«La verità su Ustica è sotto gli occhi di tutti solo che nessuno la svela perché manca la prova finale. Gli indizi ci sono e sono tanti ma manca la prova decisiva». A dirmi queste parole, tempo fa, è stato uno dei periti (di cui, per correttezza, non faccio il nome) che durante gli anni del processo studiò il caso Ustica.
A ben guardare, infatti, una qualche verità emerge dalle carte (oltre cinquemila pagine) del processo aperto all’indomani della strage. Non la prova – dicevamo – ma una mezza verità. Iniziamo dai tabulati radar e dai colloqui tra operatori radar di Ciampino e piloti del DC9, con targa IH-870.
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Ustica: le mezze verità che cancellano i fatti
Giugno 30, 2009«Contro le mafie imprese in consorzio». Intervista a Luigi De Ficchy sulle mafie nel Basso Lazio
Giugno 24, 2009«Consorziarsi e fare sistema contro le mafie». Ad indicare la via alle imprese del Basso Lazio per reagire alla criminalità organizzata è Luigi De Ficchy, Procuratore della Repubblica a Tivoli, fino all’anno scorso sostituto procuratore presso la Direzione Nazionale Antimafia (Dna). «Quella che stiamo vivendo a Latina è una vera e propria emergenza che ha radici negli anni Ottanta – spiega il magistrato – quando i mafiosi venivano mandati al confino nelle località del Nord e del Centro Italia. Nel Basso Lazio – continua – hanno trovato terreno vergine dove insediarsi e crescere, a danno delle amministrazioni e degli imprenditori». E che la situazione sia grave, lo conferma la lunga serie di attentati ai danni di imprese ed esercizi commerciali nella provincia di Latina, almeno dieci nell’ultimo mese.
Economia post-terremoto ancora in «zona rossa». All’Aquila stenta a ripartire l`attività produttiva
Giugno 22, 2009All’Aquila è tutto fermo. Artigiani, industriali e commercianti raccontano un’unica realtà: quasi totale assenza di mercato e le piccole e medie aziende che arrancano, in attesa degli aiuti promessi dallo Stato. «L’unico comparto che per ora è ripartito, anche se non nella totalità delle sue imprese, è quello dell’economia indiretta – spiega Carlo Imperatore, vicepresidente di Confindustria L’Aquila – e si tratta soprattutto di grandi gruppi farmaceutici e metalmeccanici, che possono contare su un mercato esterno e su strutture alternative a quelle sul territorio. Il danno complessivo per l’industria aquilana, tra mancati guadagni e lesioni alle strutture – conclude Imperatore - è stimabile in almeno 80 milioni di euro». Eppure anche nel comparto relativo all’economia indiretta, alcune aziende (ad esempio l’Alenia, vedi articolo accanto) hanno chiuso le sedi e hanno dirottato i loro dipendenti altrove. Ad oggi, secondo i dati di Confindustria L’Aquila, sarebbe attivo appena il 60% delle imprese.
Rifugiati volontari all’Aquila
Giugno 16, 2009Benoit è partito per l’Aquila poche ore dopo il terremoto, mentre ancora si scavava tra le macerie. Yasdan, Abbas e Yassuf, invece, hanno preso servizio nella tendopoli di Centicolella un mese dopo, l’8 maggio. Tra i volontari coordinati da Legambiente c’erano anche loro, quattro ragazzi provenienti dall’Afghanistan e dal Togo che in Italia hanno ottenuto lo status di rifugiato politico o la protezione sussidiaria.
Carceri, nel Lazio mancano 400 agenti. L’effetto indulto verso l’esaurimento
Giugno 15, 2009Altri 365 detenuti e nelle carceri del Lazio gli effetti dell’indulto votato tre anni fa dal Governo Prodi saranno solo un ricordo. Se infatti a livello nazionale la soglia delle 60.710 presenze nei penitenziari del luglio 2006 è stata abbondantemente superata, le carceri laziali fanno contare 5.579 detenuti, a fronte di un dato preindulto (giugno 2006) pari a 5.944 ospiti. Tre anni fa, ad esempio, nel carcere di Rebibbia (nuovo complesso) erano reclusi 1.621 detenuti, mentre al 1 giugno di quest’anno se ne contano 1.517, a fronte di una capienza regolamentare di 1.291 posti. Critica anche la situazione nel penitenziario di Frosinone: nel 2006 aveva in carico 448 carcerati, oggi ne fa contare 466 (capienza regolamentare di 375 posti).
Intercettazioni: intervista a Giuseppe Giulietti (Articolo 21)
Giugno 13, 2009L’approvazione alla Camera del disegno di legge sulle intercettazioni sta mettendo in allarme magistrati, giornalisti e tutta (o quasi) l’opposizione. Diritto di Critica ha incontrato Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21, per avere un commento sul ddl.
