Londra, torna il pericolo terrorismo.

Giugno 30, 2007

La notizia è ormai a tutti nota, due autobomba, entrambe Mercedes, sono state disinnescate ieri in extremis in pieno centro a Londra. Gli ordigni erano abbastanza rudimentali, simili a quelli usati dai terroristi per colpire in Iraq, la seconda automobile è stata portata via perchè parcheggiata in divieto di sosta e, in ultimo, lo sventato attentato avrebbe coinciso con il passaggio di testimone da Blair a Brown e la nomina del primo a inviato per il Medioriente, questi gli elementi principali della vicenda.

L’emittente britannica Sky News ha riferito che il mancato funzionamento dell’innesco (un telefono cellulare collegato all’esplosivo) avrebbe evitato una strage, intanto Scotland Yard è alla ricerca di chi ha parcheggiato le macchine, alcune telecamere avrebbero infatti ripreso l’autista di una delle due Mercedes allontanarsi dalla macchina. Un altro punto a favore degli inquirenti sono proprio gli ordigni inesplosi. Le bombole di gas stipate nelle automobili, ad esempio, hanno tutte un numero di serie che le individua.

Approfondimento: cfr. l’articolo di Massimo Numa su La Stampa.it

EF


Miss Nulla

Giugno 30, 2007

Qualcuno finalmente si è ribellato a un’assurda scaletta, stracciando una delle notizie più inutili e insulse che i tg abbbiano mai prodotto: la scarcerazione di Miss Nulla (come ironicamente la chiama Massimo Gramellini su La Stampa di oggi), al secolo Paris Hilton.

La giornalista che si è rifiutata di dare la precedenza alla liberazione della Hilton rispetto alle notizie sulla guerra in Iraq, si chiama Mika Brzezinski. Già 250 mila persone su internet hanno visto il video dello scandalo che dimostra quanto in basso siano caduti i telegiornali di oggi davanti al ricatto dell’audience. Tutto è accaduto sulla rete americana MSNBC, durante la diretta di Morning Joe. La frase della Brzezinski è stata ‘io odio questa notizia e penso che il nostro tg non dovrebbe trasmetterla’, ha dunque estratto un accendino per dare fuoco ai fogli ma è stata fermata dal produttore, passando poi al piano di emergenza: ha accartocciato la notizia ed è iniziato un curioso ’scambio di cartacce’ tra colleghi.
Un grazie a Miss Nulla, almeno ci siamo divertiti.
EF


La Russia reclama il Polo. Qualche accenno alla Convenzione del Diritto del Mare.

Giugno 29, 2007

convenzione.gif

Stando alla fonte, Peacereporter, la notizia sarebbe di quelle che lasciano allibiti. Il quotidiano russo Komsomolskaya Pravda avrebbe annunciato che, dai risultati di una spedizione di 6 settimane di alcuni geologi, la dorsale di Lomonosov (Polo Nord), per ‘contiguità geologica’, apparterrebbe alla Russia. Troppi condizionali? Sono d’obbligo.

Secondo i trattati internazionali, infatti, i Poli non sono ‘rivendicabili’ e gli Stati che vi si affacciano (Russia, Stati Uniti, Canada, Norvegia e Danimarca, con la Groenlandia) possono utilizzare una piattaforma commerciale pari a 350 km di distanza dalle proprie coste, ma nessuno di questi ha il ‘possesso’ del Polo Nord. Per moderare le varie controversie esiste la Convenzione del Diritto del Mare, firmata a Montego Bay nel 1982, da 157 Paesi (26 senza sbocco sul mare. 149 Paesi l’hanno ratificata, non gli Stati Uniti che ne hanno accettata una versione modificata, gli USA applicano anche il F.O.N., Freedom of Navigation Program, volto a contestare eventuali pretese su acque internazionali) ed entrata in vigore nel novembre del 1994 (l’Italia l’ha ratificata un mese più tardi, con legge n° 689/94). Nel 1996 la Convenzione ha istituito un apposito Tribunale Internazionale del Mare (21 membri, eletti dagli Stati firmatari, che restano in carica per 9 anni).

