Londra, torna il pericolo terrorismo.

Giugno 30, 2007

La notizia è ormai a tutti nota, due autobomba, entrambe Mercedes, sono state disinnescate ieri in extremis in pieno centro a Londra. Gli ordigni erano abbastanza rudimentali, simili a quelli usati dai terroristi per colpire in Iraq, la seconda automobile è stata portata via perchè parcheggiata in divieto di sosta e, in ultimo, lo sventato attentato avrebbe coinciso con il passaggio di testimone da Blair a Brown e la nomina del primo a inviato per il Medioriente, questi gli elementi principali della vicenda.

L’emittente britannica Sky News ha riferito che il mancato funzionamento dell’innesco (un telefono cellulare collegato all’esplosivo) avrebbe evitato una strage, intanto Scotland Yard è alla ricerca di chi ha parcheggiato le macchine, alcune telecamere avrebbero infatti ripreso l’autista di una delle due Mercedes allontanarsi dalla macchina. Un altro punto a favore degli inquirenti sono proprio gli ordigni inesplosi. Le bombole di gas stipate nelle automobili, ad esempio, hanno tutte un numero di serie che le individua.

Approfondimento: cfr. l’articolo di Massimo Numa su La Stampa.it

EF


Miss Nulla

Giugno 30, 2007

Qualcuno finalmente si è ribellato a un’assurda scaletta, stracciando una delle notizie più inutili e insulse che i tg abbbiano mai prodotto: la scarcerazione di Miss Nulla (come ironicamente la chiama Massimo Gramellini su La Stampa di oggi), al secolo Paris Hilton.

La giornalista che si è rifiutata di dare la precedenza alla liberazione della Hilton rispetto alle notizie sulla guerra in Iraq, si chiama Mika Brzezinski. Già 250 mila persone su internet hanno visto il video dello scandalo che dimostra quanto in basso siano caduti i telegiornali di oggi davanti al ricatto dell’audience. Tutto è accaduto sulla rete americana MSNBC, durante la diretta di Morning Joe. La frase della Brzezinski è stata ‘io odio questa notizia e penso che il nostro tg non dovrebbe trasmetterla’, ha dunque estratto un accendino per dare fuoco ai fogli ma è stata fermata dal produttore, passando poi al piano di emergenza: ha accartocciato la notizia ed è iniziato un curioso ’scambio di cartacce’ tra colleghi.
Un grazie a Miss Nulla, almeno ci siamo divertiti.
EF


La Russia reclama il Polo. Qualche accenno alla Convenzione del Diritto del Mare.

Giugno 29, 2007

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Stando alla fonte, Peacereporter, la notizia sarebbe di quelle che lasciano allibiti. Il quotidiano russo Komsomolskaya Pravda avrebbe annunciato che, dai risultati di una spedizione di 6 settimane di alcuni geologi, la dorsale di Lomonosov (Polo Nord), per ‘contiguità geologica’, apparterrebbe alla Russia. Troppi condizionali? Sono d’obbligo.

Secondo i trattati internazionali, infatti, i Poli non sono ‘rivendicabili’ e gli Stati che vi si affacciano (Russia, Stati Uniti, Canada, Norvegia e Danimarca, con la Groenlandia) possono utilizzare una piattaforma commerciale pari a 350 km di distanza dalle proprie coste, ma nessuno di questi ha il ‘possesso’ del Polo Nord. Per moderare le varie controversie esiste la Convenzione del Diritto del Mare, firmata a Montego Bay nel 1982, da 157 Paesi (26 senza sbocco sul mare. 149 Paesi l’hanno ratificata, non gli Stati Uniti che ne hanno accettata una versione modificata, gli USA applicano anche il F.O.N., Freedom of Navigation Program, volto a contestare eventuali pretese su acque internazionali) ed entrata in vigore nel novembre del 1994 (l’Italia l’ha ratificata un mese più tardi, con legge n° 689/94). Nel 1996 la Convenzione ha istituito un apposito Tribunale Internazionale del Mare (21 membri, eletti dagli Stati firmatari, che restano in carica per 9 anni).

Secondo Peacereporter, i fondali su cui la Russia avanza pretese conterrebbero gas e petrolio per almeno 10 miliardi di tonnellate, una ricchezza immensa e facilmente raggiungibile, dal momento che la dorsale, in alcuni punti, è profonda appena 200 metri.

Ma cos’è, nel dettaglio, la Convenzione del Diritto del Mare?

La Convenzione seziona il mare in diverse fasce, man mano che ci si allontana dalla costa i diritti ’si affievoliscono’: fino a 12 miglia c’è il mare territoriale, dove lo Stato esercita piena sovranità. Fino a 24 miglia c’è la Zona Contigua. Fino a 200miglia c’è la Zona Economica Esclusiva. Oltre questo limite “vige la piena libertà da parte di ogni Stato compatibilmente  con l’esercizio delle medesime libertà da parte di altri Stati“. Si possono cioè porre cavi, fare ricerche scientifiche, navigare e sorvolare.