Onorevole Giulietti, da più parti arrivano critiche al ddl intercettazioni. Dove vuole arrivare il Governo italiano?
Quella che è stata approvata alla Camera non è un legge ad personam ma il primo passo verso la realizzazione di una Repubblica presidenziale, basata sulla figura carismatica del premier Silvio Berlusconi. E con l’unificazione della piattaforma del digitale terrestre per RAI e Mediaset, il controllo della struttura tecnologica, ancor prima delle nomine, diventerà totale. Ci sarà una vera e propria saldatura di interessi. C’è poi da sottolineare che per la prima volta giornalisti ed editori sono stati concordi nel condannare questo disegno di legge. È un caso più unico che raro nella storia dell’informazione italiana e per dare la tara dell’importanza dell’accordo, basta ricordare le forti contrapposizioni tra le due parti in merito al contratto giornalistico. La stessa Freedom House, inoltre, ha inserito il nostro Paese tra quelli a limitata libertà di stampa, proprio per la mancata risoluzione del conflitto di interessi e per il proposito – che sta divenendo un fatto compiuto – da parte del Governo italiano di approvare la legge sulle intercettazioni. Un’ulteriore condanna, infine, è venuta ancora dalla Federazione Internazionale dei Giornalisti riunita a Varna.
Restando in Italia e in particolare tra i banchi dell’opposizione, ci sono stati diversi “franchi tiratori” che hanno votato a favore del ddl. Cosa è successo?
Prima di tutto bisogna specificare che la fiducia è stata messa perché questa legge sta provocando non pochi malumori in diversi esponenti dell’ex Alleanza Nazionale. A sinistra, invece, alcuni deputati probabilmente si sono voluti vendicare nei confronti dei magistrati per quanto hanno subìto in passato. Il loro voto dimostra come siano ben lontani dalla cultura liberaldemocratica che dovrebbe invece caratterizzarli.
Cosa manca alla sinistra italiana per essere un’opposizione credibile davanti agli elettori e magari anche proporsi come forza di governo?
Abbiamo bisogno di un vero partito riformista, sullo stile del primo Ulivo. Per quanto mi riguarda, non penso che si possa creare una sinistra mettendo muri al 4% come è successo per le Europee. Se guardiamo i numeri, ad oggi mancano in Parlamento le sinistre più radicali e tutti i prodiani che non si sentono rappresentati dal Pd e non votano: circa il 10% degli italiani. Il cosidetto partito dell’astensionismo, credo sia composto in prevalenza da elettori di centrosinistra. D’altronde è evidente che questo è il momento del populismo, sia da parte del Governo che dell’opposizione, ed ha un suo prezzo. A sinistra ci si è del tutto dimenticati di un modello politico e comunicativo che io reputo fondamentale, basato sull’alterità e sulla differenza rispetto all’avversario e che era proprio di Enrico Berlinguer. Se è vero che un giorno Silvio Berlusconi uscirà dalla scena politica italiana, infatti, il berlusconismo ha già permeato anche la sinsitra ed è da questo modo di ragionare che dobbiamo liberarci, attraverso un nuovo partito riformista capace di proporre idee nuove.
Torniamo al ddl intercettazioni. Il Governo dice che con questo ddl si garantirà la privacy dei cittadini.
Nulla di più falso. Per il semplice fatto che le informazioni adesso saranno il punto di partenza per possibili minacce poiché non saranno coperte da segreto ma non saranno neanche pubblicabili. A questo si aggiunga che crac come quello della Parmalat o lo scandalo della clinica Santa Rita di Milano, non potranno più essere messi a conoscenza dei cittadini. È importante notare poi l’assoluto silenzio delle autorità di Garanzia che dovrebbero vigilare sul mondo dell’informazione, nessuno alza la voce contro il provvedimento.
A detta del Governo restano però i reati di mafia, anche se molti dei reati che poi conducono ad individuare l’associazione mafiosa non saranno più intercettabili.
Esattamente. Questo ddl spunta le armi alla magistratura e rende tutti meno sicuri, la politica della sicurezza è ben lontana.
C’è poi la questione del web e del diritto di rettifica…
La scusa ufficiale è quella di perseguire reati on line ma l’impressione è che il Governo stia cercando di mettere le mani sulla libertà di informazione che viaggia sulla rete. Berlusconi teme la nascita di luoghi di comunicazione e aggregazione on line liberi ed esterni ai luoghi di potere. È lo stesso fenomeno che si è visto con la campagna elettorale di Obama quando migliaia di cittadini si incontravano in internet per discutere, sostenere e fare anch’essi informazione. Tutto questo fa paura all’attuale Governo italiano, perché non appena qualcosa diviene un fenomeno di massa, dev’essere controllato. Ed è lo stesso Berlusconi che dice agli industriali di non investire in chi non la pensa come lui. È lo stesso che ha fatto cacciare Enzo Biagi.