Secondo Peacereporter, i fondali su cui la Russia avanza pretese conterrebbero gas e petrolio per almeno 10 miliardi di tonnellate, una ricchezza immensa e facilmente raggiungibile, dal momento che la dorsale, in alcuni punti, è profonda appena 200 metri.

Ma cos’è, nel dettaglio, la Convenzione del Diritto del Mare?

La Convenzione seziona il mare in diverse fasce, man mano che ci si allontana dalla costa i diritti ’si affievoliscono’: fino a 12 miglia c’è il mare territoriale, dove lo Stato esercita piena sovranità. Fino a 24 miglia c’è la Zona Contigua. Fino a 200miglia c’è la Zona Economica Esclusiva. Oltre questo limite “vige la piena libertà da parte di ogni Stato compatibilmente  con l’esercizio delle medesime libertà da parte di altri Stati“. Si possono cioè porre cavi, fare ricerche scientifiche, navigare e sorvolare.

In un noto romanzo di Baricco, Oceano Mare, c’era un personaggio che tentava di capire quale fosse il limite del mare e per farlo trascorreva i suoi giorni a misurare le ondate che blandivano la terraferma. La fine o l’inizio del mare, a seconda di come lo si voglia intendere, la Convenzione lo fissa  mediante la ‘linea di base’, regolata in base alla bassa marea (il diritto romano la fissava invece sulla linea dell’alta marea) e al frastagliamento della costa. Gli Stati spesso sono portati a delinearla il più a largo possibile, ampliando così il loro ‘mare territoriale’ (la sola Italia le ha modificate nel 1977, decidendo per 21 segmenti attorno alla penisola, 10 attorno alla Sicilia e 7 segmenti a definire la Sardegna). A partire dalla linea di base, insomma, si decide il ‘mare territoriale’. Tra il XVII e il XIX secolo questa fascia di mare era larga ‘quanto la gittata dei cannoni’, ma per prima fu l’Inghilterra che la definì, nel 1878 con il Territorial Jurisdiction Act.

Fino al 1982, quando l’UNCLOS (United Convention on the Law Sea) fissò a 12 miglia nautiche l’estensione del mare territoriale, la confusione fu massima. Alcuni stati rispettavano le 3 miglia nautiche fissate nell’800, altri le 37, altri ancora spingevano le proprie pretese a 200 miglia nautiche, come fecero gli Stati dell’America Latina.
Con la nascita di Stati Arcipelago, come l’Indonesia, vennero definite anche le Acque Arcipelaghe, esternamente delimitate dalla linea di base arcipelagica, i cui segmenti non possono essere più lunghi di 125 miglia nautiche (mn). Ogni isola può avere delle ‘acque interne’ ma deve garantire comunque il libero passaggio delle navi straniere e il rispetto di patti marittimi precedentemente stipulati.

La Zona Contigua segue il ‘mare territoriale’ e vi si possono effettuare controlli necessari a prevenire e/o reprimere eventuali violazioni del diritto internazionale e del commercio. La sua estensione è di massimo 24 mn. Le acque di due Stati contigui (a una distanza inferiore di 24 mn), si sovrappongono. Per quanto riguarda l’Italia, il nostro Paese non ha una Zona Contigua, nel 1974, con decreto legge 359/74, è stata inglobata nel mare territoriale. La Convenzione prevede anche l’istituzione di una Zona Archeologica, conseguente alla dichiarazione di una Zona Contigua, nel caso di ritrovamenti archeologici sottomarini.

Nel 2006 è stata creata la Zona di Protezione Ecologica, oltre il limite esterno del mare Territoriale, al fine di prevenire lo scarico di sostanze inquinanti, far fronte alla creazione giuridica di ‘zone di interesse particolare’ (per scopi ambientali o di pesca) da parte di Spagna Francia e Crozia, costituire una posizione negoziale adeguata in caso di patti bilaterali che decidano le rispettive linee di influenza. 