In un noto romanzo di Baricco, Oceano Mare, c’era un personaggio che tentava di capire quale fosse il limite del mare e per farlo trascorreva i suoi giorni a misurare le ondate che blandivano la terraferma. La fine o l’inizio del mare, a seconda di come lo si voglia intendere, la Convenzione lo fissa  mediante la ‘linea di base’, regolata in base alla bassa marea (il diritto romano la fissava invece sulla linea dell’alta marea) e al frastagliamento della costa. Gli Stati spesso sono portati a delinearla il più a largo possibile, ampliando così il loro ‘mare territoriale’ (la sola Italia le ha modificate nel 1977, decidendo per 21 segmenti attorno alla penisola, 10 attorno alla Sicilia e 7 segmenti a definire la Sardegna). A partire dalla linea di base, insomma, si decide il ‘mare territoriale’. Tra il XVII e il XIX secolo questa fascia di mare era larga ‘quanto la gittata dei cannoni’, ma per prima fu l’Inghilterra che la definì, nel 1878 con il Territorial Jurisdiction Act.

Fino al 1982, quando l’UNCLOS (United Convention on the Law Sea) fissò a 12 miglia nautiche l’estensione del mare territoriale, la confusione fu massima. Alcuni stati rispettavano le 3 miglia nautiche fissate nell’800, altri le 37, altri ancora spingevano le proprie pretese a 200 miglia nautiche, come fecero gli Stati dell’America Latina.
Con la nascita di Stati Arcipelago, come l’Indonesia, vennero definite anche le Acque Arcipelaghe, esternamente delimitate dalla linea di base arcipelagica, i cui segmenti non possono essere più lunghi di 125 miglia nautiche (mn). Ogni isola può avere delle ‘acque interne’ ma deve garantire comunque il libero passaggio delle navi straniere e il rispetto di patti marittimi precedentemente stipulati.

La Zona Contigua segue il ‘mare territoriale’ e vi si possono effettuare controlli necessari a prevenire e/o reprimere eventuali violazioni del diritto internazionale e del commercio. La sua estensione è di massimo 24 mn. Le acque di due Stati contigui (a una distanza inferiore di 24 mn), si sovrappongono. Per quanto riguarda l’Italia, il nostro Paese non ha una Zona Contigua, nel 1974, con decreto legge 359/74, è stata inglobata nel mare territoriale. La Convenzione prevede anche l’istituzione di una Zona Archeologica, conseguente alla dichiarazione di una Zona Contigua, nel caso di ritrovamenti archeologici sottomarini.

Nel 2006 è stata creata la Zona di Protezione Ecologica, oltre il limite esterno del mare Territoriale, al fine di prevenire lo scarico di sostanze inquinanti, far fronte alla creazione giuridica di ‘zone di interesse particolare’ (per scopi ambientali o di pesca) da parte di Spagna Francia e Crozia, costituire una posizione negoziale adeguata in caso di patti bilaterali che decidano le rispettive linee di influenza. 

La Zona Economica Esclusiva è un’area esterna ed “adiacente le acque territoriali in cui lo Stato costiero ha la titolarità di diritti sovrani sulla massa d’acqua sovrastante il fondo marino ai fini dell’esplorazione, sfruttamento, conservazione e gestione delle risorse naturali, compresa la produzione di energia dalle acque’ (Limes). Si estende fino a 200mn dalla ‘linea base’. Gli Stati terzi hanno piena libertà di navigazione e sorvolo su queste acque, a patto di non intaccare i diritti dello Stato ‘proprietario’ e di rispettarne le leggi. Le navi da guerra, inoltre, sulla ZEE possono esercitare il ‘diritto di visita’ (cioè l’ispezione di mercantili sospettati di attività illecite) e di inseguimento (a patto che abbia inizio in acque interne). Nessuna disposizione proibisce manovre militari nella ZEE da parte di Stati stranieri.
Attualmente, nel Mediterraneo, non ci sono ZEE apertamente dichiarate. Solo la Spagna e la Francia le hanno descritte ma per i loro versanti atlantici.

C’è poi un’altra componente fondamentale, ed è la Piattaforma Continentale, cioè il naturale prolungamento sottomarino del continente. Secondo la Convenzione si può estendere fino a un massimo di 350mn dalle linee di base del mare territoriale, ma normalmente vegono fatte coincidere con la ZEE. Nel caso in cui la Piattaforma Continentale si estenda oltre il limite minimo di 200mn lo Stato costiero è obbligato a versare all’Autorità Internazionale dei Fondi Marini, una percentuale variabile a seconda del ricavato delle attività estrattive intraprese sulla Piattaforma. La quota versata verrà destinata al supporto tecnologico dei paesi meno sviluppati.
Il diritto di esplorazione e sfruttamento delle risorse della Piattaforma appartiene allo Stato costiero ‘ab initio’, senza il bisogno di alcun patto che ne sancisca il possesso. La posa di cavi e condutture da parte di Stati terzi, è soggetta alle leggi dello Stato Costiero e la ricerca scientifica straniera deve essere da questo autorizzata espressamente.

Il mare internazionale è l’unico ‘luogo’ dove ancora vige la libertà dei mari. Le risorse contenute sotto i suoi fondali non sono assimilabili in modo esclusivo da alcuno Stato (cfr. il caso del Polo Nord). E’ possibile condurre, su queste acque, azioni di guerra, di visita, di inseguimento e di pesca, sempre in accordo e nel rispetto della libertà degli altri Paesi. A tutela delle acque internazionali è stato creata l’Autorità Internazionale dei Fondi Marini (con sede a Kingston, Giamaica).

Tornando all’inizio di questo post, si può quindi affermare che le pretese della Russia non rispettano la Convenzione del Diritto del Mare, dal momento che il Polo Nord è considerato, a tutti gli effetti, zona internazionale, con le caratteristiche sopradescritte.

Bibliografia: LIMES 4/2006.