Ddl intercettazioni: ecco cosa cambia
Giugno 11, 2009Oggi la Camera ha dato il via libera al maxiemendamento sulle intercettazioni. I sì sono stati 318, mentre 224 sono stati i voti contrari (tra questi mancano 21 ‘franchi tiratori’ dell’opposizione che hanno appoggiato il Governo). Questo emendamento è oggetto di forti contrapposizioni tra maggioranza e opposizione, e sta scatenando un putiferio anche sul web. Di seguito riporto le nuove norme che verranno introdotte dal ddl.
Ecco il testo della lettera di Pd-IdV-UdC al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, su intercettazioni e fiducia
Giugno 11, 2009Roma, 10 giugno 2009
Al Presidente della Repubblica
On. Dr. Giorgio Napolitano
Palazzo del Quirinale
ROMA
Signor Presidente,
in qualità di rappresentanti dei deputati dell’opposizione, ci rivolgiamo a Lei quale supremo garante della nostra Costituzione.
Intendiamo esprimerLe con forza il profondo disagio che sentiamo di fronte all’apposizione da parte del Governo della quindicesima fiducia, in questo ramo del Parlamento, in poco più di un anno di legislatura.
Il grave abuso di uno strumento che la Costituzione e la legge n.400 del 1988 circondano di particolari garanzie e che deve considerarsi per sua natura di carattere straordinario, non sfugge a chi segue il quotidiano evolversi dei lavori parlamentari.
Intercettazioni e prospettive di intesa con il Pd: intervista a Massimo Donadi (Idv) – Diritto di Critica
Giugno 10, 2009
L’abbiamo incontrato fuori da Montecitorio, tra i giornalisti dell’Unione Cronisti Italiani che manifestavano contro il disegno di legge sulle intercettazioni. Massimo Donadi, capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera, ha risposto alle domande di Diritto di Critica, il blog con cui collaboro.
Europee: lo scrutinio in tempo reale
Giugno 8, 2009

RISULTATI DEFINITIVI IN PERCENTUALE PER L’ITALIA (dati Ministero dell’Interno)
PARTITO DEMOCRATICO 26,13 – 22 seggi
LEGA NORD 10,20 – 9 seggi
DI PIETRO ITALIA DEI VALO 8,00 - 7 seggi
UNIONE DI CENTRO 6,51 – 5 seggi
RIFOND.COM. – SIN.EUROPEA 3,38 – 0 seggi
SINISTRA E LIBERTA’ 3,12 – 0 seggi
LISTA MARCO PANNELLA – EM 2,42 – 0 seggi
LA DESTRA-MPA- PENSIONATI 2,22 – 0 seggi
FIAMMA TRICOLORE 0,79 – 0 seggi
PARTITO COMUNISTA DEI LAV 0,54 – 0 seggi
FORZA NUOVA 0,47 – 0 seggi
SVP 0,46 – 0 seggi
LIBERAL DEMOCRATICI – MAI 0,23 - 0 seggi
VALLEE D’AOSTE 0,10 - 0 seggi
AUTONOMIE LIBERTE’ DEMOCR 0,08 - 0 seggi
Cosa resterà di Silvio Berlusconi
Giugno 5, 2009Alla fine le fotografie sono spuntate fuori, pubblicate da un giornale straniero e libero: El Pais. In Italia Silvio Berlusconi, pur di assicurarne la censura, è andato a chiedere aiuto ai suoi “peggior nemici”, i magistrati. «Sequestrate tutto in nome della privacy!». Salvo poi ammettere che in quegli scatti non c’era nulla di compromettente. E allora perché vietarne la pubblicazione e minacciare denunce ai quattro venti? È un po’ come per il Lodo Alfano: se Berlusconi si ritiene innocente, perché vararlo?
