti e ONU, mentre la Corea del Nord lo contesta considerandolo un’imposizione delle Nazioni Unite.
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Continua l’operazione della polizia francese contro cellule presenti sul suo territorio dell’Eta, con l’arresto a Rodez, nel sud ovest del paese, di tre militanti, tra i quali un uomo ritenuto un capo logistico dell’organizzazione separatista basca. Secondo quanto reso noto dalla polizia spagnola, si tratta di Juan Ceuz Maiza Artolla, alias Lohi, di 56 anni, gia’ condannato a nove anni in contumacia da un tribunale francese. Il ministro degli Interni spagnolo, Alfredo Perez Rubalcada, ha descrito Maiza Artolla come un esponente di spicco dell’Eta e la sua cattura come “una perdita importante” per l’organizzazione terroristica.
Fonte: ADNKRONOS
Da oggi su questo sito si apre uno spazio interamente dedicato alla situazione del lavoro e dei lavoratori in Italia: FOCUS LAVORO.
In collaborazione con la Direzione Regionale del Lavoro di Roma, verranno pubblicati aggiornamenti, interviste e contributi per avere una panoramica chiara e concreta delle dinamiche legate al mondo del lavoro in Italia.
L’articolo sottostante è il primo contributo.
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Ieri, nella sala riunioni della Direzione Regionale del Lavoro di Roma, si è tenuta una conferenza stampa che ha illustrato i risultati operativi dell’attività di contrasto al lavoro nero nel Lazio durante il primo semestre del 2007.
Iniziamo con un alcuni dati. 6097 sono le aziende ispezionate nel Lazio nel primo semestre del 2007, di queste ben 3595 sono risultate irregolari. Se si confrontano i numeri, ci si rende conto di quanto sia grave la situazione del lavoro nel Lazio.
Su 19609 lavoratori, 5361 sono risultati irregolari, di questi 1379 sfruttati ‘in nero’ (tra loro anche 26 minori). Sulla totalità delle province laziali si è calcolato che il numero dei lavoratori irregolari supera il 25% degli occupati. La provincia più colpita è Latina, con il 33.67% di dipendenti ‘in nero’. Nel Lazio, dunque, il lavoro sommerso è ancora un’amara realtà.
Le aziende preferiscono essere multate invece che mettersi in regola in anticipo, anche a causa dell’esiguo numero di ispettori presenti sull’intero territorio italiano, appena 3 mila per 5 milioni di aziende. E’ stato calcolato che se non si incrementerà l’azione degli ispettorati regionali, un’azienda potrà essere ispezionata solo una volta ogni 33 anni. L’ispettorato del Lazio può contare attualmente su 385 ispettori, 226 per la sola provincia di Roma (di cui 30 carabinieri), ma la situazione, sottolinea Raffaele Buonomo, Direttore della Direzione Regionale del Lavoro di Roma, non è delle più rosee. I fondi scarseggiano e capita spesso che gli ispettori siano costretti a pagare di tasca loro la benzina per recarsi presso le aziende da controllare. Ma gli aspetti da migliorare non finiscono qui. «È necessario» continua Buonomo «un maggiore coordinamento tra le varie componenti ispettive (forze dell’ordine, ASL, ispettori – n.d.r) al fine di realizzare un’azione di prevenzione unitaria ed efficace».
Due le operazioni principali portate avanti dalla Direzione Regionale del Lavoro del Lazio tra giugno e luglio 2007: la prima ha riguardato l’agricoltura e le campagne, è stata chiamata‘Coccinella’, la seconda, ‘Delfino’, è scattata in occasione dell’apertura della stagione estiva ed ha ispezionato le aziende che gestiscono il settore turistico del litorale laziale, entrambe si sono concentrate sulle province di Roma e Latina. Su un totale di 51 ispezioni, l’operazione Coccinella ha rilevato ben 26 aziende irregolari. Anche qui il dato è allarmante: su 188 lavoratori, 61 sono risultati irregolari, di cui 41 ‘in nero’ (4 minori) e 14 clandestini. La situazione non è apparsa rosea neanche dai risultati dell’operazione Delfino: su 111 ispezioni, ben 76 aziende (il 68,47%) non erano in regola e su 613 lavoratori occupati, 214 sono risultati irregolari, di questi ben 164 ‘in nero’ (36 minori) e 2 clandestini. Semplici numeri che evidenziano però una base forte di ‘sommerso’ che soffoca lavoratori spesso impossibilitati di fatto a far valere i propri diritti.