AGGIORNAMENTO: 2.08.2007

A conclusione di una missione scientifica un sommergibile russo ha posto oggi (1 agosto) sui fondali artici, a 4.261 metri di profondità, una bandiera della Federazione Russa.

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La bandiera è contenuta in un cilindro di titanio. La rompighiaccio atomica Rossya ha spianato la strada ai ricercatori e ai loro sommergibili. «Intorno a noi il suolo è di colore giallastro e non si vedono abitanti degli abissi marini», questo il commento del comandante del Mir-1. La missione vuole trovare le prove per dimostrare che la dorsale Lomonosov – una catena montuosa sottomarina che attraversa la regione polare – è un’estensione del territorio russo continentale. In base alla Convenzione delle Nazioni Unite sulla Legge del mare, in questo modo diventerebbero russe 460mila miglia quadrate di fondale artico.

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Mappa delle rivendicazioni territoriali russe sull’Artico

EF


Epidemia di Dengue, nessuno ne parla.

Giugno 29, 2007

Il sudest asiatico è in preda a una vera e propria epidemia di febbre dengue, un’infezione trasmessa dalle zanzare e che può essere mortale. Informazioni riportate su vari organi di stampa negli ultimi giorni indicano che in Indonesia i casi accertati nell’anno in corso sono quasi 70 mila e le vittime 748. Esperti locali ritengono inoltre che il vero numero è probabilmente molto più alto, vista le difficoltà di monitorare la situazione sanitaria in molte delle 17 mila isole dell’arcipelago. La situazione è critica anche in Cambogia, dove il governo ha chiesto aiuto alla comunità internazionale. Qui 109 bambini sono morti quest’anno, mentre numerose sono state le vittime dell’infezione nel 2006. I casi registrati sono oltre 12 mila. In Thailandia, invece, le persone contagiate sono 11 mila, mentre le vittime sono 14. In Vietnam le autorità informano che 22 mila persone sono state infettate e almeno 21 sono morte nel 2007. La situazione è molto preoccupante anche in Malaysia, dove 20 mila persone hanno contratto la malattia e 48 ne sono morte. Anche Singapore sta combattendo quella che le autorità hanno definito “una vera e propria epidemia”. I casi accertati sono tremila, il doppio di quelli registrati l’anno scorso.

Fonte: PEACEREPORTER


Giornalisti e operatori dei media uccisi nel 2007

Giugno 27, 2007

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Ad oggi il primo posto lo detiene l’Iraq, dove nel solo 2007, ne sono morti 33. Al secondo posto c’è la Somalia, con 4. Al terzo, a pari merito con 2, Afghanistan, Brasile, Haiti, Messico, Pakistan e lo Stato Palestinese. Tutti accomunati da un unico primato: sulla loro terra sono stati uccisi giornalisti o cineoperatori, i ’servitori’ dell’informazione. Servitori, esatto, perché per fare un lavoro simile in posti tali, il giornalismo bisogna averlo nel sangue. Dare la vita per dire o scrivere la verità dei fatti è un gesto di solidarietà verso il mondo oltre che di rispetto verso la propria vita. Il sito Information Safety and Freedom aggiorna dal 2003 il triste elenco, dando anche un minimo di giustizia (nel ricordo) a coloro che sono morti mentre facevano il proprio lavoro di giornalisti.

EF


Europa: via alla liberalizzazione energetica.

Giugno 26, 2007

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Il primo luglio si aprirà il mercato dell’energia in Europa, un nodo che necessariamente dev’essere risolto per venire a capo della questione energetica.
Mentre a Bruxelles da più parti si mormora che l’apertura del mercato è solo il primo passo ma non è ancora abbastanza, il nodo centrale della questione risiede nell’opposizione di Francia e Germania alla separazione delle competenze, cioè alla distinzione tra gli enti che forniscono energia e quelli che invece gestiscono il network di distribuzione. Il compromesso cui probabilmente si giungerà è che le compagnie fornitrici di energia mantengano anche la proprietà della rete ma che l’accesso al network avvenga mediante nuove società indipendenti.

Sul tavolo c’è la liberalizzazione di un mercato monopolizzato per la maggior parte dalla francese EON, la tedesca EDF e l’italiana ENI (che dal 2006 è in affari anche con il colosso russo Gazprom per un gasdotto da 900km e per aver acquistato, al costo di 5,8 miliardi di euro, alcuni asset della liquidata Jukos di Mikhail Khodorkovsy).

EF


Tony Blair probabile inviato per il Medio Oriente.

Giugno 26, 2007

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Secondo il Financial Times a Tony Blair verrà presto affidato il mandato di inviato per il Medio Oriente, ad affidargli l’incarico il “Quartetto” formato da USA, Unione Europea, Nazioni Unite e Russia, riunito oggi nel consolato americano di Gerusalemme. L’America e l’Unione Europea hanno sempre appoggiato la candidatura di Blair, di contro all’aperta opposizione manifestata da altri paesi, ma ormai i giochi sembrano fatti. Il ministro degli esteri russo, Sergei Lavarov, dopo aver discusso in merito all’appuntamento con il presidente Putin, non si è opposto alla candidatura. Xavier Solana ha invece affermato che la figura di Blair avrà ricadute negative su quanto da lui stesso realizzato per la pacificazione dell’area.

Domani il primo ministro britannico rassegnerà le dimissioni, lasciando il suo posto a Gordon Brown.

EF


L’assurdo di una notizia: Paris Hilton esce dal carcere.