Una cosa però mi sembra certa: dopo il divorzio con la Lario, lo scandalo Noemi e le fotografie con le donnine a villa Certosa (per non parlare dei voli di Stato con cui sono arrivate in Sardegna), Silvio Berlusconi non potrà più fare la morale o sbandierare i valori della famiglia ai quattro venti. A ben guardare, inoltre, ci sono più leader separati o divorziati a destra che a sinistra. Si chiama contabilità matrimoniale. Dopo il gossip politico su presunti e mai provati rapporti con le minorenni (vedi accuse della Lario), il buon Silvio si è bruciato una gran fetta di elettorato cattolico e si è svelato per quello che realmente è: un dannunziano nei modi, forse tremendamente solo, che inganna il tempo con un po’ di politica e qualche festino dal sapore donnaiolo (ma che male c’è!). Il tutto dribblando di tanto in tanto i giudici che, a suo dire, lo perseguitano. Ecco cosa resta del grande statista in cui tutti gli italiani hanno creduto. Potrebbe forse andar bene per il prototipo d’elettore che chiamo «da Suv», ma gli altri, gli italiani medi, ridacchieranno del teatrino politico messo in mostra in questi giorni. Già, perché l’italiano medio non si può permettere la villa, le donnine e gli aerei privati, non può mobilitare mezza città solo per andare alla festicciola di compleanno di una diciottenne, eccetera eccetera eccetera. Mi domando: cosa avrebbe fatto uno dei tanti capi di Stato stranieri se avesse ricevuto le accuse che sono state rivolte a Mr. Berlusconi in Italia? Molto probabilmente si sarebbe dimesso (vedi il caso del governo inglese).
Silvio obietta: è una questione privata! Non è vero. È divenuta di dominio pubblico quando il buon Berlusconi decise di inviare agli italiani milioni di opuscoli in cui si decantavano le lodi della sua famiglia e si mettevano in bella mostra moglie e figli. Non si può spiattellare sul vassoio dell’opinione pubblica quanto accade in casa propria solo quando i panni non sono sporchi! O si accetta di parlarne sempre o non lo si fa mai.
A fronte di tutto questo, però, c’è da registrare anche un grave errore dei giornali che hanno puntato tutto sulla storiella da nonnino ringalluzzito con la giovane Noemi e non hanno sottolineato a dovere lo scandalo del caso Mills. Il non puntare il dito (almeno non come si è fatto per la storiella con Noemi) contro le complicità emerse dalla sentenza Mills, è stato un madornale errore. I direttori ritengono forse che gli italiani sono ormai assuefatti alla ruberia politica? Il caso Del Turco direbbe di no. E quindi perché non sottolineare, accanto all gossippino su Noemi, anche i fatti e le sentenze? Il gossip non è politica, non fa riflettere più di tanto. Le sentenze, invece, la dicono lunga sulla persona.
EF
È morto Zeno Tascio, uno dei protagonisti dell’inchiesta sulla strage di Ustica
Giugno 2, 2009
Il generale Tascio Zeno è morto nella notte tra il 10 e l’11 maggio scorso, nel silenzio dei media, presso l’ospedale militare del Celio a Roma. Ex capo del Sios, il servizio di Informazione dell’Aeronautica militare italiana, Zeno venne chiamato in causa e poi assolto nel processo per il disastro di Ustica. Per la tragedia del Dc9 dell’Itavia e i depistaggi che caratterizzarono l’inchiesta, Tascio è stato processato assieme ai generali Lamberto Bartolucci, Franco Ferri e Corrado Melillo ma è stato assolto per non aver commesso il fatto dalla terza corte d’Assise di Roma il 30 aprile del 2004. Nella sua carriera è stato comandante del centro radar di Licola (lo stesso coinvolto nell’inchiesta sui depistaggi nel caso Ustica), del 36esimo stormo di Gioia del Colle e della 46esima brigata aerea. È stato anche ispettore dell’Itav (l’ispettorato telecomunicazioni e assistenza al volo che controlla il traffico civile), capo ufficio generale del capo di Stato maggiore dell’ Aeronautica e presidente della commissione ordinaria di avanzamento ufficiali. Il generale Tascio ha anche comandato la pattuglia acrobatica della quarta aerobrigata e ha prestato servizio negli aeroporti di Capodichino, Pratica di Mare e Grazzanise.
EF
A bordo dell’Airbus scomparso anche vertici di Thyssenkrupp e Michelin
Giugno 2, 2009
Il presidente della Compagnia Siderurgica do Atlantico, membro dal 2006 del board di ThyssenKrupp, Erich Walter Heine, e il presidente della filiale della Michelin del Sud America, Luiz Roberto Anastacio, il direttore esecutivo, Antonio Gueiros, e uno dei direttori del gruppo in Francia Christine Pieraerts. Tra i 228 passeggeri dell’airbus dell’Air France scomparso la notte scorsa nei cieli dell’Atlantico, in una zona conosciuta dai naviganti come la “Latitudine del Cavallo”, c’erano anche loro. E si tratta dei vertici latinoamericani di due tra i maggiori gruppi mondiali di siderurgia e pneumatici. A questi si aggiunge uno dei membri della famiglia reale brasiliana, si tratta del principe Pedro Luis di Orleans e Braganza, 26 anni, discendente di Pedro II, ultimo imperatore del Brasile destituito nel 1889 a seguito della proclamazione della Repubblica.