Da sottolineare, in questo senso, la sanatoria prevista dalla Finanziaria 2007, per l’emersione del lavoro nero, che scade il 30 settembre. Entro questa data chi è impiegato ‘in nero’ può essere assunto come dipendente subordinato con la regolarizzazione del pregresso, sino ad un massimo di 5 anni, per tutti gli aspetti contributivi. Si può aderire alla sanatoria presentando una domanda (con allegati gli accordi) all’Inps territorialmente competente. I datori di lavoro che aderiscono alla sanatoria evitano, per un anno dalla data della presentazione della domanda, le ispezioni nella materia oggetto della regolarizzazione. I rapporti di lavoro dovranno poi essere mantenuti per almeno due anni (salve le ipotesi di dimissioni o di licenziamento per giusta causa), pena la perdita delle facilitazioni economiche previste dalla sanatoria.
È pur vero però che lo strumento della sanatoria è un’arma a doppio taglio. Se da una parte può portare alcuni effetti positivi in merito alle regolarizzazioni, dall’altra dichiara la sconfitta del controllo e della prevenzione statale. Condoni, sanatorie ed in generale la sempre maggiore tendenza a ‘chiudere un occhio’ da parte di uno Stato che scende a compromessi in cambio di regolarizzazioni, non aiuta certo a costruire il ‘senso della legalità’ nei lavoratori e negli imprenditori. Il rischio è che si diffonda una nuova e perversa etica del lavoro secondo la quale piuttosto che pagare giustamente le tasse, si attende l’ennesima sanatoria.
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La prima delegazione della Lega Araba è in visita in Israele per promuovere il proprio piano di pace per il Medio Oriente. I ministri degli esteri di Egitto e Giordania, gli unici paesi arabi che riconoscono l’esistenza lo stato ebraico, stanno incontrando in queste ore il Primo Ministro Ehud Olmert. L’obiettivo è la condivisione di un piano di pace “interno”, proposto dai paesi arabi.
La Lega Araba propone a Israele la normalizzazione dei rapporti con i paesi arabi in cambio del ritiro da tutti i territori occupati e la creazione di uno Stato palestinese. Nel 2002 lo stato ebraico rifiutò il piano di pace arabo e solo di recente l’ha definito una buona base di negoziazione. Ahmed Abou Gheit, ministro degli Esteri egiziano, ha dichiarato “Vorremmo poter riportare ai nostri colleghi della Lega Araba la notizia di una risposta positiva da parte di Israele. Sono fiducioso riguardo l’esito dell’incontro”.
Mentre da più parti si respira un profondo pessimismo sulle reali possibilità di una pace, gli osservatori della Lega Araba sottolineano come l’incontro di oggi costituisca un potenziale passo in avanti verso una ripresa costruttiva dei negoziati. Mercoledì scorso il quotidiano israeliano Haretz ha scritto che Israele avrebbe preso in considerazione un ‘accordo di principio’ per la creazione di uno Stato Palestinese sul 90% dei Territori Occupati.
Tony Blair, che è in questi giorni in visita nei paesi arabi, ha sottolineato quanto l’incontro di oggi rappresenti una seria opportunità di pace.
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SOMALIA – Secondo l’Alto Commissariato ONU per i rifugiati (Unhcr/Acnur) sono necessari almeno 35 milioni di dollari per affrontare fino al 2008 l’emergenza degli sfollati somali in fuga dagli scontri a Mogadiscio. L’Unhcr assiste circa 312.000 civili, ma stima che possano diventare poco meno di mezzo milione entro la fine dell’anno prossimo.
NIGER-ALGERIA – I governi di Algeri e Niamey hanno annunciato la creazione di una commissione mista per la sorveglianza delle frontiere con l’obiettivo di “coniugare gli sforzi per combattere le attività criminali e di fare della zona uno spazio di scambi, di cooperazione e di solidarietà tra i popoli”.
GAMBIA – I 30.000 dalasis (circa 800 euro) versati di solito da ogni migrante diretto in Europa ai trafficanti “potrebbero generare benefici se fossero investiti nel paese” ha detto il presidente Yahya Jammeh in un discorso in cui ha anche denunciato i “vizi” e i ritardi della cooperazione internazionale.
COSTA D’AVORIO – Un ampio intervento sulla rete idrica locale per garantire l’approvvigionamento costante di acqua potabile sarà realizzato a Korhogo, nel nord del paese. Il progetto, finanziato dall’Unione Europea, mira a soddisfare, in modo continuo, i bisogni di acqua potabile delle popolazioni. Gli abitanti della zona di Korhogo da anni subiscono una carenza di acqua potabile che viene distribuita soltanto un giorno su tre.
Fonte: MISNA