Giugno 26, 2007

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L’assurdo è che nei giornali compaia nella sezione ESTERI, quasi fosse una notizia di rilevanza internazionale. Ma i soldi e la fama fanno anche questo.

Se un povero cristo fosse uscito dal carcere in California, così come è accaduto trionfalmente a Paris Hilton, non ci sarebbero stati paparazzi e fotografi, al massimo si sarebbe beccato solo uno spintone con tanti auguri da parte dei secondini. Ma i nostri media sono diversi, qui certe notizie fanno scandalo, molto più di importanti problemi politici. Photogallery, videos, titoli di giornali…e per quale lieto evento? Per l’uscita di prigione di un’allampanata biondona i cui eccessi ora girano su tutti i siti internet del mondo. Alcool, guida in stato di ebrezza e senza patente. Non fosse stata la figlia del noto Hilton della catena alberghiera, si sarebbe beccata solo una sonora strigliata dai genitori e nessuna telecamera.

Si era anche detto che la Hilton avrebbe dovuto dare l’esempio con i suoi giorni di prigione. Ma se dopo tre giorni stava producendo carte false per uscire? Vivere in un carcere con tutti i confort derivanti dall’essere Paris Hilton temo che non sia poi troppo difficile. Avrà rispettato le diete? Si sarà limata accuratamente le unghie? E poi creme, cremine e impiastri da star. Per alcune persone la vita senza queste sciocchezze può rivelarsi seriamente difficile.

Ho deciso di scrivere questa breve riflessione poichè davvero mi chiedo quale pubblico credano di avere i nostri giornali quando inseriscono negli ESTERI una simile notizia.
Accanto al Summit di Sharm el Sheikh, alle notizie della Palestina o dei morti iracheni, oggi troveremo anche il volto sorridente di Paris Hilton. Per fortuna? Giudicate voi…

EF


Sharm el Sheikh, i primi passi in avanti.

Giugno 25, 2007

La buonavolontà sembra esserci davvero tutta. Olmert appoggia il nuovo governo di emergenza creato da Abu Mazen e promette di proporre al suo governo la liberazione di 250 estremisti di Fatah, la scelta avverrà tra coloro che non si sono macchiati di omicidio e che decideranno di non commettere altri atti violenti. Ma non è tutto. Il premier israeliano ha proposto al leader di Fatah, Abu Mazen, di incontrarlo ogni due settimane, «non c’è altra soluzione al conflitto israelopalestinese di quella di due stati che vivono uno al fianco dell’altro – ha aggiunto Olmert – e vogliamo farlo in modo onesto, serio e con determinazione». Questa è forse una delle migliori notizie che si siano ascoltate negli ultimi tempi in Medio Oriente.

E’ di ieri anche l’audio del giovane caporale Shalit, da un anno nelle mani di Hamas. La tv araba al jazeera ha trasmesso la voce del soldato che chiede a Israele di soddisfare quanto prima le richieste dei rapitori poiché le sue condizioni di salute sarebbero peggiorate. Sempre sul fronte dei messaggi audio, è ricomparso anche Al Zawhairi, il medico egiziano vice di Bin Laden. Zawahiri si è detto vicino ad Hamas, ‘nonostante gli errori dei suoi dirigenti’, in aperto riferimento ai tre mesi di alleanza con Fatah durante il governo di unità nazionale palestinese.

Libano, Palestina, Israele, Siria, Iran, Iraq: qui il mondo sembra giocarsi la propria sorte.

EF


Sharm el Sheikh: inizia il vertice tra i ‘moderati’ dell’Oriente.

Giugno 25, 2007

SHARM EL SHEIKH – Ha preso il via il vertice di Sharm el Sheikh, in Egitto. Il summit e’ volto a raggiungere un compromesso sugli aiuti da destinare all’Autorita’ nazionale palestinese e vertera’ sulla situazione nei territori dopo il passaggio della Striscia di Gaza sotto il controllo di Hamas. Intervengono il presidente dell’Anp, Abu Mazen, il premier israeliano Ehud Olmert, il presidente egiziano Hosni Mubarak e il re di Giordania Abdallah II.

Fonte: Agr


Libano, attentato alle forze ONU: muoiono 6 spagnoli.

Giugno 25, 2007

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La notizia ha fatto il giro del mondo: ieri un attentato ai danni delle truppe ONU ha ucciso sei militari spagnoli. E la domanda sorge spontanea: il Libano come l’Afghanistan? Forse.