E mentre i primi giornali già tirano fuori dal cilindro l’ipotesi bomba, nelle affermazioni e nella ricostruzione qualcosa non torna. Si è parlato di cortocircuito o di guasto causato da un fulmine. Ebbene, il velivolo era nuovo (del 2005) e costruito secondo le norme internazionali che non prevedono la possibilità che un fulmine possa abbattere un aereo. L’Airubus, inoltre, come spiega un pilota dell’Air France a Le Figaro, ha ben cinque linee di corrente programmate per scattare l’una a sostituire l’altra in caso di emergenza. Che siano saltate tutte in contemporanea, sembra strano. Secondo L’Onera, inoltre, l’Ufficio francese di studi e ricerche aerospaziali, un aereo di linea è colpito da un fulmine in media ogni mille ore di volo: in pratica una o due volte all’anno. In questi casi, dopo un grosso rumore, il sistema elettrico viene di nuovo inizializzato e ricomincia a funzionare. Di certo, per ora, ci sono i segnali di avaria inviati in automatico ai satelliti dell’Air France dalla strumentazione dell’aereo, poco prima che questo sparisse dai radar brasiliani e senegalesi.
Ad avanzare altre – speriamo esagerate – ipotesi è ancora una volta il sito Le Figaro: potrebbe essere stata «una bomba a far saltare in aria l’aereo», il che spiegherebbe perché l’equipaggio non sia stato in grado di «lanciare un segnale di allarme». Eppure, il portoghese Jornal de Noticias cita diversi sms spediti dai passeggeri impauriti ai parenti, smentendo la versione ufficiale di una tragedia consumatasi in pochi attimi. Il sito francese ‘Le Post’, fa invece sapere che a marzo l’aereo era rimasto bloccato per diversi giorni a Bangalore per un guasto, ma aveva regolarmente passato la revisione in aprile e anche in caso di avaria a un motore era in grado di continuare a volare. Tra i «misteri» anche il mancato funzionamento delle apparecchiature radio H/F e di comunicazioni satellitari, utili a far conoscere la propria posizione anche in caso di avaria al transponder. Da ultimo, l’Associated Press scrive di una possibile perdita di pressione in cabina.
Per ora, comunque, le ricerche proseguono a più di 500 chilometri dalle coste brasiliane e nella notte alcuni piloti avrebbero intravisto focolai d’incendio sulla superficie del mare. Secondo le prime notizie battute dalle agenzie, l’ultimo contatto dell’Airbus è stato registrato nello spazio aereo del Senegal, dove era appena entrato. In quel momento – spiega il NYTimes – l’aereo volava a 35mila piedi ed aveva una velocità di 520 miglia all’ora. La zona sarebbe stata individuata anche grazie alle scatole nere – di modello Argos – in grado di emettere segnali funzionali al loro ritrovamento anche per diversi giorni.
EF
Sacra Corona Unita, questa sconosciuta
Maggio 27, 2009Nessuno ne parla più ma la piovra, in Puglia, ancora vive. Stiamo parlando della Sacra Corona Unita, per gli amici la SCU. Da Foggia a Lecce, la mafia pugliese gestisce i lavoratori nei campi, lo smaltimento illecito dei rifiuti, si infiltra negli appalti e lotta per il territorio.
A dar conto di questa situazione, è l’ultimo rapporto Eurispes sulla ‘Ndrangheta 2008 che fa notare come nell’hinterland leccese siano stati 2 i comuni sciolti per mafia. Mentre in base all’Indice di Penetrazione Mafiosa (IPM), Bari (IPM:32,2) si colloca attualmente al quinto posto in Italia, Lecce (27,9) al nono, Brindisi (26) al decimo, Taranto (24,9) al dodicesimo e Foggia (21,9) al quattordicesimo. Per quanto riguarda, invece, la percentuale di popolazione che risiede in comuni dove si è manifestato il fenomeno mafioso, la Puglia addirittura è terza, con il 72,5% – preceduta dalla Campania (81,3%) e dalla Sicilia (82%) – in tutto 610 comuni.
Snoccioliamo qualche caso pratico. Sul versante dello smaltimento illecito dei rifiuti, sono da registrare diversi sequestri di discariche illegali: nel febbraio di quest’anno a Peschici e Foggia e sabato scorso, in contrada Santa Lucia, nelle campagne di Castelvecchio di Puglia (Fg). Ma è nella zona del Tavoliere che si verifica la connessione tra criminalità locale e mafie internazionali. In estate prima e in autunno poi, con la raccolta dei pomodori e con la vendemmia, i campi si popolano di polacchi, rumeni e africani, schiavizzati e tenuti sotto scacco da caporali – spesso stranieri – che gestiscono la manodopera agricola. Pensare che tutto ciò accada senza il consenso dei boss locali, è quanto meno azzardato.