La Zona Economica Esclusiva è un’area esterna ed “adiacente le acque territoriali in cui lo Stato costiero ha la titolarità di diritti sovrani sulla massa d’acqua sovrastante il fondo marino ai fini dell’esplorazione, sfruttamento, conservazione e gestione delle risorse naturali, compresa la produzione di energia dalle acque’ (Limes). Si estende fino a 200mn dalla ‘linea base’. Gli Stati terzi hanno piena libertà di navigazione e sorvolo su queste acque, a patto di non intaccare i diritti dello Stato ‘proprietario’ e di rispettarne le leggi. Le navi da guerra, inoltre, sulla ZEE possono esercitare il ‘diritto di visita’ (cioè l’ispezione di mercantili sospettati di attività illecite) e di inseguimento (a patto che abbia inizio in acque interne). Nessuna disposizione proibisce manovre militari nella ZEE da parte di Stati stranieri.
Attualmente, nel Mediterraneo, non ci sono ZEE apertamente dichiarate. Solo la Spagna e la Francia le hanno descritte ma per i loro versanti atlantici.

C’è poi un’altra componente fondamentale, ed è la Piattaforma Continentale, cioè il naturale prolungamento sottomarino del continente. Secondo la Convenzione si può estendere fino a un massimo di 350mn dalle linee di base del mare territoriale, ma normalmente vegono fatte coincidere con la ZEE. Nel caso in cui la Piattaforma Continentale si estenda oltre il limite minimo di 200mn lo Stato costiero è obbligato a versare all’Autorità Internazionale dei Fondi Marini, una percentuale variabile a seconda del ricavato delle attività estrattive intraprese sulla Piattaforma. La quota versata verrà destinata al supporto tecnologico dei paesi meno sviluppati.
Il diritto di esplorazione e sfruttamento delle risorse della Piattaforma appartiene allo Stato costiero ‘ab initio’, senza il bisogno di alcun patto che ne sancisca il possesso. La posa di cavi e condutture da parte di Stati terzi, è soggetta alle leggi dello Stato Costiero e la ricerca scientifica straniera deve essere da questo autorizzata espressamente.

Il mare internazionale è l’unico ‘luogo’ dove ancora vige la libertà dei mari. Le risorse contenute sotto i suoi fondali non sono assimilabili in modo esclusivo da alcuno Stato (cfr. il caso del Polo Nord). E’ possibile condurre, su queste acque, azioni di guerra, di visita, di inseguimento e di pesca, sempre in accordo e nel rispetto della libertà degli altri Paesi. A tutela delle acque internazionali è stato creata l’Autorità Internazionale dei Fondi Marini (con sede a Kingston, Giamaica).

Tornando all’inizio di questo post, si può quindi affermare che le pretese della Russia non rispettano la Convenzione del Diritto del Mare, dal momento che il Polo Nord è considerato, a tutti gli effetti, zona internazionale, con le caratteristiche sopradescritte.

Bibliografia: LIMES 4/2006.

AGGIORNAMENTO: 2.08.2007

A conclusione di una missione scientifica un sommergibile russo ha posto oggi (1 agosto) sui fondali artici, a 4.261 metri di profondità, una bandiera della Federazione Russa.

mir_11.jpg     titanio.jpg

La bandiera è contenuta in un cilindro di titanio. La rompighiaccio atomica Rossya ha spianato la strada ai ricercatori e ai loro sommergibili. «Intorno a noi il suolo è di colore giallastro e non si vedono abitanti degli abissi marini», questo il commento del comandante del Mir-1. La missione vuole trovare le prove per dimostrare che la dorsale Lomonosov - una catena montuosa sottomarina che attraversa la regione polare - è un’estensione del territorio russo continentale. In base alla Convenzione delle Nazioni Unite sulla Legge del mare, in questo modo diventerebbero russe 460mila miglia quadrate di fondale artico.

artico_mappa.jpg

Mappa delle rivendicazioni territoriali russe sull’Artico

EF


Epidemia di Dengue, nessuno ne parla.