Dopo l’attentato Hizbullah si è subito ‘chiamato fuori’, condannandolo fermamente e ricordando di essere sempre stato favorevole alla missione internazionale, avendole promesso aiuto e cooperazione. Secondo indiscrezioni a piazzare l’ordigno sarebbe stato il gruppo sunnita Fatah al Islam, lo stesso che ha dato battaglia nel campo profughi di Tripoli, un ’partito’ semisconosciuto e improvvisamente comparso con uomini e armamenti. Il pericolo è quindi che gruppi terroristici vogliano destabilizzare dopo l’Iraq e l’Afghanistan anche il Libano. In un editoriale di oggi sul Corriere della Sera, Guido Olimpio denuncia due possibili ‘influenze’ nefaste: da un lato la Siria che vuole destabilizzare il governo centrale di Beirut per impedire il processo che la vede imputata nell’omicidio Hariri; dall’altro i quaedisti, che poco approvano il laico Assad, ne sfruttano però l’appoggio logistico. Gli fa eco Maurizio Molinari su La Stampa che suggerisce una complicità nascosta di Hizbullah, un attentato contro l’Unifil, infatti, indebolisce il governo di Fuad Siniora. In merito agli esecutori materiali dell’attentato, continua Molinari, ’gli indizi che puntano sui gruppi jihadisti sono tre: la modalità dell’attentato che ha investito il blindato Unifil è molto simile a quella degli agguati compiuti in Iraq contro i mezzi delle truppe americane; l’attacco è avvenuto nella stessa zona del Libano del Sud da dove pochi giorni fa sono stati lanciati tre razzi contro Israele e in entrambe le occasioni Hezbollah ha immediatamente smentito il coinvolgimento; nelle ultime settimane il gruppo fondamentalista sunnita Fatah al-Islam ha minacciato di portare gli attacchi al Sud in risposta all’assedio della roccaforte nel campo profughi Nahr el-Bared di Tripoli, condotto dall’esercito di Beirut grazie ai rifornimenti di armi giunti da Washington’. Lo stesso Al Zawahiri, il 13 febbraio scorso, aveva esortato jihadisti libanesi ad andar contro la forza Unifil che, nei fatti, rappresenta la corale risposta della comunità internazionale a una situazione di crisi nel medioriente.

Un’ultima domanda: perché colpire la Spagna? 
Se l’Italia ha in passato dimostrato di avere un forte senso di reponsabilità anche di fronte a efferati attentati contro i propri militari, la Spagna di Zapatero, invece, è stato il primo paese a lasciare l’Iraq dopo la sconfitta elettorale di Aznar e forse si vuole ora ’testare’ la resistenza della coalizione guidata dall’Italia.

Una cosa è certa: l’Italia è ora ‘in prima linea’, la tregua libanese è terminata e le forze internazionali hanno ormai cambiato faccia, sono parte integrante dei conflitti e saranno costrette ad abbandonare il ruolo di incalliti spettatori.

NELLA SEZIONE APPROFONDIMENTI E’ POSSIBILE SCARICARE IL TESTO (INGLESE) DELLA RISOLUZIONE  ONU 1701 CON CUI E’ STATO AUTORIZZATO L’INVIO DELLA FORZA UNIFIL IN LIBANO.

EF


Approfondimenti: Trattato di Nizza

Giugno 23, 2007

Nella sezione APPROFONDIMENTI è disponibile (scaricabile in versione italiana integrale), il Trattato di Nizza (formato pdf), la base da cui è partito il summit europeo appena conclusosi a Bruxelles.

EF


Summit europeo: raggiunto l’accordo

Giugno 23, 2007

La Merkel e l’Europa con lei, ce l’hanno fatta, nella notte l’accordo è stato raggiunto. La doppia maggioranza tanto temuta da Varsavia, entrerà in vigore non prima del 2014 (con alcune ’salvaguardie’ per la Polonia fino al 2017).

Anche la Gran Bretagna ha visto accettate le sue richieste, in particolare quelle avanzate sulla Carta Fondamentale dei Diritti e sul Ministro degli Esteri Europeo, che si chiamerà Alto Rappresentante.

L’ultima parola sui negoziati l’ha messa però Jean-Claude Junker, decano dell’UE, che ha in ultimo proposto la salvaguardia della Polonia fino al 2017.

Da più parti si è però detto che questo vertice ha concesso troppo pur di non fallire, la stessa Italia a un certo punto si è opposta alla proposta tedesca definendola troppo permissiva rispetto al testo vigente. Il presidente Romano Prodi ha affermato che tra tutti gli Stati partecipanti, la Gran Bretagna è stata il paese che più di tutti ha condizionato il vertice, portando avanti una concezione ‘diversa’ di Europa. ”Lascio questo summit’ è intervenuto oggi Prodi ’pensando che bisogna dare il modo ai Paesi che vogliono andare piu’ forte di poterlo fare. E ci impegneremo in futuro in questa direzione’ e ha poi aggiunto che comunque ’l'Europa ne esce bene’.

Cfr. anche il post ‘Doppia maggioranza: ecco cos’è e come funziona’. 

EF


HIV, un virus che non esiste?

Giugno 23, 2007

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L’AIDS è tutta una truffa? A leggere quanto dichiarato da questo sito sembrerebbe proprio di sì. Dateci un’occhiata, io ho qualche dubbio sulla scientificità di quanto affferma ma è comunque a tutti nota l’origine ‘criptogenetica’ dell’HIV e i soldi che le aziende farmaceutihe guadagno dalle cure per l’AIDS:

  • 100.000 ricercatori e medici, in buona parte americani, hanno carriere e stipendi legati al virus.
  • 93 miliardi di US$ (oltre 200.000 miliardi di lire) sono stati stanziati fino ad oggi nei soli Stati Uniti per le ricerche sull’AIDS.
  • più di 1000 associazioni raccolgono in totale migliaia di miliardi di lire all’anno per aiutare i malati di AIDS.
  • alcune decine di migliaia di miliardi di lire all’anno impinguano i bilanci delle multinazionali del farmaco con la vendita dei farmaci “salvavita” antiretrovirali e dei test HIV (ELISA, Western Blot, Viral Load)
  • organismi come USAID (U.S. Agency International Development) UNAIDS (United Nations AIDS program), WHO (World Health Organization), ricevono stanziamenti annuali di migliaia di miliardi di lire per combattere l’AIDS. L’ONU ha appena chiesto uno stanziamento di 20.000 miliardi di lire per affrontare l’emergenza.
  • (stime aggiornate al 2002 e fornite dal sito www.ilvirusinventato.it)

    Questo link, invece, rimanda alle ultime decisioni (2006) del Parlamento Europeo in merito all’HIV. Oppure: Peter H. Duesberg: AIDS, IL VIRUS INVENTATO – Baldini Castoldi Dalai Editore, euro 9,90. Scrive Kary B. Mullis – premio nobel per la chimica nel 1993 – nella prefazione:
    Non esistono prove scientifiche che l’Hiv causi l’Aids [...] e non siamo mai riusciti a capire perché i medici prescrivano un farmaco tossico chiamato Azt (Zidovudina) a persone che non presentano altri sintomi se non la presenza di anticorpi anti-Hiv nel loro sangue“.