Sul versante degli appalti, inoltre, la Dda di Bari ha recentemente appurato il tentativo e il rischio di infiltrazioni nelle gare per la costruzione dei Parchi eolici. Su tutti svetta il progetto di Torre Santa Susanna dove alcuni boss avevano cercato di aggiudicarsi l’appalto. E poi ci sono le sparatorie a Taranto. Nell’ultima, il 3 aprile scorso in via Magna Grecia, una cassiera di una tabaccheria è rimasta ferita in un conflitto a fuoco tra clan rivali.
E’ di ieri, infine, la notizia di un maxisequestro di beni per due milioni e mezzo di euro in immobili nel comune di Casarano (Lecce), di proprietà di Franco Miggiano, 69 anni, per violezione della legge sugli stupefacenti. Nel sequestro è rientrata anche la vittla-bunker di Miggiano, fornita di piscina e stalla. Il provvedimento è stato disposto dalla corte di Assise di appello di Lecce, su richiesta della procura generale della Repubblica di Lecce, dopo accertamenti patrimoniali svolti dalla Direzione investigativa antimafia (Dia) che hanno evidenziato – secondo gli investigatori – una netta sproporzione tra i redditi dichiarati da Miggiano e da sua moglie e i beni nella loro disponibilità.
EF
La Spoon River degli operai
Maggio 26, 2009Se fosse morto un operaio ieri, uno oggi e un altro tra quattro giorni, magari in tre fabbriche diverse, molto probabilmente l’Italia, la politica e i media non li avrebbero ricordati. Avrebbero continuato a ciarlare di Noemi Letizia, il vero gossip nostrano che diverte gli elettori. E invece no. L’ipocrisia di un’informazione che getta luce sugli eventi solo quando costituiscono una “strage sul momento”, ha colpito ancora: in Sardegna, presso le raffinerie Saras, tre operai sono morti. Insieme, in uno stesso punto, in una medesima occasione e in un identico modo. Questa è una notizia! Vi renderete conto che il sistema mediatico ormai è malato, fino al midollo, e l’indifferenza regna sovrana. Secondo i dati Istat, in due anni sono morti 18 operai: in media uno ogni mese e dieci giorni (e stiamo parlando solo di chi ha perso la vita in una cisterna), eppure tutti noi ce ne ricordiamo solo in presenza di una strage “unitaria”.
Se volete rendervi conto della strage quotidiana e silenziosa che quasi ogni giorno si consuma in Italia, visitate il blog http://mortisullavoro.wordpress.com. Attenzione però, potrebbe sbattervi in faccia una realtà che televisioni e quotidiani non vi raccontano quasi mai. E’ una sorta di Spoon River degli operai, solo che ogni epitaffio racconta gli ultimi istanti di ogni manovale.
«Nicola Abruzzese, operaio edile di 56 anni, è morto in ospedale dove era ricoverato per una profonda ferita ad una coscia: l’operaio era stato colpito e poi trascinato per alcuni metri da un nastro trasportatore meccanico mentre eseguiva lavori di scavo in un cantiere edile» (22.05.09) oppure «Giuseppe Sciacca, di 53 anni, titolare di una piccola impresa specializzata in lavori idrici, è morto dopo essere precipitato in un pozzo artesiano profondo 30 metri nelle campagne di Marsala, in contrada Fiumara Sant’Onofrio: stava lavorando alla manutenzione di una pompa di sollevamento dell’acqua quando il parapetto del pozzo, realizzato con conci di tufo, ha ceduto all’improvviso» (18.05.09) oppure ancora «Giovanni Iritano, 45enne, è morto lacerato dal frangizolle del proprio trattore» (17.05.09) e ancora «Cristoforo Negri, di 63 anni, titolare di un’impresa artigiana, è morto in Valtellina in un incidente sul lavoro avvenuto all’interno di un cantiere davanti alla chiesa di Aprica: l’uomo è precipitato dal ponteggio mentre stava effettuando alcuni interventi di manutenzione all’esterno del santuario» (16.05.09). E potrei continuare. E’ una tragedia quotidiana a telecamere spente. Bisognerebbe ricordarsene sempre.
EF
«Un passo avanti e tre indietro, questa è l’andatura della lotta alla mafia». In ricordo di Giovanni Falcone
Maggio 23, 2009«Qui lavorare è impossibile: un passo avanti e tre indietro, questa è l’andatura della lotta alla mafia». A definire in modo così netto e chiaro l’attività della magistratura palermitana era Giovanni Falcone, in un incontro con il giornalista de La Stampa, Francesco La Licata. E aggiungeva, poco prima della sua partenza per Roma: «E’ penoso quello che ho dovuto ascoltare nei corridoi di questo palazzo, constatare che tutti sono contenti per il fatto che me ne sto andando».