Giugno 29, 2007

Il sudest asiatico è in preda a una vera e propria epidemia di febbre dengue, un’infezione trasmessa dalle zanzare e che può essere mortale. Informazioni riportate su vari organi di stampa negli ultimi giorni indicano che in Indonesia i casi accertati nell’anno in corso sono quasi 70 mila e le vittime 748. Esperti locali ritengono inoltre che il vero numero è probabilmente molto più alto, vista le difficoltà di monitorare la situazione sanitaria in molte delle 17 mila isole dell’arcipelago. La situazione è critica anche in Cambogia, dove il governo ha chiesto aiuto alla comunità internazionale. Qui 109 bambini sono morti quest’anno, mentre numerose sono state le vittime dell’infezione nel 2006. I casi registrati sono oltre 12 mila. In Thailandia, invece, le persone contagiate sono 11 mila, mentre le vittime sono 14. In Vietnam le autorità informano che 22 mila persone sono state infettate e almeno 21 sono morte nel 2007. La situazione è molto preoccupante anche in Malaysia, dove 20 mila persone hanno contratto la malattia e 48 ne sono morte. Anche Singapore sta combattendo quella che le autorità hanno definito “una vera e propria epidemia”. I casi accertati sono tremila, il doppio di quelli registrati l’anno scorso.

Fonte: PEACEREPORTER


Giornalisti e operatori dei media uccisi nel 2007

Giugno 27, 2007

  camera-blood.jpg

Ad oggi il primo posto lo detiene l’Iraq, dove nel solo 2007, ne sono morti 33. Al secondo posto c’è la Somalia, con 4. Al terzo, a pari merito con 2, Afghanistan, Brasile, Haiti, Messico, Pakistan e lo Stato Palestinese. Tutti accomunati da un unico primato: sulla loro terra sono stati uccisi giornalisti o cineoperatori, i ’servitori’ dell’informazione. Servitori, esatto, perché per fare un lavoro simile in posti tali, il giornalismo bisogna averlo nel sangue. Dare la vita per dire o scrivere la verità dei fatti è un gesto di solidarietà verso il mondo oltre che di rispetto verso la propria vita. Il sito Information Safety and Freedom aggiorna dal 2003 il triste elenco, dando anche un minimo di giustizia (nel ricordo) a coloro che sono morti mentre facevano il proprio lavoro di giornalisti.

EF


Europa: via alla liberalizzazione energetica.

Giugno 26, 2007

energia02.jpg

Il primo luglio si aprirà il mercato dell’energia in Europa, un nodo che necessariamente dev’essere risolto per venire a capo della questione energetica.
Mentre a Bruxelles da più parti si mormora che l’apertura del mercato è solo il primo passo ma non è ancora abbastanza, il nodo centrale della questione risiede nell’opposizione di Francia e Germania alla separazione delle competenze, cioè alla distinzione tra gli enti che forniscono energia e quelli che invece gestiscono il network di distribuzione. Il compromesso cui probabilmente si giungerà è che le compagnie fornitrici di energia mantengano anche la proprietà della rete ma che l’accesso al network avvenga mediante nuove società indipendenti.

Sul tavolo c’è la liberalizzazione di un mercato monopolizzato per la maggior parte dalla francese EON, la tedesca EDF e l’italiana ENI (che dal 2006 è in affari anche con il colosso russo Gazprom per un gasdotto da 900km e per aver acquistato, al costo di 5,8 miliardi di euro, alcuni asset della liquidata Jukos di Mikhail Khodorkovsy).

EF


Tony Blair probabile inviato per il Medio Oriente.

Giugno 26, 2007

blair2.jpg 

Secondo il Financial Times a Tony Blair verrà presto affidato il mandato di inviato per il Medio Oriente, ad affidargli l’incarico il “Quartetto” formato da USA, Unione Europea, Nazioni Unite e Russia, riunito oggi nel consolato americano di Gerusalemme. L’America e l’Unione Europea hanno sempre appoggiato la candidatura di Blair, di contro all’aperta opposizione manifestata da altri paesi, ma ormai i giochi sembrano fatti. Il ministro degli esteri russo, Sergei Lavarov, dopo aver discusso in merito all’appuntamento con il presidente Putin, non si è opposto alla candidatura. Xavier Solana ha invece affermato che la figura di Blair avrà ricadute negative su quanto da lui stesso realizzato per la pacificazione dell’area.

Domani il primo ministro britannico rassegnerà le dimissioni, lasciando il suo posto a Gordon Brown.

EF


L’assurdo di una notizia: Paris Hilton esce dal carcere.