    EF


    Doppia maggioranza: ecco cos’è e come funziona.

    Giugno 23, 2007

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    Dal commento di Elisa: 

    [...] Qual’è il senso del voto a doppia maggioranza, o meglio, perché 55% degli stati per 65% dei paesi membri, su che cosa si giocano queste percentuali, e non altre? E inoltre, da quanto tempo si sta preparando questo tipo di proposta? Perdona la mia non socratesca ignoranza!
    Elisa

    La proposta della doppia maggioranza è contenuta nella Bozza di Costituzione Europea redatta dalla Convenzione e prevedeva che per ogni decisione non bastasse raggiungere un consenso di almeno il 55% dei paesi dell’Unione, ma questi Stati, sommati tra loro, dovevano anche rappresentare almeno il 65% della popolazione europea. E’ evidente che gli Stati minori, come la Polonia, escono svantaggiati da questa decisione.

    Nel 1999, invece, a Nizza, si era deciso per una forma di ‘voto ponderato’, per cui i seggi variavano in base alla radice quadrata della popolazione di ciascuno Stato (Spagna con 41 milioni di abitanti aveva diritto a 27 seggi, l’Italia con 60 ne aveva 29, e così via…).

    Il ‘periodo di pausa’ in vista del summit in corso, durava da ben 2 anni, un lasso di tempo che non sembra aver risolto qualcosa. Anzi. E’ di poco fa la decisione di sospendere la seduta plenaria dei 27 per tentare un’ultima manovra diplomatica e alcune ore fa Angela Merkel aveva proposto di andare avanti anche senza Varsavia che si sarebbe accodata, nel caso, tra sei mesi… L’Europa, purtroppo per noi, resta fragile.

    EF


    Aggiornamento: Vertice UE, negoziati difficili.

    Giugno 22, 2007

    BRUXELLES
    Negoziati ancora in alto mare al vertice di Bruxelles sulla riforma del trattato Ue
    : la seconda giornata del Consiglio europeo si è aperta oggi con una serie di incontri bilaterali fra Angela Merkel e le delegazioni dei paesi più problematici, per cercare di convincerli ad accettare un compromesso. «Lavoriamo intensamente», ha annunciato oggi Merkel al suo arrivo, ma «il problema non è risolto». Secondo fonti europee, Merkel ha avuto due bilaterali con i polacchi, e altri incontri a due con britannici, olandesi e cechi. Dai colloqui con il presidente polacco Lech Kaczynski, secondo fonti della delegazione di Varsavia, non sono emersi però progressi sul nodo centrale del sistema di voto a doppia maggioranza, a cui la Polonia si oppone temendo di perdere troppo potere nel bloccare le decisioni rispetto al sistema del trattato attuale (il trattato di Nizza).

    Fonti di Varsavia hanno definito uno «slogan» la proposta fatta nella notte dal presidente francese Nicolas Sarkozy a Kaczynski di accettare la doppia maggioranza prevista nella costituzione (55% degli Stati che devono rappresentare almeno il 65% della popolazione) con il meccanismo di salvaguardia del c.d. compromesso di Ioannina. In effetti, questa salvaguardia (che è stata usata pochissime volte, ed è ripreso nella costituzione) va nella direzione delle preoccupazioni della Polonia, perché consente di sospendere una decisione quando si sia molto vicini alla minoranza di blocco cercando un consenso più ampio.

    La delegazione polacca però non è soddisfatta dal compromesso di Ioannina, proprio perché già previsto nella costituzione, e insiste per rinviare l’entrata in vigore del nuovo sistema di voto fino al 2020. Un ritardo considerato eccessivo dalla grande maggioranza degli altri governi, secondo fonti comunitarie. Si è fatto portavoce di questo sentimento il premier lussemburghese Jean-Claude Juncker, che ha definito il rinvio «una soluzione possibile ma pessima»

    Resta poi un altro problema grave, quello della Gran Bretagna. Sulle quattro linee rosse di Londra, secondo i diplomatici presenti al Consiglio europeo, soprattutto una è particolarmente difficile da superare, quella della Carta dei diritti fondamentali. Londra insiste per renderla inapplicabile al suo diritto interno, ma per molti paesi il carattere obbligatorio della carta è irrinunciabile. Una soluzione potrebbe essere l’«opting-out» della Gran Bretagna dalla Carta, che però potrebbe essere seguita da Polonia e altri, togliendo troppo valore al documento. Sugli altri punti invocati da Tony Blair (poteri del ministro degli Esteri Ue e politica estera comune che non interferiscano con quella britannica, non estensione delle decisioni a maggioranza qualificata al settore giustizia e immigrazione, e personalità giuridica unica dell’Ue), le soluzioni sarebbero meno difficili.