Le battaglie che hanno dovuto sostenere e portare avanti Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono state due: una interna alla magistratura, per non affondare e restare invischiati nelle gelosie e nelle invidie altrui, un’altra contro la mafia e i mafiosi. Ma forse, a giudicare da quanto accadeva nei palazzi del potere ai danni dei magistrati del pool, l’ultima – quella contro la mafia – era la battaglia più facile, o forse quella che gli riusciva meglio. Resistenze da parte di chi deve assicurare la legalità, infatti, non te le aspetti. I cosidetti “corvi” sembrano un racconto mitico, inverosimile, indegno di un Paese civile. E invece il “corvo” scriveva a tutti, magsitrati e politici, lettere anonime e messaggi per screditare l’operato di Giovanni Falcone, definendolo un opportunista e un venduto. Ma gli attacchi venivano da diversi ambiti della società italiana, da quelli che provavano invidia e quelli che invece erano toccati dalle inchieste del pool antimafia. Calunnie vigliacche, nel perfetto modus operandi dei mafiosi, che ammazzano a distanza o attaccano a sorpresa perché forse un conflitto a fuoco nemmeno saprebbero sostenerlo.
Storia di ordinaria indifferenza
Maggio 11, 2009Metropolitana di Roma, linea B, fermata Eur Magliana. Si aprono le porte e sale Caterina, una donna keniota 42 anni. E’ incinta, barcolla. Dalla borsa finto-Vuitton spunta un cartone di vino Tavernello, il vino dei poveri. La metropolitana fischia, si chiudono le porte e Caterina si aggrappa incerta al palo rosso dei sostegni. Si guarda attorno con occhi quasi assenti poi va a sedersi. E’ un attimo. Accanto a lei un signore in giacca e camicia si alza, mi guarda e sussurra «è ubriaca!», e va a mettersi in disparte. Piuttosto sta in piedi.
Nulla cambia fino al capolinea. Caterina guarda in basso, si tiene la fronte con una mano dove due macchie biancastre sembrano bruciature di sigaretta. A Laurentina tutti scendono dal vagone, con me e Caterina rimangono solo due signore: «Fate cenno al conducente di bloccare la metro», chiedo. La ragazza non si muove, non vuole saperne di alzarsi. Trascorrono così almeno due minuti. Arriva la guardia privata della stazione, lo segue un funzionario in camicia a maniche corte e gilet, in servizio al gabiotto vicino ai tornelli. La ragazza intanto si è alzata, la tengo sotto braccio, lei barcolla, si appoggia con una mano sul marmo bianco della parete. «Chiami un’ambulanza per favore», mi rivolgo all’addetto di stazione. «Non chiamo proprio nessuno – mi risponde – se non me lo chiede la signora». Caterina cammina a fatica, inciampa, quasi cade, probabilmente non ha nemmeno coscienza di dove si trovi. «Guardi che lei ha il dovere di soccorrere chi sta male», ribatto. Ma è inutile: «Se vuole chiami lei l’ambulanza, se la signora non me lo chiede io non chiamo proprio nessuno», risponde il funzionario. A quel punto mi restano solo i carabinieri fuori dalla stazione, con la speranza che non spediscano Caterina in un Centro di Identificazione ed Espulsione. L’agente sta già venendo verso di me insieme a tre militari. Sostengo Caterina per un braccio, lei tace, ha gli occhi socchiusi. Accanto a me una signora si è fermata e cerca di capire con lo sguardo cosa sia successo. «Salve» saluto «la ragazza è ubriaca e incinta». E prima che il carabiniere possa rispondermi, mi qualifico: «Sono un volontario della Croce Rossa, questa persona ha bisogno di assistenza». Il carabiniere la squadra, mi chiede di farla sedere su un vicino muretto e le chiede i documenti. Il permesso di soggiorno è poco leggibile ma sembra valido, la pattuglia si allontana, vengono registrati i dati di Caterina e vengo a sapere il suo nome e la provenienza. E’ arrivata in Italia verso la fine degli anni Novanta. «Guardale le mani», dico al Carabiniere «Secondo te non sono bruciature?». L’agente, con un vago accento napoletano, chiede a Caterina chi le abbia lasciato quei segni sul corpo. Lei accenna una risposta ma resta in silenzio. «Chiamiamo un’ambulanza subito», commenta il carabiniere e prende la radio. Caterina tace, con gesti lenti armeggia nella borsa tira fuori una sigaretta. Tenta di accenderla ma non ci riesce. Riprova. Tutto inutile, il vento spegne la fiamma. La signora la aiuta, la punta della sigaretta finalmente si imporpora. «Ma che fai fumi?», il carabiniere si avvicina a Caterina, le rende il permesso di soggiorno: «Perché non getti quella sigaretta?». Lei lo guarda, sembra rendersi conto solo adesso di cosa le stia accadendo intorno. Poco dopo la cicca finisce per terra. In lontananza una sirena si avvicina. «La gente fa sempre più finta di non vedere chi sta peggio», mi dice il carabiniere «ricordi lo stupro a Bologna? Beh, nella vicina strada passeggiavano persone, passavano i motorini e le automobili ma nessuno si è fermato. Tutti hanno fatto finta di niente…stiamo andando sempre peggio».