Giugno 26, 2007

hiltonparis86695_400.jpg

L’assurdo è che nei giornali compaia nella sezione ESTERI, quasi fosse una notizia di rilevanza internazionale. Ma i soldi e la fama fanno anche questo.

Se un povero cristo fosse uscito dal carcere in California, così come è accaduto trionfalmente a Paris Hilton, non ci sarebbero stati paparazzi e fotografi, al massimo si sarebbe beccato solo uno spintone con tanti auguri da parte dei secondini. Ma i nostri media sono diversi, qui certe notizie fanno scandalo, molto più di importanti problemi politici. Photogallery, videos, titoli di giornali…e per quale lieto evento? Per l’uscita di prigione di un’allampanata biondona i cui eccessi ora girano su tutti i siti internet del mondo. Alcool, guida in stato di ebrezza e senza patente. Non fosse stata la figlia del noto Hilton della catena alberghiera, si sarebbe beccata solo una sonora strigliata dai genitori e nessuna telecamera.

Si era anche detto che la Hilton avrebbe dovuto dare l’esempio con i suoi giorni di prigione. Ma se dopo tre giorni stava producendo carte false per uscire? Vivere in un carcere con tutti i confort derivanti dall’essere Paris Hilton temo che non sia poi troppo difficile. Avrà rispettato le diete? Si sarà limata accuratamente le unghie? E poi creme, cremine e impiastri da star. Per alcune persone la vita senza queste sciocchezze può rivelarsi seriamente difficile.

Ho deciso di scrivere questa breve riflessione poichè davvero mi chiedo quale pubblico credano di avere i nostri giornali quando inseriscono negli ESTERI una simile notizia.
Accanto al Summit di Sharm el Sheikh, alle notizie della Palestina o dei morti iracheni, oggi troveremo anche il volto sorridente di Paris Hilton. Per fortuna? Giudicate voi…

EF


Sharm el Sheikh, i primi passi in avanti.

Giugno 25, 2007

La buonavolontà sembra esserci davvero tutta. Olmert appoggia il nuovo governo di emergenza creato da Abu Mazen e promette di proporre al suo governo la liberazione di 250 estremisti di Fatah, la scelta avverrà tra coloro che non si sono macchiati di omicidio e che decideranno di non commettere altri atti violenti. Ma non è tutto. Il premier israeliano ha proposto al leader di Fatah, Abu Mazen, di incontrarlo ogni due settimane, «non c’è altra soluzione al conflitto israelopalestinese di quella di due stati che vivono uno al fianco dell’altro - ha aggiunto Olmert - e vogliamo farlo in modo onesto, serio e con determinazione». Questa è forse una delle migliori notizie che si siano ascoltate negli ultimi tempi in Medio Oriente.

E’ di ieri anche l’audio del giovane caporale Shalit, da un anno nelle mani di Hamas. La tv araba al jazeera ha trasmesso la voce del soldato che chiede a Israele di soddisfare quanto prima le richieste dei rapitori poiché le sue condizioni di salute sarebbero peggiorate. Sempre sul fronte dei messaggi audio, è ricomparso anche Al Zawhairi, il medico egiziano vice di Bin Laden. Zawahiri si è detto vicino ad Hamas, ‘nonostante gli errori dei suoi dirigenti’, in aperto riferimento ai tre mesi di alleanza con Fatah durante il governo di unità nazionale palestinese.

Libano, Palestina, Israele, Siria, Iran, Iraq: qui il mondo sembra giocarsi la propria sorte.

EF


Sharm el Sheikh: inizia il vertice tra i ‘moderati’ dell’Oriente.

Giugno 25, 2007

SHARM EL SHEIKH - Ha preso il via il vertice di Sharm el Sheikh, in Egitto. Il summit e’ volto a raggiungere un compromesso sugli aiuti da destinare all’Autorita’ nazionale palestinese e vertera’ sulla situazione nei territori dopo il passaggio della Striscia di Gaza sotto il controllo di Hamas. Intervengono il presidente dell’Anp, Abu Mazen, il premier israeliano Ehud Olmert, il presidente egiziano Hosni Mubarak e il re di Giordania Abdallah II.

Fonte: Agr