    Un nuovo fronte di discussione si è nel frattempo aperto: il presidente francese Sarkozy si è detto soddisfatto per essere riuscito ad ottenere dalla presidenza tedesca la soppressione del riferimento alla libera concorrenza fra gli «obiettivi dell’Unione» nel nuovo trattato. Questo ha subito provocato una reazione da parte della Gran Bretagna, che preferirebbe che il riferimento fosse conservato, mentre anche altre delegazioni non sarebbero contente della sua rimozione.

    Durante il pranzo, Merkel informerà le altre delegazioni dell’esito dei contatti bilaterali. Secondo quanto annunciato stamattina dalla stessa Merkel, in quest’occasione non dovrebbero essere presentati nuovi testi consolidati, cioè una nuova bozza complessiva di mandato per la riforma dei trattati. Secondo alcune fonti Ue, un nuovo documento di questo genere potrebbe essere pronto nel pomeriggio. Ma prima di metterlo sul tavolo, la Germania vuole assicurarsi che abbia delle possibilità di essere accettato e non sia ’bruciatò subito. Il premier ungherese Ferencz Gyurcsany è stato invece più pessimista: «Sono pronto a comprarmi un’altra camicia», ha detto, lasciando intendere che il vertice potrebbe continuare per la seconda notte consecutiva.

    Fonte: LA STAMPA.IT


    UE&Costituzione: oggi parte il summit.

    Giugno 21, 2007

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    Per consultare i documenti basta cliccare sul relativo nome (in azzurro), si aprirà il collegamento ai siti istituzionali dell’Unione Europea.

    Oggi parte il summit dell’Unione Europea per la riforma del Trattato UE e per ’salvare il salvabile’ della Costituzione Europea. Ogni dato è incerto, a partire dalla durata dell’incontro: non si sa se terminerà venerdì, sabato, se dovrà continuare a oltranza o se si rimanderà tutto a una Conferenza Intergovernativa da convocare entro pochi mesi.

    Il Ministro degli Esteri Massimo D’Alema (che partecipa al summit con il Presidente del Consiglio Romano Prodi) ha affermato che, in caso di fallimenti, ‘un’avanguardia di paesi potrebbe rivelarsi l’unico modo per proseguire verso un’unione sempre più stretta fra i popoli europei’. Si ripropone, insomma, la medesima dinamica con cui è nata l’Europa.

    La prima questione all’ordine del giorno sarà l’ingresso di Cipro e Malta all’interno dei paesi che hanno accettato l’euro (parteciperà anche il presidente della BCE Trichet) mentre a cena i Ministri degli Esteri parleranno di temi di rilevanza internazionale come le relazioni tra Europa e Africa o della situazione nei Balcani. Queste sono però le problematiche che appaiono di più semplice risoluzione, gli scogli maggiori sono ben altri e hanno i nomi di Polonia e Gran Bretagna.

    Varsavia si oppone al sistema di voto ‘a doppia maggioranza’ fissato nella Costituzione e da cui uscirebbe svantaggiata rispetto all’attuale metodo di votazione basato sul Trattato di Nizza (entrato in vigore il 1° febbraio 2003). La Polonia si farebbe allora portavoce di un sistema di voto ‘proporzionale’ in base al quale i paesi più piccoli avrebbero più voti rispetto agli Stati grandi.

    Londra, invece, si oppone alla personalità giuridica unica della UE, mette in discussione la figura del ministro degli Esteri Europeo, vuole rendere giuridicamente non vincolante la Carta dei Diritti Fondamentali e, in ultimo, che si mantenga il veto sulla cooperazione giudiziaria e di polizia.

    Davanti a questi ’scogli’, la via più probabile è un ulteriore rinvio alla Conferenza Intergovernativa.

    Il Presidente della Commissione Europea Barrosso, al termine di un convegno del Partito Popolare Europeo, ha ironizzato ‘ho già parlato con le autorità aeroportuali dicendo loro di non lasciar partire gli aerei dei partecipanti prima che sia stato firmato l’accordo’. Il premier francese Fillon si è detto ‘ottimista’, confidando nell’ottimo lavoro di mediazione portato avanti dalla cancelliera Merkel.

    Il fallimento del summit rappresenterebbe un grave autogoal per l’Europa nello scenario internazionale. Da troppi anni ormai la necessità più urgente è, infatti, quella di un’Unione Europea più forte, capace di far da contraltare alle grandi potenze mondiali, ruolo che, a partire dalla Seconda Guerra Mondiale, ha inesorabilmente perso.

    EF


    Nigeria: l’esercito libera i 27 ostaggi

    Giugno 21, 2007

    LAGOS (Nigeria) – Tutti e 27 gli ostaggi rapiti domenica scorsa presso un impianto dell’Eni a Ogboinbiri, in Nigeria, sono stati liberati. Lo ha reso noto l’esercito nigeriano, precisando che la liberazione degli ostaggi, 16 dipendenti locali e 11 addetti alla sicurezza, e’ avvenuta durante un’operazione militare lanciata nella notte, nella quale sono rimaste uccise 12 persone.

    Fonte: AGR


    Brevi: Olimpiadi 2008, tra schiavitù, censure e autostrade

    Giugno 21, 2007

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    Le Olimpiadi 2008 in Cina fanno miracoli: il governo si è sorprendentemente accorto del regime di schiavitù cui sono costretti i bambini. Si sono ’svegliati’ i sindacati, la magistratura ha aperto un’inchiesta (sebbene siano state emanate circolari che invitano a non pubblicare forum su internet con discussioni in merito), sono stati effettuati i primi arresti. Non c’è che dire, le Olimpiadi in Cina fanno miracoli.