Finalmente arriva l’ambulanza. Scendono un soccorritore e una dottoressa. «Mettetele in borsa questo numero di telefono – eslcama una signora – sono i riferimenti di una suora che accoglie ragazze incinta e senza fissa dimora». «Lo farò presente anche in ospedale», assicura la dottoressa. Il portellone si chiude. L’ambulanza riparte.
EF
Esplosione in una palazzina, tragedia a Roma – Galleria di immagini
Maggio 10, 2009
Il primo piano del condominio di via Carmelo Maestrini, al civico 373, nel quartiere romano di Mostacciano, non esiste più. Alle 6,40 di questa mattina un’esplosione ne ha polverizzato le mura, coinvolgendo almeno altri 14 appartamenti e diversi negozi circostanti. Per ora il bilancio è di due morti e tre feriti. Le vittime sono due donne, una ragazza di 27 anni e una signora di 59.
Fuga di gas o tentato suicidio, sono queste le due ipotesi al vaglio degli inquirenti e dei Vigili del Fuoco. «Le mura di quattro appartamenti non esistono più – spiega al Periscopio Gioacchino Giomi, Comandante provinciale dei Vigili del Fuoco di Roma – ma per capire l’origine dell’esplosione, sarà necessario studiare il tubo della macchina del gas al microscopio». Poco distante l’involucro bianco di un mobile da cucina viene assicurato con diverse cinghie su un carro attrezzi e portato in laboratorio. «Per ora comunque non siamo in grado di affermare con certezza cosa sia successo, di sicuro si è trattato di una fuga di gas. L’importante – conclude – in questo momento è mettere in sicurezza l’intera struttura e i nostri tecnici sono già a lavoro».
Eppure le prime ipotesi già circolano tra gli inquilini dei palazzi circostanti. «Una delle persone che abitavano nel palazzo era vedova e aveva da poco perso un figlio», racconta una donna che abita in uno dei palazzi adiacenti. E la stessa versione viene ripetuta poco distante, al bar: «Qui ci si conosce tutti, se si fosse trattato di un tentato suicidio sarebbe pazzesco». E la donna in questione si trova attualmente ricoverata in gravissime condizioni all’ospedale Sant’Eugenio.
E lo sgomento richiama immagini già viste: «Sembra di stare all’Aquila», racconta Stefano, impiegato del negozio di elettrodomestici di fronte alla palazzina da dove è partita l’esplosione. «Pochi giorni fa sono andato nel capoluogo abruzzese per rimontare un’antenna – continua – ma la scena qui è la stessa. Ogni giorno, insieme ai miei colleghi, trascorrevamo la pausa pranzo proprio all’ombra di quel palazzo. Se fosse accaduto di mattina – conclude – sarebbe stata una strage con molte più vittime». E alzando lo sguardo oltre le transenne, lo scenario è agghiacciante: il mobilio dell’appartamento al primo piano è ridotto a poltiglia. In bilico, oltre la trave del pavimento, un divano giallo e una vasca da bagno, mentre poco più in là un termosifone pende pericolosamente nel vuoto. Sulla strada un tappeto di macerie, infissi e mobili accartocciati.
L’assessore alle politiche abitative del Comune di Roma, Sveva Belviso, ex-consigliere municipale proprio al XII Municipio, giunta sul posto ha fatto sapere che i 28 sfollati del condominio interessato dall’esplosione sono già stati sistemati in una struttura alberghiera messa a disposizione dalla Protezione Civile.
EF
Istantanee dal terremoto
Maggio 9, 2009Nella pagina «Photogallery dall’Aquila» ho pubblicato alcune fotografie dei soccorsi e della vita nel capoluogo abruzzese, scattate dopo il terremoto del 6 aprile 2009. Si tratta in particolare dell’ultimo soccorso prima della sospensione delle ricerche, per salvare un presunto superstite in via D’Annunzio. Si credeva che sotto le macerie ci potesse ancora essere una donna, una badante filippina, poi individuata in una delle tendopoli. I Vigili del Fuoco hanno scavato per quasi un giorno interno, pur di fugare ogni sospetto. Altre immagini, invece, rappresentano la vita nei campi allestiti per gli sfollati (stazione ferroviaria, Collemaggio e piazza d’Armi).
EF
Pubblicato da Redazione
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