    Sotto la lente delle autorità sono le province di Shanxi ed Hegan, come se nel resto del paese il probelma della schiavitù minorile non esistesse. Schiavitù in senso stretto, tant’è che i padri hanno definito quello dei loro figli (circa 2000) un vero e proprio ’sequestro’.

    Come risultato della crescente attenzione mondiale sulla Cina, in vista dei giochi olimpici del 2008, sono state più di 750 le ispezioni in atrettante fornaci, eseguite il 13 giugno da oltre 35 mila agenti (dichiarazione dell’agenzia stampa ufficiale Xinhua). Improvvisamente il paese si accorge delle atroci condizioni di vita dei propri lavoratori.

    Le Olimpiadi fanno miracoli anche a livello ’strutturale’. Il governo cinese ha in progetto di costruire un’autostrada proprio sull’Everest. Sempre l’agenzia stampa Xinhua afferma che ’l'autostrada costerà circa 20 milioni di dollari e si snoderà per più di 100 chilometri, dai piedi della montagna fino al punto da cui partono la gran parte delle spedizioni alpinistiche alla conquista della vetta dell’Everest. Il tutto affinché la fiaccola olimpionica [...] possa arrivare a toccare la vetta, a oltre 8 mila metri’ (fonte: Peacereporter).  E’ evidente che il percorso di asfalto e guard rail passerà anche nella Provincia Autonoma del Tibet (invaso da Pechino nel 1951), dove ogni forma di protesta popolare viene però puntualmente repressa dal governo cinese.

    EF


    20.06.2007 – Giornata Mondiale del Rifugiato: rifugiato o clandestino?

    Giugno 20, 2007

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    Continuano le Giornate Mondiali, perché l’uomo ne ha bisogno. Vengono dichiarate Giornate Mondiali su tutto, oggi è quella del rifugiato. Il tema scelto dall’UNHCR per il 2007 è la ‘tolleranza’. E quindi conferenze, numeri, statistiche. Riporto anche io qualche dato.

    Secondo quanto dichiarato dal direttore del Jesuit Refugee Service Inernational, Lluis Magrinà, dal 1993 sono almeno 8000 i migranti morti durante il lungo viaggio verso quella che non a torto è stata chiamata Fortezza Europa. A mio avviso la stima è per difetto.

    C’è da notare che raramente noi definiamo queste persone ‘rifugiati’, la cantilena che ci viene propinata da radio e televisioni è che si tratta di ‘clandestini’ a bordo di ‘barconi’. Parlare di ‘clandestini’, nell’immaginario collettivo, significa descriverli come persone subdole, che vivono nell’ombra, infiltrate tra chi clandestino non è. Parlare di ‘clandestini’ e di ‘rifugiati’, è evidente, non è affermare lo stesso concetto. Un rifugiato è clandestino ma un clandestino non per forza è un rifugiato. Ma siamo in Italia, e si fa di tutta l’erba un fascio. Si butta tutto nel calderone subdolo di un razzismo semantico velato e lo si lascia agire.

    La dicitura generica ‘clandestino’ viene poi, come scrivevo poco sopra, spesso affiancata al termine ‘barcone’. Badate bene, non peschereccio o mercantile, barcone! Quasi sempre si sente addirittura dire: ‘avvistato un barcone’, senza alcun riferimento a chi vi sta sopra, quasi che quei poveretti che trasporta siano un tutt’uno con quel legno. Ed effettivamente, in fondo è così. La sopravvivenza del loro ‘barcone’ rappresenta la linea tra la vita e l’essere ripescati gonfi e galleggianti, morti, proprio quando si era a un passo dalla meta finale, la Fortezza Europa.

    Personalmente non sono a favore di un’integrazione incontrollata di chi giunge in Italia, quello dell’essere tutti un unico popolo è un discorso pericoloso di cui mai mi sono fidato troppo. Non bisogna però neanche banalizzare e generalizzare, chiamare tutti quanti ‘clandestini’ con un’accezione che è ben lontana dal semplice riferirsi all’esser privi del permesso di soggiorno. In Occidente oggi clandestino è sinonimo di ladro, impostore, di uno che approda sul nostro paese e inizia a trafficare nell’ombra. Io dico che è anche questo, ma non solo. Il discorso è allora lo stesso di chi dice che in Sicilia c’è solo il potere mafioso. La mafia purtroppo esiste, ma si è ben lontani dal ritenere realmente che tutti i siciliani siano mafiosi, fortunatamente sono ben più numerose le persone oneste.

    In questa Giornata Mondiale del Rifugiato (ormai mi rendo conto di avere una specie di allergia alle Giornate Mondiali), dovremmo quindi ricordarci del significato primo della parola ‘rifugiato’, un’accezione troppo sepsso semplicisticamente sostituita dalla generalizzazione poco-semantica ‘clandestino’.

    (Questo è il link di Fortress Europe, un blog che da anni tiene l’amaro conteggio dei migranti vittime del loro stesso viaggio. Nella sezione APPROFONDIMENTI trovate anche la DICHIARAZIONE INTERNAZIONALE SULLA PROTEZIONE DEI DIRITTI DEI LAVORATORI MIGRANTI E DEI MEMBRI DELLE LORO FAMIGLIE).

    EF